{"id":20550,"date":"2012-06-07T00:00:00","date_gmt":"2012-06-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-piano-per-lunione-politica\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:56","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:56","slug":"un-piano-per-lunione-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/06\/un-piano-per-lunione-politica\/","title":{"rendered":"Un piano per l\u2019Unione politica"},"content":{"rendered":"<p>Quanto potrebbe resistere la moneta unica se le elezioni greche portassero al potere una maggioranza sbrindellata e se il Consiglio europeo di fine giugno si accontentasse di misure tampone per contrastarne la crisi? La politica europea ha una crescente capacit\u00e0 di deludere tutti. Questo non \u00e8 il momento delle sofisticate analisi o dell\u2019ottimismo di maniera. La realt\u00e0 va affrontata nella sua crudezza: i governi sono latitanti in ogni settore, politico, economico, finanziario.<\/p>\n<p>L\u2019incapacit\u00e0 della politica di rendersi conto della gravit\u00e0 della situazione suscita sentimenti che rasentano l\u2019angoscia. I giornali e le televisioni illustrano, giorno dopo giorno, l\u2019aggravamento della situazione finanziaria in Grecia e Spagna, le difficolt\u00e0 per l\u2019Italia di ridurre il costo del debito pubblico. L\u2019opinione pubblica capisce che le prossime settimane saranno decisive per il futuro dell\u2019integrazione e che ci troviamo sull\u2019orlo del baratro. I nodi sono venuti al pettine.<\/p>\n<p>L\u2019Europa paga per aver sempre rimandato il momento di definire una strategia imperniata sulla volont\u00e0 di progredire nella convergenza e nell\u2019integrazione. Sembra una fuga in avanti rispetto all\u2019incalzare della crisi debitoria. Non \u00e8 vero. Qualunque decisione venga presa sul governo dell\u2019economia, essa pu\u00f2 configurarsi solo nell\u2019ambito di una ferrea volont\u00e0 politica.<\/p>\n<p><b>Mormorii e proposte<\/b><br \/>\nQuesta volont\u00e0 politica esita a uscire allo scoperto. In effetti, l\u2019integrazione politica non \u00e8 mai stata cos\u00ec accostabile come oggi, quando tutto sembra impedirlo e gli attacchi della finanza internazionale all\u2019euro diventano sempre pi\u00f9 virulenti. Il trattato sulla disciplina fiscale \u00e8 un passo importante verso una politica finanziaria comune.<\/p>\n<p>D\u2019integrazione si sente parlare a bassa voce ovunque: la cancelliera Merkel ha posto sul tappeto, prima di altri, la questione dell\u2019Unione politica; il presidente della Bundesbank Weidmann ha adombrato un cambio d\u2019approccio tedesco verso gli eurobond se questi fossero gestiti da un vero governo economico; il presidente della Commissione Barroso ha appena proposto un\u2019unica garanzia europea sui depositi bancari e l\u2019intervento diretto dell\u2019<i>European stability mechanism <\/i>(Esm) per salvare le banche spagnole; il presidente della Banca centrale europea (Bce) Draghi ha prospettato un\u2019unione bancaria imperniata sulla centralizzazione della vigilanza e assicurazioni politiche sulla volont\u00e0 di perseguire l\u2019integrazione politica. Altre riflessioni (piano segreto o meno) sono certamente in corso.<\/p>\n<p>Colpisce, tuttavia, che i responsabili politici parlino ancora, a cominciare da Angela Merkel che ritiene premature le necessarie modifiche ai trattati, di unione politica senza indicare i passaggi per arrivarvi e che anche altri importanti paesi, incluse Francia e Italia, siano cauti su questo tema.<\/p>\n<p>Mi rifiuto per\u00f2 di pensare che i politici europei siano diventati matti. Cosa aspettarsi dunque da qui al Consiglio perch\u00e9 quest\u2019esangue dirigenza politica abbia uno scatto d\u2019orgoglio e si dimostri capace di dare un assetto ai passaggi indispensabili alla sopravvivenza della moneta unica? Si tratta d\u2019indicare ai mercati che la riluttanza dei governi a rinunciare a quote crescenti di sovranit\u00e0 nell\u2019adozione di decisioni economiche appartiene al passato e che l\u2019unione politica rimane l\u2019unica opzione percorribile.<\/p>\n<p>I governi appaiono stretti in una morsa: da un lato, la necessit\u00e0 d\u2019interventi radicali in Grecia e in Spagna; dall\u2019altro, la riluttanza tedesca a fornire assistenza finanziaria a paesi ritenuti responsabili dell\u2019emergenza che affrontano e il timore che, dopo le elezioni del 2013, la spesa facile torni a spadroneggiare in Italia.