{"id":20620,"date":"2012-06-17T00:00:00","date_gmt":"2012-06-16T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/yes-web-can-come-obama-reinventa-le-campaign\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:54","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:54","slug":"yes-web-can-come-obama-reinventa-le-campaign","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/06\/yes-web-can-come-obama-reinventa-le-campaign\/","title":{"rendered":"Yes Web Can: come Obama (re)inventa l\u2019e-campaign"},"content":{"rendered":"<p>All\u2019inizio della campagna elettorale per le presidenziali 2012, Barack Obama ammise il timore di non farcela: \u201cLa mia rielezione sar\u00e0 dura &#8211; disse ai suoi sostenitori: l\u2019economia sta uscendo da una recessione mondiale, la gente ha perso fiducia\u201d. Forse, fu solo una mossa per scuotere le sue \u2018truppe\u2019, troppo sicure che la partita non potesse essere persa; o, forse, era la confessione sincera di un leader in difficolt\u00e0. Da allora, la situazione \u00e8 cambiata a pi\u00f9 riprese (e di certo ancora cambier\u00e0 di qui all\u2019Election Day del 6 novembre), ma Obama ha sempre continuato &#8211; e tuttora continua &#8211; ad affidare alla rete gran parte delle sue speranze di rielezione e anche di raccolta fondi.<\/p>\n<p><b>Internet President<\/b><br \/>Oggi come nel 2008, i <i>new media <\/i>si confermano come il principale, irrinunciabile, alleato dell\u2019<i>Internet President<\/i>, non solo perch\u00e9 importante fonte di cospicui finanziamenti &#8211; soltanto sul web Obama raccolse, durante la scorsa campagna, circa 500 milioni di dollari &#8211; ma anche in quanto efficacissimi canali di attivazione e mobilitazione di elettori.<\/p>\n<p>Nel 2008, la grandiosa capacit\u00e0 di Obama \u00e8 stata, e per molti versi continua ad esserlo, proprio quella di attivare, attraverso la rete, schiere di cittadini solitamente estranei ai processi della democrazia, spesso emarginati o scoraggiati dalla politica, riuscendo a mettere su un imponente movimento <i>bottom up<\/i>, dal basso, e a conciliarlo con una ferrea organizzazione<i> top down<\/i>, dall\u2019alto, dando origine ad un \u201cmodello ibrido\u201d di coordinamento organizzativo, che coniuga controllo e partecipazione, spinte verticali e orizzontali. Tutto, rigorosamente, online.<\/p>\n<p>A sentire Jim Messina, l\u2019italo-americano ex vice capo dello staff alla Casa Bianca ed attuale <i>campaign manager <\/i>di Barack Obama, oggi l\u2019utilizzo delle principali piattaforme del web 2.0 \u00e8 in grado di far sembrare preistoria la passata campagna elettorale; in realt\u00e0 l\u2019<i>Internet Team <\/i>del presidente, durante il periodo di governo, ha dovuto fronteggiare non poche difficolt\u00e0 nel dialogo con gli elettori digitali, dovute al trasferimento del modello di comunicazione dalla campagna alle attivit\u00e0 di governo. E c\u2019\u00e8 chi considera tali difficolt\u00e0 decisive nella sconfitta delle elezioni di <i>midterm <\/i>del 2010.<\/p>\n<p>Gli evocativi slogan del periodo elettorale (\u201c<i>Time to Change<\/i>\u201d,  \u201c<i>I\u2019m asking you to believe<\/i>\u201d, \u201c<i>Yes We Can<\/i>\u201d) hanno dovuto inevitabilmente lasciare il posto agli aridi tecnicismi necessari a spiegare una complessa riforma sanitaria o ai commenti, difficili da comprendere fino in fondo,  indispensabili per giustificare una recessione senza precedenti, facendo perdere fascino e carica emotiva alle grandi narrazioni della campagna. A questo si aggiunse anche l\u2019efficacia mediatica del movimento del Tea Party, che impar\u00f2 proprio dal presidente in carica a sfruttare le potenzialit\u00e0 delle tecnologie digitali.