{"id":20300,"date":"2012-05-07T00:00:00","date_gmt":"2012-05-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/due-proposte-per-la-crescita-ue\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:02","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:02","slug":"due-proposte-per-la-crescita-ue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/05\/due-proposte-per-la-crescita-ue\/","title":{"rendered":"Due proposte per la crescita Ue"},"content":{"rendered":"<p>La crisi economica e finanziaria c\u2019\u00e8 e rischia di aggravarsi sempre di pi\u00f9. Le misure di contenimento del debito pubblico messe in campo nei paesi pi\u00f9 indebitati stanno aggravando i fenomeni recessivi e non bastano a fermarla. In Italia i partiti d\u2019opposizione criticano le (necessarie) misure di risanamento finanziario e ne chiedono la mitigazione.<\/p>\n<p>Tutti invocano misure di stimolo della crescita e propongono provvedimenti che, quando condivisibili (lotta all\u2019evasione fiscale e alla corruzione, riduzione dei costi della politica, <i>spending review<\/i>, imposte sui grandi patrimoni, riforma della giustizia, ecc\u2026), non considerano i tempi medio-lunghi entro cui gli effetti si produrrebbero n\u00e9 le conseguenze, sociali e finanziarie, di decisioni troppo radicali in una situazione di riduzione generalizzata dei redditi reali e di regime di libert\u00e0 di trasferimento dei capitali all\u2019estero.<\/p>\n<p><b>Suicidio dell\u2019euro<\/b><br \/>Alcuni si spingono pi\u00f9 in l\u00e0, concludendo che la moneta comune non d\u00e0 alcun beneficio e che, nell\u2019Unione europea conviene essere stati ma non conviene pi\u00f9 restare in futuro. Questi ultimi, irresponsabili, non considerano il costo tremendo che i cittadini, soprattutto quelli economicamente pi\u00f9 deboli, dovrebbero sopportare per l\u2019esplosione dell\u2019inflazione, la perdita di valore dei patrimoni personali e pubblici e l\u2019impoverimento generale che ne deriverebbe.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che gli investitori non sono convinti che l\u2019Italia e gli altri paesi pi\u00f9 indebitati siano in grado di ripagare i titoli che emettono e di uscire dalla spirale della recessione in cui si trovano. Esaminando lo scenario europeo si riscontra che problemi molto simili attanagliano anche le economie dell\u2019area euro considerate pi\u00f9 solide.<\/p>\n<p>La stessa Germania non cresce pi\u00f9, nonostante gli eccezionali <i>exploit <\/i>di alcuni suoi \u201ccampioni nazionali\u201d (quali il gruppo Volkswagen) i quali battono la concorrenza sulla base della \u201c<i>non price competitiveness<\/i>\u201d, fondata su qualit\u00e0 e tecnologia superiori.<\/p>\n<p>Per questo un premio Nobel per l\u2019economia (americano) consiglia \u201cil suicidio dell\u2019euro\u201d e il ritorno alle monete nazionali. Non considera che, a parte i costi economico-finanziari, il ritorno alle monete nazionali farebbe saltare il mercato comune in conseguenza dell\u2019inarrestabile ricorso alle politiche delle svalutazioni competitive che ne deriverebbe.<\/p>\n<p>Le varie forme di protezionismo e, conseguentemente, di nazionalismo, segnerebbero la fine di un ciclo storico di sessant\u2019anni che ha garantito ai cittadini europei una condizione di pace e di progresso economico-sociale senza precedenti.<\/p>\n<p>Una vera catastrofe per gli europei, ma un danno gravissimo per il mondo intero, stante la funzione esemplare del processo di integrazione europea e il ruolo decisivo che l\u2019Unione pu\u00f2 svolgere nella gestione dei fenomeni complessi della globalizzazione e delle integrazioni sopranazionali, in vista della costruzione di un mondo pi\u00f9 giusto, pi\u00f9 pacifico, pi\u00f9 ecologicamente sostenibile.<\/p>\n<p><b>Passi obbligati<\/b><br \/>Per contro, considerata la situazione debitoria dell\u2019eurozona nel suo complesso, questa risulta molto migliore di quella degli Stati Uniti d\u2019America, della Gran Bretagna e del Giappone (le economie considerate pi\u00f9 solide del mondo) sotto il profilo dell\u2019indebitamento statale, degli enti pubblici, delle imprese e delle famiglie.