{"id":20530,"date":"2012-06-04T00:00:00","date_gmt":"2012-06-03T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/i-30-giorni-che-sconvolsero-lue\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:56","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:56","slug":"i-30-giorni-che-sconvolsero-lue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/06\/i-30-giorni-che-sconvolsero-lue\/","title":{"rendered":"I 30 giorni che sconvolsero l\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<p>\u201cI dieci giorni che sconvolsero il mondo\u201d (<i>Ten Days that Shook the World<\/i>, nelll\u2019originale inglese ) \u00e8 un&#8217;opera pubblicata dal John Reed nel 1919, che narra in chiave di reportage gli ultimi giorni, quelli decisivi, di cui il giornalista americano fu testimone diretto, della Rivoluzione d\u2019Ottobre. Nel 1982, Sergei Bondarchuk ne fece un film di successo con Franco Nero e Sidney Rome.<\/p>\n<p>A fine giugno, un qualche giornalista europeo potr\u00e0 forse scrivere \u201cI trenta giorni che sconvolsero l\u2019Unione\u201d, cio\u00e8 il racconto del periodo che va dal 31 maggio, quando c\u2019\u00e8 stato il referendum in Irlanda sul Patto di Bilancio dell\u2019Ue, al 29 giugno, quando si concluder\u00e0 il Consiglio europeo atteso come \u2018Vertice della Crescita\u2019, ma che rischia di diventare il \u2018Vertice della scheggiatura\u2019, se non dell\u2019inizio della disgregazione, della costruzione europea.<\/p>\n<p><b>Percorso a ostacoli<\/b><br \/>Il mese cruciale, non certo il primo, dell\u2019Unione e dell\u2019euro \u00e8 iniziato con due notizie di segnale opposto. In Irlanda, il referendum sul Patto di Bilancio s\u2019\u00e8 risolto, come previsto, con una vittoria dei s\u00ec: \u201cLe cose vanno bene\u201d, dice a scrutinio avviato Lucinda Creighton, ministro irlandese degli affari europei; e a spoglio ultimato il premier Enda Kenny annuncia il 60,3% di voti a favore. In Grecia, invece, i sondaggi verso le politiche bis del 17 giugno, a neppure un mese dalle elezioni inconcludenti di inizio maggio, vedono la sinistra radicale in testa nelle intenzioni di voto: il partito Syriza \u00e8 contrario al piano di risanamento concordato con l\u2019Ue, anche se non vuole l\u2019uscita della Grecia dall\u2019euro.<\/p>\n<p>Sono molti gli appuntamenti cruciali dei prossimi giorni: il 10 giugno, in Francia, c\u2019\u00e8 il primo turno delle elezioni legislative, che dovrebbero consegnare al neo-presidente socialista Fran\u00e7ois Hollande l\u2019Assembl\u00e9e nationale; il 17 giugno, in Grecia, le legislative (e in Francia, il secondo turno); il 22 giugno, a Roma, il quadrangolare Italia, Francia, Germania, Spagna; infine, il 28 e 29 giugno, a Bruxelles, il Consiglio europeo.<\/p>\n<p>Un percorso a ostacoli, inframmezzato dalle consuete attivit\u00e0 dell\u2019Unione europea, come le riunioni di routine del Consiglio dei Ministri. Un percorso il cui esito \u00e8 incerto: l\u2019Ue pu\u00f2 uscirne consolidata, avendo confermato la volont\u00e0 d\u2019integrazione; ma pu\u00f2 anche uscirne scheggiata da una defezione della Grecia, con il rischio d\u2019un effetto domino su altre economie della zona euro pi\u00f9 grandi, ma non al riparo della crisi, come la Spagna e l\u2019Italia. Il fuoco di sbarramento delle dichiarazioni di principio dei leader dei 27, tutti fermi a sostegno dell\u2019integrit\u00e0 dell\u2019Unione, paiono creare una Maginot di consensi. E delle Maginot la storia ci ha insegnato che \u00e8 meglio non fidarsi.<\/p>\n<p><b>S\u00ec irlandese<\/b><br \/>Ma solo un attacco pu\u00f2 testare la solidit\u00e0 d\u2019una linea di difesa. Quello irlandese \u00e8 fallito, come del resto era nell\u2019aria da giorni. Il Patto di Bilancio, che d\u00e0 un giro di vite al rigore dei bilanci nell\u2019Ue, vince in 38 dei 43 collegi elettorali irlandesi. Il \u2018fronte del no\u2019 non mobilita il paese: vanno alle urne appena il 50,6% dei potenziali elettori. Il governo, che era per il s\u00ec, canta vittoria; il Sinn Fein all\u2019opposizione sostiene che il Patto \u00e8 passato perch\u00e9 il governo ha promesso crescita e stabilit\u00e0 e si chiede se gli impegni saranno mantenuti.