<\/p>\n<p><b>Nuova strategia comunicativa <\/b><br \/>In questa direzione si muove oggi l\u2019intera strategia comunicativa del presidente e del suo staff, probabilmente consapevole che senza il supporto di milioni di cittadini, senza il loro entusiasmo e la loro partecipazione, l\u2019utilizzo di Internet di per s\u00e9 servir\u00e0 a ben poco. \u201c<i>It begins with us<\/i>\u201d, come recita il titolo del video pubblicato online per lanciare la candidatura ufficiale alle presidenziali, in attesa che siano noti gli slogan di Usa 2012.<\/p>\n<p>Anche un\u2019attenta analisi delle principali piattaforme di comunicazione online usate dall\u2019attuale presidente degli Stati Uniti, come il sito personale <i>BarackObama.com<\/i>, il sito ufficiale della Casa Bianca <i>WhiteHouse.gov <\/i>e la pagina ufficiale di Facebook, conferma come l\u2019innovativo modello di comunicazione politica, che tenta di ripercorrere le tappe vincenti della precedente campagna, sia interamente volto a ricercare il coinvolgimento dal basso dei cittadini.<\/p>\n<p>Tutti e tre gli strumenti si presentano ugualmente caratterizzati da una forte dose di autonomia e autoreferenzialit\u00e0, soprattutto rispetto ai media tradizionali; ne consegue una sorta di \u201ccomunicazione disintermediata\u201d, che ha l\u2019obiettivo di informare e coinvolgere i cittadini, prima e al posto degli altri organi di informazione ufficiali, coerentemente con la volont\u00e0 di mettere l\u2019utente, potenziale elettore, al centro del proprio progetto.<\/p>\n<p>Una comunicazione autoprodotta e preconfezionata, che intende informare e coinvolgere gli utenti-elettori, bypassando i tempi e i filtri del giornalismo tradizionale, attraverso uno stile colloquiale e \u201coraleggiante\u201d, instaurando una conversazione alla pari, che esprima vicinanza e complicit\u00e0, in un dialogo <i>one to one <\/i>con ogni singolo individuo.<\/p>\n<p>Tutto questo potrebbe, per\u00f2, non bastare: gli utenti mostrano un desiderio maggiore di informazione e non si collegano pi\u00f9 al sito con l\u2019obiettivo diretto di donare o diventare volontari, ma preferiscono prima raccogliere informazioni e poi decidere se dare o meno il proprio sostegno. In pi\u00f9, gli indici di partecipazione globale dei siti ufficiali, calcolati nel primissimo periodo della campagna in corso, si attestano ancora su valori mediamente bassi, se si considerano le straordinarie aspettative riposte in questo particolare ambito della comunicazione strategica di Obama.<\/p>\n<p>Stanno sul \u2018chi vive\u2019, dunque, l\u2019Internet President e i suoi: le strategie di mobilitazione online sembrano essere pi\u00f9 facili da attuare per coloro che sono privi di potere rispetto a coloro che, invece, lo detengono. Riproporre il modello vincente della scorsa campagna elettore, senza adattarlo alle nuove condizioni (ed esigenze) del popolo americano, rischia di annoiare piuttosto che mobilitare. Quello che nel 2008 era novit\u00e0 oggi \u00e8 prassi.<\/p>\n<p>La capacit\u00e0 del Presidente 2.0 di rapportarsi con i suoi \u2018followers\u2019 sui <i>new media<\/i>, in vista della prossime elezioni, dipender\u00e0, pertanto, anche e soprattutto dalla misura in cui la base dei sostenitori continuer\u00e0 ad assomigliare ad un movimento sociale, mosso da passione, convinzione ed entusiasmo, e non ad un semplice blocco elettorale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All\u2019inizio della campagna elettorale per le presidenziali 2012, Barack Obama ammise il timore di non farcela: \u201cLa mia rielezione sar\u00e0 dura &#8211; disse ai suoi sostenitori: l\u2019economia sta uscendo da una recessione mondiale, la gente ha perso fiducia\u201d. 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