{"id":20470,"date":"2012-05-25T00:00:00","date_gmt":"2012-05-24T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/passi-da-gigante-della-difesa-in-india\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:58","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:58","slug":"passi-da-gigante-della-difesa-in-india","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/05\/passi-da-gigante-della-difesa-in-india\/","title":{"rendered":"Passi da gigante della difesa in India"},"content":{"rendered":"<p>India, India e ancora India. Forse una qualche convergenza tra luna e maree ha costretto l\u2019Italia ad approfondire le relazioni con questo paese; fatto sta negli ultimi mesi il gigante asiatico ha attirato molta dell\u2019attenzione mediatica e politica italiana.<\/p>\n<p><b>Nuovi orizzonti<\/b><br \/>Al di l\u00e0 delle connessioni con il Belpaese, in queste settimane l\u2019India ha sperimentato con successo il missile balistico intercontinentale Agni V &#8211; con un raggio di azione di cinquemila chilometri e quindi in grado di colpire potenzialmente anche il vicino cinese &#8211; riaccendendo la corsa agli armamenti nel continente asiatico che in realt\u00e0 non si era mai spenta. \u00c8 il terzo lancio consecutivo di un missile strategico in tre anni, dopo quello dell\u2019Agni III nel febbraio 2010 e quello dell\u2019Agni IV nel novembre dell\u2019anno successivo. <\/p>\n<p>Se messo a punto il missile permetterebbe all\u2019India di entrare a far parte della ristretta cerchia di paesi (Usa, Francia, Gran Bretagna, Russia, Israele e Cina) che detengono missili balistici intercontinentali o pi\u00f9 comunemente chiamati con l\u2019acronimo Icbm, ossia <i>Intercontinental Ballistic Missile<\/i>. L\u2019arma \u00e8 stata sviluppata dalla <i>Defence Research and Development Organization <\/i>(Drdo) l\u2019agenzia, che con una rete di oltre 50 laboratori sparsi per tutto il paese, oltre cinquemila scienziati e venticinquemila tra tecnici e di supporto, rappresenta il pilastro delle attivit\u00e0 indiane di ricerca e sviluppo per la difesa. <\/p>\n<p>Nel suo insieme, la base industriale indiana del settore \u00e8 principalmente dominata da aziende direttamente o indirettamente controllate dal governo centrale, come le 39 <i>Defence Ordnance Factories<\/i> (OFs) e le 8 <i>Defence Public Sector Undertakings <\/i>(Dpsus). Se le prime si presentano come un conglomerato di piccole e medie imprese la cui produzione comprende in misura maggiore articoli a bassa tecnologia &#8211; armi leggere, cannoni, obici terrestri, mortai, lanciarazzi, veicoli blindati e da trasporto, strumenti ottici, dispositivi opto-elettronici e sistemi di puntamento per veicoli blindati &#8722; le seconde costituiscono la base nascosta dell\u2019iceberg delle ambizioni strategiche indiane. <\/p>\n<p>Le Dpsus sono le sole depositarie di tecnologie allo stato dell\u2019arte attraverso le quali New Delhi punta ad emergere come il diretto concorrente della Cina in termini militari e di influenza regionale. <\/p>\n<p><b>Vincoli e dipendenze<\/b><br \/>Il bilancio per la difesa 2012-2013, presentato in parlamento il marzo scorso, \u00e8 di circa 40,44 miliardi di $, evidenziando un aumento del 17% rispetto all\u2019anno precedente e uno dei maggiori incrementi negli ultimi anni, escludendo quello per il 2009-2010, quando il bilancio lievit\u00f2 di oltre il 34%. Non solo, tra il 2006 e il 2011 secondo i dati dello <i>Stockholm International Peace Research Institute <\/i>(Sipri) l\u2019India \u00e8 stato il primo importatore mondiale di sistemi d\u2019arma con circa il 9% dei volumi internazionali di scambio, dimensione che ne fa uno dei pi\u00f9 promettenti e attrattivi mercati a livello mondiale. <\/p>\n<p>La crisi economica e i tagli ai bilanci della difesa spingono inoltre le aziende europee e americane a cercare di penetrare tale mercato, consapevoli