{"id":20580,"date":"2012-06-11T00:00:00","date_gmt":"2012-06-10T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/siria-il-nodo-gordiano-che-mosca-non-taglia\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:54","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:54","slug":"siria-il-nodo-gordiano-che-mosca-non-taglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/06\/siria-il-nodo-gordiano-che-mosca-non-taglia\/","title":{"rendered":"Siria: il nodo gordiano che Mosca non taglia"},"content":{"rendered":"<p>La crisi siriana \u00e8 ormai da tempo in un tragico stallo. Come in Libano e poi in Iraq, anche in Siria si delinea una guerra civile di tutti contro tutti, inclusi i disastrosi attentati dinamitardi di una \u201cterza forza\u201d, difficile da identificare: i servizi segreti del regime e\/o dei suoi alleati sciiti, ma anche agenti esterni facenti capo a stati o a gruppi non statali di denominazione sunnita. <\/p>\n<p>Lo stallo \u00e8 dovuto ai particolari equilibri sociali e culturali interni, ma soprattutto alla collocazione e al significato del regime siriano negli equilibri regionali e internazionali. \u00c8 dovuto per\u00f2 anche alla paralisi della comunit\u00e0 internazionale, Onu e grandi potenze. La percezione dell\u2019opinione pubblica occidentale \u00e8 che l\u2019intervento per mettere termine al massacro quotidiano perpetrato dal regime degli Assad ci sarebbe se non fosse ostacolato dalla Russia e dalla Cina. La realt\u00e0 \u00e8 invece che l\u2019intervento \u00e8 assai problematico e che, di fatto, non lo vuole nessuno. <\/p>\n<p><b>Le speranze di Obama<\/b><br \/>Gli occidentali, premuti dagli alleati arabi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Ccg), agiscono nel Consiglio di Sicurezza come se fossero pronti ad intervenire se non fosse che ne sono impediti dai veti della Russia e della Cina. Tuttavia, \u00e8 abbastanza chiaro che l\u2019amministrazione americana \u00e8 ben decisa a non farlo, sia perch\u00e9 ci\u00f2 introdurrebbe una grossa incognita nella campagna elettorale sia perch\u00e9 l\u2019attuale Presidente degli Stati Uniti non vuole che il suo paese finisca eventualmente per essere coinvolto in una terza grande guerra regionale. <\/p>\n<p>Questa posizione \u00e8 tenuta a fatica da Obama, perch\u00e9 lo espone a furiosi attacchi elettorali da parte di tutti i \u201cliberal interventionists\u201d del suo paese, di destra  e di sinistra (con qualche scivolata anche all\u2019interno dell\u2019amministrazione stessa). Difficilmente egli cambier\u00e0 idea prima delle elezioni. Al contrario tale posizione si \u00e8 evoluta, assumendo la forma della ricerca di una soluzione \u201calla yemenita\u201d (uscita di scena di Bashar Assad in un contesto che assicurerebbe una forte presenza baathista nel quadro di un processo politico di riconciliazione nazionale) guidata dalla Russia, sia pure nel quadro della comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>Tuttavia, la Russia, mentre continua ad appoggiare Assad, non sembra intenzionata a prendersi questo ruolo. Fiodor Lyukanov, un importante analista, ha parlato gi\u00e0 mesi fa di un possibile intervento russo di protezione e oggi parla di soluzione \u201calla Dayton\u201d. Ma, a parte la carenza dei necessari dettagli, dal governo russo non \u00e8 venuta nessuna proposta concreta.<\/p>\n<p><b>I timori di Mosca: status e Islam<\/b><br \/>Sulla posizione russa si \u00e8 molto discusso, senza per\u00f2 studiarla adeguatamente. Essa non si pu\u00f2 ridurre alla base navale di Tartus e alle vendite di armi, n\u00e9 alla pur importante solidariet\u00e0 con gli ortodossi siriani (la cui protezione \u00e8 stata esplicitamente richiesta dal Patriarca russo) e con i vecchi alleati del partito Baath. Ci sono motivi politici pi\u00f9 di fondo. <\/p>\n<p>Un esame degli scritti degli analisti russi mostra che il paese (a) si preoccupa, innanzitutto, che sia preservata la sua posizione competitiva globale e il suo status di grande potenza internazionale; (b) in secondo luogo, ha una percezione degli islamisti, in particolare dei sunniti, assai pi\u00f9 pessimista di quella occidentale e si preoccupa dell\u2019impatto del radicalismo islamista sulla sicurezza nazionale; (c) si preoccupa ancora di pi\u00f9 del suo impatto sulla regione e vede l\u2019attacco sunnita al regime di Assad come la scintilla che potrebbe provocare una guerra regionale e forse anche tracimare, coinvolgendo cos\u00ec l\u2019Occidente e la Russia; (d) ritiene che la primavera araba e le scelte che nei suoi confronti sta facendo l\u2019Occidente siano sbagliate e frutto del \u201ccaos\u201d di lungo termine che lo ha investito, caos che potrebbe portarlo ad appoggiare oggi l\u2019attacco sunnita alla Siria e domani ad attaccare l\u2019Iran.