{"id":20540,"date":"2012-06-06T00:00:00","date_gmt":"2012-06-05T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/finestra-di-opportunita-tra-parigi-e-roma\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:56","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:56","slug":"finestra-di-opportunita-tra-parigi-e-roma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/06\/finestra-di-opportunita-tra-parigi-e-roma\/","title":{"rendered":"Finestra di opportunit\u00e0 tra Parigi e Roma"},"content":{"rendered":"<p>Le recenti elezioni presidenziali in Francia hanno segnato un cambiamento politico con la vittoria del socialista Hollande. La nomina di Mario Monti ha aperto un nuovo capitolo politico anche in Italia. Se ne potrebbe dedurre che diventa possibile instaurare un \u201cnuovo corso\u201d nelle relazioni fra Parigi e Roma, basato sulle potenziali convergenze fra il governo \u201ctecnico\u201d italiano e il nuovo governo francese. <\/p>\n<p>Certamente alcuni scenari europei e bilaterali potrebbero beneficiare di una maggiore convergenza fra Roma e Parigi. Ma \u00e8 anche prudente non cadere in una vecchia trappola delle relazioni franco-italiane, come quella che, negli anni ottanta, fece credere a un nuova stagione, con l\u2019arrivo al potere di Craxi e Mitterrand. Ieri e ancora pi\u00f9 oggi, \u00e8 bene ricordare la relativa bassa intensit\u00e0 delle relazioni intergovernative tra i due paesi, anche se una serie di dossier settoriali bilaterali, spesso esterni all\u2019attivit\u00e0 dei governi, richiamano l\u2019attenzione. <\/p>\n<p><b>Diffidenza e infatuazione <\/b><br \/>La relazione fra Parigi e Roma \u00e8 fatta di suscettibilit\u00e0 italiana e di relativa indifferenza francese. Nella geopolitica francese, l\u2019Italia gioca un ruolo marginale, mentre il rapporto dialettico con la Germania \u00e8 ormai integrato alla vita politica. Alcuni osservatori avanzano a volte la necessit\u00e0 di inserire l\u2019Italia dentro questo gioco a due. Pu\u00f2 essere un\u2019idea interessante, ma solo a condizione di accettare la permanenza e la centralit\u00e0 delle relazioni fra Berlino e Parigi come un dato di fatto, puntando semplicemente ad allargare alcune partite bilaterali a tre o pi\u00f9 paesi. Se invece si pensa di creare ipotetici \u201cassi alternativi\u201d, ad esempio fra Francia e Italia, si finisce per riproporre un errore, gi\u00e0 sancito numerose volte dalla storia. <\/p>\n<p>L\u2019antico rapporto tra Francia e Italia \u00e8 fatto di alternanze fra diffidenza e infatuazione, con espressioni simboliche del tipo <i>Misogallo<\/i>, sorelle latine, colpo di pugnale alla schiena. Se ci limitiamo al periodo attuale, ad esempio, l&#8217;anno 2011 pu\u00f2 apparire come un <i>annus horribilis <\/i>per le relazioni fra Parigi e Roma. L&#8217;accordo franco-britannico di cooperazione nella difesa \u00e8 stato percepito a Roma come un&#8217;esclusione da sviluppi strategici futuri, una questione sensibilissima dal punto di vista industriale. <\/p>\n<p>Gli effetti della primavera araba si sono fatti sentire quando hanno provocato un contenzioso a proposito dell&#8217;immigrazione di provenienza dalla Tunisia. In seguito le ragioni di una Francia che interveniva in Libia per motivi politici, sia per evitare un massacro a Bengasi sia per ridare fiato alla sua diplomazia araba, sono stati interpretati in modo errato da un\u2019Italia che ragionava in termini di mantenimento dei contratti di fornitura di idrocarburi per l&#8217;Eni. <\/p>\n<p>Inoltre una serie di operazioni concomitanti hanno visto gruppi francesi prendere il controllo di aziende italiane da Parmalat a Bulgari passando per le mosse di Bollor\u00e9 dentro Generali e il procrastinarsi dell\u2019inserimento di Edf nel mercato italiano dell&#8217;energia. Infatti, Edison rappresenta un simbolo forte dell&#8217;ultimo decennio fra Parigi e Roma. Nel 2001 l&#8217;Opa lanciata da Edf su Edison in piena campagna elettorale di fine legislatura, fu