{"id":20760,"date":"2012-07-04T00:00:00","date_gmt":"2012-07-03T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/obama-sullonda-della-riforma-sanitaria\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:49","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:49","slug":"obama-sullonda-della-riforma-sanitaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/07\/obama-sullonda-della-riforma-sanitaria\/","title":{"rendered":"Obama sull\u2019onda della riforma sanitaria"},"content":{"rendered":"<p>Una Corte Suprema che nei sondaggi raggiunge a malapena il 44% della fiducia degli americani \u00e8 tornata di recente agli onori delle cronache per la storica sentenza del 28 giugno,<i> National Federation of Independent Business v. Sebelius<\/i>. Questa decisione getta una luce positiva sul futuro del <i>Patient Protection and Affordable Care Act <\/i>del 2010, la riforma del sistema sanitario americano soprannominata <i>Obamacare<\/i>, obiettivo dei democratici americani da molte generazioni.<\/p>\n<p>Il ricorso presentato da varie parti (riunite nella dicitura <i>National Federation of Indipendent Business<\/i>) contro il sottosegretario alla Salute dell&#8217;amministrazione Obama in carica dal 2009, Kathleen Sebelius, ex governatrice del Kansas, rappresenta la punta dell&#8217;iceberg del vasto movimento <i>anti-Obamacare <\/i>che si \u00e8 diffuso negli Usa cui hanno aderito, oltre alle associazioni dei cittadini, anche alcuni degli stessi Stati dell&#8217;Unione,<i> in primis <\/i>Virginia e Florida, rivoltesi al giudice nel 2011 per contestare la costituzionalit\u00e0 della legge soprattutto sotto il profilo formale.<\/p>\n<p><b>Pubblico e privato<\/b><br \/>Le obiezioni riguardavano da una parte la possibilit\u00e0 del Congresso di legiferare sull&#8217;<i>individual mandate<\/i>, ovvero l&#8217;obbligo di ogni cittadino di stipulare un&#8217;assicurazione sanitaria, pena una multa. Dall&#8217;altra, la pretesa della Virginia che una legge statale potesse annullare la legge federale, vietando cos\u00ec l\u2019istituzione di un&#8217;assicurazione obbligatoria. Un contrasto tradizionale della politica americana, giocato sul rapporto tra competenze del governo federale e difesa della sfera privata del cittadino. Le accuse mosse alla riforma sono state dunque  di essere troppo \u201ceuropea\u201d o \u201csocialista\u201d o favorevole all\u2019ipertrofia del<i> welfare state<\/i>.<\/p>\n<p>La Corte ne ha tuttavia dichiarato la costituzionalit\u00e0, modificandone una parte rilevante: la multa da pagare per la mancata assicurazione viene convertita in una tassa. Si lascia cos\u00ec la libert\u00e0 al Congresso, responsabile secondo la Costituzione dell\u2019imposizione fiscale, di scegliere la sanzione pi\u00f9 idonea da comminare a chi si rifiuti di sottoscrivere l\u2019assicurazione.<\/p>\n<p>Lo scrutinio si \u00e8 concluso con cinque voti a favore della riforma, quello dei giudici<i> liberal <\/i>pi\u00f9 quello del <i>Chief Justice <\/i>John Roberts (nominato dal presedente George W. Bush), e quattro voti contro, quello dei giudici repubblicani nominati nel tempo da Reagan e, poi, dai Bush padre e figlio. La sentenza ha rivelato non solo la spaccatura della Corte Suprema, non sempre impermeabile alle sensibilit\u00e0 del mondo politico, ma ha portato in auge un<i> Chief Justice <\/i>che, come ha notato Chris Cillizza sul <i>Washington Post<\/i>, \u00e8 diventato \u201cil vero protagonista\u201d della vicenda.<\/p>\n<p><b>Audacia<\/b><br \/>Attirandosi le ire dei repubblicani, il giudice ex direttore della<i> Harvard Law Review <\/i>come lo stesso Obama, ha fatto una scelta coraggiosa. Come si evince dalle memorie depositate dai giudici che hanno votato contro (<i>dissenting opinions<\/i>), tra cui l&#8217;ultraconservatore Antonin Scalia, la motivazione utilizzata dalla minoranza ha un respiro filosofico e di merito, prima che puramente giuridico. Lo Stato violerebbe una libert\u00e0 personale derivante dai diritti costituzionalmente garantiti costringendo il popolo a munirsi di una assicurazione sanitaria entro il 2014, data in cui <i>Obamacare <\/i>si prevede che sia operativa.