{"id":20810,"date":"2012-07-09T00:00:00","date_gmt":"2012-07-08T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-libia-dopo-il-voto\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:48","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:48","slug":"la-libia-dopo-il-voto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/07\/la-libia-dopo-il-voto\/","title":{"rendered":"La Libia dopo il voto"},"content":{"rendered":"<p>Il Consiglio Nazionale di Transizione (Cnt) di Mustafa Abdel Jalil \u00e8 stato di parola. Nonostante la popolazione della Libia, quarto paese dell\u2019Africa in termini di estensione, e le poche istituzioni esistenti non siano affatto avvezze alle procedure ed ai rituali del voto democratico, le elezioni sono state organizzate in modo efficiente, e si sono svolte &#8211; anche a detta degli osservatori europei, dell\u2019Onu e delle Organizzazioni non governative (Ong) &#8211; in modo sufficientemente ordinato e credibile in tutti i 13 maxi-collegi. Certo, gli episodi di violenza, di sabotaggio, di astensione e di <i>mismanagement <\/i>ci sono stati, ma in misura sorprendentemente inferiore alle previsioni pi\u00f9 rosee. <\/p>\n<p>Fissate inizialmente per il 19 giugno, le operazioni di voto sono state posticipate al 7 luglio &#8211; e non a settembre, dopo il Ramadan, come si temeva &#8211; per consentire al maggior numero possibile di persone di registrarsi. Provvedimento che \u00e8 andato ad effetto, lo ha dichiarato il presidente della commissione elettorale, visto che il numero di iscritti ha superato i 2,8 milioni di persone, ossia il 75 per cento dei cittadini con diritto di voto. Quindi, la voglia di votare nel complesso c\u2019\u00e8, incuriosisce ed attrae, se, come ci dicono le cronache, nei grandi centri il tutto si \u00e8 svolto addirittura in un\u2019atmosfera di festa. Ma sui manifesti elettorali i soliti ignoti avevano gi\u00e0 coperto con vernice nera il volto delle candidate. <\/p>\n<p><b>Processo complesso <\/b><br \/>D\u2019altra parte, dopo una guerra nata dalla volont\u00e0 di pochi &#8211; ma costata comunque distruzioni, migliaia di morti, sfollati senza possibilit\u00e0 di ritorno, sequestri e sparizioni &#8211; la posta era grande e l\u2019occasione non ripetibile, pena una balcanizzazione, per non dire \u201csomatizzazione\u201d, che non sembra ancora scongiurata del tutto. Per molti, arrivare a concludere rapidamente queste elezioni \u00e8 stato ancora pi\u00f9 importante del risultato: il percorso della <i>road map <\/i>verso un processo di stabilizzazione, che va comunque guardato nei tempi lunghi, doveva necessariamente cominciare, e senza indugi. <\/p>\n<p>Evidentemente, nelle classi pi\u00f9 consapevoli c\u2019\u00e8 stata la percezione che, in caso di fallimento, la frammentazione sarebbe stata inevitabile. Sar\u00e0 forse per motivi di convenienza elettorale, ma nel corso della campagna tutti i candidati si erano espressi per l\u2019unit\u00e0 dello Stato e la laicit\u00e0 delle istituzioni repubblicane, pur con la <i>sharia <\/i>come fonte principale del diritto. In questa fase iniziale c\u2019\u00e8 stato persino un certo<i> fair play<\/i>, dove i laicisti hanno ricordato di essere comunque musulmani e tutti i confessionali hanno assicurato di essere dei moderati. Nella pratica, staremo a vedere, perch\u00e9 la Costituzione \u00e8 ancora da scrivere, e dovr\u00e0 certamente essere scritta a pi\u00f9 mani. <\/p>\n<p>In questa prima tornata elettorale politica &#8211; la precedente, amministrativa, si era tenuta per eleggere i sindaci &#8211; lo scopo \u00e8 stato quello di eleggere un Parlamento di transizione formato da 200 deputati. Di questi, 102 dovranno essere tripolitani, 60 cirenaici e 38 del Fezzan. Ancora, dei 200 seggi 120 sono riservati alle candidature individuali, mentre il resto verr\u00e0 assegnato attraverso il voto di lista. Il tutto \u00e8 un po\u2019 complicato e si presta a contestazioni, se si pensa che i partiti da cui trarre i rimanenti 80 deputati sono ben 142. <\/p>\n<p>Questo Parlamento di transizione dovr\u00e0 esprimere un nuovo primo ministro, il nuovo governo provvisorio fino alle elezioni del 2013 e un\u2019assemblea ristretta a 60 membri incaricata di scrivere la bozza della Costituzione, indicando quindi quale assetto dare allo Stato (centralista o federalista) e quanti e quali poteri assegnare agli organi locali. Punti fondamentali, sui quali i pareri concordi