{"id":20590,"date":"2012-06-11T00:00:00","date_gmt":"2012-06-10T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/intervento-in-siria-non-si-puo-o-invece-si\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:55","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:55","slug":"intervento-in-siria-non-si-puo-o-invece-si","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/06\/intervento-in-siria-non-si-puo-o-invece-si\/","title":{"rendered":"Intervento in Siria: non si pu\u00f2, o invece s\u00ec?"},"content":{"rendered":"<p>Le stragi che si susseguono in Siria hanno proposto all\u2019attenzione della comunit\u00e0 internazionale i possibili rimedi per far fronte alla situazione. Che fare? Fino a qualche tempo fa il regime siriano, che manteneva il potere con i soliti metodi dispotici e polizieschi, non aveva sollevato le proteste degli occidentali, tanto che dal ministro Frattini la Siria veniva indicata come un paese stabile avviato verso la modernizzazione (febbraio 2011). Di fronte alle proteste popolari e alla dura repressione di questi ultimi mesi per\u00f2 non si potevano pi\u00f9 chiudere gli occhi, neppure da parte italiana, malgrado i rilevanti interessi per l\u2019importazione di greggio.<\/p>\n<p><b>Si \u00e8 fatto troppo poco<\/b><br \/>Le misure finora adottate dalla comunit\u00e0 internazionale si sono dimostrate insufficienti e non hanno scosso pi\u00f9 di tanto il regime, che gode ancora dell\u2019appoggio russo e cinese e, in Medio Oriente, di quello iraniano, mentre la Lega Araba ha ormai abbandonato Assad, pur dichiarandosi contraria a eventuali prove di forza. Taluni stati arabi, come Arabia Saudita e Qatar, aiutano i ribelli con forniture di armi e di danaro. Per non parlare della Turchia, dove si sono rifugiati alcuni transfughi del regime e militari che hanno abbandonato Assad, dando origine ad un esercito di liberazione, che per ora sembra piuttosto un guscio vuoto.<\/p>\n<p>L\u2019embargo petrolifero decretato dall\u2019Ue, l\u2019espulsione degli ambasciatori siriani dichiarati \u201cpersone non grate\u201d e altre misure prese fuori dal quadro delle Nazioni Unite non hanno sortito l\u2019effetto desiderato e posto un freno al regime.<\/p>\n<p>L\u2019Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato una risoluzione (n. 66\/253) di condanna il 16 febbraio 2012. Il Consiglio di sicurezza (Cds) ha adottato due risoluzioni a breve distanza l\u2019una dall\u2019altra: la 2042 del 14 aprile e la 2043 del 21 aprile. Ambedue risultano edulcorate e prive di nerbo, a causa dell\u2019opposizione della Federazione Russa (e della Cina), che ha minacciato il veto nei confronti di risoluzioni pi\u00f9 incisive. <\/p>\n<p>Concretamente le misure adottate riguardano l\u2019incarico affidato all\u2019ex Segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan e l\u2019invio di osservatori. Il 27 maggio, dopo la consumazione di una delle tante stragi, il Cds non \u00e8 riuscito neppure ad approvare una risoluzione di condanna, ma si \u00e8 dovuto accontentate di un comunicato stampa. <\/p>\n<p>Il piano Annan, in sei punti (riconoscimento delle aspirazioni del popolo; cessazione della violenza; assistenza umanitaria alle aree coinvolte nei combattimenti; rilascio delle persone arbitrariamente arrestate; libert\u00e0 di movimento dei giornalisti; libert\u00e0 di associazione e di dimostrare pacificamente) \u00e8 ormai giunto al capolinea, quantunque sia ancora mantenuto in vita con il sostegno della Lega Araba e del suo Segretario generale che, insieme ad Annan, sono incaricati di trovare una soluzione soddisfacente.<\/p>\n<p>Quanto agli osservatori Onu (disarmati), il fallimento della missione \u00e8 sotto gli occhi di tutti: contro di loro sono stati anche sparati colpi di arma da fuoco! Una missione del Consiglio dei diritti umani attende invano di poter entrare in Siria, nonostante la richiesta dello stesso Consiglio della Lega Araba, reiterata nella risoluzione di Doha del 2 giugno 2012.<\/p>\n<p><b>Esistono alternative pi\u00f9 muscolose, con o senza l\u2019Onu<\/b><br \/>Due altre ipotesi sono state ventilate: un intervento militare e il deferimento dei responsabili delle stragi  alla Corte penale internazionale. Il primo postula un\u2019autorizzazione del Cds, per ora impensabile a causa della ferma opposizione della Russia e della Cina che, in quanto membri permanenti, porrebbero il veto e bloccherebbero la risoluzione. <\/p>\n<p>Un intervento militare, sul modello libico, non avrebbe neppure il sostegno della Lega Araba, al contrario di quello che si \u00e8 verificato in un primo tempo con la Libia. Ma un\u2019autorizzazione del Cds \u00e8, dal punto di vista giuridico, strettamente necessaria per intervenire? A nostro parere s\u00ec, poich\u00e9 l\u2019intervento d\u2019umanit\u00e0, senza l\u2019autorizzazione del Cds, \u00e8 contrario alla Carta delle Nazioni Unite. Ma non \u00e8 questa la posizione tradizionalmente tenuta dagli occidentali, che altre volte sono intervenuti (ricordiamoci il Kosovo) senza essere autorizzati dal Cds.