{"id":20610,"date":"2012-06-17T00:00:00","date_gmt":"2012-06-16T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/stragi-di-cristiani-in-nigeria\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:54","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:54","slug":"stragi-di-cristiani-in-nigeria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/06\/stragi-di-cristiani-in-nigeria\/","title":{"rendered":"Stragi  di  cristiani  in  Nigeria"},"content":{"rendered":"<p>Dalla Somalia al Sudan, l\u2019Africa ci ha ormai abituato alle cattive notizie. Che per\u00f2, generando scarsa emozione, ci giungono con parsimonia e solo quando i fatti sono davvero eclatanti. In queste settimane \u00e8 di scena la Nigeria, dove, trascurati per il momento i pirati del delta del Niger e smarcato rapidamente l\u2019incidente all\u2019 MD80 della Dan Air, l\u2019attenzione si va soffermando sulle stragi dei cristiani. Fino a quando continueranno a meritarsela, questa attenzione? \u201cDomenica di sangue in due chiese nigeriane\u201d, recitavano la settimana scorsa le agenzie su un copione purtroppo assai noto. <\/p>\n<p>Anche la narrazione, ormai, \u00e8 scontata: uomini armati sono entrati in una chiesa di Biu, nel nord del paese e hanno aperto il fuoco durante una funzione religiosa. Una donna \u00e8 morta e varie persone sono rimaste ferite, due delle quali in gravi condizioni. Un\u2019autobomba \u00e8 invece esplosa a Jos, nel centro, davanti a un\u2019altra chiesa. Il bilancio \u00e8 di tre morti, tra cui l\u2019attentatore e 41 feriti. Questo \u00e8 il tenore delle cronache, condite da scarsissimi commenti, di solito senza contesto. <\/p>\n<p>\u00c8 rituale anche la frase che chiude la notizia: \u201cNessuna rivendicazione, ma i sospetti sono diretti sulla setta islamica Boko Haram\u201d. Ormai ogni domenica sar\u00e0 cos\u00ec, e continuer\u00e0 fino a quando queste stragi non faranno pi\u00f9 notizia. Cio\u00e8, almeno per quanto riguarda le cronache, non per molto. <\/p>\n<p><b>Organizzazioni internazionali silenti<\/b><br \/>          Solo il Papa reagisce deplorando, ma le organizzazioni internazionali in materia sembrano piuttosto fredde. Persino l\u2019Unione africana, per le cui \u201coperazioni di pace\u201d la Nigeria fornisce il grosso delle truppe, sinora non si \u00e8 sentita. L\u2019Onu, cos\u00ec sensibile e solerte di fronte ai quotidiani annunci di crimini contro l\u2019umanit\u00e0 denunciati dai vari Consigli e Comitati di \u201cliberazione nazionale\u201d quando si tratta di tutelare \u201cprimavere\u201d e di abbattere dittatori dinastici nei paesi arabi &#8211; i soli che, assieme ai monarchi, riescano con i loro metodi spicci a mantenere una parvenza d\u2019ordine &#8211; di fronte alle stragi di cristiani non ha niente da dire, o quasi. <\/p>\n<p>Spulciando le risoluzioni dell\u2019Assemblea generale o del Consiglio di sicurezza dal 2011 ad oggi, non se ne trova una che accenni ai fatti in Nigeria. A dire il vero, una ce ne sarebbe, ma con molta circospezione si riferisce solo ai misfatti dei pirati del delta del Niger, non ai massacri perpetrati &#8211; qui come altrove e, finalmente lo si comincia ad ammettere, anche in Siria &#8211; dai fondamentalisti islamici. Evidentemente, la \u201cpace e la sicurezza internazionale\u201d non sono in pericolo, visto che la Nigeria ha un governo democraticamente eletto, requisito che sembra soddisfare la coscienza politicamente corretta cui aspira la comunit\u00e0 internazionale. <\/p>\n<p>Eppure &#8211; la fonte \u00e8 l\u2019Unit\u00e0 di crisi del ministero degli affari esteri (Mae) italiano, \u201c\u2026si stima che le violenze settarie e di matrice terrorista abbiano causato circa mille morti nel 2011, e che centinaia di vittime all\u2019anno siano causate da episodi di violenza interetnica\u201d. Che, guarda caso, ultimamente hanno sempre nel mirino i cristiani. I lettori &#8211; non necessariamente solo i viaggiatori in procinto di partire &#8211; sono invitati ad andare a guardare il sito \u201cViaggiare Sicuri &#8211; Nigeria\u201d del Mae per scoprire accadimenti molto interessanti in questo paese democratico. L\u2019ultimo comunicato, quello in corso di validit\u00e0, \u00e8 dello scorso 5 giugno.