{"id":20880,"date":"2012-07-18T00:00:00","date_gmt":"2012-07-17T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lo-smart-power-usa-atterra-in-asia\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:47","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:47","slug":"lo-smart-power-usa-atterra-in-asia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/07\/lo-smart-power-usa-atterra-in-asia\/","title":{"rendered":"Lo smart power Usa atterra in Asia"},"content":{"rendered":"<p>La recente visita di Hillary Clinton in Asia si inserisce nel quadro della crescente attenzione strategica degli Stati Uniti verso il continente. La visita ha anche avuto una significativa parentesi dedicata al Laos, con implicazioni storico\/umanitarie di qualche rilievo. Si \u00e8 trattato anzitutto del primo viaggio nel Laos di un Segretario di Stato Usa dal 1955. Si racconta che l&#8217;allora titolare del Dipartimento di Stato, Foster Dulles, dovette lungamente sorvolare la capitale in attesa che la pista venisse sgomberata da un bufalo che vi pascolava pacificamente.<\/p>\n<p><b>Ferite aperte<\/b><br \/>Nel frattempo molta acqua \u00e8 passata sotto i ponti in questo bucolico piccolo paese asiatico non ancora raggiunto dall&#8217; ondata di sviluppo della regione. Rimangono aperte ferite per le quali gli americani hanno qualcosa da farsi perdonare. I bombardamenti sul Laos durante la guerra in Vietnam furono i pi\u00f9 violenti e il Laos &#8211; e l&#8217;Indocina nel suo insieme &#8211; hanno sofferto pi\u00f9 di ogni altra area al mondo l&#8217;impiego delle munizioni a grappolo. \u00c8 noto ai lettori (vedi Affari Internazionali del 28 luglio 2010) che tali munizioni sono dei contenitori, sganciati da aerei, lanciatori terrestri o navali, capaci di disseminare centinaia di \u201csotto munizioni\u201d atte a colpire popolazioni e strutture civili con possibili effetti indiscriminati incompatibili con il diritto umanitario. <\/p>\n<p>Il loro impiego nel Laos, e successivamente in altri scenari, hanno indotto la comunit\u00e0 internazionale nel 2008 a stipulare la Convenzione di Oslo che proibisce il possesso, la produzione l&#8217;impiego, il commercio di tali armi. Gli Stati Uniti non vi hanno aderito, n\u00e9 la signora Clinton si \u00e8 impegnata per l\u2019adesione degli Usa. Ha tuttavia affrontato con la controparte temi quali la soluzione delle conseguenze della guerra in Indocina, tra cui la rimozione dei residuati bellici inesplosi (si tratta in larga parte di munizioni a grappolo), attivit\u00e0 in cui gli Stati Uniti sono tra i maggiori contribuenti a livello mondiale. <\/p>\n<p>Ancora pi\u00f9 significativa \u00e8 stata la visita del Segretario di Stato ad un centro di produzione di arti artificiali destinati alle vittime degli ordigni ed il suo incontro con alcune delle vittime. Non si \u00e8 trattato di un vero e proprio &#8220;mea culpa&#8221;, ma senz&#8217;altro di un riconoscimento di responsabilit\u00e0 in campo umanitario che va di pari passo con quello per Hiroshima fatto dal Presidente Obama nel suo storico discorso di Praga nel 2009. Non sono molti i leader che hanno il coraggio di riconoscere le passate responsabilit\u00e0 e che danno cos\u00ec dimostrazione di forza, non di debolezza.<\/p>\n<p><b>Impegni concreti<\/b><br \/>L&#8217;auspicato e logico passo successivo dovrebbe ora essere l&#8217;adesione degli Stati Uniti alla Convenzione di Oslo sulle munizioni a grappolo e a quella di Ottawa che proibisce le mine antipersona. L&#8217;America gi\u00e0 si attiene di fatto ad alcune delle principali disposizioni delle due Convenzioni e figura tra i principali contributori alle attivit\u00e0 di sminamento umanitario. Pur non avendo rinunciato n\u00e9 alle mine anti-persona n\u00e9 alle &#8220;cluster munitions&#8221;, essa non risulta averle impiegate nelle ultime operazioni militari. L&#8217;effetto &#8220;stigmatizzazione&#8221; che ricade su chi impiega oggi tali ordigni induce, soprattutto i paesi retti da istituzioni pluralistiche e democratiche, a rivedere la loro politica sull&#8217;uso di armi che causano sofferenze inaccettabili a militari e soprattutto a civili. <\/p>\n<p>Cresce il numero dei paesi che, come gli Usa, cercano di attenersi alla norma pur non avendovi formalmente aderito. Passate le elezioni alla Casa Bianca, e nel caso di una conferma del Presidente Obama, l&#8217;Italia, che ha tutte le carte in regola, e l&#8217;Europa intera &#8211; che le sta regolarizzando &#8211; dovrebbero adoperarsi per propiziare la graduale adesione americana alle due convenzioni umanitarie, insieme a quella di altre potenze militari come Cina, Russia, India e Pakistan. Il vertice euro-asiatico Asem (Asia-Europe Meeting) che si terr\u00e0 nel novembre prossimo proprio nel Laos, potrebbe essere l&#8217;occasione per lanciare un appello da una regione che tanto ha sofferto su questo fronte.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La recente visita di Hillary Clinton in Asia si inserisce nel quadro della crescente attenzione strategica degli Stati Uniti verso il continente. La visita ha anche avuto una significativa parentesi dedicata al Laos, con implicazioni storico\/umanitarie di qualche rilievo. 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