{"id":20340,"date":"2012-05-10T00:00:00","date_gmt":"2012-05-09T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/trivelle-in-mare-italia-nel-guado\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:01","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:01","slug":"trivelle-in-mare-italia-nel-guado","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/05\/trivelle-in-mare-italia-nel-guado\/","title":{"rendered":"Trivelle in mare, Italia nel guado"},"content":{"rendered":"<p>Sempre oscillante tra il fare e il non fare, l\u2019Italia sembra non aver deciso se sfruttare al meglio le potenzialit\u00e0 energetiche dei propri mari o arroccarsi, unica in Mediterraneo ed in Europa, in una difesa ad oltranza dell\u2019ambiente. Sulla spinta della crisi finanziaria la situazione potrebbe per\u00f2 cambiare.<\/p>\n<p>Il ministro dello sviluppo economico Corrado Passera in un recente intervento al Senato ha infatti dichiarato: \u201cAbbiamo ingenti riserve di gas e petrolio che possono soddisfare il 20% dei consumi nazionali dal 10% attuale\u201d. E ha precisato che \u201csi pu\u00f2 ridurre la bolletta per le importazioni di energia di sei miliardi, aumentando il Pil di mezzo punto\u201d, a patto di adeguare agli standard internazionali ed europei la normativa italiana di autorizzazione e concessione che \u00e8 estremamente complessa.<\/p>\n<p>Sulla stessa linea l\u2019amministratore delegato dell\u2019Eni, Paolo Scaroni, secondo cui se si eliminassero i vincoli che impediscono \u201clo sfruttamento di petrolio e di gas praticamente in tutti i mari italiani&#8221;, si creerebbero migliaia di nuovi posti di lavoro e si avrebbero cospicue entrate per lo stato e risparmi sulla bolletta energetica. <\/p>\n<p><b>No trivelle<\/b><br \/>Sull\u2019onda delle istanze ecologiste manifestatesi in alcune zone costiere della Sicilia e della Puglia (a Monopoli soprattutto) \u00e8 nato un movimento di opinione contrario alle trivellazioni in mare in nome della tutela del paesaggio e dell\u2019ambiente e della crescita dell\u2019alternativa turistica. Analoga ostilit\u00e0 inizia ad essere espressa per il gasdotto Tap (<i>Trans Adriatic Pipeline<\/i>) che dalla Grecia dovrebbe approdare sulla costa pugliese. <\/p>\n<p>Tenendo conto di ci\u00f2 nel recente decreto legge sulle liberalizzazioni non \u00e8 stata inserita una modifica legislativa inizialmente ipotizzata per consentire le trivellazioni in mare a meno di cinque miglia (mg) &#8211; invece delle 12 attuali &#8211; dalle aree costiere e marine protette. Il regime in vigore \u00e8 perci\u00f2 rimasto quello del Codice dell\u2019ambiente (D.Lgs 152\/2006) che, per le altre zone di fondale, stabilisce invece il limite delle cinque mg dalle linee di base del mare territoriale (con l\u2019eccezione delle acque interne del Golfo di Taranto ove la distanza si misura dalla costa). <\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/map_caffio2.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><font size=\"1\"><i>Limiti zone vietate a fronte  aree ricerca (fonte Sviluppo economico).<\/font><\/i><\/p>\n<p><b>Approccio europeo<\/b><br \/>Pur contraria alla proposta italiana di una moratoria delle attivit\u00e0 estrattive in mare, la Commissione europea ha adottato un approccio razionale al problema dei possibili pericoli all\u2019ambiente marino incentrato sulla prevenzione e sulla standardizzazione dei requisiti tecnici.<\/p>\n<p>In attesa dell\u2019approvazione di un\u2019apposita regolamentazione dedicata alla sicurezza delle operazioni al largo (<i>offhore<\/i>), la Commissione ha anche istituito l\u2019<i>European Union Offshore Oil and Gas Authorities Group <\/i>come referente della materia con funzioni consultive e di controllo tra gli stati membri. Il Parlamento europeo sta inoltre per ratificare il Protocollo di Madrid del 1994 sulla Protezione del Mediterraneo contro l\u2019inquinamento da attivit\u00e0<i> offshore<\/i>.<\/p>\n<p>L\u2019accordo stabilisce misure di sicurezza e piani di contingenza per fronteggiare emergenze tipo <i>Deepsea Horizon<\/i>, nonch\u00e9 la mutua collaborazione tra gli Stati aderenti e l\u2019assunzione di responsabilit\u00e0 da parte degli operatori commerciali anche mediante specifica copertura assicurativa. <\/p>\n<p><b>Campi eolici<\/b><br \/>  Le <i>wind farms <\/i>marine sembravano essere l\u2019alternativa alle trivelle. Ma dubbi vengono sollevati in Italia e negli altri paesi europei sul loro impatto sugli ecosistemi naturali, pesca compresa, e sul paesaggio oltre che sugli oneri finanziari delle necessarie reti elettriche. D\u2019altronde lo stravolgimento del territorio di alcune regioni come la Basilicata e la Puglia, ove vi \u00e8 stata una vasta installazione di pale, \u00e8 gi\u00e0 ormai evidente. <\/p>\n<p>Alcuni Stati europei come la Gran Bretagna e Germania, dopo averle diffuse in mare in modo massiccio, si accingono ora a riconsiderarne i costi\/benefici. Esse potrebbero per\u00f2 tra breve diffondersi nel Mediterraneo. <\/p>\n<p>A qualche decina di miglia dalle coste siciliane &#8211; dove di recente il ministero dell\u2019Ambiente ha espresso parere contrario alla realizzazione di una grande centrale <i>offshore <\/i>di 38 enormi pale &#8211; Malta progetta infatti di realizzare con fondi europei mega campi eolici marini galleggianti posizionati su fondali di 100\/200 mt. Per evitarne l\u2019impatto sui nostri mari adiacenti bisognerebbe avviare con Malta una cooperazione <i>cross border<\/i>.