{"id":20350,"date":"2012-05-12T00:00:00","date_gmt":"2012-05-11T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/via-duscita-dallafghanistan\/"},"modified":"2017-11-03T15:30:01","modified_gmt":"2017-11-03T14:30:01","slug":"via-duscita-dallafghanistan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/05\/via-duscita-dallafghanistan\/","title":{"rendered":"Via d\u2019uscita dall\u2019Afghanistan"},"content":{"rendered":"<p>Gli sviluppi degli ultimi mesi in Afghanistan hanno confermato la fragilit\u00e0 della situazione interna e la rilevanza del paese nell\u2019agenda internazionale. La \u201coffensiva di primavera\u201d lanciata dai Talebani a met\u00e0 aprile, la firma dell\u2019accordo di partenariato strategico tra Stati Uniti e Afghanistan e l\u2019imminente vertice della Nato a Chicago sono al centro dell\u2019attenzione dei governi di tutto il mondo. Negli ultimi mesi l\u2019Italia ha compiuto alcune scelte che possono consentirle di svolgere un ruolo non secondario in questo processo sia nei confronti degli alleati sia del governo afgano.<\/p>\n<p><b>Afganizzazione della sicurezza<\/b><br \/>\tGli attentati di met\u00e0 aprile a Kabul sono stati tra i meglio preparati e coordinati degli ultimi anni, definiti dal portavoce talebano, Zabihullah Mujahid, l\u2019inizio della \u201coffensiva di primavera\u201d contro la coalizione internazionale e il governo di Hamid Karzai. Kabul \u00e8 rimasta paralizzata fino a quando la sicurezza non \u00e8 stata definitivamente ripristinata quasi esclusivamente dalle forze nazionali afgane (Ansf).<\/p>\n<p>\tI Talebani hanno voluto trasmettere un duplice messaggio: alla comunit\u00e0 internazionale, che la sicurezza nel paese non \u00e8 migliorata con l\u2019intervento della coalizione Isaf; al resto degli afgani, che, dal momento del ritiro delle forze Nato, il paese sar\u00e0 controllato dai Talebani e non dal governo di Karzai. Inoltre, il coinvolgimento della rete Haqqani negli attentati pu\u00f2 far intendere che  il negoziato tra i Talebani del Mullah Omar e gli Stati Uniti, intavolato in Qatar negli ultimi mesi e sospeso dal marzo scorso, non pu\u00f2 avvenire escludendo gli Haqqani e, conseguentemente, il loro sostenitore principale: il Pakistan.<\/p>\n<p>\tAnche da parte del governo Karzai e di Isaf il messaggio \u00e8 stato duplice: ai governi alleati \u00e8 stato fatto capire che anche dopo il ritiro, sar\u00e0 indispensabile continuare a garantire il sostegno finanziario all\u2019esercito e alla polizia afgana; ai Talebani e agli afgani, che le forze nazionali, almeno a Kabul, sono in grado di garantire autonomamente la sicurezza di fronte agli attacchi degli insorti e che, dunque, la \u201ctransizione\u201d, ossia la progressiva \u201dafganizzazione\u201d della sicurezza, pu\u00f2 funzionare.<\/p>\n<p><b>Intesa Washington-Kabul <\/b><br \/>\tL\u2019esigenza di non abbandonare precipitosamente l\u2019Afghanistan \u00e8 ben chiara sia alla comunit\u00e0 internazionale sia all\u2019amministrazione Obama. Va in questo senso l\u2019accordo di partenariato strategico firmato il 2 maggio durante la visita a sorpresa in Afghanistan del presidente Usa Barack Obama, in occasione dell\u2019anniversario della morte di Osama bin Laden.<\/p>\n<p>L\u2019Accordo formalizza l\u2019impegno americano al sostegno dell\u2019Afganistan per i dieci anni successivi al 2014, data del ritiro delle truppe internazionali. Esso definisce il quadro delle future relazioni tra i due paesi, dalla sicurezza nazionale alla cooperazione regionale, dall\u2019<i>institution building <\/i>alla cooperazione economica e allo sviluppo.<\/p>\n<p>Sebbene sia stato definito pi\u00f9 \u201csimbolico\u201d che \u201csostanziale\u201d, l\u2019accordo rappresenta un risultato politico importante, specialmente alla luce del deterioramento dei rapporti tra i due paesi in seguito alle vituperate azioni di alcuni militari statunitensi in Afghanistan degli ultimi mesi.<\/p>\n<p><b>Vertice Nato e l\u2019Italia <\/b><br \/>\tL\u2019accordo risulta tanto pi\u00f9 significativo in prospettiva del vertice Nato che si terr\u00e0 a Chicago il 20 e 21 maggio. In quell\u2019occasione i membri dell\u2019Alleanza affronteranno soprattutto il dossier afgano, con l\u2019obiettivo di dare attuazione alle linee strategiche sulla \u201ctransizione\u201d stabilite nel vertice di Lisbona 2010. Sebbene non vi siano ancora informazioni precise, al vertice di Chicago dovrebbero essere stanziati circa quattro miliardi di dollari all\u2019anno per il mantenimento dell\u2019apparato delle forze di sicurezza afgane.<\/p>\n<p>\tL\u2019Italia si presenter\u00e0 al vertice in una posizione di relativa forza. Da una parte, il Parlamento italiano ha gi\u00e0 stanziato circa 750 milioni di euro per la proroga della partecipazione alla missione Isaf fino al 31 dicembre 2012. Si trova, dunque, ad avere una situazione politica interna pi\u00f9 tranquilla, a differenza di altri partner atlantici quali, ad esempio, la Francia, il cui nuovo presidente, Fran\u00e7ois Hollande, ha annunciato il ritiro anticipato delle truppe francesi gi\u00e0 alla fine del 2012, ben due anni prima, quindi, rispetto a quanto deciso dall\u2019Alleanza Atlantica a Lisbona nel 2010.<\/p>\n<p>Dall\u2019altra, l\u2019Italia pu\u00f2 vantare un piccolo successo internazionale, rappresentato dall\u2019essere stato il primo paese europeo a siglare un accordo di partenariato strategico di lungo periodo con l\u2019Afghanistan, il 26 gennaio scorso. L\u2019accordo, oltre a prevedere la continuazione della cooperazione nel campo dell\u2019addestramento militare e del sostegno al processo di riconciliazione, include l&#8217;opportunit\u00e0 per le imprese italiane di collaborare alla ricostruzione delle infrastrutture del paese afgano.<\/p>\n<p>Ciononostante, l\u2019Italia si colloca ancora in una posizione troppo arretrata rispetto ai principali alleati europei per quel che riguarda il sostegno alla societ\u00e0 civile afgana, vera linfa per lo sviluppo di un Afghanistan democratico, pluralista e garante della tutela dei diritti umani. L\u2019esigenza di migliorare la posizione dell\u2019Italia su questo versante sembra, tuttavia, essere chiaramente avvertita dall\u2019attuale sottosegretario agli Affari esteri, Staffan de Mistura, il quale ha affermato che, tuttora, la \u201cvera questione\u201d \u00e8 \u201ccome aiutare gli afgani\u201d e non \u201cquando andarsene\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli sviluppi degli ultimi mesi in Afghanistan hanno confermato la fragilit\u00e0 della situazione interna e la rilevanza del paese nell\u2019agenda internazionale. 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