{"id":20710,"date":"2012-06-27T00:00:00","date_gmt":"2012-06-26T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-cina-scommette-sulleuro\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:51","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:51","slug":"la-cina-scommette-sulleuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/06\/la-cina-scommette-sulleuro\/","title":{"rendered":"La Cina scommette sull\u2019euro"},"content":{"rendered":"<p>La Cina \u00e8 destinata a diventare la prima economia al mondo nei prossimi anni. Le crescenti risorse finanziarie di Pechino daranno al paese asiatico maggiori capacit\u00e0 di spesa nei settori militare e della difesa, in particolare nelle tecnologie spaziali e degli armamenti di ultima generazione, che la metteranno in grado di tenere testa agli Stati Uniti in un eventuale confronto circoscritto intorno a Taiwan o nel Mar della Cina meridionale. Un\u2019eventualit\u00e0, quella di un conflitto tra Washington e Pechino, che speriamo non sopraggiunga mai.<\/p>\n<p><b>Dal dollaro all\u2019euro<\/b><br \/>Dovrebbero queste dinamiche preoccuparci? O non dovremmo concentrare la nostra attenzione oltre che sulle capacit\u00e0 finanziarie e militari di Pechino, sull\u2019uso che la dirigenza dell\u2019Impero di Mezzo far\u00e0 della sua crescente influenza? Sono alcuni dei temi dibattuti da un gruppo di esperti internazionali nell\u2019ultimo numero del <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/content.asp?langid=1&#038;contentid=71\" target= \"blank\"><b><u> The International Spectator<\/u><\/b><\/a> (TIS). Con un volume interamente dedicato al crescente impatto strategico della Cina sull\u2019economia e la politica internazionale, il TIS intende contribuire al vivace dibattito in corso negli Stati Uniti e tra i suoi alleati europei ed asiatici riguardo la sfida che la crescita della potenza cinese pone all\u2019ordine liberale internazionale creato &#8211; e tuttora mantenuto in piedi &#8211; dall\u2019occidente. Una sfida di non semplice e univoca soluzione.<\/p>\n<p>L\u2019emergere della potenza cinese \u00e8 stata vissuta negli ultimi anni in maniera diversa dalle due sponde dell\u2019Atlantico. La Cina continua, ad esempio, ad essere la pi\u00f9 forte sostenitrice dell\u2019euro e, pi\u00f9 in generale, dell\u2019eurozona. Al contrario di alcuni settori dell\u2019<i>establishment <\/i>finanziario americano che speculano su una possibile disintegrazione della zona euro. Da agosto 2011, quando Standard &#038; Poor\u2019s ha declassato il <i>rating <\/i>sovrano degli Stati Uniti, la Cina ha accelerato il suo disinvestimento dal dollaro aumentando al contempo la sua esposizione sull\u2019euro, portando la quota delle sue riserve detenute nella moneta comune europea dal 27% circa della scorsa estate a circa un terzo agli inizi di quest\u2019anno. Questo, secondo fonti del Tesoro americano (confermate dal governo cinese) e pubblicate sulla stampa specializzata &#8211; incluso il <i>Financial Times <\/i>e il <i>Wall Street Journal <\/i>&#8211; a fine marzo 2012.<\/p>\n<p>La Cina si \u00e8 coperta dai rischi della crisi dei debiti sovrani in Europa diminuendo la sua esposizione sui titoli dei paesi periferici (Grecia, Portogallo, Irlanda, ma anche Spagna e Italia pi\u00f9 recentemente) ed investendo invece quantit\u00e0 crescenti delle sue riserve valutarie verso i titoli dei paesi \u2018core\u2019 della zona euro, che godono ancora della tripla A &#8211; in particolare la Germania, l\u2019Olanda e la Finlandia e in subordine Austria e Francia. <\/p>\n<p>Nonostante la crisi attuale, il disinvestimento della Cina dal dollaro a favore soprattutto dei titoli dei paesi \u2018core\u2019 della zona euro conferma la percezione presente tra gli operatori che la Cina ripone maggiore fiducia nella capacit\u00e0 di ripresa dell\u2019Eurozona piuttosto che nell\u2019economia americana. <\/p>\n<p><b>Da Pechino a Bruxelles<\/b><br \/>L\u2019approccio della Cina alla crisi dei debiti sovrani in Europa e negli Stati Uniti dovrebbe invitare a riflettere in maniera meno dogmatica sull\u2019impatto che l\u2019emergere della potenza cinese sta avendo sul mondo e, quindi, sulla risposta europea. Mentre gli Stati Uniti focalizzano la loro attenzione, anche militare, sulle dinamiche asiatiche e cercando di evitare che la Cina rimpiazzi l\u2019egemonia americana nel Pacifico, l\u2019ex Impero di Mezzo \u00e8 diventato, negli ultimi anni, il pi\u00f9 fervente sostenitore del processo di integrazione europeo e di alcune sue iniziative chiave.