interpretata come una vera e propria aggressione dall&#8217;insieme delle forze politiche e un decreto <i>bipartisan <\/i>fu adottato per bloccarne i diritti di voto. <\/p>\n<p><b>Bonaccia<\/b><br \/>Ci sono voluti pi\u00f9 di dieci anni di giochi a quattro mani fra governo francese, governo italiano, Edf e Enel per trovare poi una via d&#8217;uscita. Senza per\u00f2 dimenticare le operazioni di cessione realizzate intorno alle partecipazioni di Fiat. Tutto bene quel che finisce bene? Apparentemente si, anche se la presenza in Italia del campione nazionale francese Edf che ambisce a rinforzare la sua posizione nelle reti di gas mediterranee tramite Edison illustra un caso di geopolitica energetica che dovr\u00e0 fare i conti con le visioni italiane, tirando in ballo l&#8217;Eni, un&#8217;altra azienda strategica. <\/p>\n<p>Il ruolo dei governi \u00e8 stato spesso quello di accompagnare l&#8217;azione dei loro campioni nazionali impegnati a cogliere le opportunit\u00e0 sui mercati europei, a volte correndo ai ripari. Il fatto che il periodo precedente sia stato gestito dagli esecutivi Berlusconi\/Sarkozy non rappresenta quindi un fattore che spiega le differenze con il clima odierno. L&#8217;attuale periodo di bonaccia non \u00e8 legato a una specifica azione politica, ma piuttosto a una relativa calma nel campo diplomatico e industriale. La forte personalizzazione dei due leader precedenti rappresentava anche un accumulo di immagini percepite in modo negativo da gran parte dell&#8217;opinione pubblica. <\/p>\n<p>Certamente quindi si delinea un&#8217;opportunit\u00e0 che gli attuali governi dei due paesi potranno cogliere. Ma \u00e8 bene trarre le opportune lezioni da quanto \u00e8 avvenuto negli anni scorsi, almeno per quanto riguarda il necessario governo delle partite bilaterali all&#8217;interno del quadro europeo integrato. Non si tratta di elaborare una grande politica fra Parigi e Roma, che come abbiamo gi\u00e0 detto non corrisponde n\u00e9 alle visioni n\u00e9 agli interessi di Francia e Italia. Si pu\u00f2 invece puntare a mettere a fuoco una serie di dinamiche settoriali bilaterali, sempre riconducibili a tavoli regolamentari brussellesi. <\/p>\n<p><b>Approfondimento<\/b><br \/>Si pensi ad esempio all&#8217;Europa della difesa che aveva conosciuto particolare slancio alla fine degli anni novanta, quando c&#8217;erano ministri come il socialista Alain Richard a Parigi e Beniamino Andreatta a Roma. Il nuovo esecutivo francese illustra tendenze contraddittorie in merito. Da un lato si pu\u00f2 notare una schiera di esperti o responsabili ben consapevoli del metodo comunitario, come Pierre Moscovici il neo ministro dell&#8217;economia oppure Jean-Pierre Jouyet, l&#8217;amico di Fran\u00e7ois Hollande attuale responsabile dell&#8217;autorit\u00e0 dei mercati finanziari papabile per accedere alla presidenza della Cassa dei Depositi. <\/p>\n<p>Dall&#8217;altro lato, il ministro dei esteri, Laurent Fabius, rappresenta un filone pi\u00f9 euro-scettico spesso qualificato come \u201cmitterand-gollista\u201d, che pu\u00f2 essere anche espresso dai vari responsabili che provengono della scuola realista di Hubert V\u00e9drine, gi\u00e0 ministro degli esteri. Hollande ha rilasciato varie dichiarazioni che aprivano uno spiraglio verso il metodo comunitario. Inoltre le sue posizioni a proposito della Grecia raggiungono quelle dei paesi dell&#8217;Europa del Sud. Ci sono quindi alcuni presupposti che possono rappresentare appigli per un approfondimento della cooperazione bilaterale e comunitaria fra Francia e Italia. Sempre per\u00f2 che qualche grande soggetto industriale non disseppellisca l\u2019ascia di guerra.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le recenti elezioni presidenziali in Francia hanno segnato un cambiamento politico con la vittoria del socialista Hollande. La nomina di Mario Monti ha aperto un nuovo capitolo politico anche in Italia. 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