{"id":20700,"date":"2012-06-27T00:00:00","date_gmt":"2012-06-26T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/usa-e-cina-nel-mare-del-diritto\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:51","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:51","slug":"usa-e-cina-nel-mare-del-diritto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/06\/usa-e-cina-nel-mare-del-diritto\/","title":{"rendered":"Usa e Cina nel mare del diritto"},"content":{"rendered":"<p>Ancora una volta negli Stati Uniti si \u00e8 acceso un confronto pubblico sull\u2019opportunit\u00e0 di ratificare la Convenzione dell\u2019Onu sul diritto del mare del 1982 (Unclos). Nel 2007 il Senato Usa aveva gi\u00e0 bocciato la ratifica dell\u2019Unclos anche se essa era stata firmata dall\u2019Amministrazione Clinton nel 1994 a seguito di una modifica in senso liberista della parte relativa allo sfruttamento dell\u2019area internazionale dei fondi marini. <\/p>\n<p>Ora che la ratifica \u00e8 stata riproposta, rappresentanti delle istituzioni civili e militari, ministri (come quello della difesa, Leon Panetta), ex Segretari di Stato ed accademici si sono espressi a maggioranza a favore. La questione sembrerebbe di politica interna. Se non fosse che sullo sfondo si intravedono varie e rilevanti implicazioni sulla <i>governance <\/i>degli oceani e sul connesso uso degli spazi marittimi oggetto di pretese esclusive, quali quelli reclamati dalla Cina nel Mar Giallo e nel Mar cinese meridionale.<\/p>\n<p><b>Posta in gioco<\/b><br \/>\u00c8 imminente la celebrazione alle Nazioni Unite, alla presenza di pi\u00f9 di 150 stati parte tra cui la Cina, del trentesimo anniversario dell\u2019Unclos. Alla cerimonia saranno tuttavia assenti sia gli Stati che l\u2019hanno firmata, ma non ratificata come Iran, Libia, Korea del Nord ed Usa, sia quelli che non l\u2019hanno nemmeno siglata come Israele, Turchia e Venezuela. In molti casi le riserve di questi stati sono solo legate a singole questioni come, per la Turchia, gli spazi marittimi dell\u2019Egeo o, per l\u2019Iran, il regime di transito attraverso Hormuz.<\/p>\n<p>L\u2019Unclos contiene infatti un substrato di regolamentazioni accettate da tutti che confermano le precedenti Convenzioni di Ginevra del 1958 o recepiscono istituti come quello della Zona economica esclusiva (Zee) i quali hanno acquisito valore consuetudinario. Solo gli stati parte possono per\u00f2 avvalersi di specifici diritti previsti dell\u2019Unclos come l\u2019acquisizione di permessi di ricerca mineraria nell\u2019Area internazionale dei fondi marini o come il riconoscimento di limiti della piattaforma continentale estesi oltre le 200 miglia (mg.) che riguarda anche regioni di grandi potenzialit\u00e0 quali quelle polari (gli Usa sono l\u2019unico paese artico che non se ne pu\u00f2 avvalere).<\/p>\n<p><b>Trappola  Zee<\/b><br \/>Il vero problema \u00e8 che l\u2019Unclos, al di l\u00e0 dell\u2019essere quasi del tutto in linea con il diritto consuetudinario, ha sancito la fine dell\u2019incondizionata libert\u00e0 dell\u2019alto mare. Nelle Zee considerate zona sui generis di \u201cacque internazionali\u201d, \u00e8 stabilito un bilanciamento tra gli  interessi degli stati terzi e quelli degli stati costieri che vi possono esercitare diritti funzionali. <\/p>\n<p>Come dimostrato dall\u2019India nel caso della Lexie o dalla Cina per l\u2019incidente del 2009 della nave \u201cUss Impeccable\u201d adibita a sorveglianza sottomarina, la Zee tende ad essere considerata una zona dedicata all\u2019interdizione di qualsiasi attivit\u00e0 militare, comprese quelle di<i> intelligence<\/i>. Insomma uno spazio strategico da presidiare avendo di mira la sicurezza nazionale, pi\u00f9 che un\u2019area in cui proteggere pesca ed ambiente secondo i principi dell\u2019Unclos.<\/p>\n<p><b>Pretese cinesi<\/b><br \/>\u201cLa Cina vuole negare agli Usa l\u2019accesso alle sue acque \u2026\u201d. Cos\u00ec si \u00e8 espresso il Senatore John Bolton autorevole ed ascoltato esponente politico repubblicano, il quale ha aggiunto: \u201cLa Cina non vuole che i militari americani svolgano attivit\u00e0 di<i> intelligence <\/i>vicino alle sue coste. Altre nazioni supportano la posizione della Cina, inclusa la Russia, l\u2019Iran il Brasile e l\u2019India, [la quale] compie di continuo incursioni nelle Zee di altri paesi asiatici come Vietnam, Filippine e Giappone\u201d. Il monito dell\u2019ex ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite ed ex Sottosegretario  dell\u2019amministrazione Bush &#8211; cui si deve la dottrina dell\u2019antiproliferazione delle armi di distruzione di massa &#8211; mira a tener fuori gli Usa dall\u2019Unclos facendo leva sulla tendenza della Cina a forzare l\u2019interpretazione della Convenzione per propri fini geopolitici.