{"id":20860,"date":"2012-07-17T00:00:00","date_gmt":"2012-07-16T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-triste-bilancio-della-corte-penale-internazionale\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:47","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:47","slug":"il-triste-bilancio-della-corte-penale-internazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/07\/il-triste-bilancio-della-corte-penale-internazionale\/","title":{"rendered":"Il triste bilancio della Corte penale internazionale"},"content":{"rendered":"<p>Il primo luglio scorso ricorreva il decimo anniversario della Corte penale internazionale (Cpi), il cui statuto, adottato a Roma nel 1998, \u00e8 entrato in vigore il 1\u00b0 luglio 2002. L\u2019evento sar\u00e0 celebrato per tutto il 2012, anche con una nutrita serie di convegni scientifici. L\u2019Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell\u2019Ue, Lady Ashton, ha voluto rimarcare la ricorrenza a nome dell\u2019Unione. Ma il decimo anniversario \u00e8 effettivamente un evento da celebrare positivamente? A cosa serve la Cpi?<\/p>\n<p><b>Una sola condanna in 10 anni<\/b><br \/>Qualche statistica \u00e8 necessaria. Lo Statuto di Roma \u00e8 stato ratificato da 121 Stati, quindi da una larga parte della comunit\u00e0 internazionale. Altri 32 Stati lo hanno solo firmato, ma non ratificato; 41 non lo hanno neppure firmato. Israele e gli Stati Uniti, dopo aver firmato lo Statuto, hanno dichiarato che non lo avrebbero ratificato, vanificando quindi i pochi effetti che il diritto internazionale riconosce alla firma di un trattato.<\/p>\n<p>Nei dieci anni di attivit\u00e0 la Corte ha pronunciato una sola sentenza, condannando il congolese Thomas Lubanga, in fondo un pesce piccolo, per l\u2019arruolamento di bambini soldato.<\/p>\n<p>A fronte di tale scarsa produttivit\u00e0 i costi della Corte non sono di poco conto. Il bilancio annuale \u00e8 oltre 140 milioni di dollari, necessari per far fronte alle attivit\u00e0 della Corte e per pagare gli stipendi al personale amministrativo ed ai giudici, per un totale di 766 persone. Finora, cio\u00e8 dalla sua creazione, la Corte ha speso oltre 900 milioni di dollari. Jon Silverman, professore di Media e giustizia penale all\u2019Universit\u00e0 di Bedfordshire, ha pubblicato su <i>BBC News Magazine <\/i>un articolo dal titolo provocativo : \u201cDieci anni, 900 milioni di dollari, un solo verdetto: la CPI costa troppo?\u201d.<\/p>\n<p>     <b>Sistema discriminatorio<\/b><br \/>Il processo dinanzi alla Corte \u00e8 possibile solo nei confronti di cittadini di Stati membri della Corte oppure, se il crimine sia stato commesso nel loro territorio, anche da cittadini di Stati non parti dello Statuto di Roma. Altrimenti occorre il deferimento alla Cpi da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Cds). Ma tre membri permanenti del Cds (Cina, Federazione Russa e Stati Uniti) non hanno ratificato lo Statuto della Cpi e sarebbero pronti a porre il veto impedendo il deferimento alla Corte non solo quando loro cittadini siano coinvolti, ma anche quando cittadini di loro \u201cclienti\u201d abbiano commesso un crimine. <\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 altamente discriminatorio. Gli Stati Uniti hanno stipulato accordi di eccezione con un numero di Stati membri dello Statuto di Roma, che si sono impegnati a non consegnare alla Corte personale americano quantunque il crimine sia stato commesso nel loro territorio. <\/p>\n<p>Il picco della discriminazione \u00e8 stato toccato con l\u2019affare libico. La risoluzione 1970 (2011) del Cds ha deferito alla Corte la situazione libica, a partire dal momento in cui si sono verificate le sommosse e la repressione di Gheddafi. Ma la risoluzione esenta dal \u201cdeferimento\u201d eventuali crimini commessi in territorio libico da cittadini di Stati che non hanno ratificato lo Statuto impegnati in missioni autorizzate dalle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti, che avrebbero poi partecipato alle operazioni militari intraprese in virt\u00f9 della risoluzione 1973, hanno messo le mani avanti!