{"id":20930,"date":"2012-07-24T00:00:00","date_gmt":"2012-07-23T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/i-due-volti-dellazerbaigian\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:45","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:45","slug":"i-due-volti-dellazerbaigian","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/07\/i-due-volti-dellazerbaigian\/","title":{"rendered":"I due volti dell\u2019Azerbaigian"},"content":{"rendered":"<p>Nagorno-Karabakh ed Eurofestival: sono le due facce, ugualmente vere e contrastanti, dell\u2019Azerbaigian del 2012. Un paese che sta vivendo una delle stagioni pi\u00f9 intense e felici della propria storia ma che, al tempo stesso, rischia ancora di cadere nel baratro di un passato difficile, quello vissuto negli anni finali dell\u2019Unione Sovietica e nel primo quinquennio post-indipendenza.<\/p>\n<p><b>Immagine e investimenti<\/b><br \/>\nL\u2019Azerbaigian \u00e8 un paese dai forti contrasti. Da un lato vi \u00e8 una delle crescite economiche pi\u00f9 veloci e sostenute dell\u2019economia mondiale (secondo i dati della Banca mondiale il reddito procapite era 720 dollari nel 2001 e oltre 5300 dollari nel 2011); dall\u2019altro permangono le contraddizioni di un sistema politico ancora in transizione. Nelle stesse settimane si \u00e8 assistito al pericoloso \u201cscongelamento\u201d del conflitto in Karabakh &#8211; dieci morti in scontri di frontiera soltanto a giugno 2012 &#8211; e allo spettacolo dell\u2019Eurofestival, la gigantesca <i>kermesse <\/i>musicale considerata la punta di diamante dell\u2019immagine azerbaigiana nel mondo.<\/p>\n<p>Il modello azerbaigiano punta ad investire le ingenti risorse provenienti dal petrolio e dal gas per costruire una nuova immagine del paese, aumentare la cooperazione scientifica e tecnica con l\u2019Occidente, attrarre investimenti stranieri, cercare uno spazio geopolitico autonomo. Baku vive un rapporto contraddittorio e aperto tra nazionale e internazionale: ancora oggi \u00e8 un punto di riferimento \u201coccidentale\u201d nel Caucaso, come nel caso di Israele che vede nell\u2019Azerbaigian uno dei propri pi\u00f9 importanti alleati in funzione anti-iraniana; ma contemporaneamente lo Stato guidato dal 2003 dal Presidente Ilham Aliyev riceve critiche, per i diritti umani, dallo stesso Occidente con cui stringe accordi.<\/p>\n<p>Un esempio di questa ambivalenza \u00e8 rappresentato dall\u2019ingresso del paese nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite come membro non permanente per il biennio 2012-2013; un successo innegabile, pur con un conflitto militare irrisolto al proprio interno (il Karabakh \u00e8 ufficialmente parte dello Stato azerbaigiano). La chiave del successo di Baku \u00e8 la gestione dell\u2019economia: non solo le rendite petrolifere ma la capacit\u00e0 del governo di ridistribuirle. Sempre secondo i dati della Banca mondiale il tasso di povert\u00e0 azerbaigiano era vicino al 50% nel 2001 mentre dieci dopo, nel 2011, si attesta sotto il 20%. Solo il Brasile di Lula, nello stesso periodo, \u00e8 riuscito a produrre risultati simili.<\/p>\n<p><b>Nodi irrisolti<\/b><br \/>\nLa chiave dei fallimenti \u00e8 invece nei nodi irrisolti della transizione: dalla questione del Karabakh, su cui si susseguono continui vertici senza risultati, all\u2019intolleranza &#8211; spesso non necessaria &#8211; verso un\u2019opposizione politica che \u00e8 pi\u00f9 mediatica che reale. Tuttavia \u00e8 innegabile che sul tema diritti umani l\u2019Azerbaigian paghi di pi\u00f9, in termini mediatici, di quanto realmente dovrebbe alla luce dei diritti civili nel paese. Come ha affermato l\u2019ex ambasciatore statunitense a Baku Matthew Bryza, in un convegno promosso dallo Iai a Roma nel febbraio 2012, non esiste alcun giornalista in prigione in Azerbaigian per motivi politici. Eppure l\u2019Azerbaigian gode di una cattivissima stampa, alimentata anche dalla cosiddetta diaspora armena.<\/p>\n<p>Lo stesso Bryza, fautore di un approccio realistico al tema dei diritti umani e dei rapporti con lo Stato caucasico, \u00e8 stato \u201cvittima\u201d del pregiudizio anti-azerbaigiano con la non ratifica della sua nomina ad ambasciatore, da parte del Congresso statunitense per la pressione dei rappresentanti vicini alle comunit\u00e0 armeno-americane. Intanto il mese di luglio si chiude con la rielezione, non riconosciuta dalla comunit\u00e0 internazionale, del leader separatista armeno Bako Saakian a \u201cpresidente del Karabakh\u201d. Sulla regione non si scontrano soltanto due eserciti ma due concezioni giuridiche internazionali: la visione legittimista azerbaigiana e quella separatista armena.