{"id":20820,"date":"2012-07-10T00:00:00","date_gmt":"2012-07-09T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/oltre-lasse-franco-tedesco\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:48","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:48","slug":"oltre-lasse-franco-tedesco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/07\/oltre-lasse-franco-tedesco\/","title":{"rendered":"Oltre l\u2019asse franco-tedesco"},"content":{"rendered":"<p>Anche dopo il Consiglio europeo di fine giugno, le ambivalenze rimangono troppe. Gli Stati hanno compreso che non esiste un futuro per l\u2019Europa senza una trasformazione in senso federalista, ma esitano a imboccare un percorso pieno d\u2019interrogativi sulle rispettive sovranit\u00e0 nazionali.<\/p>\n<p>Si tratta adesso di comprendere che le cessioni di sovranit\u00e0 sono necessarie perch\u00e9 la crisi del debito venga risolta con gli strumenti della democrazia e in coerenza con i Trattati europei. Gli Stati si sono anche resi conto che la quotidianit\u00e0 rappresenta un rischio mortale. Questo ha comportato un passaggio importante dalla tattica a un avvio di strategia.<\/p>\n<p><b>Muraglia cinese<\/b><br \/>\nA Bruxelles, \u00e8 quindi aumentata la consapevolezza che, per arginare i mercati, \u00e8 necessaria la costruzione di una sorta di muraglia cinese infrangibile e l\u2019immedesimazione nei problemi dell\u2019altro. Il \u201crigore\u201d di Angela Merkel e la \u201ccrescita\u201d di Fran\u00e7ois Hollande hanno cercato una sintesi. Era ora che questo cambio di passo, indispensabile per salvaguardare la moneta unica, avvenisse.<\/p>\n<p>Rimangono, tuttavia, carenze gravi. Neanche il Consiglio europeo ha chiarito se l\u2019Europa vuole essere una vera comunit\u00e0 di destini. Solo quando sar\u00e0 stata data una risposta esauriente a questo dilemma verranno meno le scommesse sulla disintegrazione della zona euro. Questa risposta univoca invece manca e i mercati lo registrano con danno per tutti.<\/p>\n<p>La rinnovata volont\u00e0 di perseguire il percorso unitario \u00e8 avvenuta attraverso un apparente rovesciamento delle alleanze: parte dell\u2019opinione pubblica \u00e8 convinta che Francia, Italia, Spagna si sono contrapposte con successo alla Germania seguita dalla pattuglia di fedelissimi (Austria, Finlandia, Paesi Bassi). Queste ricostruzioni basate su contrasti di potenza che richiamano gli scenari del concerto europeo nel XIX secolo sono fuori dalla realt\u00e0.<\/p>\n<p>Malgrado i condizionamenti interni, i leader dell\u2019Unione hanno riconosciuto l\u2019esistenza di un bene comune. Il problema \u00e8 che i grandi paesi non lo sanno ancora perseguire con il necessario vigore, mentre i piccoli paesi (ultimo caso la Finlandia, arrivata a dire che non rimarr\u00e0 nell\u2019euro a qualunque prezzo) non vedono oltre il proprio naso.<\/p>\n<p>Il Regno Unito si \u00e8 autoescluso dal gioco europeo mentre in campo finanziario, come spiega il governatore della Banca d\u2019Italia Ignazio Visco in un\u2019intervista al <i>Corriere della Sera<\/i>, il mondo anglosassone non ha nulla da insegnare. Non ci sono dunque vincitori e vinti: di sicuro non esiste un\u2019Italia vincitrice cos\u00ec come una Germania sconfitta. Anche se ha ottenuto un accordo di massima sul cosiddetto scudo \u201c<i>antispread<\/i>\u201d, l\u2019Italia rimane obbligata a non discostarsi nel suo percorso di consolidamento del bilancio.<\/p>\n<p><b>Fine dell\u2019ambivalenza<\/b><br \/>\n\u00c8 bene che il sistema politico non si faccia illusioni: basta del resto seguire gli andamenti dello <i>spread <\/i>di questi giorni per rendersene conto. Anche il principio, fondamentale per Berlino, che ogni concessione ai paesi debitori deve trovare una contropartita nel proseguimento delle riforme strutturali, \u00e8 rimasto intatto.<\/p>\n<p>Sussistono insomma tante diffidenze. In tema di solidariet\u00e0 intereuropea rettamente intesa c\u2019\u00e8 ancora molto da fare. N\u00e9 va dimenticato che Angela Merkel \u00e8 l\u2019unico capo di governo ad avere in testa un progetto compiuto di salvataggio dell\u2019euro: ha asperit\u00e0 che vanno smussate, ma \u00e8 valido.