<\/p>\n<p>Era gi\u00e0 accaduto che l\u2019Irlanda tenesse l\u2019Ue con il fiato sospeso per un suo referendum: per due volte, anzi, gli irlandesi bocciarono Trattati europei, Nizza negli anni novanta e Lisbona pi\u00f9 recentemente, pur essendo, alla conta dei fatti, forse quelli che traggono pi\u00f9 vantaggi dall\u2019appartenenza all\u2019Unione europea. A favore, c\u2019era la comunit\u00e0 degli affari e il timore \u201cdi un salto nel vuoto&#8221;: l\u2019espressione \u00e8 di Maire Geoghegan-Quinn, commissaria europea per la ricerca e la scienza, secondo cui &#8220;il s\u00ec \u00e8 la certezza, il no \u00e8 la terra di nessuno&#8221;.<\/p>\n<p><b>Il no tenta la Grecia<\/b><br \/>La tentazione d\u2019un voto contro resta, invece, prevalente in Grecia: non contro l\u2019appartenenza all\u2019Ue e all\u2019euro, perch\u00e9, quella, l\u201980% dei greci non vogliono metterla in discussione; ma contro gli accordi conclusi tra Bruxelles e Atene. Il partito Syriza, il cui leader Spiros Tsipras \u00e8 stato a Parigi e a Berlino per disinnescare l\u2019ostilit\u00e0 alla sua linea, \u00e8 in vantaggio sui conservatori di Nuova Democrazia: 31,5% contro 26,5%, secondo un sondaggio di Kathimerini. I socialisti del Pasok, che hanno negoziato le intese contestate, non arrivano al 13%. Essere il primo partito, in Grecia, significa ottenere un bonus di 50 deputati.<\/p>\n<p>Certo, altri rilevamenti danno indicazioni contrastanti: alcuni danno Nuova Democrazia avanti, molti vedono posizioni pi\u00f9 serrate tra centro-destra e sinistra radicale, tutti lasciano la sensazione che sar\u00e0 problematico, dopo il voto, formare una maggioranza. E, a partire dal primo giugno, la legge vieta nuovi sondaggi: la nebbia  rester\u00e0, dunque, spessa, di qui al voto. <\/p>\n<p>Dopo, l\u2019Unione avr\u00e0 meno di due settimane, per preparare il \u2018Vertice della Crescita\u2019, che, per\u00f2, potrebbe anche essere quello del \u2018fuori uno\u2019: la consultazione fra i quattro Grandi della zona euro, venerd\u00ec 22, a Roma, assume, a questo punto, un\u2019importanza cruciale: il \u2018fronte della crescita\u2019 preme sulla Germania, che tenta la fuga in avanti verso l\u2019Unione politica per non accelerare sull\u2019integrazione economica. <\/p>\n<p>E, intanto, dagli Stati Uniti, il presidente Barack Obama gioca la carta dell\u2019Europa in chiave elettorale: in chiave di stimolo (\u201cnon fate abbastanza per la ripresa\u201d), ma anche di critica (\u201c\u00c8 colpa vostra se le cose non vanno bene come potrebbero in America\u201d).<\/p>\n<p><b>Verso quale Europa<\/b><br \/>L\u2019 Europa che il presidente Manuel Barroso ha tratteggiato a fine maggio somiglia all\u2019Italia di Mario Monti. E l\u2019una e l\u2019altra hanno in comune la difficolt\u00e0 dei demiurghi a tradurre l\u2019idea in realt\u00e0. Tra il dire e il fare, a Bruxelles come a Roma, non c\u2019\u00e8 di mezzo il mare, ma le resistenze di chi s\u2019oppone al cambiamento; e, magari, la timidezza di chi lo propone, nei confronti degli Stati, Barroso, o nei confronti dei partiti, Monti.<\/p>\n<p>Presentando, a Bruxelles, le raccomandazioni della Commissione ai 27 paesi Ue sui piani di riforma nazionali e sui programmi di stabilit\u00e0 e convergenza, il presidente dell\u2019esecutivo Barroso ha indicato quelle che dovrebbero essere le prossime tappe dell\u2019Unione europea verso la stabilit\u00e0, la crescita e l\u2019occupazione: attestazioni d\u2019ottimismo (\u201cI farmaci contro la crisi cominciano a fare effetto\u201d); e parziali \u2018satisfecit\u2019 (\u201cgli Stati hanno fatto molto per le riforme strutturali\u201d e hanno avviato le finanze pubbliche \u201cnella giusta direzione\u201d). Ma anche messe in guardia, perch\u00e9 \u201cil lavoro non \u00e8 finito\u201d e \u201cbisogna andare avanti e farlo in fretta\u201d; e, sulle riforme, serve fare di pi\u00f9 di quel che \u00e8 gi\u00e0 stato fatto.