{"id":20840,"date":"2012-07-13T00:00:00","date_gmt":"2012-07-12T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/mario-e-angela-coppia-di-fatto-dellunione\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:47","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:47","slug":"mario-e-angela-coppia-di-fatto-dellunione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/07\/mario-e-angela-coppia-di-fatto-dellunione\/","title":{"rendered":"Mario e Angela coppia di fatto dell\u2019Unione"},"content":{"rendered":"<p>Per parlare di Europa e integrazione, usano entrambi riferimenti mitologici. A Reims, dove celebra i riti dell\u2019amicizia franco-tedesca, la cancelliera Angela Merkel osserva che l\u2019Unione cos\u00ec com\u2019\u00e8 non \u00e8 sufficientemente forte, ma prevede che sar\u00e0 una fatica di Ercole costruire l\u2019Unione politica (e va gi\u00e0 bene che non evoca il mito di Sisifo).<\/p>\n<p>A Roma, all\u2019Abi, il premier Mario Monti sottolinea che le ultime riunioni dell\u2019Ue hanno consentito &#8220;progressi significativi&#8221;, ma rileva: &#8220;I mercati vivono di coerenza e di incoerenza dei messaggi loro indirizzati. Dunque \u00e8 facile che queste decisioni somiglino alla tela di Penelope&#8221;. A farne le spese, \u00e8 anche l&#8217;Italia: lo spread che resta alto, ammette Monti, \u00e8 &#8220;motivo di frustrazione per tutti e soprattutto per il governo&#8221;.<\/p>\n<p><b>Fiducia<\/b><br \/>Ma le reminiscenze del liceo non sono l\u2019unico elemento comune a Mario e Angela. Nei nove mesi del \u2018governo dei professori\u2019, s\u2019\u00e8 creato, fra di loro, un rapporto complesso ma solido: l\u2019uno ha bisogno dell\u2019altra; e viceversa. Alla Merkel, quell\u2019italiano alto e distinto, rigido che pare un tedesco, d\u00e0 la sensazione che l\u2019Italia non far\u00e0, come il solito, il gioco delle tre carte; e a Monti, la fermezza e, a tratti, la durezza della cancelliera servono a fare tenere la barra del rigore alla sua strana maggioranza parlamentare. E, poi, entrambi si sentono pi\u00f9 a loro agio in Europa che in patria, specie Monti, che a Roma deve prestare ad Angelino Alfano e a tutto l\u2019Abc lo stesso riguardo che a Bruxelles presta ad Angela la tedesca.<\/p>\n<p>Al Vertice del G20 di Cannes, in Francia, ai primi di novembre del 2011, l\u2019Italia, allora ancora di Silvio Berlusconi, \u201cfu sottoposta a una pressione prossima all\u2019umiliazione\u201d: i suoi partner tentarono di farle perdere \u201cparte della sua sovranit\u00e0\u201d. A raccontarlo, nel discorso dell\u201911 luglio all\u2019Abi, \u00e8 stato il premier Mario Monti, definendo quell\u2019episodio &#8220;una situazione sgradevole&#8221; e fissando i paletti per il futuro: &#8220;L&#8217;Italia &#8211; ha spiegato &#8211; \u00e8 un paese tra i pi\u00f9 pronti in Europa a condividere pezzi di sovranit\u00e0&#8221;; ma non intende dovere rinunciare al diritto di decidere che cosa fare a casa propria. Quel diritto cui stava per essere costretta ad abdicare poco prima dell\u2019avvicendamento a Palazzo Chigi tra il Cavaliere e il Professore.<\/p>\n<p><b>Adozione<\/b><br \/>Tra l\u2019autunno 2011 e l\u2019estate 2012, il rapporto dell\u2019Italia con i partner dell\u2019Ue \u00e8 cambiato, come di pari passo \u00e8 evoluto il rapporto di Monti con i suoi nuovi \u2018colleghi\u2019 e, in particolare, con la cancelliera Merkel, la \u2018donna forte\u2019 di questa Unione che ha bisogno di leadership. All\u2019inizio, Monti era stato quasi \u2018adottato\u2019 dal direttorio sghembo costituito dalla Merkel e dal presidente francese Nicolas Sarkozy, preoccupati che l\u2019Italia non facesse da testa di ponte per il contagio della crisi dalla Grecia e dal Mediterraneo al cuore renano dell\u2019Europa economica e finanziaria.<\/p>\n<p>In breve tempo, Monti fu accettato, in quanto professore, e d\u2019economia, per di pi\u00f9, come precettore del duo Merkel-Sarkozy, capace di spiegare agli italiani che cosa dovevano fare, ma anche ai suoi interlocutori che cosa stavano facendo gli italiani (e quali erano le alternative per l\u2019Unione).<\/p>\n<p>Quindi, anche grazie al credito datogli dal presidente statunitense Barack Obama, che gli affid\u00f2 il suo messaggio ai leader europei (\u201cBene il rigore, ma ora la crescita\u201d), Monti divenne interlocutore a parte intera di Francia e Germania e, poi, profittando dell\u2019eclissi di Sarkozy in campagna elettorale e sul viale del tramonto, s\u2019afferm\u00f2 come interlocutore privilegiato di Frau Merkel. Fino a prendere quasi il comando delle operazioni, dopo il G8 di Chicago e, soprattutto, il G20 di Los Cabos, affrontati dalla cancelliera sulla difensiva, perch\u00e9 tutti ce l\u2019avevano con la linea del risanamento ad oltranza.