<\/p>\n<p>Cominciando dalla preoccupazione per lo status, commentatori e analisti russi sottolineano con grande vigore che la risoluzione Onu, che ha dato il via all\u2019intervento della Nato in Libia per proteggere i cittadini libici dal proprio regime, si \u00e8 trasformata in un cambiamento del regime. Vedono in questo una presa in giro estremamente dannosa per la reputazione di Mosca come grande potenza, che non deve ripetersi. Ancora Lukyanov, per esempio, dice: \u201cNon cedendo alle pressioni psicologiche e diplomatiche, la Russia ha dato prova del fatto che, pur avendo perso le sue posizioni in Medio Oriente (essendo la Siria l\u2019ultimo dei suoi partner pi\u00f9 stretti), essa resta una potenza che non pu\u00f2 essere messa da parte in alcun modo\u201d (1).Nel merito, mentre l\u2019Occidente percepisce la primavera araba come una sfida positiva, la Russia la valuta con molto scetticismo e vede la posizione occidentale come un grosso errore o un gioco pericoloso. <\/p>\n<p>Una posizione categoricamente negativa \u00e8 quella di Sergei Karaganov, figura di spicco nella \u201ccommunity\u201d degli analisti russi di politica internazionale. In un importante articolo della fine del 2011(2) Karaganov dice \u201c\u2026 l\u2019Occidente ha svenduto Mubarak e i dirigenti tunisini che, ove misurati sugli standard locali, erano fortezze di governo relativamente illuminato, di stabilit\u00e0 e con almeno qualche sembianza di democrazia, anche se autoritari e corrotti. I regimi che stanno arrivando al posto loro non sono meglio \u2013 e hanno una forte componente islamica \u2026 nessuno considera il fatto che i regimi che restano a galla nel mondo arabo sono, in larga misura, le monarchie pi\u00f9 arretrate e repressive\u201d. <\/p>\n<p>Questo giudizio, ricorrente nelle analisi russe, raccoglie le esperienze sovietico-russe dell\u2019Afghanistan e della Cecenia e si riferisce alle perduranti instabilit\u00e0 nel \u201cnear abroad\u201d (Armenia, Azerbaijan, Nagorno-Karabak e regione caucasica). Esse, potendo tracimare pi\u00f9 o meno facilmente nel territorio russo, costituiscono concreti problemi di sicurezza nazionale (3).<\/p>\n<p><b>Come trattare i partiti islamici?<\/b><br \/>In Europa e negli Stati Uniti, non mancano valutazioni analoghe: basti ricordare quelle del Presidente Berlusconi all\u2019inizio della primavera araba. Tuttavia \u00e8 sempre stata forte la tendenza a considerare le differenze esistenti all\u2019interno del movimento islamista e, oggi, a ritenere la fase radicale dell\u2019islamismo sunnita ormai superata dall\u2019emergere di correnti islamiste secolarizzanti e moderate. Questa tendenza \u00e8 alla base del cambiamento della politica occidentale: dall\u2019iniziale appoggio ai militari algerini contro il Fis, ai regimi autoritari contro l\u2019opposizione religiosa, all\u2019autorit\u00e0 palestinese e Fatah contro Hamas, si \u00e8 passati al riconoscimento dei Fratelli Musulmani in Egitto e al benevolo principio di riconoscere la legittimit\u00e0 di chiunque vinca correttamente le elezioni. <\/p>\n<p>Nella percezione russa questa scelta risulta come un inganno: i sunniti, che essi hanno conosciuto come \u201cwahabiti\u201d in Cecenia e in Afghanistan, sono e restano dei radicali. L\u2019interpretazione russa della primavera araba \u00e8 perci\u00f2 quella di un movimento che, anche grazie alla debolezza dell\u2019Occidente, ha gi\u00e0 abbattuto quel poco di secolare che si era affermato in Nord Africa e nel Levante e che si appresta ad esercitare il suo dominio nell\u2019intera regione.