{"id":20480,"date":"2012-05-28T00:00:00","date_gmt":"2012-05-27T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-serbia-da-tadi-a-nikoli\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:57","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:57","slug":"la-serbia-da-tadi-a-nikoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/05\/la-serbia-da-tadi-a-nikoli\/","title":{"rendered":"La Serbia da Tadi&#263; a Nikoli&#263;"},"content":{"rendered":"<p>Dopo due mandati consecutivi come presidente della Serbia (2004-2012) Boris Tadi&#263; cede la presidenza a Tomislav Nikoli&#263;. Contemporaneamente le elezioni parlamentari hanno segnato il ridimensionamento del Partito democratico di Tadi&#263;. Con questi due risultati, in buona parte inattesi, per la Serbia sembra profilarsi l\u2019inizio di una nuova era politica. Ma i cambiamenti non sembrano destinati ad imprimere una svolta radicale nelle scelte di Belgrado. Ci\u00f2 \u00e8 vero soprattutto per l\u2019avvicinamento all\u2019Unione europea, che \u00e8 sostenuto dal nuovo presidente e dalla larga maggioranza del mondo politico serbo.<\/p>\n<p>La vittoria di Tomislav Nikoli&#263; alle elezioni presidenziali serbe ha suscitato lo stupore di molti osservatori, che avevano previsto una riconferma del presidente uscente Tadi&#263;. Del resto, sia nel 2004 che nel 2008, Tadi&#263; aveva ottenuto la presidenza battendo proprio Nikoli&#263;. <\/p>\n<p>Alcuni commentatori hanno espresso il dubbio che, con Nikoli&#263; alla presidenza della Repubblica, la Serbia possa cambiare politica e, soprattutto, interrompere la strada verso l&#8217;integrazione europea. Secondo queste previsioni il cambio di rotta sarebbe una conseguenza delle posizioni politiche di Nikoli&#263;, definito &#8216;nazionalista&#8217; e, talvolta, &#8216;ultranazionalista&#8217;. Queste analisi non sembrano tuttavia prestare la debita attenzione al programma elettorale di Nikoli&#263;, n\u00e9 al percorso politico da lui intrapreso negli ultimi anni.<\/p>\n<p><b>Da radicale a progressista <\/b><br \/>Nikoli&#263; \u00e8 stato un dirigente del Partito radicale serbo (Srs), al cui interno egli era secondo solo a Vojislav \u0160e\u0161elj, fondatore del partito e ideologo del nazionalismo serbo. A partire dal 2008, tuttavia, Nikoli&#263; ha preso nettamente le distanze dai radicali, fondando una nuova formazione politica, il Partito progressista serbo (Sns). \u00c8 interessante notare che la rottura tra Nikoli&#263; e il suo ex partito \u00e8 avvenuta sulla questione dell&#8217;integrazione europea, appoggiata da Nikoli&#263; e osteggiata da \u0160e\u0161elj. Da allora Nikoli&#263; e i progressisti hanno assunto una posizione politica molto diversa da quella dell&#8217;Srs e non hanno mostrato dubbi circa la loro volont\u00e0 di sostenere l\u2019avvicinamento della Serbia all\u2019Unione europea.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, subito dopo l\u2019elezione a presidente, Nikoli&#263; ha affermato che la Serbia proseguir\u00e0 il cammino verso l\u2019Ue e ha espresso l\u2019auspicio di incontrare la cancelliera tedesca, Angela Merkel. In maniera imprevista il neo presidente ha persino definito la Germania \u201cil principale alleato della Serbia\u201d. Nikoli&#263; ha dichiarato anche che la Serbia continuer\u00e0 la lotta per la sua integrit\u00e0 territoriale e, quindi, per la sovranit\u00e0 sul territorio del Kosovo. In questi propositi emerge una evidente continuit\u00e0 con l\u2019operato di Tadi&#263;, che ha costantemente ribadito che le sue priorit\u00e0 erano l\u2019ingresso nell\u2019Ue e la difesa del Kosovo, due obiettivi che il governo serbo ha sempre rifiutato di considerare inconciliabili.<\/p>\n<p>Rispetto all\u2019orientamento del suo predecessore, da Nikoli&#263; ci si potrebbe aspettare semmai la ricerca di una maggiore cooperazione con la Russia. Durante la campagna elettorale, Nikoli&#263; ha sostenuto infatti che Tadi&#263; non apprezzava adeguatamente l\u2019amicizia della Russia e il presidente russo Vladimir Putin \u00e8 stato il primo capo di stato incontrato dal neo presidente serbo. Tuttavia Nikoli&#263; ha gi\u00e0 fissato un incontro a Bruxelles con Catherine Ashton, Alto rappresentate dell\u2019Ue per la politica estera e di difesa. Sar\u00e0 la prima visita ufficiale di Nikoli&#263; dopo l\u2019investitura, a dimostrazione del fatto che, nelle sue intenzioni, i buoni rapporti con Mosca non sono in contraddizione con l\u2019avvicinamento all\u2019Ue.