{"id":20890,"date":"2012-07-19T00:00:00","date_gmt":"2012-07-18T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-cina-dei-diritti-umani\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:46","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:46","slug":"la-cina-dei-diritti-umani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/07\/la-cina-dei-diritti-umani\/","title":{"rendered":"La Cina dei diritti umani"},"content":{"rendered":"<p>Il governo cinese ha adottato il secondo piano nazionale d\u2019azione per i diritti dell\u2019uomo per il periodo 2012-2015. Si tratta di un documento intrinsecamente politico ed ideologico, nel senso tanto dell\u2019immancabile e monotona ricognizione di successi rispetto al piano precedente (2009-2010), quanto della conferma dell\u2019impostazione del tutto estranea al tenore del dibattito internazionale, che rimane in prevalenza coerente con una visione giuridica liberale ed euro-atlantica.<\/p>\n<p><b>Triplice rappresentanza<\/b><br \/>La lettura del documento \u00e8 consigliabile per cogliere almeno alcune sfumature di linguaggio e prospettiva. Queste sembrano confermare la volont\u00e0 della leadership cinese di governare una, sia pur lentissima, transizione in questo settore. I concetti evocati devono tuttavia venire interpretati all\u2019interno del contesto cinese, connotato sia dalle radici confuciane sia dall\u2019impostazione ideologica ufficiale: in apertura si riconosce, ad esempio, che \u201c<i>l\u2019attenzione dei cittadini cinesi per i diritti del\u2019uomo \u00e8 cresciuta in modo significativo\u201d e che \u201cvi \u00e8 stato un generale costante avanzamento della protezione dei diritti dell\u2019uomo nell\u2019orbita dell\u2019istituzionalizzazione e del principio di legalit\u00e0<\/i>\u201d . Nel testo inglese, per\u00f2,  il riferimento \u00e8 alla formula \u201c<i>rule by law<\/i>\u201d, ben distinta dal \u201c<i>rule of law<\/i>\u201d e volta a privilegiare marcatamente la volont\u00e0 politica del legislatore rispetto a qualunque interpretazione da parte di un giudice che possa aspirare ad una qualche indipendenza.<\/p>\n<p>Inoltre, ribadita la continuit\u00e0 politica volta a \u201c<i>mantenere alta la bandiera del socialismo con caratteri cinesi<\/i>\u201d, si richiama il principio della Triplice Rappresentanza (di tutto il popolo, dell\u2019imprenditoria e della tecnocrazia culturale) che ispira la presente fase della transizione del \u201csocialismo di mercato\u201d e che fornisce dunque il crisma dell\u2019ortodossia ufficiale almeno al discorso  pubblico sui diritti dell\u2019uomo. <\/p>\n<p>Infine, innovando rispetto al precedente Piano, si introduce un ultimo capitolo (\u201c<i>attuazione e controllo<\/i>\u201d) nel quale &#8211; bench\u00e9 manchi qualsiasi riferimento all\u2019istituzione che, nella concezione occidentale ispirata alla separazione dei poteri, costituisce la garanzia istituzionale naturale e principale dei diritti dell\u2019uomo, ossia il sistema giudiziario &#8211; si attribuisce il compito primario di attuazione e controllo ad un meccanismo congiunto facente capo al governo centrale e al ministero degli affari esteri (a conferma del rilievo della dimensione internazionale della materia).<\/p>\n<p>La realizzazione degli obiettivi del Piano stesso, invece, non solo viene ricondotta ad una pluralit\u00e0 di destinatari &#8211; dal Comitato centrale del Partito alle istituzioni di governo centrale e locali &#8211; ma \u00e8 altres\u00ec affidata alla \u201c<i>iniziativa e creativit\u00e0 del pubblico [al fine di] innovare il meccanismo di gestione sociale e promuovere il ruolo costruttivo delle Organizzazioni Non Governative in tema di protezione dei diritti dell\u2019uomo<\/i>\u201d. Grazie anche all\u2019incoraggiamento rivolto ai \u201c<i>mass media per svolgere un ruolo positivo nel pubblicizzare, attuare e controllare il Piano d\u2019Azione<\/i>\u201d.<\/p>\n<p><b>Primum vivere<\/b><br \/>A parte questi timidi segnali di possibile evoluzione guidata, il Piano d\u2019Azione conferma l\u2019inquadramento unitario dei diritti dell\u2019uomo anche se esso \u201c<i>continua a conferire la priorit\u00e0 ai diritti del popolo, alla sussistenza e allo sviluppo, tutela strenuamente e migliora la vita del popolo, non risparmia alcuno sforzo per risolvere i problemi di maggiore ed immediato rilievo per il popolo [\u2026] promuove l\u2019equit\u00e0 sociale, al fine di assicurare che ogni membro della societ\u00e0 abbia una vita pi\u00f9 felice e con maggiore dignit\u00e0<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>Il primo capitolo \u00e8 dedicato ai diritti economici, sociali e culturali: per il lavoro si anticipano interventi per garantire l\u2018occupazione (con l\u2019obiettivo di mantenere la disoccupazione nelle aree urbane sotto il 5%), le condizioni di lavoro (salute e sicurezza) e l\u2019espansione della contrattualizzazione (per includere il 90% delle imprese); si indica l\u2019obiettivo dell\u2019aumento del reddito pro-capite in linea con la crescita del Pil (7%) anche nelle zone rurali e di ampliare la disponibilit\u00e0 di alloggi; ci si propone di agire sulla sicurezza sociale, sul sistema pensionistico (anche se gli obiettivi quantitativi &#8211; 357 milioni di lavoratori nel 2015 &#8211; appaiono irrisori), sul sistema sanitario da estendere a tutti gli abitanti anche delle zone rurali.