{"id":20940,"date":"2012-07-25T00:00:00","date_gmt":"2012-07-24T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-politica-dei-giochi-olimpici\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:44","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:44","slug":"la-politica-dei-giochi-olimpici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/07\/la-politica-dei-giochi-olimpici\/","title":{"rendered":"La politica dei giochi olimpici"},"content":{"rendered":"<p>Lo impariamo da bambini che, per le Olimpiadi, le guerre si fermano. Cio\u00e8, insomma, si fermavano, forse, nell\u2019antichit\u00e0, perch\u00e9 poi nessuno va davvero a verificare se Alessandro Magno o Giulio Cesare o chi voi vogliate abbiano mai rispettato davvero la tregua olimpica. <\/p>\n<p>La tradizione antica fissa la nascita dei Giochi nel 776 a .C. e la loro ultima celebrazione nel 393 d. C. Qualche studioso ritiene che anche prima della data d\u2019inizio altre manifestazioni di alto livello venissero organizzate: Omero, sia nell&#8217;Iliade che nell&#8217;Odissea, racconta di corse anche con carri che paiono episodi di gare organizzate. E, parallelamente alle Olimpiadi, altri Giochi si svilupparono, un po\u2019 come noi abbiamo campionati mondiali e continentali ad addobbare l\u2019attesa, e ad alimentare il business, di ogni quadriennio.<\/p>\n<p><b>Insinuazioni maligne<\/b><br \/>Per\u00f2, i Giochi moderni le guerre non le arrestano. Anzi, \u00e8 vero il contrario: le guerre li fermano. \u00c8 gi\u00e0 accaduto tre volte, tant\u2019\u00e8 vero che quelli di Londra sono i trentesimi Giochi dell\u2019era moderna, ma in realt\u00e0 se ne sono disputate finora solo 26 edizioni: \u2018saltarono\u2019 nel 1916, quando i Giochi dovevano farsi a Berlino, ma tedeschi e francesi stavano nelle trincee ad ammazzarsi; e, poi, nel 1940 e nel \u201944, quando le Olimpiadi dovevano farsi rispettivamente a Roma &#8211; lo Stadio Olimpico \u00e8 un retaggio di quell\u2019edizione abortita &#8211; e Londra. <\/p>\n<p>E nessuno s\u2019illuda che conflitti \u2018minori\u2019, non mondiali, magari solo intestini a un paese, conoscano tregue olimpiche: in Siria, per esempio insurrezione e repressione continueranno, a dispetto dello spirito dei Giochi e degli appelli dell\u2019Onu. Ha un bel dire Benedetto XVI, all\u2019Angelus che precede l\u2019inaugurazione, che la Chiesa guarda con simpatia alle Olimpiadi, perch\u00e9 siano esperienza di fraternit\u00e0 e pace: \u201cIl maligno &#8211; avverte il papa &#8211; semina la guerra\u201d.<\/p>\n<p>E il maligno s\u2019insinua anche ai Giochi. Lasciamo stare le diavolerie prettamente sportive, che pure ci sono e, ovviamente, non dovrebbero esserci: il doping individuale e di Stato; e anche i trucchi, le furberie, i drammi. Pensiamo, piuttosto, a come, nel tempo, ma abbastanza rapidamente, i Giochi siano divenuti un momento di propaganda, prima, e uno strumento d\u2019amplificazione di cause giuste e sbagliate, l\u2019occasione di farsi sentire e, talora, temere.<\/p>\n<p>Complici, magari involontariamente, le logiche del Cio nell\u2019assegnare le Olimpiadi, spesso criticate: i Giochi assegnati di fila a Berlino nel \u201936 e a Roma nel \u201940 paiono quasi un riconoscimento a due dei totalitarismi pi\u00f9 agghiaccianti del XX Secolo. Uno dice: \u201cS\u00ec, per\u00f2 a Mosca non li diedero\u201d. Solo perch\u00e9 l\u2019Urss ne rest\u00f2 fuori fino al 1952: quando scese in campo, fu subito scontro ideologico con gli Usa e l\u2019Occidente, quasi che il medagliere fosse giudice della superiorit\u00e0 dell\u2019uno o dell\u2019altro sistema politico ed economico.<\/p>\n<p><b>Tripletta londinese<\/b><br \/>\u00c8 nel secondo dopoguerra, e con l\u2019accesso all\u2019indipendenza delle colonie, che i Giochi acquisiscono davvero una dimensione planetaria. Anche se alcune immagini della prima fase appartengono, comunque, all\u2019immaginario collettivo italiano &#8211; qualche esempio: Dorando Pietri, Londra, 1908, o Nedo Nadi, Anversa, 1920; o Luigi Beccali, Los Angeles, 1932; o Ondina Valla, primo oro femminile, Berlino, 1936 &#8211; e universale. Sono nella memoria dell\u2019umanit\u00e0 Spiridione Loues, Paavo Nurmi, Jim Thorpe, soprattutto il salto in lungo di Jesse Owens: le quattro medaglie d\u2019oro complessive del campione nero, a Berlino, davanti ad Adolf Hitler e nello stadio della superiorit\u00e0 ariana, sono tuttora un eccezionale testimonial dello spirito olimpico.<\/p>\n<p>Londra \u00e8 la prima citt\u00e0 ad ospitarli una terza volta, ma le edizioni del 1904 e del 1948 non furono certo n\u00e9 universali n\u00e9 grandiose. Due volte i Giochi si sono fatti a Parigi, ma in tempi lontanissimi, il 1900 e il 1924, e a Los Angeles, nel 1932 e nel 1984. Quelli di Roma 1960 sono i primi Giochi come li intendiamo noi oggi: una metropoli che si rimodella e s\u2019attrezza per ospitarli, dopo averli attesi invano nel \u201940, e che d\u00e0 lo sfondo dei suoi monumenti e della sua storia all\u2019immagine simbolo di quell\u2019edizione, la maratona vinta a piedi nudi da Abele Bikila, un etiope, l\u2019alfiere d\u2019una ex colonia proprio italiana, l\u2019archetipo degli uomini degli altipiani destinati a dominare fondo e mezzofondo.