{"id":20280,"date":"2012-05-07T00:00:00","date_gmt":"2012-05-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/nato-alla-prova-della-smart-defence\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:02","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:02","slug":"nato-alla-prova-della-smart-defence","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/05\/nato-alla-prova-della-smart-defence\/","title":{"rendered":"Nato alla prova della Smart Defence"},"content":{"rendered":"<p>In preparazione del vertice Nato di Chicago negli ultimi mesi \u00e8 emerso il tema della Smart Defence &#8211; il senso del termine Smart, in questo contesto, potrebbe essere meglio tradotto con &#8220;efficace&#8221; o anche &#8220;utile&#8221; pi\u00f9 che con il letterale &#8220;intelligente\u201d. Il concetto non \u00e8 nuovo, ma sono nuove le circostanze in cui potrebbe trovare applicazione, sebbene la sua attuazione incontri notevoli ostacoli politici.<\/p>\n<p>Il concetto di Smart Defence allude ad un uso del bilancio della difesa, ad un\u2019organizzazione e pianificazione delle capacit\u00e0 militari, basato sulla cooperazione tra i paesi membri della Nato volta a tre obiettivi: la consultazione preventiva riguardo alle capacit\u00e0 da mantenere o da tagliare in tempi di austerit\u00e0; la messa in comune di risorse nazionali per generare capacit\u00e0 comuni inter-alleate &#8211; il cosiddetto <i>pooling and sharing<\/i>; la specializzazione degli strumenti militari nazionali per garantire, in modo complementare e con una alto grado di interdipendenza, la generazione di tutte le capacit\u00e0 necessarie a rispondere alle minacce alla sicurezza transatlantica e alle crisi attuali e prevedibili nel prossimo futuro.<\/p>\n<p>   \t<b>Efficacia<\/b><br \/>Il concetto in teoria sembra logico e funzionale. In pratica, molti aspetti della Smart Defence sono stati gi\u00e0 portati avanti nell\u2019ultimo decennio &#8211; basti citare l\u2019esempio della <i>Prague Capability Initiative <\/i>lanciata alla vigilia del vertice Nato di Praga del 2002 &#8211; con risultati insoddisfacenti. Certo, qualche passo in avanti in fatto di coordinamento, interoperabilit\u00e0 e iniziative congiunte \u00e8 stato compiuto, ma non si \u00e8 cambiato sostanzialmente il modo di pianificare e spendere il bilancio della difesa, che resta basato su scelte nazionali adottate in modo scoordinato dai singoli paesi membri dell\u2019Alleanza.<\/p>\n<p>\u00c8 questo un problema sostanzialmente del Vecchio Continente, poich\u00e9  gli Stati Uniti hanno ambizioni e capacit\u00e0 diverse da quelle dei singoli paesi europei e un bilancio della difesa sufficientemente ampio da non dover ricorrere necessariamente a sinergie con gli alleati pi\u00f9 piccoli. Il problema per gli americani \u00e8 piuttosto il coordinamento e la cooperazione tra le singole forze armate quanto a <i>procurement <\/i>di equipaggiamenti militari.<\/p>\n<p>Essendo un problema europeo, \u00e8 stato giustamente oggetto di attenzione da parte dell\u2019Ue, ed in particolare negli ultimi anni dall\u2019Agenzia europea di difesa (<i>European Defence Agency<\/i> &#8211; Eda).<\/p>\n<p> L\u2019Eda ha lanciato attivit\u00e0 volte sia al conseguimento di rapidi, piccoli risultati in termini di <i>pooling and sharing<\/i>, ad esempio la creazione di un <i>battlelab <\/i>europeo per il contrasto agli <i>Improvise Esplosive Devices<\/i> (Ied) gi\u00e0 dispiegato in Afghanistan, sia alla armonizzazione dei requisiti per le future capacit\u00e0 militari, e della relativa ricerca scientifico-tecnologica, per aprire la strada a programmi di procurement inter-europei.<\/p>\n<p>Nemmeno sul fronte Ue i risultati sono stati finora soddisfacenti, anche a causa dello scarso impulso da parte delle istituzioni di Bruxelles verso il consolidamento di una politica comune di sicurezza e difesa, e delle relative capacit\u00e0 militari, avvenuta dopo che Catherine Ashton ha assunto il ruolo di Alto rappresentante nel 2009.