<\/p>\n<p>Sono percorribili diverse strade per ridefinire una rotta comune: a) decisioni incisive per mettere in sicurezza il sistema bancario spagnolo; b) progresso verso l\u2019unione fiscale, chiave di volta della disciplina e della solidariet\u00e0; c) rilancio dell\u2019unione politica sulla base di una sequenza precisa; d) pragmatismo nell\u2019interpretare il principio della condizionalit\u00e0 (ha senso litigare se l\u2019Unione europea debba aiutare le banche spagnole direttamente oppure imponendo condizioni al governo Rajoy?). Le ultime indicazioni che vengono da Bruxelles e Berlino lasciano intravedere l\u2019inizio di una riflessione seria sulla messa in sicurezza dell\u2019euro. Ma ci sar\u00e0 poi un seguito effettivo?<\/p>\n<p><b>Con Berlino <\/b><br \/>\nQuesto risultato va ottenuto con e non contro Berlino. La cancelliera va messa alla prova. I tedeschi sanno che il loro futuro, economico e politico, \u00e8 nell\u2019Unione europea. Il raggiungimento della stabilit\u00e0 finanziaria non \u00e8 un\u2019invenzione tedesca. La causa scatenante della crisi deriva dall\u2019entit\u00e0 del debito. \u00c8 giusto pretendere dalla Germania solidariet\u00e0 ma non una carta di credito illimitata. \u00c8 realistico tenere presente che la Germania \u00e8 tutt\u2019altro che isolata nella difesa del rigore. Il consenso in Irlanda all\u2019accordo sulla disciplina di bilancio dimostra fiducia nella stabilit\u00e0 come premessa della crescita. \u00c8 tuttavia fondamentale che non rimanga avvitata dai propri incubi (l\u2019inflazione degli anni 20), vinca l\u2019ossessione giuridica e contabile che la tormenta, sia propositiva, contrasti i sentimenti nazionalistici latenti che si addensano contro Berlino.<\/p>\n<p>Vi sono le premesse perch\u00e9 l\u2019intervallo che ci separa dal Consiglio venga utilizzato per rilanciare il tema della coesione e dell\u2019unione politica. Come pervenirvi di fronte alla prevalenza degli interessi nazionali, alle pressioni della politica interna, all\u2019incapacit\u00e0 di prendere decisioni rapide e incisive? Come fare affinch\u00e9 le elite politiche abbiano la capacit\u00e0 di reagire alla crisi morale e istituzionale dell\u2019Europa, come uscire dal vicolo cieco degli errori accumulatisi negli anni?<\/p>\n<p>Come convincere un\u2019opinione pubblica, crescentemente diffidente e disincantata, che la soluzione dei problemi europei risiede in una maggiore integrazione, basata anche su una maggiore legittimit\u00e0 democratica? Come gestire la Grecia? Questi quesiti vanno affrontati ponendo al pi\u00f9 alto livello politico la questione della solidariet\u00e0 europea, persuadendo il Nord Europa che la rottura con il Sud Europa sarebbe un disastro storico, convincendo i paesi meridionali che l\u2019epoca della finanza allegra \u00e8 terminata per sempre.<\/p>\n<p><b>Responsabilit\u00e0 dell\u2019Italia<\/b><br \/>\nPer quanto concerne l\u2019Italia, sarebbe bene che i partiti ricordassero, invece di fare le animucce belle, le rilevanti responsabilit\u00e0 del nostro paese nello scatenare la crisi del debito sovrano in Europa. Sarebbe anche indispensabile non sottrarsi alle proprie responsabilit\u00e0: cosa aspetta il Parlamento italiano a ratificare il trattato sulla disciplina fiscale (il cosiddetto fiscal compact)? Perch\u00e9 non lo fa insieme alla Germania come, a un certo punto, era stato deciso?<\/p>\n<p>Non rimane altro che stendere, nel giro di poche settimane, un piano che preveda una cristallina sequenza per arrivare all\u2019unione politica, attraverso passaggi intermedi, di cui l\u2019unione fiscale dovrebbe essere il principale, ma che dovrebbero includere anche altri aspetti (politica estera, difesa, energia, immigrazione). Governanti, spesso scialbi, che ignorano la storia, egoisti, sordi al richiamo degli ideali vanno stimolati con ogni possibile strumento a respingere soluzioni minimaliste e guardare, una volta tanto, oltre l\u2019orizzonte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quanto potrebbe resistere la moneta unica se le elezioni greche portassero al potere una maggioranza sbrindellata e se il Consiglio europeo di fine giugno si accontentasse di misure tampone per contrastarne la crisi? La politica europea ha una crescente capacit\u00e0 di deludere tutti. 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