<\/p>\n<p>L\u2019altra immagine tutta italiana di quei Giochi \u00e8 il volo di colombe all\u2019arrivo di Livio Berruti vincitore dei 200 metri piani, uno degli ultimi bianchi a imporsi nella velocit\u00e0 &#8211; dopo di lui, solo Valery Borzov, automa russo, lo scozzese Allan Wells e ancora nel 200, Pietro Mennea.<\/p>\n<p>Le Olimpiadi davvero universali si gonfiano d\u2019eventi, diventano business e spettacolo. E pretesto e proscenio di proteste e violenze. Citt\u00e0 del Messico, 1968, un anno predestinato, conosce, fuori dagli stadi, la strage degli studenti sulla piazza delle Tre Culture a Tlatelolco e, dentro gli stadi, la contestazione palese e silente delle Pantere Nere. <\/p>\n<p>Ma \u00e8 a Monaco, 1972, che i Giochi diventano luogo e momento di lutto e terrore: l\u2019irruzione d\u2019un commando palestinese nel villaggio olimpico, l\u2019attacco assassino a una palazzina d\u2019atleti israeliani, la strage che ne consegue, non fermano le Olimpiadi, ma le cambiano per sempre. Dopo Monaco, la sicurezza \u00e8 divenuta uno degli elementi cardine dell\u2019apparato olimpico, senza per altro impedire a un esaltato bombarolo di colpire con un ordigno fra la folla degli spettatori a Atlanta, 1996.<\/p>\n<p><b>Orazi e Curiazi<\/b><br \/>Le successive sono edizioni esposte alle contestazioni politiche e ideologiche: per tre volte consecutive, Montreal 1976, Mosca 1980 e Los Angeles 1984, la partecipazione sub\u00ec defezioni e i Giochi furono monchi, per il boicottaggio rispettivamente degli africani, di parte degli occidentali &#8211; in seguito all\u2019invasione dell\u2019Afghanistan da parte della Russia (gli italiani lasciarono a casa solo i militari) &#8211; e dei paesi comunisti, come ritorsione per Mosca.<\/p>\n<p>Seul 1988 segna il ritorno alla normalit\u00e0 politica, ma anche l\u2019esplosione della consapevolezza del doping: ci sono i misfatti di Ben Johnson, i misteri di Florence \u2018unghie lunghe\u2019 Griffith-Joyneer. Barcellona 1992 \u00e8 l\u2019esempio dei Giochi di successo per antonomasia: bene organizzati, ben gestiti, nel segno della festa perch\u00e9 il mondo non \u00e8 pi\u00f9 diviso fra buoni e cattivi dalla Cortina di Ferro e non \u00e8 pi\u00f9 in guerra n\u00e9 fredda n\u00e9 calda (il conflitto del Golfo s\u2019\u00e8 chiuso da oltre un anno).<\/p>\n<p>Quella resta, oggi, l\u2019edizione di riferimento per chiunque progetti di ospitare le Olimpiadi, anche se non lasci\u00f2 tracce indelebili a livello sportivo. La citt\u00e0 ne usc\u00ec abbellita e non sul lastrico, come, invece, accadde nel 2006 ad Atene e a tutta la Grecia, che ancora si devono riprendere dal flop. E dire che i giochi ad Atene dovevano logicamente tornarci nel 1996, nell\u2019edizione del Centenario, quando invece toccarono all\u2019insipida Atlanta, nel segno della Coca Cola e della Cnn.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, oggi, le Olimpiadi sono s\u00ec festa sportiva, ma sono soprattutto <i>marketing <\/i>commerciale e politico. Con Pechino 2008, i Giochi hanno riconosciuto la potenza mondiale della Cina, non solo economica, ma anche diplomatica e organizzativa (e sportiva: pi\u00f9 ori degli Usa, pi\u00f9 ori di tutti). Un po\u2019 quello che Tokyo 1964 fu per il Giappone; e un po\u2019 quello che Rio de Janeiro 2016 sar\u00e0 per il Brasile come simbolo dei paesi emergenti. I Giochi che non fermano le guerre almeno sublimano i conflitti: gli atleti in pista sono l\u2019incruenta versione attualizzata degli Orazi e Curiazi.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo impariamo da bambini che, per le Olimpiadi, le guerre si fermano. Cio\u00e8, insomma, si fermavano, forse, nell\u2019antichit\u00e0, perch\u00e9 poi nessuno va davvero a verificare se Alessandro Magno o Giulio Cesare o chi voi vogliate abbiano mai rispettato davvero la tregua olimpica. La tradizione antica fissa la nascita dei Giochi nel 776 a .C. e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[90],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20940"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20940"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20940\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":66926,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20940\/revisions\/66926"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20940"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20940"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20940"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}