{"id":20520,"date":"2012-06-02T00:00:00","date_gmt":"2012-06-01T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-tre-parole-che-faranno-o-disfaranno-leuropa\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:56","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:56","slug":"le-tre-parole-che-faranno-o-disfaranno-leuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/06\/le-tre-parole-che-faranno-o-disfaranno-leuropa\/","title":{"rendered":"Le tre parole che faranno o disfaranno l\u2019Europa"},"content":{"rendered":"<p>Il dibattito che sta lacerando l\u2019Europa e che potrebbe portare alla sua dissoluzione riguarda solo in parte le filosofie di politica economica: monetaristi contro keynesiani, liberisti contro intervenzionisti. Per capirlo pienamente bisogna invece soffermarsi su tre parole: solidariet\u00e0, fiducia, sovranit\u00e0. Sono esse che determineranno il nostro destino. Le prime due sono le facce di una stessa medaglia. <\/p>\n<p><b>Solidariet\u00e0<\/b><br \/>Usando una facile ma utile semplificazione, per il \u201cSud\u201d il problema \u00e8 la solidariet\u00e0. Gli sforzi necessari per risanare le finanze pubbliche e attuare le riforme strutturali sono considerati politicamente insostenibili in assenza di massicce misure di solidariet\u00e0, di cui gli eurobond rappresenterebbero la manifestazione pi\u00f9 compiuta. La tesi non \u00e8 priva di fondamento. Le riforme strutturali sono indispensabili nel medio periodo, ma non producono necessariamente risultati immediati; in pi\u00f9, per essere politicamente e socialmente sostenibili a volte nel breve periodo sono anche costose. <\/p>\n<p>Ne dovrebbe sapere qualcosa la Germania: i costi delle grandi riforme lanciate dal governo Schroeder all\u2019inizio dello scorso decennio furono una delle cause per cui il paese non rispett\u00f2 a suo tempo il patto di stabilit\u00e0. Poi ci sono i mercati che, scettici sulla credibilit\u00e0 delle riforme e giudicando insufficienti le misure di solidariet\u00e0, attaccano i paesi vulnerabili spingendoli verso una spirale perversa di deficit e recessione che rende le riforme ancora pi\u00f9 ardue.<\/p>\n<p>L\u2019onere dell\u2019aggiustamento non pu\u00f2 inoltre essere asimmetrico, ma deve riguardare anche i paesi virtuosi. Il tutto pu\u00f2 essere riassunto in uno slogan: l\u2019austerit\u00e0 senza solidariet\u00e0 non produce crescita ma recessione.<\/p>\n<p><b>Fiducia<\/b><br \/>Visto da \u201cNord\u201d il problema \u00e8 invece la fiducia. Se noi, pensano i tedeschi, abbiamo attuato penose riforme che ci hanno rimesso in carreggiata, perch\u00e9 non altri? Il Sud ha assunto troppi impegni poi disattesi perch\u00e9 si possa avere fiducia prima di vedere risultati tangibili. Perch\u00e9 noi dobbiamo andare in pensione a 67 anni e gli altri a 60? Cos\u00ec si spiega la lenta e riluttante evoluzione della posizione tedesca. <\/p>\n<p>La fiducia \u00e8 un bene intangibile, che non si pu\u00f2 stampare n\u00e9 misurare. Sottovalutare questa preoccupazione bollandola come semplice egoismo \u00e8 un errore molto pericoloso. Accettare gli eurobond sarebbe per i tedeschi un sacrificio paragonabile alla rinuncia al marco. Non capendolo si rischia di consolidare la posizione di chi, come il popolarissimo Sarrazin, sostiene che gli europei vogliono far pagare la Germania perpetuando il ricatto dell\u2019olocausto. L\u2019eterna riedizione di <i>il faut faire payer les boches<\/i>. D\u2019altro canto bisogner\u00e0 pure che qualcuno risponda alla domanda: quanta fiducia \u00e8 necessaria per fare un salto di qualit\u00e0?