<\/p>\n<p>Va detto che, a condizione di non mettere in discussione la sovranit\u00e0 sul territorio, l\u2019Azerbaigian \u00e8 disponibile a riconoscere il massimo grado di autonomia all\u2019enclave armena. In questa contraddizione caucasica l\u2019Azerbaigian cerca una sua specificit\u00e0, legata a una forte dimensione identitaria. Quella azerbaigiana \u00e8 infatti un\u2019identit\u00e0 molto peculiare, che viaggia attraverso Oriente e Occidente, fondendo appartenenze e culture eterogenee. Gli azerbaigiani sono turchi ma sciiti, laici ma musulmani, filo-occidentali ma non avversari dei russi, aperti al mercato ma ancora saldamente statalisti (la compagnia petrolifera di Stato, la Socar, \u00e8 la pi\u00f9 importante realt\u00e0 economica del paese).<\/p>\n<p>Al cuore di questa identit\u00e0 c\u2019\u00e8 ancora la straordinaria esperienza della Repubblica democratica dell\u2019Azerbaigian, la prima breve e sfortunata esperienza di indipendenza del paese tra il 1918 e il 1920. Retta da un ristretto gruppo di uomini di governo e intellettuali di tendenza socialista e riformista formatisi in Russia e in Europa occidentale, fu la prima repubblica multipartitica in un paese musulmano, il primo Stato a dare il diritto di voto alle donne, realizzando un modello di convivenza etnica. Una stagione finita troppo in fretta, a causa dell\u2019invasione sovietica.<\/p>\n<p>L\u2019altro trauma della memoria storica azerbaigiana, pi\u00f9 vicino nel tempo, sta nella drammatica stagione della dissoluzione dell\u2019Urss e della guerra con l\u2019Armenia, tra il 1988 e il 1994. I primi scontri con gli armeni, il \u201cgennaio nero\u201d del 1990 con le sanguinosa repressione da parte sovietica, il conflitto con l\u2019Armenia, la strage di Khojali (oltre 600 civili azerbaigiani uccisi, definita la Srebrenica del Caucaso) e soprattutto l\u2019occupazione di un quinto del territorio azerbaigiano unita a un\u2019immensa massa di profughi, oltre un milione, giunta nello Stato azerbaigiano: da condizioni di partenza cos\u00ec difficili sono perfettamente comprensibili sia l\u2019enorme consenso di cui gode la memoria di Heydar Aliyev, presidente dal 1993 sino al 2003 e padre dell\u2019attuale capo dello Stato, sia il senso di rivalsa che si respira nella politica azerbaigiana.<\/p>\n<p>Se con un superficiale standard occidentale pu\u00f2 apparire esagerata l\u2019onnipresenza in Azerbaigian della figura di Heydar Aliyev &#8211; simile a quella di Mustaf\u00e0 Kemal in Turchia &#8211; non si pu\u00f2 non mettere in luce che con H. Aliyev si \u00e8 aperto un periodo di stabilit\u00e0 e prosperit\u00e0, dopo anni di conflitti e declino economico.<\/p>\n<p><b>Nuovo protagonismo<\/b><br \/>\nLo Stato caucasico ha sicuramente intrapreso una svolta della propria presenza internazionale. Sta cercando di passare da oggetto a soggetto di politica estera. Dalla questione israeliano-iraniana, alla definitiva individuazione del gasdotto che porter\u00e0 in Europa le scorte del giacimento caspico Sha Deniz II, ai sempre pi\u00f9 numerosi accordi commerciali con partner europei: l\u2019Azerbaigian sta vivendo un nuovo e inedito protagonismo. I critici sostengono che si prepari alla resa dei conti con l\u2019Armenia. I sostenitori invece che sia una risposta moderna alla crisi globale e al crollo di consenso della politica nei paesi musulmani (primavere arabe etc.).<\/p>\n<p>Di particolare rilievo \u00e8 il delicato rapporto con gli Stati Uniti. Contraddizione nella contraddizione. La scelta filo-occidentale e filo-americana dell\u2019Azerbaigian fa pendere l\u2019equilibrio geopolitico della Transcaucasia verso gli Usa &#8211; la Georgia \u00e8 gi\u00e0 filo-americana &#8211; ma \u00e8 proprio dagli Usa che, anche per la presenza di una forte comunit\u00e0 armeno-americana, vengono le scelte pi\u00f9 amare per l\u2019Azerbaigian: come il licenziamento di Bryza, considerato da Baku uno dei pi\u00f9 importanti e fidati interlocutori.<\/p>\n<p>Quella americana \u00e8 una posizione poco lineare, come quella francese, che rende ancora pi\u00f9 centrale la <i>partnership <\/i>con l\u2019Italia. Il nostro paese \u00e8 infatti il primo acquirente petrolifero dell\u2019Azerbaigian e le relazioni economiche, tecnologiche e scientifiche sono cresciute fortemente in questi mesi. Il 10 luglio 2012 i sottosegretari Marta Dass\u00f9 e Claudio De Vincenti hanno svolto una visita di Stato a Baku con il compito di risolvere la questione gasdotto e sviluppare le relazioni economiche tra i due paesi. \u00c8 prevedibile che nei prossimi anni le relazioni italo-azerbaigiane saranno centrali per gli interessi italiani nell\u2019area caucasica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nagorno-Karabakh ed Eurofestival: sono le due facce, ugualmente vere e contrastanti, dell\u2019Azerbaigian del 2012. 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