{"id":2040,"date":"2006-10-10T00:00:00","date_gmt":"2006-10-09T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/azzardo-nucleare-2\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:16","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:16","slug":"azzardo-nucleare-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/10\/azzardo-nucleare-2\/","title":{"rendered":"Azzardo nucleare"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019esperimento nucleare effettuato dalla Corea del Nord nonostante i severi moniti della comunit\u00e0 internazionale e una forte risoluzione del Consiglio di Sicurezza votata \u2013 per la prima volta \u2013 anche dalla Cina ha provocato una raffica di reazioni verbali ma, almeno in prima battuta, nessuna contromisura veramente incisiva: una cosa, infatti, era condannare e promettere reazioni, un\u2019altra mettersi d\u2019accordo seduta stante su contromisure concrete, come sanzioni economiche, blocchi navali o altro.<\/p>\n<p><b>Il bastone e la carota<\/b><br \/>Il tentativo di usare la carota, cio\u00e8 un programma di generosi aiuti economici e l\u2019offerta di fare uscire il Paese dal suo attuale isolamento, \u00e8 gi\u00e0 stato tentato senza successo in una mezza dozzina di riunioni tra la stessa Corea del Nord, gli Stati Uniti, la Corea del Sud, la Cina e il Giappone, tenutesi tra il 2003 e il 2005 e interrotte dieci mesi fa per volont\u00e0 di Pyongyang. Rimane il bastone, ma qui gli interessi delle potenze interessate divergono. L\u2019unica soluzione sicuramente efficace, viste le disastrose condizioni economiche della Corea del Nord, sarebbe di prenderla per fame. Per ottenere questo, bisognerebbe che la Cina, la Corea del Sud e in misura minore anche la Russia le tagliassero completamente gli aiuti in prodotti alimentari, petrolio e cemento che oggi  ne garantiscono la sopravvivenza. <\/p>\n<p>Non \u00e8 da escludere che i cinesi, offesi perch\u00e9 tutti i loro inviti alla moderazione sono stati ignorati, si decidano a muoversi in questa direzione. Ma sia Pechino, sia Seul, temono un collasso violento del regime, con relativa fuga di milioni di profughi verso i loro rispettivi Paesi e una destabilizzazione permanente dell\u2019intera regione.<\/p>\n<p><b>Rischio terrorismo<\/b><br \/>L\u2019interesse a impedire che la Corea del Nord diventi l\u2019ottava \u2013 e sicuramente pi\u00f9 pericolosa e instabile \u2013 potenza nucleare, \u00e8 comunque abbastanza diffuso per garantire che il Consiglio di Sicurezza non si fermer\u00e0 alle parole. Per gli Stati Uniti, i timori sono soprattutto due: primo, che Pyongyang, che rifornisce gi\u00e0 dei suoi missili l\u2019Iran, la Siria e altri Paesi ostili a Washington, si metta a vendere la sua tecnologia nucleare a movimenti terroristici che potrebbero utilizzarla per attentati, senza neppure rischiare una ritorsione; secondo, che l\u2019incapacit\u00e0 dell\u2019Onu di fermare la Corea del Nord si rifletta anche sui programmi nucleari dell\u2019Iran, rafforzando in Ahmadinejad la certezza dell\u2019immunit\u00e0 che sembra averlo guidato fin qui. Non per nulla, gli Stati Uniti hanno avvertito che \u201cla Corea del Nord pu\u00f2 avere queste armi, o un futuro, ma non entrambe le cose\u201d.<\/p>\n<p>Per il Giappone, che ha appena eletto un nuovo primo ministro molto sensibile al ruolo internazionale del suo Paese, e per la Corea del Sud, che da sempre teme la potenza militare dei \u201cfratelli separati\u201d, \u00e8 soprattutto una questione di equilibri strategici. Se l\u2019Onu non riuscir\u00e0 a fermare Pyongyang, \u00e8 probabile che anche Tokio, che gi\u00e0 dispone della tecnologia necessaria, e Seul, che non ne \u00e8 lontana, decidano di dotarsi a loro volta dell\u2019atomica. <\/p>\n<p>Per non finire alla merc\u00e8 dei ricatti di Kim Jong-Il cercheranno, cio\u00e8, di stabilire un \u201cequilibrio del terrore\u201d regionale, simile a quello che ha impedito alla guerra fredda di diventare guerra vera. Ma anche per Cina e Russia, i due Paesi del sestetto politicamente pi\u00f9 vicini a Pyongyang, la prospettiva di avere un vicino dotato dell\u2019arma atomica non pu\u00f2 essere rassicurante; e Pechino, sempre molto attenta alle forme, non dimenticher\u00e0 facilmente l\u2019indifferenza con cui Kim ha trattato le sue esortazioni a non \u201cprendere iniziative destabilizzanti\u201d.<\/p>\n<p><b>Segno di forza o di debolezza?<\/b><br \/>Ora le Cancellerie si interrogano se una marcia indietro di Kim \u00e8 ancora concepibile. Siamo di fronte all\u2019ennesimo tentativo di ricatto, per strappare altre concessioni, oppure i coreani sono davvero decisi a procedere con il loro programma mettendosi cos\u00ec idealmente all\u2019avanguardia di quella nascente alleanza antiamericana costituita dall\u2019Iran, dal Venezuela e da Cuba? E se fosse cos\u00ec, basterebbe un programma di sanzioni pesanti, comprendente eventualmente anche un blocco navale, per indurli a cambiare idea?  Le ragioni che adducono per il loro programma nucleare \u2013 la necessit\u00e0 di difendersi da una aggressione americana \u2013 sono evidentemente pretestuose. Quella vera potrebbe essere la estrema debolezza del regime, che con queste esibizioni muscolari spera di salvarsi dai suoi problemi interni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019esperimento nucleare effettuato dalla Corea del Nord nonostante i severi moniti della comunit\u00e0 internazionale e una forte risoluzione del Consiglio di Sicurezza votata \u2013 per la prima volta \u2013 anche dalla Cina ha provocato una raffica di reazioni verbali ma, almeno in prima battuta, nessuna contromisura veramente incisiva: una cosa, infatti, era condannare e promettere [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[77,79,101,110],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2040"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2040"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2040\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":61878,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2040\/revisions\/61878"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2040"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2040"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2040"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}