<\/p>\n<p>In questo quadro, la Siria, che spicca per aver consentito la convivenza di una mosaico di religioni ed etnie in un contesto laico e \u201cmoderno\u201d, sebbene autoritario, non deve essere abbandonata. Il sostegno al regime siriano sar\u00e0 politicamente poco corretto (Karaganov cita la famosa frase di Nixon su Somoza: \u201csar\u00e0 un figlio di p\u2026, ma \u00e8 il nostro figlio di p\u2026\u201d) ma \u00e8 essenziale per la sicurezza dell\u2019Occidente, della Russia, della regione e per la sicurezza internazionale.<\/p>\n<p>Nell\u2019attacco al regime degli Assad c\u2019\u00e8 inoltre una dimensione regionale che contribuisce a preoccupare la Russia. L\u2019espansione e il rafforzamento sunnita nella regione sotto la guida delle monarchie del Golfo non solo \u00e8 un obiettivo in s\u00e9 ma \u00e8 diretto anche contro l\u2019Iran e gli sciiti. L\u2019attacco alla Siria \u00e8 una fase di questa strategia che mira a indebolire e, se possibile, attaccare l\u2019Iran.<\/p>\n<p>L\u2019Occidente (che guarda con simpatia alla rivitalizzazione sunnita anche perch\u00e9 \u00e8 un fattore anti-iraniano) potrebbe venirne coinvolto e la Russia si troverebbe in posizione molto difficile. L\u2019Iran non \u00e8 un alleato della Russia, ma \u00e8 uno dei pochi paesi con i quali Mosca ha rapporti genericamente amichevoli e fruttuosi in una regione dove al contrario mantiene in genere solo relazioni piuttosto mediocri. <\/p>\n<p>Nel dibattito sul Medio Oriente che si \u00e8 svolto a Sochi (<i>Valdai International Discussion Club<\/i>) nel febbraio di quest\u2019anno, c\u2019\u00e8 stata unanimit\u00e0 nel considerare l\u2019agitazione sulla Siria come avente in realt\u00e0 l\u2019obiettivo di indebolire l\u2019Iran. In questo quadro, la Russia si conferma come potenza che desidera stabilit\u00e0 e status quo e teme un conflitto che, al peggio, potrebbe coinvolgerla e, come minimo, cambiare un equilibrio che invece le conviene.<\/p>\n<p><b>Mosca teme la crisi dell\u2019Occidente \u2026<\/b><br \/>Come mai l\u2019Occidente cambia politica verso gli islamisti, commette errori e scherza con il fuoco nel Medio Oriente e nel Mediterraneo? A questa domanda Karaganov d\u00e0 una risposta che vuole essere strutturale e strategica. L\u2019articolo che abbiamo richiamato in precedenza non \u00e8 sulla primavera araba ma \u00e8 sul caos che sta rivoluzionando il mondo e che ha il suo epicentro nel rapido e severo ridimensionamento che il mondo occidentale sta subendo senza che dia cenno di saperci o volerci mettere rimedio. <\/p>\n<p>Questo caos \u00e8 descritto con lo stesso desolato stilema di Bernardo da Cluny nel \u201cDe Contemptu Mundi\u201d: tutto era ordinato e florido e ora non lo \u00e8 pi\u00f9. In realt\u00e0, \u00e8 una versione elegiaca delle classiche conseguenze delle contraddizioni del capitalismo. Come che sia, esso sta portando in Occidente a estreme disuguaglianze e a tendenze politiche autoritarie, nonch\u00e9 a errori strategici, come appunto l\u2019atteggiamento verso la primavera araba, e quindi alla tentazione o al rischio di uscire da tutto questo con un conflitto, che potrebbe essere appunto quello contro l\u2019Iran in Medio Oriente. Il tentativo di abbattere l\u2019ordine baathista in Siria non sarebbe che un prodromo, che occorre dunque contrastare saldamente.<\/p>\n<p><b>\u2026 ma \u00e8 anch\u2019essa priva di risposte<\/b><br \/>In queste analisi \u00e8 molto pi\u00f9 credibile la preoccupazione per lo status globale russo e per la sicurezza nazionale a fronte della sovversione dei wahabiti e l\u2019appoggio che senza dubbio ricevono da qualche angolo del Golfo che non la preoccupazione per gli sviluppi regionali.