<\/p>\n<p><b>Accaparramento <\/b><br \/>Ben consci del fatto che le agenzie di <i>rating<\/i> individuano tra i parametri di solidit\u00e0 economica lo sviluppo delle attivit\u00e0 di trivellazione, molti stati mediterranei si sono lanciati nello sfruttamento, anche in fondali profondi, di nuovi giacimenti di gas e petrolio. La corsa \u00e8 in atto nel Mediterraneo orientale tra Cipro, Israele ed Egitto (cui potrebbe presto unirsi il Libano).<\/p>\n<p>Sullo sfondo, Turchia e Grecia studiano le mosse da giocare nella interminabile disputa dell\u2019Egeo. La Libia, dopo aver autorizzato nel 2010 la British Petroleum ad eseguire prospezioni a mille metri di fondale nel Golfo della Sirte,  ha ora congelato ogni concessione pur onorando quelle assegnate all\u2019Eni nei vari giacimenti, ed in particolare in quello <i>offshore <\/i>di Bahr Essalam che alimentano le vitali forniture di gas all\u2019Italia attraverso il gasdotto <i>Greenstream<\/i>.<\/p>\n<p>L\u2019Italia, per parte sua, attende di concludere gli accordi di delimitazione della piattaforma continentale ancora mancanti, come quello fondamentale con la Libia e Malta che darebbero certezza alle attivit\u00e0 di prospezione.<\/p>\n<p>A fronte della cautela libica ed italiana, lo scorso anno Malta ha invece aperto alla ricerca, con un bando europeo e in spregio a qualsiasi principio di diritto internazionale, un\u2019enorme area che si spinge ad est sin sotto la Grecia e che a nord delle Pelagie si sovrappone a quella gi\u00e0 sotto giurisdizione italiana sulla base dell\u2019accordo di delimitazione con la Tunisia del 1971.<\/p>\n<p>Si tratta quindi di una pretesa unilaterale su zone in cui l\u2019Italia ha titolo al riconoscimento di propri diritti in accordo con i principi affermati dalla Corte internazionale di Giustizia nell\u2019ambito della causa Malta-Libia del 1985.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/map2_caffio.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><font size=\"1\"><i>Le aree di interesse italiano ad est ed ovest di Malta secondo la ICJ.<\/font><\/i><\/p>\n<p><b>Conciliare l\u2019inconciliabile<\/b><br \/>All\u2019odierno unilateralismo ecologista non pu\u00f2 fare riscontro la trivellazione selvaggia che deturpi del tutto le coste gi\u00e0 distrutte da anni di cementificazione ed inquinamento nell\u2019indifferenza generale. Ma non \u00e8 nemmeno possibile demonizzare le fonti energetiche fossili, dopo aver bandito il nucleare, a favore delle sole rinnovabili, senza tuttavia impostare una seria politica di austerit\u00e0 dei consumi che riduca la (comoda) dipendenza dalle forniture estere di gas, petrolio ed energia nucleare. <\/p>\n<p>Ipotizzare dunque, per ora, l\u2019avvio di attivit\u00e0 estrattive in zone marine extraterritoriali dove vi sono giacimenti che dalla costa si ramificano verso il largo non \u00e8 un\u2019eresia, ma una semplice misura di buon senso giustificata anche dalle impellenti esigenze finanziarie e regolamentata dalla Commissione europea. Il patrimonio dei fondali della piattaforma continentale italiana appartiene alla nazione e va valorizzato nell\u2019interesse di tutti pur nel rispetto dell\u2019ambiente e del paesaggio. <\/p>\n<p>\u00c8 ora il momento che un <i>cavaliere bianco<\/i> intervenga in aiuto del paese come ha sempre fatto. Questo non pu\u00f2 che essere l\u2019Eni, azienda di grande tradizione che sembra intenzionata a ritornare, nell\u2019ovvio rispetto dei principi della concorrenza, nei nostri mari oltre ad operare nel Mar Libico, nel Golfo di Guinea, nel Mare di Barents ed in Mar Nero. <\/p>\n<p>Gli interessi dell\u2019Eni, che \u00e8 in grado di utilizzare le migliori pratiche per la protezione dell\u2019ambiente e che in passato ha concorso allo sviluppo dell\u2019<i>offshore <\/i>nazionale ed alla definizione dei limiti della nostra piattaforma continentale, coincidono ancora con quelli dell\u2019Italia. Se invece prevarr\u00e0 il massimalismo, l\u2019inerzia o la diffidenza, se ne avvantaggeranno i nostri vicini che avranno mano libera per fare a qualche decina di miglia da noi, magari con societ\u00e0 non affidabili, quello che noi non vogliamo fare.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sempre oscillante tra il fare e il non fare, l\u2019Italia sembra non aver deciso se sfruttare al meglio le potenzialit\u00e0 energetiche dei propri mari o arroccarsi, unica in Mediterraneo ed in Europa, in una difesa ad oltranza dell\u2019ambiente. Sulla spinta della crisi finanziaria la situazione potrebbe per\u00f2 cambiare. 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