<\/p>\n<p><b>Paese in bilico<\/b><br \/>          La Nigeria \u00e8 grande tre volte l\u2019Italia, ha oltre 150 milioni di abitanti, ha come confinanti Stati prevalentemente islamici e per questo \u00e8 una Repubblica federale con scarsa possibilit\u00e0, capacit\u00e0 e forse volont\u00e0 di controllo sulle entit\u00e0 governative regionali e sulle Aree di governo locale (Lga), autorizzate a legiferare e a provvedere con decisioni autonome in caso di eventi terroristici o di violenze settarie. Le religioni professate sono quella musulmana sunnita &#8211; circa il 50 per cento della popolazione, prevalentemente nell\u2019area nord &#8211; mentre il 40 per cento professa vari culti cristiani ed il 10 per cento segue tradizioni locali. <\/p>\n<p>Lo stesso capo dello Stato nigeriano, il pittoresco presidente cristiano Goodluck Jonathan &#8211; il primo \u201ccivile\u201d dopo anni di dittature militari &#8211; riconosce questa debolezza congenita quando afferma, facendo riferimento alla secessione del Biafra (1967-70, con un milione di morti) che \u201c\u2026durante la guerra civile conoscevamo e potevamo perfino prevedere da quale parte proveniva il nemico, ma la sfida che dobbiamo affrontare oggi \u00e8 pi\u00f9 complicata\u201d. Continuando, si \u00e8 spinto fino a denunciare la possibile connivenza con i membri della setta fondamentalista Boko Haram di una parte delle forze di polizia e dell\u2019esercito. <\/p>\n<p>Gli fa eco Monsignor Ignatius Ayau Kaigama, arcivescovo di Jos &#8211; la citt\u00e0 del centro teatro della strage di domenica &#8211; il quale conferma che sulle tradizionali dimensioni etniche, sociali politiche e criminali della lotta intestina si va ormai affermando la dimensione religiosa, \u201c\u2026 la pi\u00f9 pericolosa, perch\u00e9 attiene all\u2019intimit\u00e0 pi\u00f9 profonda delle persone e porta al rischio che si faccia appello agli istinti pi\u00f9 irrazionali dell\u2019uomo\u201d. La situazione attuale potrebbe portare ad una trasformazione radicale della configurazione dello Stato nigeriano, che a causa di queste violenze si incammina verso un\u2019inevitabile frammentazione, con i cristiani che cercano di migrare al sud ed i musulmani al nord. Forse \u00e8 proprio ci\u00f2 che si vuole.<\/p>\n<p>Tuttavia il governo, con la qualit\u00e0 delle forze disponibili, non sembra in grado di arginare questo stato di cose n\u00e9 sembra si stia seriamente attivando per farlo. La spaccatura, in realt\u00e0, si era gi\u00e0 prodotta nel 1999, quando un terzo dei 36 stati della Nigeria aveva istituito il codice penale islamico e reso la <i>sharia<\/i> massima fonte giuridica, creando di fatto una religione di Stato in violazione della Costituzione, che invece ha carattere laico ed \u00e8 estesa a tutto il territorio nazionale.<\/p>\n<p><b>Parlamento europeo<\/b><br \/>          Tra tutte le organizzazioni internazionali, stranamente su questo terreno solo l\u2019Unione europea si \u00e8 mossa. Se, infatti, l\u2019Onu non ha sinora mostrato eccessivo interesse alle stragi dei cristiani in Nigeria, il parlamento europeo una volta tanto si \u00e8 coraggiosamente deciso ad affrontare il toro per le corna. Dal marzo scorso \u00e8 infatti all\u2019esame una proposta di risoluzione che, prendendo a riferimento alcune inconfutabili quanto lapalissiane dichiarazioni in Commissione di Catherine Ashton sull\u2019incompatibilit\u00e0 della <i>sharia <\/i>con le vigenti norme internazionali sul giusto processo e la discriminazione delle donne, impegna il presidente a trasmettere siffatta Risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alla stessa Lady Ashton, nonch\u00e9 a tutti i governi e ai parlamenti degli Stati membri. E, naturalmente, al parlamento della Nigeria. L\u2019Ue ha fatto bene ad attivarsi.<\/p>\n<p>           Non si sa, tuttavia, quanto i feroci islamisti di Boka Haram ne siano rimasti impressionati.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dalla Somalia al Sudan, l\u2019Africa ci ha ormai abituato alle cattive notizie. Che per\u00f2, generando scarsa emozione, ci giungono con parsimonia e solo quando i fatti sono davvero eclatanti. 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