{"id":20950,"date":"2012-07-26T00:00:00","date_gmt":"2012-07-25T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-crisi-abbatte-i-bilanci-della-difesa\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:44","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:44","slug":"la-crisi-abbatte-i-bilanci-della-difesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/07\/la-crisi-abbatte-i-bilanci-della-difesa\/","title":{"rendered":"La crisi abbatte i bilanci della difesa"},"content":{"rendered":"<p>In tempo di crisi dei bilanci europei, Francia e Gran Bretagna hanno tagliato le spese per la difesa salvando gli investimenti. La Germania, in controtendenza, ha aumentato la spesa militare, e l\u2019Italia ha destinato alla difesa risorse appena sufficienti ma ripartite in modo squilibrato tra i vari capitoli di bilancio. <\/p>\n<p>\t\t<b>Sorpasso tedesco<\/b><br \/>Sono queste alcune delle indicazioni sui bilanci della difesa 2011 contenute nello studio annuale IAI su <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/Economia_difesa\/Tabelle-grafici-IT.pdf\" target= \"blank\"><b><u> Economia e industria della difesa: tabelle e grafici<\/u><\/b><\/a>, appena pubblicato. Lo studio prende in esame, da diversi anni, le spese per la <i>funzione difesa <\/i>dell\u2019Italia e dei principali paesi europei (Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna). Come specificato nella <i>Nota aggiuntiva allo stato di previsione della difesa 2012<\/i> &#8211; il documento ufficiale presentato dal ministro della difesa al Parlamento italiano per illustrare lo stato e le prospettive del bilancio della difesa &#8211; la <i>funzione difesa <\/i>comprende tutte le spese necessarie all\u2019assolvimento dei compiti militari specifici di esercito, marina ed aeronautica, nonch\u00e9 della componente interforze e della struttura amministrativa e tecnico industriale del ministero della difesa.<\/p>\n<p>La <i>funzione difesa<\/i> si riferisce ai costi di funzionamento delle forze armate: stipendi del personale, acquisizione degli equipaggiamenti, ricerca e sviluppo di nuove tecnologie, investimenti in infrastrutture militari, addestramento, manutenzione dei mezzi. Sono escluse invece le voci che non riguardano direttamente il funzionamento dello strumento militare, come ad esempio le pensioni o l\u2019utilizzo dei Carabinieri per compiti di sicurezza interna.<\/p>\n<p>\u00c8 un\u2019impostazione che anche lo Iai condivide da sempre perch\u00e9 i bilanci della difesa non sono omogenei a livello internazionale. Per la stessa ragione, nello studio Iai viene indicato anche il contributo agli investimenti finanziato dal ministero dello sviluppo economico (purtroppo solo come stima, mancando un dato ufficiale) e il finanziamento annuale alle missioni internazionali cui partecipa l\u2019Italia, al fine di fornire un quadro complessivo delle spese italiane per la difesa.<\/p>\n<p>Nel 2011, quando la crisi finanziaria ed economica iniziata negli Stati Uniti stava gi\u00e0 diventando crisi dell\u2019euro e dei debiti pubblici nazionali, i principali paesi europei hanno modificato in maniera diversa la spesa per la <i>funzione difesa<\/i> rispetto al 2010.<\/p>\n<p>In valore assoluto, il taglio maggiore \u00e8 stato effettuato in Francia, 1,9 miliardi di euro in meno dal 2010 (32,1 miliardi di euro) al 2011 (30,2 miliardi), con una riduzione del 6%. La Spagna ha ridotto la spesa per la <i>funzione difesa <\/i>del 6,5%, attestandosi su 7,2 miliardi nel 2011, e la Gran Bretagna dello 0,8% rimanendo di gran lunga il primo paese europeo per spese militari con 38,1 miliardi di euro. Al secondo posto la Germania, che aumentando la spesa per la<i> funzione difesa <\/i>dell\u20191,3% nel 2011 supera con 31,5 miliardi di euro la Francia. Sostanzialmente stabile nel biennio in esame la spesa per la <i>funzione difesa<\/i> in Italia, con circa 14,4 miliardi di euro sia nel 2010 che nel 2011, corrispondenti allo 0,9% del Prodotto interno lordo (Pil).<\/p>\n<p><font size=\"1\"><b>Spesa europea per la funzione difesa 2011 (miliardi di euro)<\/b><\/font><\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/spesa_europea_difesa_2011_small.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p>\t<b>Le risorse mal ripartite dell\u2019Italia<\/b><br \/> Il bilancio della difesa italiano, in linea con quanto accade nel resto d\u2019Europa, \u00e8 tendenzialmente impostato su una prospettiva di medio periodo, e difficilmente pu\u00f2 subire drastiche variazioni da un anno all\u2019altro. Ci\u00f2 dipende dalla relativa rigidit\u00e0 dei capitoli di bilancio dedicati rispettivamente al personale e agli investimenti &#8211; in quest\u2019ultimo caso concentrati in programmi di acquisizione e ammodernamento di equipaggiamenti della durata pluriennale. Nel corso dell\u2019ultima legislatura, complice la crisi economica e dell\u2019euro, la spesa per la <i>funzione difesa <\/i>\u00e8 scesa dai 15,4 miliardi del 2008 ai 14,4 del 2011.