<\/p>\n<p>Pechino ha infatti appoggiato la moneta comune europea fin dalla sua nascita &#8211; al contrario di certi ambienti oltre Atlantico che avevano espresso dubbi al riguardo, soprattutto per la sfida che l\u2019euro avrebbe rappresentato al predominio incontrastato del dollaro. Il governo cinese ha anche sostenuto, sia politicamente che finanziariamente, Galileo &#8211; il sistema satellitare europeo &#8211; il quale \u00e8 stato, invece, fortemente osteggiato dall\u2019alleato americano fin dai suoi esordi per la possibile concorrenza con la supremazia spaziale americana.<\/p>\n<p>L\u2019alleanza transatlantica rimane &#8211; e deve rimanere &#8211; insieme alla scelta europeista, l\u2019assioma fondamentale e indiscutibile della politica estera italiana ed europea e la base sulla quale continuare a promuovere quell\u2019ordine liberale internazionale che ha garantito pace e prosperit\u00e0 al mondo e allargato l\u2019alveo delle democrazie. <\/p>\n<p>L\u2019emergere della Cina e il suo essere portatrice di valori e interessi talvolta distinti dall\u2019occidente contiene le premesse per una ridiscussione (almeno nei principi, se non ancora nei fatti) dei fondamenti dell\u2019attuale ordine liberale internazionale. Nonostante sia stato proprio questo tipo di ordine ad aver permesso la crescita della potenza cinese negli ultimi decenni, come dimostra il dibattito tra Cui Liru, David Shambaugh e Francois Godement sulle pagine dell\u2019ultimo numero del TIS.<\/p>\n<p><b>Dilemma europeo<\/b><br \/>La Cina \u00e8 anche, per\u00f2, l\u2019attore internazionale che negli ultimi anni ha sostenuto con maggiore continuit\u00e0 il processo di integrazione europea e alcune delle sue iniziative chiave. Certo, la Cina ha fatto tutto questo per il proprio tornaconto e in funzione antiamericana e non certo per amore della Ue o dei buoni ricordi lasciati dalle potenze europee all\u2019epoca dei trattati ineguali con Pechino. Ma come andrebbero meglio le cose per noi europei se anche gli altri attori internazionali di rilievo &#8211; e <i>in primis <\/i>l\u2019alleato americano &#8211; avessero messo tra i loro interessi nazionali l\u2019appoggio incondizionato al processo di integrazione europeo, inclusa la sopravvivenza della sua moneta comune e della stessa zona euro.<\/p>\n<p>Invece, la speculazione finanziaria contro l\u2019Italia e gli altri paesi periferici non proviene da Shanghai, ma dalle grandi banche d\u2019affari e gli <i>hedge funds <\/i>domiciliati soprattutto a Wall Street. Nonostante i proclami di Obama a favore dell\u2019eurozona, le forze contrarie all\u2019unit\u00e0 monetaria europea provengono, in maggioranza, da quell\u20191% di America che pensa pi\u00f9 al profitto immediato piuttosto che all\u2019integrazione tra le nazioni.<\/p>\n<p>Qui st\u00e0 il dilemma europeo. Da una parte, alcune delle forze finanziarie che hanno sostenuto e garantito l\u2019ordine liberale internazionale post-bellico di stampo occidentale &#8211; e non va dimenticato il loro ruolo attivo nel promuovere tale ordine all\u2019interno di consessi quali la Trilaterale e il gruppo Bilderberg &#8211; stanno attaccando la zona euro. Dall\u2019altra, c\u2019\u00e8 una Cina sempre pi\u00f9 potente ma anche portatrice di valori e interessi talvolta alternativi all\u2019ordine internazionale esistente. Una Cina che contribuisce per\u00f2, pi\u00f9 di ogni altro attore internazionale di rilievo, a puntellare &#8211; sia a parole che a fatti &#8211; la zona euro e la sua moneta comune. Non \u00e8 un dilemma da poco.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo numero del TIS non d\u00e0 risposte nette a questi interrogativi. Fornisce per\u00f2 una serie di analisi e riflessioni atte ad approfondire queste (e altre) tematiche che avranno crescente influenza sulle scelte strategiche che le classi dirigenti italiane ed europee saranno chiamate a compiere nei mesi ed anni a venire.<\/p>\n<p><i>Nicola Casarini \u00e8 research fellow all\u2019Istituto dell\u2019Unione Europea per gli Studi sulla Sicurezza (Parigi) e consulente di ricerca per la Cina e l\u2019Asia orientale dello Iai<\/i>.<\/p>\n<p>Vedi: <br \/>, numero speciale su: <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/content.asp?langid=1&#038;contentid=71\" target= \"blank\"><b><u> A Rising China and its Strategic Impact<\/u><\/b><\/a>, Vol. 47, n. 2, giugno 2012.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Cina \u00e8 destinata a diventare la prima economia al mondo nei prossimi anni. 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