{"id":20560,"date":"2012-06-08T00:00:00","date_gmt":"2012-06-07T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/laltra-germania-per-il-rilancio-dellue\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:56","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:56","slug":"laltra-germania-per-il-rilancio-dellue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/06\/laltra-germania-per-il-rilancio-dellue\/","title":{"rendered":"L&#8217;altra Germania per il rilancio dell\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<p>Si scrive Germania, si legge Merkel. Da quando \u00e8 cominciata la grande crisi del debito \u00e8 stata lei, la cancelliera venuta dall\u2019Est, il simbolo vivente della ricetta tedesca tutta fondata sulla disciplina di bilancio. Il Fiscal Compact \u00e8 la sua creatura, \u00e8 il Fiskalpakt che dovrebbe (avrebbe dovuto?) sancire insieme con una linea di politica economica anche l\u2019egemonia di chi la persegue con pi\u00f9 coerenza. <\/p>\n<p>La cancelliera \u00e8 molto popolare in patria, perch\u00e9 pare avere trovato una risposta a una paura ben radicata nella memoria storica dei tedeschi, quella dell\u2019inflazione dell\u2019inizio degli anni venti, quando ci volevano miliardi di marchi per comprare un chilo di pane. Ma pochi giorni fa, l\u2019ex cancelliere Helmut Schmidt ha posto quella che sta diventando la Gretchenfrage (la domanda fondamentale da cui deriva tutto il resto, quella di Faust a Margherita: \u201cCredi in Dio?\u201d) dei prossimi mesi, quando, secondo le previsioni di tutti gli specialisti, lo stallo economico arriver\u00e0 anche in Germania. <\/p>\n<p><b>Distorsione <\/b><br \/>Perch\u00e9 i tedeschi sono ossessionati dal fantasma dell\u2019inflazione e non da quello della recessione? Eppure, \u201cchi crede che l&#8217;Europa possa essere risanata solo grazie ai tagli alla spesa &#8211; ha detto l\u2019ex cancelliere novantatreenne &#8211; dovrebbe studiare le nefaste ripercussioni della politica deflazionistica perseguita da Heinrich Br\u00fcning nel 1930-1932 che provoc\u00f2 la depressione e un&#8217;insostenibile disoccupazione, avviando di fatto il declino della prima democrazia tedesca. Oggi come ieri, il prezzo del nostro fallimento politico ed economico pu\u00f2 essere altissimo\u201d.<\/p>\n<p>Questa distorsione c\u2019\u00e8, non c\u2019\u00e8 dubbio. E non da oggi,  perch\u00e9 ha ispirato l\u2019impostazione che l\u2019\u00e9lite della Repubblica federale volle imporre, al tempo della nascita dell\u2019euro, all\u2019istituto della Banca centrale europea (Bce) che doveva, sul modello della Bundesbank, essere poco pi\u00f9 che un cane da guardia dell\u2019inflazione, ruolo che corrisponde sostanzialmente con l\u2019altra Grande Paura dell\u2019opinione pubblica in Germania: quella che ogni cedimento ai \u201cpaesi della Dolce Vita\u201d (l\u2019espressione ha il copyright della Csu) finisca per trascinare anche la virtuosa Repubblica federale nel vortice delle spese incontrollabili. E i limiti d\u2019azione della Bce, continuamente ribaditi da Berlino insieme con le durezze necessarie della <i>austerity policy<\/i>, sono oggi uno dei problemi principali della crisi dell\u2019euro. Forse addirittura il pi\u00f9 forte. <\/p>\n<p>Si sbaglierebbe per\u00f2 a pensare che questa sintonia della strategia di Frau Merkel con una certa profondit\u00e0 del sentire tedesco passi senza contrasti e non venga erosa dagli sviluppi della crisi. Si scrive Germania, si legge Merkel: l\u2019osservazione \u00e8 vera se si considera il problema dall\u2019esterno, da casa nostra. Lo \u00e8 molto meno se lo si guarda dall\u2019interno. Il governo della cancelliera \u00e8 tutt\u2019altro che solido e capace di imporre il proprio pensiero unico economico. La crisi dei liberali, i pi\u00f9 accesi sostenitori della austerit\u00e0 \u00fcber alles, sta togliendo alla coalizione di centro-destra la maggioranza necessaria a confermarsi nelle prossime elezioni. <\/p>\n<p><b>Ascesa rosso-verde<\/b><br \/>Secondo gli ultimi sondaggi, se si votasse domenica prossima (anzich\u00e9 nell\u2019autunno del 2013) a Berlino si formerebbe un governo rosso-verde. E tanto la Spd che i Verdi hanno concezioni e, quel che pi\u00f9 conta, programmi del tutto alternativi alla politica del rigore-punto-e-basta. Oltretutto, non bisogner\u00e0 aspettare le elezioni dell\u2019anno prossimo perch\u00e9 questa linea alternativa abbia le chances per affermarsi.