{"id":20630,"date":"2012-06-19T00:00:00","date_gmt":"2012-06-18T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-mondo-di-obama-e-romney\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:53","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:53","slug":"il-mondo-di-obama-e-romney","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/06\/il-mondo-di-obama-e-romney\/","title":{"rendered":"Il mondo di Obama e Romney"},"content":{"rendered":"<p>Malgrado le rilevanti differenze programmatiche tra il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama e il suo sfidante repubblicano, Mitt Romney, sul fronte della politica estera e di difesa si registrano molti punti in comune. Anche in caso di avvicendamento alla Casa Bianca, dunque, l\u2019azione esterna americana dovrebbe rimanere caratterizzata da una certa continuit\u00e0.<\/p>\n<p>Va fatta innanzitutto una distinzione tra i toni della campagna elettorale e le scelte concrete dei due contendenti. Romney ha affermato che la Russia \u00e8 il principale \u201cnemico geopolitico\u201d dell\u2019America, ma ci\u00f2 non vuol dire che una volta alla Casa Bianca il leader repubblicano metter\u00e0 in discussione il trattato <i>New Start<\/i> ratificato da Usa e Russia. Piuttosto, porter\u00e0 avanti con maggiore decisione e risorse il progetto di scudo anti-missile, avviato da George W. Bush e proseguito da Obama, nonostante le probabili forti proteste russe.<\/p>\n<p>Lo stesso vale per il campo democratico: nonostante la promessa obamiana di \u201cchange\u201d, dopo quattro anni di presidenza democratica il carcere di Guantanamo \u00e8 ancora in funzione, e il <i>Patriot Act <\/i>varato dall\u2019amministrazione Bush \u00e8 stato rinnovato nonostante le proteste dell\u2019ala pi\u00f9 liberal del partito democratico.<\/p>\n<p><b>Leadership Usa <\/b><br \/>La continuit\u00e0 tra democratici e repubblicani non dipende solo dalla distanza tra promesse elettorali e compromessi di governo, ma da una comune visione di fondo dell\u2019America quale nazione leader della comunit\u00e0 internazionale. Nel 2007 Obama pubblic\u00f2 un articolo su <i>Foreign Affairs <\/i>intitolato \u201c<i>Renewing American Leadership<\/i>\u201d; oggi, il manifesto di politica estera di Romney si intitola \u201c<i>An American century<\/i>\u201d. Certamente nello spettro politico americano ci sono forze che spingono per un forte isolazionismo degli Usa: se Ron Paul avesse vinto le primarie repubblicane avrebbe proposto una diversa visione di politica estera.<\/p>\n<p>Tuttavia le posizioni maggioritarie in entrambe i partiti, oggi espresse da Romney e Obama, condividono la visione di una attiva leadership mondiale degli Usa. Non a caso il <i>pamphlet <\/i>contro il mito del declino americano di Robert Kagan, intellettuale precursore dei neo-conservatori e oggi nel team di consiglieri di Romney, \u00e8 stato esplicitamente usato da Obama come base per il capitolo di politica estera del suo discorso sullo stato dell\u2019Unione di gennaio 2012, che fornisce la prospettiva dell\u2019amministrazione in carica nell&#8217;anno delle elezioni presidenziali.<\/p>\n<p>La differenza principale, forse, \u00e8 che Romney \u00e8 meno \u201cdiplomatico\u201d di Obama nel prospettare la leadership Usa. Il principio guida del candidato repubblicano \u00e8 che solo il potere americano, inteso in senso ampio e non solo come <i>hard power <\/i>militare, garantisce le basi di un sistema internazionale che assicura sicurezza e prosperit\u00e0 a Washington e ai suoi alleati. \u00c8 questa una affermazione di principio da non sottovalutare, che rimanda all\u2019eccezionalismo americano e al ruolo che gli Usa devono assolvere nel sistema internazionale.<\/p>\n<p><b>Sicurezza e difesa<\/b><br \/>Se la visione della <i>leadership <\/i>americana \u00e8 la stessa tra Repubblicani e Democratici, anche la strategia per esercitarla \u00e8 oggi simile. Obama ha iniziato il suo mandato con la politica della \u201cmano tesa\u201d verso gli avversari dell\u2019America, poi visti gli scarsi risultati ha indurito i toni nei confronti di Iran, Corea del Nord e Venezuela. Allo stesso tempo, Obama ha continuato la politica di contrasto al terrorismo dell&#8217;amministrazione Bush rafforzando e ampliando le attivit\u00e0 di <i>intelligence <\/i>\u201cattiva\u201d, condotta sia dalle forze speciali che dai velivoli senza pilota, per tenere costantemente sotto pressione i network terroristi ovunque nel mondo.