{"id":20850,"date":"2012-07-16T00:00:00","date_gmt":"2012-07-15T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/riorganizzare-finmeccanica\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:47","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:47","slug":"riorganizzare-finmeccanica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/07\/riorganizzare-finmeccanica\/","title":{"rendered":"Riorganizzare Finmeccanica"},"content":{"rendered":"<p>Quando nel 2000 Finmeccanica viene privatizzata, il valore delle sue attivit\u00e0 industriali \u00e8 considerato dal mercato quasi nullo. Solo il \u201cregalo\u201d della partecipazione italiana nella societ\u00e0 italo-francese <i>STMicroelectronics<\/i> da parte dell\u2019Iri rende appetibile il suo titolo in borsa e consente di trovare investitori per acquisirne il 70%. Era a tutti chiaro che solo una profonda riorganizzazione e razionalizzazione poteva dare pi\u00f9 solide basi e maggiore efficienza a questo Gruppo. Gi\u00e0 da alcuni anni nei diversi piani strategici via via elaborati era stato costantemente indicato che solo una forte crescita nell\u2019aerospazio, sicurezza e difesa avrebbe consentito a Finmeccanica di diventare un attore mondiale in questo settore.<\/p>\n<p><b>Occasioni perse<\/b><br \/>In quest\u2019ottica erano in molti ad essere convinti che fosse necessario uscire da quelle attivit\u00e0 civili (energia e trasporti) che non avevano e non hanno alcuna sinergia con le altre. Di qui anche l\u2019ipotesi di una Finmeccanica 2, che raggruppasse le varie Ansaldo e Fincantieri (in realt\u00e0 sarebbe stata una Ansaldo 2 o, caso mai, una Finmeccanica 1 visto che il perimetro delle previste attivit\u00e0 avrebbe corrisposto a quelle che storicamente avevano caratterizzato ambedue le societ\u00e0 ai loro inizi).<\/p>\n<p>Le dismissioni non sono per\u00f2 mai state realizzate. Vi sono sempre state \u201cbuone\u201d ragioni per non farlo (necessit\u00e0 di risanarle per renderle pi\u00f9 appetibili, mancanza di potenziali investitori italiani ed esteri, basso corso dei titoli azionari, etc.), ma in realt\u00e0 due sono stati gli ostacoli insuperabili:<br \/>1)\tL\u2019opposizione del mondo politico e sindacale sia per timori occupazionali sia per non rinunciare a strumenti di potere o comunque attivit\u00e0 influenzabili (e, qualche volta, poltrone).<br \/>2)\tLa preoccupazione dei vertici di Finmeccanica di perdere la massa critica indispensabile per essere considerato un grande gruppo a livello europeo e mondiale (entrando cos\u00ec in quelle classifiche internazionali che ne hanno esaltato l\u2019immagine soprattutto a livello nazionale).<\/p>\n<p>Al contrario, Finmeccanica ha continuato a crescere acquisendo le imprese private che si rendevano disponibili attraverso la monetizzazione del \u201ctesoretto\u201d <i>STMicroelectronics<\/i>: in alcuni casi in un\u2019ottica di rafforzamento delle proprie attivit\u00e0 (Westland, Aermacchi, Marconi Communications), in altri  estendendo il ventaglio produttivo (Telespazio, Marconi Avionics, Avio). Di fatto, per\u00f2, il baricentro si \u00e8, comunque, sempre pi\u00f9 spostato verso aerospazio, sicurezza e difesa (a parte l\u2019acquisto di Fata).<\/p>\n<p>Ovviamente, fino a quando si \u00e8 sostenuto che Finmeccanica andava a gonfie vele, i due ostacoli si sono alimentati a vicenda. Soprattutto l\u2019azionista pubblico \u00e8 stato sordo in tutti questi anni ai segnali che ripetutamente gli sono arrivati e si \u00e8 ben guardato dall\u2019indicare una strategia di consolidamento attorno al <i>core business<\/i>, con la conseguente razionalizzazione delle attivit\u00e0 di Finmeccanica. Una spirale perversa fra politici che non volevano problemi, sindacati che difendevano l\u2019oggi e non il domani, banche e investitori che non volevano svalutare i loro investimenti, manager che per venire confermati non dovevano creare problemi e che puntavano solo a rinviare ogni decisione \u201cnegativa\u201d ai loro successori.