<\/p>\n<p><b>Dubbia deterrenza<\/b><br \/>La Cpi ha una funzione di deterrenza, rappresentando un freno per dittatori e satrapi e impedire loro di commettere atroci nefandezze? Il Presidente del Sudan, Omar Hassan al-Bashir, contro cui la Cpi ha emesso un mandato di cattura, viaggia indisturbato in varie capitali arabe e africane e l\u2019Unione africana ha dichiarato che non collaborer\u00e0 con la Cpi. \u00c8 il Presidente della Siria Bashar-al Assad spaventato dal timore di dover un giorno comparire davanti alla Cpi? Niente affatto. La Siria non ha ratificato lo Statuto di Roma e sarebbe quindi necessaria una risoluzione del Cds. Il veto russo e quello cinese possono impedire l\u2019adozione della risoluzione. E infatti Assad non teme la Cpi, ma piuttosto l\u2019ira dei ribelli e una possibile soluzione libica, con l\u2019eliminazione fisica del dittatore.<\/p>\n<p>Il panorama \u00e8 sconsolante. Tra l\u2019altro un esame sommario non solo della Cpi, ma anche dei numerosi tribunali penali internazionali (ibridi o ad hoc) che affollano la scena internazionale alimenta il sospetto che essi siano un meccanismo a senso unico, una giustizia penale esercitata nei confronti dei paesi del terzo mondo. <\/p>\n<p>Possibile che i cittadini dei paesi occidentali non commettano crimini internazionali e che non vi sia necessit\u00e0 di un loro deferimento alla Cpi, poich\u00e9 i tribunali  nazionali, in virt\u00f9 del principio di complementariet\u00e0, esercitano scrupolosamente le loro competenze?<\/p>\n<p><b>La Cpi e l\u2019Italia<\/b><br \/>Al coro unanime delle celebrazioni per il decimo anniversario della Cpi non poteva mancare il ministro degli affari esteri italiano, Giulio Terzi. Tra l\u2019altro l\u2019Italia, uno de paesi che contribuiscono maggiormente al bilancio della Corte (insieme a Germania, Giappone e Regno Unito), \u00e8 in qualche modo inadempiente, non avendo ancora provveduto ad una completa attuazione dello Statuto di Roma nell\u2019ordinamento interno. <\/p>\n<p>L\u2019Italia, orgogliosa per aver ospitato a Roma la Conferenza per l\u2019istituzione della Cpi, ne ha prontamente ratificato lo Statuto nel 1999 e ne ha dato attuazione nel nostro ordinamento solo in modo imperfetto (con il c.d. ordine di esecuzione). <\/p>\n<p>Manca ancora una legge di adeguamento. I tentativi si sono susseguiti nelle varie legislature ed attualmente un disegno di legge per l\u2019adeguamento dell\u2019ordinamento interno allo Statuto della Cpi, \u00e8 stato approvato dalla Camera, ma \u00e8 ancora fermo in Senato presso la Commissione Giustizia (sede referente). Per l\u2019approvazione entro la fine della legislatura lo spazio \u00e8 ormai esiguo. <\/p>\n<p>Tra l\u2019altro il disegno di legge riguarda solo la cooperazione con la Cpi e non ha per oggetto la parte relativa ai crimini previsti dallo Statuto, tra cui quello di tortura, la cui precisa fattispecie incriminatrice manca ancora nell\u2019ordinamento italiano. Esso \u00e8 previsto in una delle proposte di legge sulla Cpi pendenti in Parlamento, ma ormai \u00e8 lotta contro il tempo.<\/p>\n<p><b>Ripensare il sistema <\/b><br \/>In questi ultimi anni la giustizia penale internazionale \u00e8 certamente progredita. I risultati migliori si sono avuti sotto il profilo di una pi\u00f9 precisa definizione dei crimini internazionali (crimini di guerra, crimini contro l\u2019umanit\u00e0, genocidio), cui si \u00e8 aggiunta ora la definizione del crimine di aggressione con un emendamento allo Statuto di Roma. <\/p>\n<p>Il problema principale resta non tanto la definizione dei crimini, quanto la loro repressione. Di fronte al proliferare dei tribunali penali internazionali (universali, ad hoc, ibridi), il sistema repressivo deve essere attentamente ripensato, tenendo presente che le caratteristiche della comunit\u00e0 internazionale sono profondamente diverse da quelle delle comunit\u00e0 statali e che \u00e8 inconcepibile una corte penale universale che rompa lo schermo delle sovranit\u00e0 statali senza che sia operata una rivoluzione nel sistema mondiale.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il primo luglio scorso ricorreva il decimo anniversario della Corte penale internazionale (Cpi), il cui statuto, adottato a Roma nel 1998, \u00e8 entrato in vigore il 1\u00b0 luglio 2002. L\u2019evento sar\u00e0 celebrato per tutto il 2012, anche con una nutrita serie di convegni scientifici. 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