<\/p>\n<p>Romney continuerebbe certamente tale politica ormai bipartisan basata sul principio cosiddetto del \u201c<i>kill the bad guys before they can kill us<\/i>\u201d (Uccidi i cattivi prima che loro possano uccidere te), espressione utilizzata da un recente articolo di <i>Foreign Policy <\/i>intitolato non a caso \u201cBarack O\u2019Romney\u201d per sottolineare la convergenza delle strategie dei due candidati. Ci si pu\u00f2 aspettare che Romney adotti posizioni pi\u00f9 dure nei confronti dell\u2019Iran quanto al programma nucleare, tuttavia \u00e8 improbabile che avvii campagne militari simili a quella irachena o afgana, che hanno avuto costi alti, tempi lunghi e risultati relativamente poco soddisfacenti. Per questo tipo di operazioni non c\u2019\u00e8 interesse politico oggi negli Usa, neanche tra i repubblicani, vista la priorit\u00e0 data alla ripresa economica e alla riduzione di debito e deficit pubblici.<\/p>\n<p>La pi\u00f9 rilevante differenza tra la politica di difesa prospettata da Romney e quella prevedibile in un secondo mandato di Obama starebbe probabilmente nella cancellazione dei tagli alle spese militari decisi dal presidente democratico, in modo da mantenere il bilancio della difesa sopra la soglia del 4% del Prodotto interno lordo (Pil) e da incrementare in particolare la flotta della US Navy.<\/p>\n<p><b>Global Nato?<\/b><br \/>Obama ha conferito un\u2019impronta multilateralista alla politica estera e di difesa Usa, anche attraverso la Nato. Per esempio, lo scudo anti-missile in Europa proposto dall\u2019amministrazione Bush \u00e8 stato \u201cmultilateralizzato\u201d, seguendo peraltro un percorso tracciato dal secondo mandato del presidente repubblicano, diventando uno scudo Nato a tutti gli effetti con la struttura di comando e controllo situata a Ramstein, in Germania. Allo stesso tempo Obama ha chiesto agli alleati europei rinforzi in Afghanistan dettando in modo unilaterale tempistica e strategia della campagna militare &#8211; incluso il prossimo disimpegno.<\/p>\n<p>Romney proseguirebbe molto probabilmente su questa strada, rallentando per\u00f2 il ritiro dall&#8217;Afghanistan per venire incontro ai comandi militari Usa, che chiedono pi\u00f9 tempo per completare la transizione della gestione della sicurezza alle autorit\u00e0 afgane con maggiori speranze di successo. Proprio alla vigilia dell&#8217;ultimo vertice Nato Romney ha firmato un editoriale sul <i>Chicago Tribune <\/i>che sottolineava la necessit\u00e0 di rafforzare le capacit\u00e0 militari dell&#8217;Alleanza, criticando i tagli decisi da Obama come un \u201ccattivo esempio\u201d che incentiva gli europei a ridurre ulteriormente i loro bilanci militari. Romney ha anche affermato che la Nato deve operare per la tutela degli interessi di sicurezza dei paesi membri in teatri posti al di fuori del Vecchio Continente &#8211; come Afghanistan e Libia.<\/p>\n<p>La visione di una \u201cglobal Nato\u201d \u00e8 stata condivisa da tutte le amministrazioni americane post-Guerra Fredda, che hanno costantemente spinto gli alleati europei ad operare \u201cfuori area\u201d, ad allargare la Nato ad est e a rafforzarne le <i>partnership <\/i>mondiali. Un punto di equilibrio tra questa spinta (anglo) americana e la ritrosia di molti paesi europei verso la \u201cglobal Nato\u201d era stato raggiunto nel Concetto Strategico approvato a Lisbona nel 2010. Un secondo mandato Obama probabilmente non darebbe una assoluta priorit\u00e0 all&#8217;evoluzione dell&#8217;Alleanza verso la \u201cglobal Nato\u201d, pur ritenendola auspicabile, mentre un&#8217;eventuale amministrazione repubblicana potrebbe spingere di pi\u00f9 in questa direzione rimettendo in discussione l&#8217;equilibrio raggiunto a Lisbona.<\/p>\n<p>Con Romney o con Obama, gli Stati Uniti certamente chiederanno agli europei di fare di pi\u00f9 in termini militari e politici per s\u00e9 stessi e per la sicurezza transatlantica e internazionale, mentre faranno di meno per la sicurezza dell&#8217;Europa. \u00c8 questa una tendenza di lungo periodo che continuer\u00e0 a prescindere dall&#8217;inquilino della Casa Bianca, ma che piuttosto potrebbe accelerare, rallentare o cambiare direzione a causa di shock strategici quali un nuovo 11 settembre o l&#8217;implosione dell&#8217;euro.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Malgrado le rilevanti differenze programmatiche tra il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama e il suo sfidante repubblicano, Mitt Romney, sul fronte della politica estera e di difesa si registrano molti punti in comune. 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