<\/p>\n<p><b>Scelte dolorose<\/b><br \/>Nell\u2019ultimo anno la situazione \u00e8 radicalmente cambiata. Il progressivo riconoscimento di un\u2019incredibile perdita (2,3 miliardi di euro), prodotta dai precedenti errori industriali e dal maquillage dei bilanci, ha creato le premesse per realizzare la strategia originale. Il problema non va visto, infatti, solo sul piano finanziario in termini di riduzione del debito e delle perdite (per lo meno per Ansaldo Trasporti), ma anche, e forse soprattutto, sul piano strategico per l\u2019impossibilit\u00e0 di assicurare i nuovi investimenti e il supporto necessari ad assicurare l\u2019innovazione di prodotto e di processo, favorire la crescita e una maggiore penetrazione sul mercato internazionale (per Ansaldo Energia e Ansaldo Sts). In altri termini, queste societ\u00e0 stanno rischiando il loro futuro.<\/p>\n<p>Di qui la necessit\u00e0 di trovare altri investitori finanziari (ma di questi tempi sono merce rara) o partner industriali in grado di valorizzare tali societ\u00e0 all\u2019interno di gruppi di dimensioni mondiali nei loro settori di attivit\u00e0. Come sempre, il non aver saputo e\/o voluto affrontare i problemi quando la situazione generale era pi\u00f9 favorevole e si poteva agire senza fretta, rischia oggi di far pagare un prezzo ancora pi\u00f9 alto (e analogo insegnamento vale per l\u2019altro grande gruppo pubblico, Fincantieri).<\/p>\n<p>L\u2019italianit\u00e0 \u00e8, quindi, un falso problema: quello vero \u00e8 se le societ\u00e0 in questione possono da sole sopravvivere in un mondo globalizzato sempre pi\u00f9 competitivo (e l\u2019esperienza dell\u2019Alitalia non sembra, da questo punto di vista, molto confortante). Se cos\u00ec non \u00e8, bisogner\u00e0 accompagnarne l\u2019internazionalizzazione, con tutte le cautele del caso, ma senza farne una battaglia \u201cideologica\u201d e tenendo conto che sar\u00e0 inevitabile qualche forma di razionalizzazione.<\/p>\n<p>Ma i problemi di Finmeccanica, come riconosciuto dagli attuali vertici, non finiscono qui. Anche nel <i>core business <\/i>bisogna intervenire drasticamente, soprattutto su tre fronti:<\/p>\n<p>1)\tRiducendo il numero delle attivit\u00e0 svolte nell\u2019aerospazio, sicurezza e difesa (anche qui accompagnando alcune imprese che non hanno le dimensioni sufficienti per competere da sole sul mercato internazionale verso alleanze strategiche con altri gruppi e, in qualche caso, accettandone la vendita).<\/p>\n<p>2)\tAllargando e rafforzando le attivit\u00e0 che si continueranno a svolgere (e, quindi, avviando una coraggiosa politica di investimenti che specializzi Finmeccanica in alcune aree, anche tenendo conto che la sua razionalizzazione avviene in un contesto in cui anche altri gruppi europei devono perseguire analoghi obiettivi e, quindi, possono esserci occasioni per dare all\u2019industria europea un assetto pi\u00f9 razionale e competitivo).<\/p>\n<p>3)\tConcentrando in un unico gruppo tutta l\u2019attivit\u00e0 elettronica svolta dalle attuali tre Selex (un obiettivo chiaro a tutti da dieci anni, ma che non si \u00e8 trovato il coraggio di portare avanti fra battaglie dei dirigenti per non accettare il ridimensionamento dei loro ruoli e battaglie campanilistiche per non perdere la moltiplicazione delle sedi e dei posti direttivi, inclusi quelli di consigliere di amministrazione). Sar\u00e0 probabilmente una riorganizzazione molto dolorosa, ma gi\u00e0 le ipotesi che circolano evidenziano quanti buchi neri devono essere sanati e quanto \u00e8 alto il rischio che, in caso contrario, si trascinino dietro anche le attivit\u00e0 sane del settore elettronico, che pure fortunatamente vi sono.<\/p>\n<p>Di tutto questo si sta facendo carico l\u2019attuale vertice di Finmeccanica. Sarebbe bene che l\u2019azionista di riferimento, lo Stato, ne prendesse atto, correggendo disattenzioni e distrazioni del passato e assumendosi la sua parte di responsabilit\u00e0, utilizzando gli strumenti a sua disposizione per salvaguardare uno dei pi\u00f9 importanti asset tecnologici e industriali del paese.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando nel 2000 Finmeccanica viene privatizzata, il valore delle sue attivit\u00e0 industriali \u00e8 considerato dal mercato quasi nullo. 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