<\/p>\n<p> In virt\u00f9 di una sentenza della Corte di Karlsruhe, l\u2019equivalente della nostra Consulta, per far approvare dal Bundestag e dal Bundesrat il Fiskalpakt il governo avr\u00e0 bisogno di una maggioranza qualificata. Dovr\u00e0, cio\u00e8, avere i voti dell\u2019opposizione e l\u2019opposizione ha posto le sue condizioni. Tra queste non ci sono gli eurobond, ai quali la Spd resta fedele (ma sa che Frau Merkel e Herr Sch\u00e4uble non li accetterebbero mai), ma un corposo pacchetto di misure volte a contrastare la propensione alle scorribande della finanza speculativa e a promuovere l\u2019occupazione con interventi e investimenti pubblici.<\/p>\n<p>La battaglia, insomma, \u00e8 gi\u00e0 in atto. E questo spiega, fra l\u2019altro, i continui rinvii della sessione parlamentare di ratifica del patto. Doveva essere convocata per il 25 maggio, poi s\u2019\u00e8 posto come \u201ctermine ultimo\u201d il 15 giugno, in modo che l\u2019accordo fosse operativo per l\u2019entrata in vigore dell\u2019<i>European Stability Mechanism<\/i> (Esm)che sostituir\u00e0 da luglio il vecchio fondo salva-stati Efsf. Ora sulla data regna la confusione, e d\u2019altra parte tutto il processo di ratifica da parte degli stati viaggia nei dubbi. Per quanto si capisce, lo stesso governo italiano parrebbe orientato ad andare all\u2019autunno. <\/p>\n<p>La soddisfazione di Berlino per la \u201cgrande vittoria\u201d sul Fiscal compact, varato in pompa magna solo tre mesi fa, sta affondando ora nell\u2019incertezza. Almeno dalla vittoria di Fran\u00e7ois Hollande in poi, le riserve e le aperte opposizioni sono in crescita e i recenti sviluppi della situazione economica, con i primi segnali di una recessione che secondo gli analisti non potr\u00e0 non arrivare anche qui, rafforzano anche in Germania l\u2019opinione di chi chiede radicali cambi di rotta.<\/p>\n<p><b>Piano alternativo<\/b><br \/>\u00c8 del tutto ovvio che la questione va ben al di l\u00e0 del destino parlamentare, pure importante ed emblematico, del Fiskalpakt. Il piano alternativo \u201cper l\u2019uscita dalla crisi\u201d che la Spd ha presentato qualche settimana fa con lo schieramento plateale dei suoi massimi leader, il presidente del partito Sigmar Gabriel, l\u2019ex vicecancelliere ed ex ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier e l\u2019ex ministro delle Finanze della grosse Koalition Peer Steinbr\u00fcck, ha il respiro lungo di un programma di governo. <\/p>\n<p>Pur riconoscendo la necessit\u00e0 di tenere rigorosamente sotto controllo il debito, indica una strategia del tutto alternativa all\u2019<i>austerity policy <\/i>di Frau Merkel. Prevede un programma europeo urgente contro la disoccupazione giovanile, con investimenti pubblici adeguati e favorendo la mobilit\u00e0 intereuropea; misure di controllo e regolamentazione dei mercati finanziari, dall\u2019introduzione dell\u2019imposta sulle transazioni  alla separazione netta tra banche commerciali e banche d\u2019investimento, un ente di controllo comune e un\u2019agenzia di rating europea. <\/p>\n<p>Ci sono poi indicazioni precise sulle scelte industriali che gli stati dovrebbero adottare per la rapida attuazione di un piano di crescita e occupazione: promozione dell\u2019innovazione e della ricerca; promozione del lavoro nel settore del rinnovamento ecologico e in grandi progetti per la modernizzazione delle reti infrastrutturali transeuropee. <\/p>\n<p>I fondi per questi investimenti massicci potrebbero essere reperiti utilizzando in modo pi\u00f9 efficace gli attuali fondi europei, rilanciando la Banca europea per gli investimenti, con i proventi (si calcola intorno ai 60 miliardi l\u2019anno) della tassa sulle transazioni e con l\u2019introduzione di prestiti obbligazionari europei. Ma, soprattutto, andrebbero introdotte forme di condivisione del debito, dagli eurobond a fondi di garanzie comuni per evitare i fallimenti delle banche. <\/p>\n<p>\u00c8, per cos\u00ec dire, la voce dell\u2019\u201daltra Germania\u201d. Della Germania con cui l\u2019Europa si trover\u00e0 a trattare se, come \u00e8 possibile, Spd e Verdi vinceranno le elezioni dell\u2019anno prossimo.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si scrive Germania, si legge Merkel. Da quando \u00e8 cominciata la grande crisi del debito \u00e8 stata lei, la cancelliera venuta dall\u2019Est, il simbolo vivente della ricetta tedesca tutta fondata sulla disciplina di bilancio. 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