<\/p>\n<p>La proposta di intervenire mediante l\u2019apertura di corridoi umanitari era gi\u00e0 stata prospettata dalla Turchia e dalla Francia nel novembre scorso, ma non \u00e8 stata accolta. Il ricorso all\u2019opzione militare \u00e8 stato respinto anche dal nostro ministro degli Affari esteri. Sulla stessa linea la Nato e gli Stati Uniti, i quali hanno affermato che un intervento umanitario \u00e8 inammissibile senza l\u2019assenso delle Nazioni Unite. Ma l\u2019autorizzazione del Cds sta diventando la foglia di fico dell\u2019impotenza occidentale, che rischia d\u2019inferire un colpo mortale ad una dottrina che proprio gli occidentali si erano andati costruendo a partire dall\u2019apertura di corridoi umanitari in Kurdistan nel 1991. \u00c8 inutile gridare al genocidio, come fa lo stesso ministro Terzi, se poi non si propongono misure efficaci per fermare la mattanza!<\/p>\n<p>Comunque la possibilit\u00e0 di un intervento umanitario resta remota, che si voglia rispettare o meno la lettera della legge. La Siria non \u00e8 la Libia. A parte ogni considerazione sugli interessi economici di questa o quella potenza, motore dell\u2019intervento anglo-francese in Libia, l\u2019opposizione al regime siriano \u00e8 altamente frammentata e il c.d. esercito di liberazione manca di una base territoriale come quella degli insorti di Bengasi. Occorrerebbe inoltre una stabile presenza sul terreno, per un arco di tempo non facile da prevedere. Le difficolt\u00e0 economiche in cui si dibatte attualmente l\u2019Occidente impediscono nuove avventure militari.<\/p>\n<p><b>Facciamo fare ai giudici?<\/b><br \/>La seconda soluzione (che non \u00e8 esclusa dalla prima) consiste nel deferire la situazione siriana alla Corte penale internazionale (Cpi), sul modello di quanto \u00e8 stato fatto per la Libia. La Siria non \u00e8 membro dello Statuto della Cpi e quindi la Corte non ha giurisdizione sui cittadini siriani responsabili dei crimini in Siria, tranne che non vi sia un deferimento dei colpevoli da parte del Cds.<\/p>\n<p>Il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha espresso una dura condanna nei confronti della Siria , con una risoluzione adottata il 23 marzo con i voti favorevoli di 41 membri e con quelli contrari di Cina, Cuba e Russia. Una nuova risoluzione \u00e8 stata votata il 2 giugno in cui si condanna il massacro di Houla e si chiede l\u2019identificazione dei responsabili. Lo stesso Alto Commissario dei diritti umani ha ventilato l\u2019auspicio che i crimini contro l\u2019umanit\u00e0 di cui si \u00e8 macchiato il regime siriano siano giudicati dalla Corte dell\u2019Aja.<\/p>\n<p>Tuttavia, per il deferimento della situazione alla Cpi, l\u2019adozione di una risoluzione del Cds \u00e8 assolutamente necessaria e inaggirabile, e la Russia porrebbe sicuramente il veto, memore dell\u2019esperienza libica e della consequenzialit\u00e0 tra l\u2019attribuzione di competenza alla Cpi e la successiva autorizzazione dell\u2019intervento. Tra l\u2019altro la \u201csoluzione yemenita\u201d proposta dall\u2019Italia e da altre diplomazie, cio\u00e8 la partenza di Assad da Damasco, non depone a favore di un deferimento del dittatore alla Cpi.<\/p>\n<p><b>Guardiamo indietro e studiamo i precedenti storici <\/b><br \/>Si deve quindi assistere impotenti alle stragi? La comunit\u00e0 internazionale \u00e8 gi\u00e0 intervenuta in Siria. Accadde nel 1860 con l\u2019intervento francese, autorizzato dal Concerto d\u2019Europa e con il consenso dell\u2019Impero ottomano, allora sovrano del territorio. Il precedente \u00e8 considerato come uno dei primi esempi di intervento umanitario. <\/p>\n<p>Questa volta la soluzione del problema \u00e8, in gran parte, nelle mani della Russia (la cui proposta di convocare una conferenza con l\u2019inclusione dell\u2019Iran al momento non aiuta). Rassicurare la Russia significa tener conto dei suoi interessi nella regione, inclusa l\u2019unica base navale, il porto di Tartus, che le \u00e8 rimasta in Mediterraneo. <\/p>\n<p>La partenza di Assad &#8211; la \u201csoluzione yemenita\u201d &#8211; dovrebbe essere accompagnata da un dispiegamento di forze di pace in Siria, quantomeno per un periodo limitato, con l\u2019assenso del nuovo governo. Solo cos\u00ec si avrebbe una soluzione \u201cyemenita plus\u201d. \u00c8 bene rispolverare il precedente del 1860!<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le stragi che si susseguono in Siria hanno proposto all\u2019attenzione della comunit\u00e0 internazionale i possibili rimedi per far fronte alla situazione. Che fare? 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