<\/p>\n<p>L\u2019analisi della dimensione regionale della crisi siriana in fondo non \u00e8 diversa da quelle occidentali, ma le politiche con le quali l\u2019Occidente, secondo i russi, si appresterebbe a rispondere (alleanza con le monarchi sunnite per attaccare Assad e indebolire o addirittura attaccare l\u2019Iran) stanno certamente  all\u2019estrema destra del ventaglio di opinioni dell\u2019Occidente, ma non sono quelle che rischiano di prevalere. Anzi, almeno per ora, l\u2019amministrazione americana, seguita fedelmente dall\u2019insieme dei membri dell\u2019Unione Europea, pur fortemente imbarazzata sul piano della difesa dei diritti umani, \u00e8 nondimeno saldamente attestata su una posizione non interventista. L\u2019avventurismo di Israele \u00e8 tenuto a freno. C\u2019\u00e8 un nuovo tentativo in corso di trovare una soluzione negoziata con l\u2019Iran. <\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 infine una apertura alla Russia perch\u00e9 gestisca la crisi e metta fine ai massacri, anche se la soluzione apparisse politicamente insoddisfacente. Ma la Russia non risponde ancora, anche se recentemente il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, ha affermato che la Russia non si opporrebbe alla partenza di Assad \u201cse la decisione sar\u00e0 presa dagli stessi siriani\u201d, segnalando cos\u00ec una possibile millimetrica evoluzione. <\/p>\n<p>Rimane comunque l\u2019idea di fondo, espressa chiaramente da Vitaly Naumkin, direttore dell\u2019Istituto di Studi orientali dell\u2019Accademia russa delle Scienze (4) \u201cSenza l\u2019aiuto russo [Assad] sarebbe stato estromesso, e l\u2019intervento [dell\u2019Occidente] ne sarebbe seguito. \u2026 Perci\u00f2, la Russia ha provato che pu\u00f2 impedire certi eventi nella regione, che a nostro avviso sono indesiderabili &#8211; non perch\u00e9 a noi piace Assad, ma perch\u00e9 vogliamo stabilit\u00e0 nella regione e crediamo che questo tipo di ingegneria politica possa portare a catastrofiche conseguenze\u201d, cio\u00e8 alla guerra. <\/p>\n<p>Finora nessun piano russo per una transizione alla stabilit\u00e0 \u00e8 stato seriamente proposto, sebbene molti in Occidente si siano espressi favorevolmente in questo senso. Dunque, si torna a constatare il desiderio della Russia di apparire nella crisi come grande potenza che \u201cnon pu\u00f2 essere messa da parte\u201d, ma anche la difficolt\u00e0 ad esserlo nella sostanza. D\u2019altra parte, la semplice interdizione che sta esercitando, mentre i massacri si moltiplicano, sta attirando sulla Russia tale discredito e malanimo nella regione, che qualsiasi ruolo potrebbe divenire impossibile.<\/p>\n<p>Un secondo aspetto rilevante riguarda l\u2019analisi del movimento islamista e l\u2019abisso che separa le concezioni occidentali, come sono venute evolvendo negli ultimi dieci-quindici anni, e quelle russe. \u00c8 vero che la scommessa dell\u2019Occidente sugli islamisti che hanno vinto le elezioni in Nord Africa potrebbe rivelarsi in tutto o in parte sbagliata (ma non certamente in Tunisia), ma questo non perch\u00e9 un\u2019evoluzione sia mancata e gli islamisti siano ancora e sempre quel blocco monolitico di fanatici wahabiti che i russi percepiscono, ma perch\u00e9 le correnti moderate e secolarizzanti degli islamisti possono commettere errori e perdere la partita come spesso accade nello stadio della lotta politica.<\/p>\n<p>Il problema che l\u2019Occidente sta cercando di affrontare \u00e8 come appoggiarli. Il fatto che ci sia una divergenza cos\u00ec macroscopica nelle analisi occidentali e in quelle russe deve preoccupare perch\u00e9 alla fine indebolisce entrambe le posizioni. Questo \u00e8 un problema innanzitutto culturale, che forse nasce dall\u2019assenza di contatti fra le due \u201ccommunities\u201d, sul quale occorre riflettere e forse intervenire mettendo a disposizione risorse per i necessari contatti.<\/p>\n<p><font size=\"1\">(1) Fyodor Lukyanov, <i>The Syrian conflict as a school of diplomacy<\/i>, 23 marzo 2012, in http:\/\/rusemb.org.uk\/opinion\/11.<\/p>\n<p>(2) Pubblicato originariamente sulla <i>Rosssiiskaia Gazeta<\/i>, 21 dicembre 2011; in inglese su http:\/\/eng.globalaffairs.ru\/print\/pubcol\/A-revolutionary-chaos-of-the-new-world-15415.<\/p>\n<p>(3) Lukyanov ne d\u00e0 un ampio resoconto in <i>The Arab Spring as the End of an Era<\/i>, 25 marzo 2012, in http:\/\/eng.globalaffairs.ru\/print\/number\/The-Arab-Spring-as-the-End-of-an-Era-15495.<\/p>\n<p>(4) Secondo quanto riporta il <i>New York Times<\/i>, 8 giugno 2012, \u201cIn Its Unyielding Stance On Syria, Russia Takes Substatial Risks in Middle East\u201d.<\/p>\n<p><\/font>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi siriana \u00e8 ormai da tempo in un tragico stallo. 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