<\/p>\n<p>Forte enfasi sull\u2019istruzione superiore, con priorit\u00e0 per le aree della Cina centrale e occidentale, oggi ancora in sofferenza. Per la cultura, il proposito \u00e8 di potenziare la diffusione della scienza e della tecnologia e accelerare l\u2019uso (sotto controllo) di internet: in particolare, ci si propone di far accedere ad Internet il 45% della popolazione nel 2015. In tale contesto sociale si collocano anche le politiche ambientali, nonch\u00e9 le numerosissime direttive del terzo capitolo in tema di diritti delle donne, dei minori, degli anziani, dei disabili.<\/p>\n<p><b>Libert\u00e0 religiosa <\/b><br \/>Il secondo capitolo si occupa dei diritti civili e politici, nel contesto proprio del sistema in conseguenza del quale \u201c<i>la Cina \u00e8 impegnata nello sviluppo della democrazia socialista, nel potenziamento  della legalit\u00e0 socialista, nell\u2019espansione di una ordinata partecipazione politica dei cittadini e nella completa garanzia dei diritti civili e politici del popolo<\/i>\u201d: gli obiettivi sono di dare attuazione ad una disciplina della procedura penale a vocazione garantista, con vari interventi volti a garantire la difesa processuale, a estirpare la tortura (\u201c<i>verranno applicate misure preventive e risarcitorie contro l\u2019estorsione della confessione attraverso la tortura e contro la raccolta delle prove attraverso altri mezzi illegali; e nessuno sar\u00e0 obbligato a dare  la prova della propria colpevolezza<\/i>\u201d) e a migliorare le condizioni carcerarie. <\/p>\n<p>Si prevedono riforme di razionalizzazione del sistema sanzionatorio e misure restrittive in tema di pena di morte (con udienze pubbliche per i giudizi di appello e accoglimento delle richieste di essere ascoltati da parte degli avvocati degli imputati). Occorre dire che il tenore degli obiettivi (elementari) del precedente Piano d\u2019Azione non era molto diverso.<\/p>\n<p>Particolare attenzione, anche in ragione dei noti problemi di sicurezza interna, meritano le direttive in tema di libert\u00e0 religiosa: in tal senso \u00e8 rilevante il riferimento all\u2019impegno rivolto ai musulmani per \u201c<i>migliorare l\u2019organizzazione, la gestione e i servizi in favore del pellegrinaggio<\/i>\u201d e la destinazione di fondi per l\u2019espansione dell\u2019Istituto Islamico. <\/p>\n<p>L\u2019impegno finanziario \u00e8 assicurato altres\u00ec per la costruzione di nuovi edifici scolastici dell\u2019Accademia Buddista, nonch\u00e9 \u201c<i>per la ricostruzione e l\u2019espansione dei luoghi per attivit\u00e0 religiose delle aree abitate da tibetani nel Sichuan, nello Yunnan, nel Gansu e in Qinghai<\/i>\u201d (anche a ristoro di edifici e moschee danneggiati da disastri naturali). <\/p>\n<p>Gli obiettivi pi\u00f9 mirati rappresentano uno sviluppo &#8211; almeno dichiarativo &#8211; rispetto al Piano 2009-2010, diversamente da quanto occorre dire, invece, per i diritti delle minoranze etniche, rispetto alle quali non si registrano sostanziali diversit\u00e0 di toni (per la sensibilit\u00e0 occidentale suona quanto meno provocatorio prevedere che \u201c<i>si aumenteranno gli sforzi per coltivare e selezionare personale proveniente dalla minoranze etniche per il lavoro amministrativo ed il Partito<\/i>\u201d).<\/p>\n<p><b>Potere pubblico<\/b><br \/>Nell\u2019attuale contesto politico, del resto &#8211; salvo reiterare il riferimento all\u2019auspicata maggiore partecipazione di partiti e personalit\u00e0 non comunisti &#8211; si diluisce l\u2019altissima quantit\u00e0 di direttive in tema di libert\u00e0 d\u2019informazione, di diritti di partecipazione, di diritto ad \u201cessere uditi\u201d (\u201c<i>sbloccando tutti i canali di auto-espressione<\/i>\u201d), di diritti di controllo anche attraverso i mezzi di comunicazione oltre che delle organizzazioni sociali. <\/p>\n<p>Il nuovo Piano d\u2019Azione per i diritti dell\u2019uomo &#8211; al di l\u00e0 dell\u2019impianti concettuale e istituzionale, che rimangono saldamente ancorati a radici culturali e premesse ideologiche del regime &#8211; testimonia comunque che il discorso sui diritti dell\u2019uomo si \u00e8 venuto affermando come un contenuto ineludibile del potere pubblico, presumibilmente anche per motivi di politica interna, oltre che di immagine del paese, che mira ad ottenere maggiore credibilit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il governo cinese ha adottato il secondo piano nazionale d\u2019azione per i diritti dell\u2019uomo per il periodo 2012-2015. 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