<\/p>\n<p><b>Battaglie e guerre<\/b><br \/>Nei dieci giorni che lui stesso defin\u00ec \u201cdecisivi\u201d per l\u2019Unione, Monti convoc\u00f2 a Roma, il 22 giugno, un Quadrangolare tra Italia, Francia, Germania e Spagna, dove, a fare la parte che era stata sua all\u2019esordio, c\u2019era il capo del governo spagnolo Mariano Rajoy. E fu poi protagonista al Consiglio europeo del 28 e 29 giugno, il cosiddetto Vertice della Crescita, uscendone vincitore. Che la Merkel, a Bruxelles, abbia perso \u00e8 stato giudizio unanime: \u2018intrappolata da Monti\u2019, come scrivevano i giornali tedeschi; o battuta da Hollande, come sosteneve la stampa francese, che forse aveva visto un\u2019altra partita; era stata lei &#8211; titolava la Reuter &#8211; \u201cla grande perdente\u201d. <\/p>\n<p>Per i britannici, l\u2019aveva spuntata l\u2019asse Roma &#8211; Madrid; ma gli spagnoli erano cauti: \u201cAbbiamo vinto una battaglia, non la guerra\u201d. Fra i retroscena delle fasi pi\u00f9 calde al Justus Lipsius, quello, riferito da <i>El Pais<\/i>, secondo cui Monti avrebbe pure \u201cminacciato le dimissioni per indurre a cedere la Merkel\u201d, terrorizzata dall\u2019ipotesi di ritrovarsi al tavolo Mr B. \u201cCon Monti nel ruolo di direttore d\u2019orchestra &#8211; sosteneva <i>El Pais<\/i>, l\u2019Europa ha fatto un passo avanti\u201d.<\/p>\n<p>Ma, a quel momento, \u00e8 stato lo stesso Professore, che archivia i contrasti al Vertice come schermaglie negoziali, ad affrettarsi a rimettere il rapporto in equilibrio. Appena quattro giorni dopo, nel vertice italo-tedesco di Roma, il 4 luglio, Monti \u2018faceva la pace\u2019 con la Merkel, ch\u00e9 non \u00e8 proprio il caso di trattarla dall\u2019alto in basso, anche se al Vertice della Crescita l\u2019aveva trovata trovato un po\u2019 coriacea, ostinata nel non capire i vantaggi della condivisione del debito &#8211; lei si accolla quelli degli altri &#8211; e per niente incline ad avere un occhio di riguardo verso i Paesi virtuosi, quelli cio\u00e8 che non lo sono stati fino a ieri e che adesso, perch\u00e9 hanno fatto qualche taglio e approvato qualche riforma, credono di meritare in pagella i voti dei primi della classe.<\/p>\n<p><b>Nuovo ruolo<\/b><br \/>E gli altri mica stanno a guardare: se il Professore cincischia, c\u2019\u00e8 subito chi si mette alla destra della cancelliera. Cos\u00ec, la vigilia dell\u2019Eurogruppo del 9 luglio, la Merkel e il presidente francese Francois Hollande hanno rinnovato, a Reims, appunto, la riconciliazione franco-tedesca: quella storica, di 50 anni or sono; e hanno cementato il patto screziato nella notte bruxellese.<\/p>\n<p>Mentre i vecchi vizi italiani, i ritardi, l\u2019inaffidabilit\u00e0, sono sempre dietro l\u2019angolo. L\u2019Italia, che tanto si batte per l\u2019utilizzo dell\u2019Esm, cio\u00e8 del nuovo fondo salva stati, come scudo antispread, \u00e8 l\u2019unico dei 17 dell\u2019eurozona, insieme all\u2019Estonia, e non averlo ancora ratificato &#8211; il Senato lo ha fatto, la Camera lo far\u00e0 nei prossimi giorni; ed \u00e8 uno dei tanti che non hanno ratificato il Patto di Bilancio. La Germania, per\u00f2, non pu\u00f2 farci le pulci: il parlamento s\u2019\u00e8 pronunciato, ma il presidente Joachim Gauck non ci metter\u00e0 la firma fin quando la Corte costituzionale non si sar\u00e0 pronunciata.<\/p>\n<p>Insomma, tutto congiura perch\u00e9 Roma e Berlino, Mario e Angela, filino d\u2019amore e d\u2019accordo, magari mettendosi il broncio ogni tanto, come in tutte le coppie che durano. Lo testimonia una frase della cancelliera, a Roma, il 4 luglio: \u201cIo e Mario abbiamo sempre trovato l\u2019accordo\u201d; e Germania e Italia vogliono \u201caffrontare &#8211; e superare &#8211; insieme\u201d la crisi. <\/p>\n<p>Dunque Berlino e Roma vanno avanti sulla strada, che pu\u00f2 essere la stessa, della crescita, del risanamento e dell\u2019integrazione: il Prof fa fare i compiti a casa al suo paese; e Angela non gli nega lo scudo, anche se pare quasi farselo estorcere. Italia e Germania sono, fra i 27, i paesi pi\u00f9 aperti alla condivisione della sovranit\u00e0 e i loro leader sono convinti che i pregiudizi sono il maggiore ostacolo all&#8217;integrazione europea. Una bella coppia. Peccato che duri poco: ancora nove mesi, e Mario sar\u00e0 fuori gioco; altri quattro mesi, e forse pure Angela uscir\u00e0 di scena. Si rischia che, al prossimo giro, li rimpiangeremo.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per parlare di Europa e integrazione, usano entrambi riferimenti mitologici. A Reims, dove celebra i riti dell\u2019amicizia franco-tedesca, la cancelliera Angela Merkel osserva che l\u2019Unione cos\u00ec com\u2019\u00e8 non \u00e8 sufficientemente forte, ma prevede che sar\u00e0 una fatica di Ercole costruire l\u2019Unione politica (e va gi\u00e0 bene che non evoca il mito di Sisifo). 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