<\/p>\n<p><b>Pro e contra<\/b><br \/>\tSe n\u00e9 le istituzioni Nato n\u00e9 quelle Ue sono riuscite ad ottenere un cambio di passo da parte dei paesi europei negli ultimi due decenni, perch\u00e9 la Smart Defence dovrebbe funzionare oggi? Si afferma che proprio la crisi economica e i conseguenti tagli ai bilanci pubblici &#8211; incluso quello della Difesa &#8211; rappresenta per tutti i paesi europei una forte spinta a cooperare per non perdere del tutto quelle capacit\u00e0 militari che a livello nazionale non sembrano pi\u00f9 sostenibili. L\u2019argomento non \u00e8 infondato, ma in alcuni casi si scontra con un argomento non meno forte: in tempi di crisi economica, la tutela della forza lavoro in patria si attua anche concentrando le poche risorse disponibili per il <i>procurement <\/i>su programmi nazionali che sostengano le aree di eccellenza  tecnologica del proprio paese.<\/p>\n<p>Altro argomento a favore della Smart Defence nel contesto odierno \u00e8 la pressione da parte americana affinch\u00e9 gli europei contribuiscano maggiormente alle attivit\u00e0 Nato, e colmino alcune gravi lacune in fatto di capacit\u00e0 militari. Tuttavia, il tema della divisione dei compiti (<i>burden sharing<\/i>) transatlantico \u00e8 vecchio quanto l\u2019Alleanza stessa, e l\u2019attuale pressione politica per mostrare qualche risultato al vertice Nato di Chicago non \u00e8 detto che continui anche dopo il vertice stesso &#8211; la cui agenda tra l\u2019altro vede come priorit\u00e0 l\u2019Afghanistan e non la Smart Defence.<\/p>\n<p><b>Questione politica<\/b><br \/>Forse una spinta strutturale verso la Smart Defence in Europa potrebbe provenire dal controverso \u201cpivot\u201d, o ri-orientamento, degli Stati Uniti verso l\u2019Asia e il Pacifico. Un ri-orientamento politico-strategico ormai palese e reso ancor pi\u00f9 esplicito dai vertici dell\u2019amministrazione Obama, ma la cui estensione, profondit\u00e0 ed efficacia restano tutti da valutare. Tra le poche cose certe, vi \u00e8 il fatto che le capacit\u00e0 militari americane accessibili ai paesi europei in un contesto Nato non possono essere date per scontate in caso di crisi nel vicinato dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>Potrebbe verificarsi infatti che gli Stati Uniti abbiano altre priorit\u00e0 nello scacchiere del Pacifico che richiedano l\u2019uso di determinati assetti &#8211; per esempio di <i>Intelligence Surveillance Target Acquisition e Reconneissance <\/i>(Istar); oppure che una futura crisi nello scacchiere europeo, non meriti per gli Usa l\u2019impiego di risorse militari, economiche e politiche. Cosa faranno in quel caso gli europei? Prepararsi a quella eventualit\u00e0 vuol dire attuare la Smart Defence tra i paesi europei, attraverso la Nato o l\u2019Ue a seconda di quale contesto funzioni meglio dal punto di vista militare e politico.<\/p>\n<p>In altre parole, come affermato dal ministro della difesa Giampaolo Di Paola in un recente convegno IAI, prima viene l\u2019obiettivo politico-strategico e poi la pianificazione del bilancio della difesa. Altrimenti il rischio \u00e8 di avere delle capacit\u00e0 militari generate in comune con altri paesi europei, ma non utilizzabili, come alcuni degli Awacs (<i>Airborne Warning And Control System<\/i>) Nato da ricognizione con personale tedesco che non sono stati dispiegati in Libia per il veto di Berlino, o l\u2019Eurofor &#8211; la forza di reazione rapida costituita nel 1995 da Francia, Italia, Spagna e Portogallo &#8211; che non \u00e8 stata utilizzata in Kosovo a sostegno della missione Eulex a causa del veto spagnolo.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo politico deve essere condiviso in modo duraturo dai governi europei al pi\u00f9 alto livello politico, cio\u00e8 Capi di stato e di governo e ministri della difesa, per poi essere trasmesso alle strutture militari e civili che si occupano di gestire il bilancio della difesa.<\/p>\n<p>\u00c8 questa la sfida pi\u00f9 difficile per i paesi europei e per la Nato stessa, che al vertice di Lisbona avevano trovato un terreno comune nel Concetto Strategico ed ora devono evitare che rimanga lettera morta, per le spinte opposte rappresentate dal pivot americano verso il Pacifico e dalla tentazione europea &#8211; e sopratutto tedesca &#8211; di smettere di preoccuparsi di cosa succede intorno all\u2019Ue.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In preparazione del vertice Nato di Chicago negli ultimi mesi \u00e8 emerso il tema della Smart Defence &#8211; il senso del termine Smart, in questo contesto, potrebbe essere meglio tradotto con &#8220;efficace&#8221; o anche &#8220;utile&#8221; pi\u00f9 che con il letterale &#8220;intelligente\u201d. 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