<\/p>\n<p>Si prevede inoltre un ulteriore taglio del 5,5% per l\u2019anno in corso, con 13,6 miliardi di euro messi a bilancio per il 2012. In quattro anni, la spesa per la funzione difesa in Italia \u00e8 dunque diminuita dell\u201911,6%, senza calcolare l\u2019inflazione, contribuendo in misura ben maggiore di altre voci del bilancio dello stato alla riduzione del deficit pubblico. In un periodo in cui gli impegni per le forze armate italiane non sono certo mancati, dal perdurare delle missioni in Afghanistan, Libano e nei Balcani all\u2019intervento militare in Libia, alla prolungata assistenza alla popolazione colpita dal terremoto dell\u2019Aquila nel 2009.<\/p>\n<p>Al problema della scarsit\u00e0 di risorse per la <i>funzione difesa <\/i>si aggiunge quello della loro ripartizione squilibrata e inefficiente. Tre sono le principali voci che compongono la spesa per la funzione difesa: il personale, al netto delle pensioni; gli investimenti, che comprendono la spesa per l\u2019acquisto degli equipaggiamenti militari e la ricerca e sviluppo di nuove tecnologie; l\u2019esercizio, che include le spese per l\u2019addestramento dei reparti e per la manutenzione dei mezzi. <\/p>\n<p>Per un moderno esercito professionale europeo, in grado di operare pienamente in ambito Nato e di svolgere sia le missioni oggi in corso sia i compiti prevedibili nel prossimo futuro, il modello ottimale vedrebbe met\u00e0 delle spese destinate al personale, un quarto agli investimenti ed un quarto all\u2019esercizio.<\/p>\n<p>\u00c8 quanto fatto dall\u2019Italia nel triennio 2002-2004, quando la spesa per il personale era circa il 48-53% della<i> funzione difesa<\/i>, quella per gli investimenti il 23-26%, e quella per l\u2019esercizio 24-26%. Verso tale modello tendono i principali paesi europei: nonostante i suddetti tagli alla difesa, nel 2011 Gran Bretagna e Francia hanno speso ciascuno circa 10,7 miliardi di euro per investimenti, stanziamenti in linea con il 2010: rispettivamente il 28,1% e il 35,4% dei rispettivi bilanci della difesa. <\/p>\n<p>La composizione della spesa italiana per la funzione difesa nel 2011 ha visto invece il 65,9% delle risorse andare al personale, il 24% agli investimenti e solo il 10,1% all\u2019esercizio. Situazione in peggioramento nel 2012, anno in cui si prevede ben il 70,6% della spesa per la funzione difesa destinata al personale, mentre soltanto il 18,2% andrebbe agli investimenti e l\u201911,2% all\u2019esercizio.<\/p>\n<p><font size=\"1\"><b>Spese funzione difesa per tipologia 2002-2012 (in percentuale)<\/b><\/font><\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/funzione_difesa_italia_2002_2012_small.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><b>Riforme o tutti a casa<\/b><br \/> Perch\u00e9 la spesa per l\u2019esercizio \u00e8 cos\u00ec importante? In primo luogo, perch\u00e9 se il personale militare non \u00e8 adeguatamente addestrato, con un aggiornamento necessario per utilizzare equipaggiamenti migliori ma pi\u00f9 tecnologicamente pi\u00f9 avanzati, corre maggiori rischi durante le missioni sul terreno, e svolge i propri compiti con pi\u00f9 difficolt\u00e0 e meno risultati. In alcuni casi il taglio alle spese per l\u2019esercizio rende lo stesso personale non dispiegabile nelle missioni: ai piloti militari \u00e8 richiesto un certo numero annuo di ore di volo per operare in sicurezza i velivoli a disposizione, siano essi aerei o elicotteri, e se questo addestramento regolare viene meno non sono abilitati a pilotare nelle operazioni.<\/p>\n<p>In secondo luogo, perch\u00e9 se i mezzi non ricevono un\u2019adeguata manutenzione risultano meno affidabili e sicuri, e possono diventare inutilizzabili come una qualsiasi automobile con i freni troppo usurati o rotti &#8211; fenomeno tanto pi\u00f9 frequente quanto maggiore \u00e8 l\u2019utilizzo dei mezzi sul terreno e in ambienti particolarmente ostili. Perch\u00e9 la spesa per l\u2019esercizio \u00e8 cos\u00ec penalizzata rispetto alla spesa per il personale? Perch\u00e9 ad esempio la cancellazione di un certo numero di ore di volo non implica le riforme dolorose e impopolari necessarie per ridurre il personale militare e renderne pi\u00f9 efficiente la struttura.<\/p>\n<p>Il risultato di tale scelta miope \u00e8 per\u00f2 quello di avere delle forze armate pienamente operative solo sulla carta, mentre in realt\u00e0 al momento del bisogno buona parte dei mezzi giace pressoch\u00e9 inutilizzabile nei magazzini e buona parte del personale non \u00e8 pronto per operare. Non a caso, gi\u00e0 oggi l\u2019Italia ha quasi dimezzato il numero di militari impiegati nelle missioni internazionali rispetto a meno di dieci anni fa. Il rischio concreto in assenza di riforme, \u00e8 quello del tutti a casa.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In tempo di crisi dei bilanci europei, Francia e Gran Bretagna hanno tagliato le spese per la difesa salvando gli investimenti. 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