<\/p>\n<p>Le ripercussioni di una sentenza di tale importanza sono al vaglio dei commentatori: per i repubblicani, che fanno leva su valori pi\u00f9 schiettamente \u201clibertari\u201d (pur cos\u00ec sopiti negli ultimi tempi), \u00e8 giocoforza ripetere che l&#8217;obbligo di stipula dell&#8217;assicurazione derivante dalla legge \u00e8 una ferita troppo grave contro l&#8217;individuo. I commentatori pi\u00f9 estremi, da Ann Coulter a Rush Limbaugh, si definiscono addirittura \u201cdisgustati\u201d dall&#8217;atteggiamento del giudice Roberts. Contemporaneamente, nei <i>think tank<\/i> libertari o repubblicani, dal <i>Cato Institute <\/i>dei Fratelli Koch all&#8217;<i>American Enterprise Institute <\/i>o all&#8217;<i>Heritage Foundation<\/i>, non si placano le polemiche e si tenta di ridare fiato ad una battaglia che sembra per\u00f2 perduta, recuperando lo slogan<i> Repeal Obamacare!<\/i> (abrogare l&#8217;Obamacare).<\/p>\n<p>In una mail inviata da Larry Chen, capo della divisione<i> policy<\/i> della campagna di Romney e responsabile della \u201cvisione\u201d del candidato e delle posizioni su temi di attualit\u00e0 pubblica, si legge che l&#8217;<i>establishment <\/i>repubblicano ha elaborato tre linee d\u2019azione per reagire al risultato della sentenza: una in caso di rigetto dell&#8217;intera riforma, una in caso di conferma piena ed una se la riforma fosse stata cassata in parte. Lo rivela il blog <i>The Caucus del New York Times<\/i>, che sottolinea come le potenziali conseguenze erano gi\u00e0 ampiamente previste sia dalla campagna di Romney che dagli strateghi conservatori del <i>Republican National Committee<\/i>. Effetti quindi poco dirompenti, afferma il campo conservatore: Romney avr\u00e0 sempre la possibilit\u00e0 di cancellarla in blocco se venisse eletto, nonostante le evidenti similitudini con la riforma sanitaria da lui approvata nello stato di cui \u00e8 stato governatore, il Massachussets.<\/p>\n<p><b>Svolta storica<\/b><br \/>Sul fronte democratico invece le voci sono sicuramente positive, come dimostra il <a href= \" http:\/\/www.barackobama.com\/\" target= \"blank\"><b><u> sito stesso della campagna<\/u><\/b><\/a>, pieno di messaggi e tweets entusiasti per una decisione destinata ad avere un notevole impatto politico. L&#8217;andamento di una campagna presidenziale \u00e8 per\u00f2 sempre variabile, e non \u00e8 facile valutare quanto la decisione influir\u00e0 sulle scelte elettorali nel momento pi\u00f9 caldo, a novembre.<\/p>\n<p>Eppure i sondaggi delle ultime settimane rilevano, con i consueti margini di errore, che il vantaggio di Obama (in media 46-48,5%) \u00e8 tornato a consolidarsi rispetto a Romney (42.5-44%). Secondo quanto evidenziato dal blog <i>FiveThirtyEight <\/i>di Nate Silver, del<i> New York Times<\/i>, le proiezioni sui grandi elettori che a loro volta dovranno eleggere il presidente dopo il 6 novembre, sembrano nettamente favorevoli a Obama  (298,5 contro i 239.5 di Romney).<\/p>\n<p>A quanto pare, dunque, la sentenza <i>Obamacare <\/i>pu\u00f2 essere considerata un \u201cprimo passo\u201d verso un&#8217;eventuale vittoria di novembre, che continuer\u00e0 in larga misura a dipendere dall\u2019andamento dell\u2019 economia e della disoccupazione. Ma la sentenza della Corte Suprema ha un valore simbolico e politico da non sottovalutare per gli Stati Uniti: se ben valorizzata \u00e8 destinata a svolgere un ruolo di primo piano nel <i>rush <\/i>finale verso la Casa Bianca.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una Corte Suprema che nei sondaggi raggiunge a malapena il 44% della fiducia degli americani \u00e8 tornata di recente agli onori delle cronache per la storica sentenza del 28 giugno, National Federation of Independent Business v. Sebelius. 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