<\/p>\n<p><b>Sovranit\u00e0<\/b><br \/>Messo in questi termini, il problema \u00e8 potenzialmente insolubile perch\u00e9 mette in campo la terza parola magica: la sovranit\u00e0. Visto da Sud, il Nord non pu\u00f2 imporre a Parlamenti sovrani decisioni giudicate politicamente o socialmente insostenibili: \u00e8 una spogliazione della democrazia. Visto da Nord, anche un massiccio impegno di solidariet\u00e0 \u00e8 un sacrificio di sovranit\u00e0, in questo caso a carico dei contribuenti. La prospettiva \u00e8 percepita come particolarmente intollerabile se accompagnata dalla richiesta di diventare meno \u201cvirtuosi\u201d. <\/p>\n<p>Il problema della sovranit\u00e0, da sempre al centro del processo d\u2019integrazione europea, \u00e8 diventato pi\u00f9 acuto da quando la Corte costituzionale tedesca ha assunto posizioni giudicate non a torto \u201cgolliste\u201d e si \u00e8 avuta l\u2019impressione di un direttorio franco-tedesco che imponeva le sue decisioni al resto dell\u2019Europa. <\/p>\n<p>Resta valida ancora oggi la principale intuizione di Monnet: la condivisione della sovranit\u00e0 \u00e8 possibile solo se governata da istituzioni indipendenti e percepite come tali. \u00c8 inutile sforzarsi di reinventare l\u2019ombrello: l\u2019unica istituzione in grado di assumere questo compito, oltre alla Banca centrale europea (Bce) che per\u00f2 ha un mandato ben definito, \u00e8 la Commissione europea. <\/p>\n<p>Negli ultimi anni il suo ruolo e la sua autorit\u00e0 si sono appannati: in buona parte per volont\u00e0 dei governi, anche se la Commissione ci ha certamente messo del suo. Il paradosso \u00e8 che nonostante questo, le ultime decisioni prese, il \u201csix pack\u201d ma anche il \u201cfiscal compact\u201d rimettono la Commissione quasi suo malgrado al centro del sistema. Il guaio \u00e8 che ristabilire il ruolo della Commissione non basta a risolvere il problema della sovranit\u00e0. Le decisioni che devono essere prese sono troppo importanti per non porre anche una questione di legittimit\u00e0. <\/p>\n<p>I federalisti reclamano a gran voce un ruolo maggiore per il Parlamento europeo. \u00c8 giusto e necessario, ma non basta. L\u2019origine del problema sta nella percepita spogliazione dei Parlamenti nazionali e quello europeo non ha ancora l\u2019autorit\u00e0 sufficiente per riempire completamente il vuoto di democrazia che rischia di crearsi. <\/p>\n<p>Deve essere trovata una formula per associare pienamente al processo anche i Parlamenti nazionali. Anche la legittimit\u00e0 della Commissione deve essere rafforzata; la situazione attuale che ne fa, di fatto, un\u2019emanazione dei governi non \u00e8 sufficiente a liberare i commissari dalla stigma di essere dei \u201ctecnocrati irresponsabili\u201d. Non \u00e8 un caso che si parli dell\u2019elezione diretta del suo Presidente o, oggi pi\u00f9 realistico, di una sua designazione come risultato delle elezioni europee.<\/p>\n<p><b>Parigi e Roma <\/b><br \/>\u00c8 quindi riduttivo sostenere che l\u2019avvenire dell\u2019Europa \u201cdipende dalla Germania\u201d. Certo, \u00e8 stata lenta nel capire la portata della crisi, ha centellinato misure di solidariet\u00e0 sempre sotto la soglia di credibilit\u00e0 e si \u00e8 mossa spesso in modo arrogante. Tuttavia sarebbe un errore sottovalutare il problema della fiducia; s\u2019illudono coloro che pensano che un futuro governo a guida o con una forte presenza socialdemocratica sarebbe portatore di istanze radicalmente diverse da quelle attuali.<\/p>\n<p>La Germania brandisce, alcuni dicono come un bastone, l\u2019ostacolo della sua Corte costituzionale a ulteriori cessioni di sovranit\u00e0. D\u2019altro canto, Angela Merkel e Wolfgang Schauble sono gli unici leader europei importanti ad aver delineato un futuro politico per l\u2019Europa che si pu\u00f2 definire quasi federalista. Nessuno ha raccolto il loro appello.