che la spesa per investimenti in acquisizioni di nuove e pi\u00f9 tecnologiche piattaforme continuer\u00e0 anche dopo la difficile congiuntura finanziaria globale. <\/p>\n<p>L\u2019India deve per\u00f2 confrontarsi con la nuda e cruda realt\u00e0 dei fatti: gli ultimi dati confermano infatti sia la volont\u00e0 di New Delhi di ammodernare in tempi relativamente rapidi l\u2019intero comparto militare e industriale, sia la presenza di criticit\u00e0 che caratterizzano il mercato della difesa, ancora incapace di rispondere in modo autonomo alle esigenze delle proprie Forze armate.<\/p>\n<p>Per affrancarsi dall\u2019approvvigionamento estero, le riforme nel campo dell\u2019industria e in materia di <i>procurement <\/i>mirano a raggiungere entro il 2020 un ambizioso 70% in termini di sviluppo, progettazione e produzione autonoma di equipaggiamenti per la difesa, anche alla luce del fatto che il paese punta a sostituire la gran parte dei sistemi d\u2019arma esistenti, ritenuti ormai obsoleti. <\/p>\n<p>Il processo per\u00f2 anche in questo caso rivela sia enormi potenzialit\u00e0 di investimento e sviluppo di partenariati bilaterali, sia forti squilibri e criticit\u00e0 ancora irrisolte, che compromettono la possibile sinergia tra industria domestica e aziende internazionali. <\/p>\n<p>Ne sono un esempio le linee guida per la costituzione di <i>joint ventures<\/i> (JVs), le quali tuttora non consentono alla controparte estera di detenere pi\u00f9 del 26% della partecipazione azionaria, ostacolando cos\u00ec il trasferimento di tecnologia e di Investimenti diretti esteri (Ide). I soggetti esteri infatti sono riluttanti a costituire JVs in assenza di un sostanziale controllo (o almeno della condivisione) sulle scelte strategiche e in particolare sulle tecnologie da trasferire, rendendo quindi complessa ogni possibilit\u00e0 di cooperazione industriale <\/p>\n<p><b>Obiettivo autonomia<\/b><br \/>L\u2019obiettivo della <i>self reliance<\/i>, da sempre al centro della politica industriale indiana, ha come componente chiave l\u2019utilizzo delle compensazioni industriali, tecnicamente chiamate <i>offset<\/i>. Tra le realt\u00e0 pi\u00f9 diffuse e controverse del mercato internazionale della difesa, l\u2019<i>offset <\/i>permette di compensare il costo di approvvigionamento del sistema d\u2019arma imponendo al fornitore estero di investire parte del profitto acquisito nel paese importatore, generando potenzialmente occupazione e trasferimenti di tecnologia. <\/p>\n<p>Alla luce anche delle nuove disposizioni indiane in materia di approvvigionamento militare emanate nel 2011, l\u2019India mira a sfruttare ulteriormente le potenzialit\u00e0 dello strumento compensativo &#8211; ad esempio, ampliando il ventaglio dei settore attraverso i quali \u00e8 possibile delineare dei programmi di <i>offset <\/i>&#8211; con l\u2019obiettivo sia di acquisire competenze sia di incoraggiare le aziende estere ad investire nel mercato della difesa interno. <\/p>\n<p>La percezione del rischio geopolitico &#8211; Cina e Pakistan sono comunque due minacce da contenere e eventualmente da affrontare &#8211; e le aspirazioni di New Delhi come grande potenza regionale se non mondiale aprono la strada al suo mercato della difesa. Al tempo stesso, per\u00f2, le aziende che intendono operare nel paese non possono sottovalutare i rischi connessi alle operazioni di investimento e compravendita di prodotti militari, valutando attentamente il<i> business enviroment <\/i>nella sua interezza. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>India, India e ancora India. Forse una qualche convergenza tra luna e maree ha costretto l\u2019Italia ad approfondire le relazioni con questo paese; fatto sta negli ultimi mesi il gigante asiatico ha attirato molta dell\u2019attenzione mediatica e politica italiana. 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