{"id":20410,"date":"2012-05-21T00:00:00","date_gmt":"2012-05-20T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/svolta-tedesca-verso-lunione-politica\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:59","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:59","slug":"svolta-tedesca-verso-lunione-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/05\/svolta-tedesca-verso-lunione-politica\/","title":{"rendered":"Svolta tedesca verso l\u2019Unione politica"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019attenzione dei governi e dell\u2019opinione pubblica \u00e8 concentrata sulla crisi nell\u2019eurozona. Nella Ue \u00e8 finalmente all\u2019ordine del giorno la necessit\u00e0 di coniugare disciplina fiscale e prospettive di sviluppo. La Germania \u00e8 chiamata a giocare un ruolo chiave, grazie al suo peso e successo economico, mentre i suoi critici ne stigmatizzano la prudenza e gli eccessi rigoristi.<\/p>\n<p>Nel contempo, \u00e8 sempre pi\u00f9 evidente che va riformata l\u2019architettura istituzionale dell\u2019eurozona e dell\u2019Ue. Porre l\u2019obiettivo di un governo economico europeo significa porre anche la questione dell\u2019assetto costituzionale in cui esso si deve inserire. Ed \u00e8 proprio dai principali esponenti del governo tedesco che sono venute, in questi mesi, ripetute indicazioni sui passi avanti da fare, sia pure con gradualismo e in tempi lunghi.<\/p>\n<p><b>Segnali inequivocabili<\/b><br \/>La cancelliera Angela Merkel ha evocato il tema dell\u2019Unione politica con crescente chiarezza. Ne ha parlato nel suo intervento al Congresso della Cdu, nel novembre 2011 a Lipsia. L\u2019ha esplicitato nell\u2019intervista su \u201clo stato dell\u2019Unione\u201d pubblicata da sei grandi quotidiani europei (in Italia da <i>La Stampa<\/i>), il 26 gennaio scorso. Nelle parole della cancelliera: \u201cnel corso di un lungo processo, trasferiremo sempre pi\u00f9 competenze alla Commissione, che poi per le competenze europee funzioner\u00e0 come un governo europeo. In questo quadro rientra un Parlamento forte. La seconda camera \u00e8 costituita praticamente dal Consiglio con i capi di governo. Ed infine abbiamo la Corte di giustizia europea quale corte suprema\u201d.<\/p>\n<p>Merkel ha ribadito questi obiettivi il 7 febbraio a Berlino, nel suo importante discorso a un gruppo di 180 giovani europei, invitati dalla <i>Bela Foundation<\/i> (Bela sta per \u201c<i>Broader European Leadership Agenda<\/i>\u201d). Il commento sul <i>Financial Times <\/i>del suo corrispondente da Berlino, Quentin Peel, che moderava l\u2019incontro, era intitolato: \u201c<i>Germany and Europe: A very federal formula<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>Nel marzo scorso il ministro degli esteri tedesco, Guido Westerwelle, ha lanciato quello che \u00e8 stato definito il \u201cClub di Berlino\u201d, nel quale undici paesi (oltre alla Germania, Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Italia, Lussemburgo, Olanda, Polonia, Portogallo e Spagna) intendono approfondire le riforme costituzionali auspicabili per fare avanzare l\u2019integrazione europea.<\/p>\n<p>Dalla loro riunione successiva, il 19 aprile a Bruxelles, sono gi\u00e0 emerse idee importanti, quale la possibile fusione delle presidenze di Consiglio europeo e Commissione europea (consentita, a certe condizioni, anche dal Trattato di Lisbona), legittimata democraticamente con la elezione del nuovo \u201csuper-presidente\u201d da parte del Parlamento europeo. A settembre il \u201cClub\u201d dovrebbe presentare un proprio documento a tutti gli stati membri dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Un altro segnale di peso \u00e8 venuto dal ministro delle finanze tedesco Wolfgang Sch\u00e4uble. Il 17 maggio scorso, ad Acquisgrana, gli \u00e8 stato assegnato il prestigioso Premio Carlo Magno, in riconoscimento del suo costante impegno europeista. In quella occasione Sch\u00e4uble ha indicato che la Commissione europea dovrebbe trasformarsi in un vero e proprio \u201cgoverno europeo\u201d, con un presidente eletto democraticamente, per \u201cdare un volto all\u2019Europa\u201d.