{"id":20690,"date":"2012-06-27T00:00:00","date_gmt":"2012-06-26T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/europa-federale-unica-via-duscita\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:50","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:50","slug":"europa-federale-unica-via-duscita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/06\/europa-federale-unica-via-duscita\/","title":{"rendered":"Europa federale unica via d&#8217;uscita"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8, nella posizione espressa senza ambiguit\u00e0 da tre grandi Confindustrie europee al convegno &#8220;Europa federale, unica via d&#8217;uscita?&#8221;, che si \u00e8 svolto a Palazzo Giustiniani il 22 giugno scorso, un elemento di prorompente novit\u00e0, al limite del rivoluzionario. Con declinazioni diverse ma univoca direzione di marcia e analogo senso d&#8217;urgenza, Giorgio Squinzi (Confindustria), Laurence Parisot (Medef) e Markus Kerber (BDI) hanno lanciato tre &#8220;s\u00ec&#8221; chiari e netti a sostegno di un&#8217;Europa federale.<\/p>\n<p><b>Discontinuit\u00e0<\/b><br \/>\nCome non vedere, in questi tre distinti <i>cris de coeur<\/i>, una netta discontinuit\u00e0 con un passato non troppo remoto dove un certo mondo imprenditoriale, di fronte a grandi paesi emergenti dai tassi di sviluppo del 7-8% annui, preferiva invocare le barricate alle proprie frontiere nazionali anzich\u00e9 pretendere maggiore integrazione di mercati gi\u00e0 ampiamente interconnessi e il completamento del mercato interno?<\/p>\n<p>Emma Bonino, vice presidente del Senato e principale artefice dell&#8217;incontro (assieme al Consiglio Italiano del Movimento Europeo e il <i>European Council on Foreign Relations<\/i>), nel suo saluto di benvenuto ha detto di essere stata molto favorevolmente ed inaspettatamente colpita, leggendo un recente rapporto del Medef intitolato &#8220;Besoin d&#8217;air&#8221;, nello scoprire che, partendo dall&#8217;analisi della situazione economica del loro paese, gli imprenditori francesi affermavano, senza mezzi termini, che &#8220;o andiamo velocemente verso gli Stati Uniti d&#8217;Europa o qui non si salva nessuno&#8221;.<\/p>\n<p>L&#8217;idea del convegno ha preso le mosse proprio da quel rapporto: se anche gli imprenditori d&#8217;Oltralpe, appartenenti al paese &#8220;sovranista&#8221; per eccellenza, sentono l&#8217;urgenza di un&#8217;organizzazione federale per l&#8217;Unione europea, perch\u00e9 &#8211; si \u00e8 chiesta Emma Bonino &#8211; la leadership politica non lo capisce o fa finta di non capirlo? Soprattutto, avranno la lungimiranza di tenerne conto i capi di stato e di governo che si riuniscono tra pochi giorni a Bruxelles?<\/p>\n<p><b>Non ritorno<\/b><br \/>\nOrmai \u00e8 chiaro a quasi tutti. L&#8217;eurocrisi non \u00e8 una crisi del debito perch\u00e9, come ha detto Markus Kerber, &#8220;in aggregato il nostro indebitamento \u00e8 minore di quello americano&#8221;; n\u00e9 si tratta semplicemente di una crisi economico-finanziaria a cui \u00e8 sufficiente applicare qualche rimedio tampone. \u00c8 innanzitutto una crisi politica. Oggi, con notevole ritardo, sono in molti a convergere su questa analisi. Non a caso, pi\u00f9 i giorni passano, pi\u00f9 l&#8217;impostazione federalista viene accettata e condivisa, se non per convinzione antica almeno &#8220;per necessit\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p>L&#8217;approfondimento della crisi ha quindi fatto s\u00ec che pronunciare la parola &#8220;federalismo&#8221; non sia pi\u00f9 un tab\u00f9, come lo \u00e8 stato per molti anni. Da ultimo da quando il successo dell&#8217;euro aveva in qualche modo anestetizzato, o offuscato, i sentimenti federalisti in tutta Europa. Se cos\u00ec \u00e8 &#8211; si sono detti i partecipanti al convegno &#8211; allora bisogna passare velocemente dall&#8217;analisi ai fatti: e, per fatti, hanno inteso quelle riforme istituzionali e di governance che per anni sono state rinviate. Per questo, il prossimo Consiglio europeo del 28 e 29 giugno non dovr\u00e0 essere un Vertice come tanti ma un passaggio fondamentale, quasi di non ritorno.<\/p>\n<p>Certo, molti osservatori dicono che bisogna evitare di caricare il Vertice di attese eccessive perch\u00e9 il momento della verit\u00e0 verr\u00e0 solo tra tre mesi, dopo l&#8217;estate, quando il rallentamento della crescita in Cina e anche negli Usa comincer\u00e0 a pesare anche sui paesi pi\u00f9 virtuosi dell&#8217;Unione europea.<\/p>\n<p>Ma, anche se cos\u00ec fosse, anche se il copione del Vertice prevede misure meritevoli &#8211; dalla ricapitalizzazione della Banca europea per gli investimenti (Bei) per dieci miliardi di euro ai primi vagiti dei project bond &#8211; considerate per\u00f2 gi\u00e0 come insufficienti per rimettere in moto un&#8217;economia europea intorpidita, da questo Consiglio europeo dobbiamo comunque uscire con la convinzione, oltre che la sensazione, che l&#8217;Europa si sia finalmente rimessa in moto.<\/p>\n<p><b>Sfera pubblica europea<\/b><br \/>\nE quindi le misure, ancorch\u00e9 inadeguate, dovranno essere prese senza reticenze, propedeutiche ad un&#8217;unione politica, vedi gli Stati Uniti d&#8217;Europa. Non il super-stato europeo cos\u00ec inviso ai britannici &#8211; come si fa a continuare a parlare di super-stato quando il bilancio comunitario non raggiunge neppure il 2% del Pil dell&#8217;intera Ue! &#8211; ma fornire, nel medio termine, una visione nella quale la sfera pubblica europea possa in qualche modo rispecchiarsi e, nel breve termine, affermare che riforme, disciplina e rigore non fanno parte di un destino &#8220;cinico e baro&#8221; ma di un disegno pi\u00f9 grande di coesione economica e di unione politica. Come ha detto Romano Prodi concludendo il convegno: &#8220;ormai siamo troppo integrati per disintegrarci&#8221;. Una realt\u00e0, evidentemente, che il settore produttivo ha gi\u00e0 assimilato.<\/p>\n<p>Non era intenzione dei promotori del convegno organizzare una sorta di Stati Generali d&#8217;Europa e, infatti, le presenze non erano esaustive del &#8220;sistema Europa&#8221;: mancava la voce del Parlamento europeo per esempio, come pure quella dei sindacati europei. Altri potranno, se lo vorranno, prendere il testimone e promuovere altre iniziative pubbliche che vedano coinvolti altri stake-holders. Questo sarebbe un seguito pi\u00f9 che benvenuto visto che il processo politico rimane fragile e le pulsioni anti-europeiste e populiste sono sempre in agguato.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8, nella posizione espressa senza ambiguit\u00e0 da tre grandi Confindustrie europee al convegno &#8220;Europa federale, unica via d&#8217;uscita?&#8221;, che si \u00e8 svolto a Palazzo Giustiniani il 22 giugno scorso, un elemento di prorompente novit\u00e0, al limite del rivoluzionario. 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