<\/p>\n<p>L\u2019Europa avrebbe dunque tutte le possibilit\u00e0 d\u2019imboccare la strada della stabilit\u00e0 e dello sviluppo se la crisi venisse affrontata insieme dagli Stati, secondo i principi della cooperazione e della solidariet\u00e0 che stanno alla base della costruzione europea. Ciascuno Stato dell\u2019eurozona anche il pi\u00f9 forte, non ha pi\u00f9 alcuna possibilit\u00e0 di perseguire individualmente la crescita economica, con misure esclusivamente nazionali.<\/p>\n<p>Le difficolt\u00e0 di bilancio (cui si aggiungeranno &#8211; tra breve &#8211; gli obblighi per il contenimento o la riduzione del debito pubblico per l\u2019applicazione del \u201cfiscal compact\u201d) limitano pesantemente la possibilit\u00e0, per ciascuno di essi, di mettere in atto un\u2019efficace politica di rilancio dell\u2019economia. D\u2019altra parte, le misure di solidariet\u00e0 europee messe in campo dai governi non convincono ancora della reale volont\u00e0 di salvare l\u2019euro e portare a compimento il processo di unificazione europea.<\/p>\n<p>I passaggi obbligati per evitare il disastro collettivo, sono due, ineludibili; essi passano entrambi per l\u2019Europa. Il primo venne gi\u00e0 indicato chiaramente da Tommaso Padoa-Schioppa quando scriveva: \u201c<i>Agli Stati il rigore, all\u2019Unione la crescita e il dinamismo<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>Il problema dello stimolo allo sviluppo va affrontato insieme da tutti i paesi dell\u2019eurozona, mediante il lancio di un vigoroso Piano europeo di sviluppo sostenibile che metta in campo risorse aggiuntive (almeno \u201cnuovi\u201d 100 miliardi di euro all\u2019anno, mediante l\u2019introduzione, a livello europeo, di una tassa sulle transazioni finanziarie e una <i>carbon tax<\/i> europea). Con dette risorse aggiuntive si potrebbe far fronte all\u2019onere annuale dell\u2019emissione di <i>Euro project bond <\/i>per 400\/500 miliardi da erogare entro tre\/cinque anni (1).<\/p>\n<p>Il piano dovrebbe essere basato su investimenti pubblici nel settore delle infrastrutture, della ricerca e sviluppo, della formazione superiore e nella produzione di beni pubblici non soddisfatti dal mercato.<\/p>\n<p><b>Nuovi trattati<\/b><br \/>Il secondo richiede che gli Stati (almeno quelli dell\u2019eurozona) manifestino la loro volont\u00e0 di portare a conclusione il processo di unificazione europea, mediante, una nuova, solenne \u201cDichiarazione Schuman\u201d e la messa in cantiere di una nuova riforma dei Trattati, da cui risulti chiara la direzione di marcia e chiaro l\u2019approdo.<\/p>\n<p>Il Piano Europeo di sviluppo sostenibile servirebbe a far fronte all\u2019emergenza economico-finanziaria, realizzando, assieme al \u201c<i>fiscal compact<\/i>\u201d, un \u201cgoverno europeo provvisorio dell\u2019economia\u201d. Con la seconda serie di provvedimenti nessuno potrebbe pi\u00f9 dubitare della reale volont\u00e0 degli Stati dell\u2019eurozona di procedere rapidamente e irrevocabilmente verso l\u2019Unione federale.<\/p>\n<p>L\u2019effetto annuncio sarebbe immediato e risolutivo, influendo positivamente sulla fiducia degli investitori ed anche sulle speranze dei cittadini europei.<\/p>\n<p><font size=\"1\">(1) Si vedano i Discussion Paper del CSF: A. Iozzo, <i>Per un piano europeo di sviluppo sostenibile<\/i>; A. Majocchi, <i>Finanziare il bilancio dell\u2019Ue con una sovrimposta sulle imposte nazionali sul reddito<\/i> e Idem, <i>Carbon-energy tax e permessi di inquinamento negoziabili nell\u2019Unione europea <\/i>(www.csfederalismo.it\/ index.php\/it\/pubblicazioni\/discussion-paper).<\/font><\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi economica e finanziaria c\u2019\u00e8 e rischia di aggravarsi sempre di pi\u00f9. 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