<\/p>\n<p><b>Effetto crisi <\/b><br \/>La vittoria di Nikoli&#263; alle presidenziali non \u00e8 stata accompagnata dal successo dei progressisti in occasione delle elezioni legislative, che si sono svolte contemporaneamente al primo turno delle presidenziali: l&#8217;Sns ha infatti ottenuto il 24% delle preferenze. Questo risultato lo rende il primo partito serbo, ma si tratta di una percentuale insufficiente perch\u00e9 il partito possa diventare l\u2019asse di una coalizione governativa. Il dato mostra inoltre che i progressisti hanno raccolto il consenso della quasi totalit\u00e0 dei cittadini che nel 2008 avevano votato il Partito radicale. Allora i radicali raccolsero il 29,5% delle preferenze, mentre ora l\u2019Srs si \u00e8 fermato al 4.6%. D\u2019altra parte il risultato indica che il Partito progressista non \u00e8 riuscito ad attrarre molti consensi nelle altre fasce dell&#8217;elettorato.<\/p>\n<p>Il Partito democratico di Tadi&#263; ha subito un netto ridimensionamento, passando dal 38,5% del 2008 al 22% di oggi. A pesare su questo dato, cos\u00ec come sulla sconfitta di Tadi&#263; al ballottaggio, \u00e8 soprattutto l&#8217;impatto della crisi economica, che si \u00e8 fatta sentire pesantemente anche in Serbia. Tadi&#263; e i governi a guida democratica hanno lavorato molto per avvicinare il paese all\u2019Ue e la Serbia ha ottenuto lo status di paese candidato all\u2019adesione in marzo, a ridosso della campagna elettorale: una tempistica che ha aiutato il presidente uscente a contenere il calo di consensi. Tuttavia in materia economica Tadi&#263; e il suo partito non hanno ottenuto i risultati sperati. L\u2019alto tasso di disoccupazione e l\u2019inflazione hanno frustrato le promesse di migliorare le condizioni socioeconomiche dei cittadini.<\/p>\n<p>Il Partito socialista (Sps), del ministro dell\u2019interno Ivica Daci&#263;, ha segnato invece un netto miglioramento e ha raggiunto il 14,5%, raddoppiando i consensi ottenuti nella precedente tornata elettorale. In questo modo i socialisti si affermano tra i principali attori della scena politica e potrebbero andare oltre il loro tradizionale ruolo di ago della bilancia.<\/p>\n<p><b>Coabitazione? <\/b><br \/>Se Tadi&#263; avesse ottenuto un terzo mandato da presidente, sarebbe stato facile prevedere una coalizione di governo formata attorno all\u2019alleanza tra democratici e socialisti, una riedizione della maggioranza uscente. Ma l\u2019elezione di Nikoli&#263; indebolisce questa prospettiva e incoraggia i progressisti a rivendicare il loro ingresso nel governo. La partecipazione dell\u2019Sns all\u2019esecutivo sarebbe inoltre essenziale per rinforzare la posizione di Nikoli&#263;. A norma della costituzione serba, il capo dello stato gode di prerogative limitate e, durante i suoi due mandati, Tadi&#263; \u00e8 riuscito ad assumere un ruolo centrale nella definizione della politica di Belgrado solo grazie alla presenza di governi guidati dal suo Partito democratico, di cui ha sempre mantenuto la presidenza.<\/p>\n<p>Per evitare di essere un presidente dimezzato, Nikoli&#263; dovr\u00e0 dunque promuovere la partecipazione del suo partito alla maggioranza di governo. I progressisti potrebbero ottenere una maggioranza parlamentare formando una coalizione con i socialisti e con il Partito democratico di Serbia (Dss) di Vojislav Kostunica. Tuttavia, rompendo la logica dei precedenti schieramenti, democratici e progressisti stanno valutando la possibilit\u00e0 di formare una grande coalizione, un\u2019opzione che darebbe una solida maggioranza all\u2019esecutivo, con o senza la partecipazione dei socialisti.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo due mandati consecutivi come presidente della Serbia (2004-2012) Boris Tadi&#263; cede la presidenza a Tomislav Nikoli&#263;. Contemporaneamente le elezioni parlamentari hanno segnato il ridimensionamento del Partito democratico di Tadi&#263;. Con questi due risultati, in buona parte inattesi, per la Serbia sembra profilarsi l\u2019inizio di una nuova era politica. 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