<\/p>\n<p><b>Federalismo possibile<\/b><br \/>Sarebbe un grave errore sottovalutare la portata di queste prese di posizione tedesche, o piegarle a valutazioni di corto respiro. Sono aperture che vanno sfruttate e incalzate, pur con tutti i problemi che possono incontrare.<\/p>\n<p>Poco meno di tre anni fa, la sentenza con cui la Corte Costituzionale tedesca aveva riconosciuto il Trattato di Lisbona compatibile con la Costituzione tedesca aveva anche sollevato forti dubbi, per i limiti all\u2019evoluzione dell\u2019integrazione europea che essa sembrava porre. Forse per\u00f2 si \u00e8 rivelata pi\u00f9 lungimirante una lettura della sentenza che &#8211; pur evidenziandone carenze e miopie &#8211; la interpretava come pungolo a procedere nell\u2019integrazione con un maggior coinvolgimento democratico delle istituzioni nazionali.<\/p>\n<p>Non va mai dimenticato che la Germania \u00e8 rinata, nel secondo dopoguerra, quale Stato federale. Il governo multilivello, proprio di un\u2019Europa federale, \u00e8 nel suo Dna democratico, in un quadro di sussidiariet\u00e0 e attribuzione del potere al livello pi\u00f9 appropriato per esercitarlo.<\/p>\n<p>Diversa \u00e8 la prospettiva dell\u2019altra protagonista dell\u2019integrazione europea: quella Francia che, con la sua tradizione centralistica, non di rado ha contrastato la cessione effettiva di potere al livello europeo. Il ricordo dell\u2019affossamento nefasto della Comunit\u00e0 europea di difesa, nel 1954, va di pari passo con la bocciatura referendaria della Costituzione europea, nel 2005.<\/p>\n<p>La Francia di Hollande ha acceso molte e legittime aspettative. \u00c8 sperabile che la nomina di un ministro degli esteri (Laurent Fabius) e di un ministro degli affari europei (Bernard Cazeneuve) che si opposero alla Costituzione europea (il secondo vot\u00f2 no pure al Trattato di Lisbona) sia da rubricare fra le \u201cironie della storia\u201d piuttosto che fra i segnali allarmanti.<\/p>\n<p><b>Fattore tempo<\/b><br \/>L\u2019urgenza della crisi non consente di rimandare a un indefinito orizzonte futuro queste scelte: il cantiere economico e quello istituzionale devono procedere in parallelo. Anche una chiara volont\u00e0 di compiere, in tempi rapidi, passi decisi verso un\u2019unione politica pu\u00f2 comportare un potente \u201ceffetto di annuncio\u201d. L\u2019Italia e il governo Monti possono giocare un ruolo centrale nel definirne obiettivi e modi.<\/p>\n<p>Nelle proposte degli esponenti governativi tedeschi si insiste sul ruolo chiave del Parlamento europeo, unica istituzione comunitaria con piena legittimit\u00e0 democratica (anche se la Corte di Karlsruhe la pensa diversamente). Il Pe ha, grazie al Trattato di Lisbona, il potere di presentare emendamenti ai trattati. Dipende solo da esso esercitarlo ed essere all\u2019altezza delle attese dei cittadini europei che rappresenta.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 si tratta di scelte fondamentali, \u00e8 auspicabile che siano al centro anche del dibattito per le elezioni europee del 2014. In cui ciascun schieramento si presenter\u00e0 con un proprio candidato alla presidenza della Commissione &#8211; e forse domani alla \u201csuper-presidenza\u201d. Ma con la convinzione <i>bipartisan <\/i>che dobbiamo costruire una \u201ccasa federale europea\u201d comune: anche in Europa, le scelte politiche possono essere di parte, le istituzioni sono di tutti.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019attenzione dei governi e dell\u2019opinione pubblica \u00e8 concentrata sulla crisi nell\u2019eurozona. Nella Ue \u00e8 finalmente all\u2019ordine del giorno la necessit\u00e0 di coniugare disciplina fiscale e prospettive di sviluppo. 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