sinora sono stati solo di maniera. <\/p>\n<p>Completato il lavoro, la bozza dovr\u00e0 essere sottoposta a referendum popolare, in attesa delle nuove elezioni. Questa moltitudine di forze e di candidati \u00e8 convenzionalmente raggruppabile in tre filoni principali: quello laico-islamico moderato delle Forze di Alleanza Nazionale (che potremmo definire liberale) dell\u2019ex premier Mahamoud Jibril, quello islamico sedicente moderato di Giustizia e Ricostruzione, emanazione dei Fratelli Musulmani, e al-Watan del barbuto ex comandante militare dei ribelli Abdelkhadim Belhaj &#8211; detto \u201cl\u2019Afghano\u201d &#8211; considerato concettualmente abbastanza vicino ad al-Qaeda. <\/p>\n<p><b>Post-voto<\/b><br \/>A meno di improbabili stravolgimenti nei prossimi giorni, con scorno di molti scommettitori ed un sospiro di sollievo da parte dell\u2019Occidente, questa prima battaglia \u00e8 stata vinta dalla formazione liberal-democratica di Jibril. Cosa avverr\u00e0 della Libia in questo primo periodo post-elettorale? Nulla di definitivo, perch\u00e9 una stabilizzazione, se pur ci sar\u00e0, non potr\u00e0 che svilupparsi progressivamente, e solo nel lungo termine. I problemi del nuovo governo sono molteplici, tutti gravi e di variegata natura. Forse quelli di carattere economico sono i meno pressanti, perch\u00e9 in Libia vale un trasversale \u201c<i>business is business<\/i>\u201d e, come avevamo gi\u00e0 visto sotto Gheddafi, tenderanno a seguire un corso autonomo dalla politica. <\/p>\n<p>La prima chiave della stabilit\u00e0 gi\u00e0 di per s\u00e9 si qualifica come \u201coperazione impossibile\u201d: si tratta dello scioglimento delle bande armate, pomposamente chiamate \u201cbrigate\u201d, e la riconsegna delle armi. A chi? All\u2019esercito regolare, vale a dire ad elementi di altre trib\u00f9, magari rivali. \u00c8 inimmaginabile. Queste unit\u00e0, sparse in tutto il paese, sembra siano un paio di centinaia. Alcune, come si \u00e8 visto nell\u2019attacco alle forze che presidiano l\u2019aeroporto di Tripoli, sono dotate di mezzi pesanti. Nei giorni scorsi, centinaia di miliziani armati (<i>thuwar<\/i>, ex-rivoluzionari), hanno assaltato il palazzo del governo chiedendo cose impossibili, come seggi riservati e amnistia per i crimini commessi negli otto mesi di guerriglia.<\/p>\n<p> Altri, nuova fonte di disordine, chiedono a gran voce il sussidio promesso agli ex partigiani (\u00e8 un fenomeno che anche noi conosciamo bene da sessant\u2019anni), ma, contro circa 200 mila <i>thuwar <\/i>accertati sono state presentate pi\u00f9 di 450 mila domande. Poi c\u2019\u00e8 il grave problema della popolazione di colore, cacciata dalle abitazioni requisite dai ribelli in quanto accusata di essere complice del vecchio regime. L\u2019integrazione dei gruppi armati nell\u2019esercito e nella polizia fa parte delle promesse elettorali, ma creer\u00e0 pi\u00f9 problemi di quelli che potr\u00e0 risolvere. <\/p>\n<p><b>Cauto ottimismo<\/b><br \/>Sempre sul piano interno, c\u2019\u00e8 il problema dei tentativi di secessione in Cirenaica, del comportamento delle sette che hanno ostacolato le elezioni e boicottato i seggi, dell\u2019influenza negativa che, magari con aiuti esterni, riusciranno ad avere i gruppi confessionali estremisti su quelli moderati. Al sud c\u2019\u00e8 il problema dei Tebu, che tentano di separarsi chiedendo all\u2019Onu lo stesso trattamento del Sudan del sud, ed altro ancora. I veri problemi strategici, quelli del ruolo del paese nel nord-Africa e nel Mediterraneo, all\u2019interno del mondo arabo e dell\u2019Islam, nel rapporto con l\u2019Occidente e con i Brics, non possono che essere subordinati ad un minimo di stabilit\u00e0 interna, che davvero non sembra a portata di mano.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 nonostante, da qualche parte si doveva pur cominciare e, sempre come inizio, l\u2019andamento e l\u2019esito di queste prime elezioni suggeriscono un cauto ottimismo. Giustamente i leader mondiali e l\u2019Onu hanno gi\u00e0 formulano congratulazioni ed espressioni di soddisfazione. Per il futuro della Libia, o per il risultato del guaio che hanno combinato all\u2019insegna della <i>responsibility to protect<\/i>? <\/p>\n<p>  .<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Consiglio Nazionale di Transizione (Cnt) di Mustafa Abdel Jalil \u00e8 stato di parola. 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