<\/p>\n<p>Adesso \u00e8 fondamentale serrare le fila, non perdere altro tempo. Ci sono le premesse per uscire dall\u2019ambivalenza, definire con un percorso unitario e un comune obiettivo le decisioni prese, attuarle, muovere dei passi concreti verso l\u2019Unione politica, la sola capace di rassicurare la Germania, la sola compatibile con l\u2019urgenza d\u2019interrompere un\u2019insopportabile incertezza sul futuro del sistema finanziario dell\u2019Europa. \u00c8 chiaro che non c\u2019\u00e8 salvezza per la moneta unica al di fuori dell\u2019Unione politica.<\/p>\n<p>Questo traguardo potrebbe rappresentare il punto di raccordo fra Germania, da un lato, e Francia, dall\u2019altro. E l\u2019Italia? Il futuro \u00e8 nel successo dell\u2019Unione politica. Pu\u00f2 solo impegnarsi per la sua riuscita e battersi quindi perch\u00e9 l\u2019Unione politica acquisti una fisionomia compiuta in grado di soddisfare le preoccupazioni di bilancio tedesche e di normalizzare i nostri conti. Nessuno ha riflettuto abbastanza, anche in termini di consenso elettorale, al vantaggio di appartenere a un paese normale non pi\u00f9 identificato con una gestione scriteriata della cosa pubblica e alla sicurezza che questo darebbe alle nuove generazioni.<\/p>\n<p><b>Comando operativo<\/b><br \/>\nL\u2019azione dell\u2019Italia sull\u2019Unione politica deve prendere ancora corpo: spaventa ancora la prospettiva di un ministro del Tesoro europeo, gi\u00e0 auspicata anni orsono dall\u2019ex presidente della Banca centrale europea (Bce) Jean Claude Trichet, con poteri di verifica e di controllo sui conti pubblici di ogni singolo Stato.<\/p>\n<p>Tuttavia, verr\u00e0 presto il giorno in cui il governo dovr\u00e0, anche per una ragione di legittimit\u00e0 democratica, spiegare ai cittadini il significato dell\u2019Unione politica, le responsabilit\u00e0 che ne derivano, la necessit\u00e0 d\u2019accettare i vincoli posti dall\u2019inserimento di nuovi strumenti federali nella costruzione europea.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la direzione da perseguire. Il trattato sulla disciplina fiscale, seguito dalla centralizzazione della vigilanza bancaria nella Bce, apre scenari che sarebbero stati inimmaginabili ancora pochi anni orsono. N\u00e9 va dimenticato che l\u2019obiettivo dell\u2019unione politica va assai oltre la dimensione economica e finanziaria. Potrebbe estendersi nei prossimi anni alla politica estera, alla difesa, all\u2019immigrazione, all\u2019energia, alla ricerca scientifica.<\/p>\n<p>Per conseguire questo risultato occorre ricreare un nucleo duro dell\u2019Europa nello spirito del documento Schauble-Lamers del 1994. I paesi protagonisti orienteranno il futuro dell\u2019Unione europea. Includeranno Francia e Germania che hanno appena avviato le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della riconciliazione franco-tedesca. Dovrebbero esserne parte attiva Italia, Spagna, Polonia. Torna d\u2019attualit\u00e0 il ruolo delle avanguardie come motore d\u2019integrazione europea.<\/p>\n<p>Come esercitarlo al meglio? All\u2019Europa serve qualcosa di simile a un comando operativo dove monitorare tutti gli snodi strategici da mettere a punto per arrivare, entro la fine dell\u2019anno, a un\u2019integrazione delle politiche economiche e di bilancio talmente progredita da giustificare il passaggio all\u2019unione economica vera e propria. L\u2019integrazione politica comporta sacrifici ma \u00e8 il solo modo per mettere l\u2019Italia al riparo dalla bancarotta e salvare il progetto europeo.<\/p>\n<p>Ma torniamo al punto iniziale: senza fiducia reciproca (tema su cui insiste la cancelliera Merkel) comune appartenenza, reciproca responsabilit\u00e0, faremo un buco nell\u2019acqua. Anche questi aspetti che appartengono alla psicologia degli individui sono parte integrante dell\u2019impresa comune.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche dopo il Consiglio europeo di fine giugno, le ambivalenze rimangono troppe. 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