<\/p>\n<p>Il presidente Barroso lo dice dell\u2019Unione; e il premier Monti lo direbbe dell\u2019Italia. E lo sforzo per il risanamento delle finanze e per la correzione degli \u201csquilibri importanti\u201d che ancora sussistono sono solo una parte dell\u2019opera: ci vuole, al Consiglio europeo di fine giugno, l\u2019accordo sul Patto per la Crescita, che comprende il lancio dei <i>project bond <\/i>e l\u2019ottimizzazione dell\u2019utilizzo delle risorse dei fondi strutturali e l\u2019accettazione, da parte dei governi, che il bilancio dell\u2019Unione \u00e8 uno strumento per la ripresa e in tal senso va potenziato, non prosciugato.<\/p>\n<p>Ma non basta. Barroso, che si dichiara \u201cfiducioso\u201d che la crisi sar\u00e0 superata e che si vuole \u201cambizioso\u201d, punta all\u2019Unione economica, anche se poi esplicita obiettivi concreti, significativi, ma non certo capaci di mobilitare le opinioni pubbliche (come il rafforzamento del \u2018<i>firewall<\/i>\u2019 anti-default o la garanzia europea sui depositi bancari). E il presidente chiede una maggiore \u201clegittimazione democratica per le istituzioni europee\u201d (c\u2019\u00e8 dietro il dibattito sull\u2019elezione diretta di un presidente unico per il Consiglio e la Commissione).<\/p>\n<p>I commissari che accompagnano il presidente nella sceneggiata al Berlaymont trovano accenti coraggiosi. Olli Rehn, finlandese, responsabile dell\u2019economia, stimola \u201ci paesi con avanzi di bilancio\u201d e con fardelli di debito leggeri a contribuire alla solidit\u00e0 dell\u2019eurozona. Lazlo Andor, ungherese, responsabile degli affari sociali, punta il dito sulla disoccupazione giovanile e sui bassi livelli di occupazione femminile, specie in Italia; e insiste che ad aumenti di produttivit\u00e0 corrispondano aumenti dei salari perch\u00e9 \u201cla ripresa non ci sar\u00e0 se la gente non avr\u00e0 di che spendere\u201d. Algirdas Semeta, lituano, responsabile della fiscalit\u00e0, trova \u201clogico\u201d che ci sia \u201cuna tassazione della propriet\u00e0\u201d e che essa \u201cvada a favore della crescita\u201d; e denuncia un\u2019evasione europea da un milione di miliardi l\u2019anno, all\u2019insegna dell\u2019ormai logoro \u201cse tutti pagano tutti pagano di meno\u201d. <\/p>\n<p>Come non essere d\u2019accordo con l\u2019Europa di Barroso e con l\u2019Italia di Monti, sane, eque, dove il merito \u00e8 riconosciuto e lo sforzo premiato? Peccato che l\u2019afflato si perda, o si stemperi, nelle alchimie dei rapporti di forza tra paesi o tra partiti. A meno che non siano i cittadini a dare forza, credendoci, al concetto che \u201cci vuole pi\u00f9 Europa e pi\u00f9 integrazione\u201d per essere pi\u00f9 competitivi e per continuare a contare in un mondo che Barroso vede tripolare nel XXI Secolo (Usa, Ue e Cina), forse trascurando il polo dell\u2019Energia e l\u2019India e gli altri emergenti. L\u2019alternativa a un\u2019Ue pi\u00f9 forte non \u00e8 lo \u2018statu quo\u2019, ma una frammentazione dell\u2019Unione e una rinazionalizzazione delle politiche: senza passi avanti, si va indietro.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cI dieci giorni che sconvolsero il mondo\u201d (Ten Days that Shook the World, nelll\u2019originale inglese ) \u00e8 un&#8217;opera pubblicata dal John Reed nel 1919, che narra in chiave di reportage gli ultimi giorni, quelli decisivi, di cui il giornalista americano fu testimone diretto, della Rivoluzione d\u2019Ottobre. 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