<\/p>\n<p>Oltre alla Germania, ci sono altri due paesi da cui dipende l\u2019avvenire dell\u2019integrazione: la Francia e l\u2019Italia. Il primo appartiene al Nord, ma ha un piede nel Sud. Il secondo appartiene al Sud ma ha un piede nel Nord. Entrambi sono indispensabili; si possono immaginare varie forme di nuclei duri, ma senza uno di questi due paesi non avrebbero senso. Sul piano della vocazione sovranazionale, se si eccettuano le fluttuazioni della parentesi berlusconiana, l\u2019Italia ha le carte in regola. Lo stesso \u00e8 vero per la volont\u00e0 riformatrice dell\u2019attuale governo. Tuttavia la rissosit\u00e0 della classe politica, la gravit\u00e0 dei problemi strutturali, la prospettiva di un incerto appuntamento elettorale e il disorientamento dell\u2019opinione pubblica fanno s\u00ec che la fiducia nei confronti dell\u2019Italia non sia ancora pienamente ristabilita. <\/p>\n<p>Il problema francese \u00e8 pi\u00f9 complesso. I problemi strutturali della Francia sono meno gravi di quelli italiani, ma le rigidit\u00e0 forse maggiori. Sarkozy era stato eletto su un programma riformatore e lo ha disatteso. Il suo successore rischia di annullare alcune delle modeste riforme attuate, ma soprattutto di non intraprenderne di nuove restando prigioniero delle corporazioni (sindacati e dipendenti pubblici) che lo hanno eletto. <\/p>\n<p>Quello della fiducia nei confronti della Francia potrebbe diventare un problema molto acuto. Anche chi punta sulla moderazione di Hollande e sulla sua capacit\u00e0 di influenzare le rigidit\u00e0 tedesche, deve porsi il problema della posizione francese in materia di sovranit\u00e0. Sarkozy non lasciava dubbi su questo punto: si poneva pienamente nella tradizione gollista. Di Hollande non sappiamo ancora nulla tranne che \u00e8 l\u2019esponente di un partito che si divise sulla ratifica dei trattati di Roma, poi ancora su Maastricht e infine sul progetto di Costituzione.<\/p>\n<p><b>Prometeo incatenato<\/b><br \/>Resta infine la Grecia, che rischia di essere il detonatore della \u201ctempesta perfetta\u201d; nel suo caso le tre \u201cparole magiche\u201d assumono un significato particolare. Nessuno dubita che un\u2019uscita della Grecia sarebbe gravissima per tutti. Molti per\u00f2 si pongono la domanda seguente: la Grecia \u00e8 solo l\u2019esempio pi\u00f9 acuto dei problemi strutturali che affliggono tutto il Sud, oppure bisogna considerarla un caso unico e probabilmente insolubile? Purtroppo nemmeno le imminenti elezioni ci daranno una risposta definitiva. Per il resto degli europei il dilemma \u00e8 tuttavia drammatico. <\/p>\n<p>Se \u00e8 vera la prima ipotesi, una ridefinizione in termini pi\u00f9 realistici del programma di risanamento accompagnato da pi\u00f9 intense misure di solidariet\u00e0 dovrebbe essere possibile. C\u2019\u00e8 per\u00f2 anche chi sostiene che il problema \u00e8 diverso, nel senso che le strutture statali della Grecia sono incapaci di attuare un programma di riforme che affronti, oltre alla riduzione delle spese, anche quella della corruzione e della massiccia evasione fiscale; problemi certo comuni ad altri paesi del Sud, ma in Grecia di natura radicalmente diversa. <\/p>\n<p>Sarebbe in questo caso necessario una messa sotto tutela molto pi\u00f9 pesante dell\u2019apparato politico e statale, che i Greci potrebbero legittimamente considerare come un\u2019espropriazione della loro democrazia e solo della loro. In questo caso, l\u2019uscita del paese dall\u2019euro diventerebbe inevitabile. Il problema dell\u2019Europa sarebbe allora di difendersi a tutti i costi dal contagio, stabilendo un efficace \u201ccordone sanitario\u201d. In teoria si potrebbe programmare in vista delle due ipotesi. In pratica l\u2019operazione \u00e8 estremamente rischiosa perch\u00e9 qualsiasi segnale che l\u2019Europa si prepara al secondo scenario, renderebbe pi\u00f9 ardua e forse impossibile la gestione del primo.<\/p>\n<p>.      <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il dibattito che sta lacerando l\u2019Europa e che potrebbe portare alla sua dissoluzione riguarda solo in parte le filosofie di politica economica: monetaristi contro keynesiani, liberisti contro intervenzionisti. Per capirlo pienamente bisogna invece soffermarsi su tre parole: solidariet\u00e0, fiducia, sovranit\u00e0. Sono esse che determineranno il nostro destino. 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