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/south_china-sea.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><i><font size=\"1\">Geopolitica del Mar Cinese Meridionale<\/i><\/font><\/p>\n<p><b>Riserve Usa<\/b><br \/>Oltre che motivata da considerazioni strategiche, la posizione del Senatore Bolton \u00e8 per\u00f2 l\u2019espressione del radicato scetticismo statunitense verso i trattati internazionali considerati fonte di ambigue interpretazioni. Le preferenze degli Usa vanno infatti ai principi di diritto consolidati dalla consuetudine ed applicati nella prassi internazionale con la convinzione del loro carattere vincolante. Basti pensare a tutti gli accordi internazionale di cui gli Stati Uniti non sono parte a cominciare dai Protocolli addizionali di Ginevra del 1977 sul diritto umanitario e dallo Statuto della Corte penale internazionale sino al Protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici. Quasi un corollario della dottrina Monroe applicata alle relazioni giuridiche internazionali secondo cui gli Usa non sono disposti a invischiarsi in accordi multilaterali di portata generale.<\/p>\n<p><b>Mare libero<\/b><br \/>Eppure non va dimenticato che gli Stati Uniti sono stati per anni durante la guerra fredda i paladini del <i>Mare libero <\/i>di Grozio contro le pretese eccessive di paesi come Libia, Iran, Albania e Russia mediante un programma (il <i>Freedom of Navigation Program<\/i>) di contestazioni mirate in modo imparziale (anche la storicit\u00e0 del nostro Golfo di Taranto fu oggetto di protesta) a non prestare acquiescenza. <\/p>\n<p>Si pu\u00f2 oggi discutere se tali metodi fossero in linea con i principi di soluzione delle controversie, ma \u00e8 innegabile che essi hanno indotto alcuni stati a recedere dalla pretesa contestata. Ad esempio nel 1989 ebbe termine la politica sovietica contraria ad ammettere il transito inoffensivo nelle proprie acque territoriali di navi da guerra straniere: Usa ed Urss concordarono infatti una dichiarazione congiunta ove si fissavano, secondo un\u2019interpretazione basata sullo spirito dell\u2019Unclos, i principi applicabili in materia.<\/p>\n<p><b>Fiducia  reciproca<\/b><br \/>Non \u00e8 possibile ipotizzare al momento quali saranno le decisioni del Senato statunitense sulla ratifica dell\u2019Unclos. In effetti riesce difficile pensare che d\u2019un tratto gli Stati Uniti si siedano al tavolo degli stati parte dell\u2019Unclos a discutere di protezione della biodiversit\u00e0 dell\u2019alto mare o di ripartizione delle risorse finanziarie dell\u2019Autorit\u00e0 dei fondi marini. <\/p>\n<p>La storia insegna che nel Dna di ogni nazione ci sono delle costanti che si ripetono. Certo \u00e8 per\u00f2 che, Unclos o non Unclos, in futuro dovr\u00e0 essere raggiunto un equilibrio di potenza nello scacchiere marittimo asiatico in cui oltre alla nascente potenza navale cinese e statunitense (a condizione che la US Navy sia dimensionata adeguatamente, dopo anni di tagli) sono presenti, dalla parte degli Usa, Vietnam, Brunei, Malesia, Filippine, Formosa, Giappone e Sud Corea. <\/p>\n<p>Se prevarr\u00e0 il pragmatismo cinese e la ricorrente <i>realpolitik <\/i>statunitense di recente rinverdita dal Segretario di stato Clinton, gli Usa troveranno forse un\u2019intesa con la Cina su un\u2019interpretazione condivisa del regime della attivit\u00e0 militari nelle Zee simile a quella raggiunta con l\u2019Unione Sovietica nel 1989. Solo cos\u00ec potr\u00e0 evitarsi che l\u2019Unclos diventi, paradossalmente,  fattore di destabilizzazione politica e di disordine dei mari.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ancora una volta negli Stati Uniti si \u00e8 acceso un confronto pubblico sull\u2019opportunit\u00e0 di ratificare la Convenzione dell\u2019Onu sul diritto del mare del 1982 (Unclos). 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