{"id":21010,"date":"2012-08-01T00:00:00","date_gmt":"2012-07-31T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-controversia-sulle-terre-rare-si-globalizza\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:43","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:43","slug":"la-controversia-sulle-terre-rare-si-globalizza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/08\/la-controversia-sulle-terre-rare-si-globalizza\/","title":{"rendered":"La controversia sulle \u201cterre rare\u201d si globalizza"},"content":{"rendered":"<p>Nei primi sei mesi del 2012 si \u00e8 sviluppato un silenzioso ma durissimo confronto tra Giappone, Stati Uniti, Unione europea e Repubblica popolare cinese (Rpc) sul commercio internazionale delle cosiddette \u201cterre rare\u201d. Dietro l\u2019apparenza di una querelle tecnica, di cui si sta occupando l\u2019Organizzazione mondiale per il commercio (Omc), si cela in realt\u00e0 un contenzioso di natura strategica con profonde ramificazioni geopolitiche, oltre che economiche. <\/p>\n<p>Che la posta in gioco sia alta \u00e8 reso evidente dalla scelta di Pechino di rendere pubblico, lo scorso 20 giugno, un <a href= \"http:\/\/www.miit.gov.cn\/n11293472\/n11293832\/n12771663\/n14676956.files\/n14675980.pdf\" target= \"blank\"><b><u>Libro bianco<\/u><\/b><\/a> dal titolo \u201cCondizioni e politiche dell\u2019industria cinese delle terre rare\u201d. Questo genere di documento, predisposto dall\u2019Ufficio Informazioni del Consiglio di Stato (la denominazione del governo nell\u2019ordinamento cinese) e approvato dai massimi vertici politici della Rpc, viene considerato la pi\u00f9 autorevole tra le fonti ufficiali utilizzate dalle autorit\u00e0 cinesi per rendere note al mondo le loro posizioni su alcuni temi di particolare importanza.<\/p>\n<p><b>Cina come primo produttore<\/b><br \/>Le terre rare sono un insieme di 17 elementi chimici che trovano una variet\u00e0 di applicazioni soprattutto in produzioni manifatturiere ad alta intensit\u00e0 tecnologica (incluso il comparto militare), risultando vitali in un settore particolarmente trainante come quello della <i>green economy<\/i>. <\/p>\n<p>Sebbene tali elementi non siano effettivamente rari sulla crosta terrestre, negli ultimi vent\u2019anni la Repubblica popolare cinese si \u00e8 affermata come primo produttore al mondo, con una quota pari a circa il 97% del totale mondiale (era il 27% nel 1990, secondo dati riportati dalla <a href= \"http:\/\/pubs.usgs.gov\/of\/2011\/1042\/of2011-1042.pdf\" target= \"blank\"><b><u> U.S. Geological Survey<\/u><\/b><\/a>). <\/p>\n<p>Pur non possedendo dunque un monopolio delle riserve di terre rare (si stima che in territorio cinese ve ne siano tra il 23% e il 50%, con Stati Uniti, Australia e India tra gli altri paesi detentori di concentrazioni rilevanti), la Rpc di fatto ne esercita uno in termini di produzione. Una legislazione ambientale poco sviluppata e scarsamente applicata, il rapido sviluppo delle tecnologie nel comparto minerario e il progressivo consolidamento dell\u2019industria estrattiva hanno favorito il concentramento in territorio cinese non solo dei processi <I>upstream<\/I>, ma anche delle successive fasi nella filiera estrattiva: frantumazione, separazione e raffinazione delle terre rare. <\/p>\n<p>Nel 2011 gli Stati Uniti risultavano cos\u00ec dipendere per il 100% da importazioni dalla Cina, e si stima che in una situazione analoga stiano l\u2019Unione europea e, in special modo, Giappone. Le industrie elettronica e automobilistica giapponesi sono particolarmente esposte, come <a href= \"http:\/\/www.meti.go.jp\/english\/report\/downloadfiles\/2011WTO\/2-3-2ExportRestriction.pdf\" target= \"blank\"><b><u> sottolineato<\/u><\/b><\/a> dall\u2019influente Ministero dell\u2019Economia, del Commercio e dell\u2019Industria di Tokyo (Meti). <\/p>\n<p><b>Restrizioni della Cina sull\u2019esportazione di \u201cterre rare\u201d<\/b><br \/>Il quadro \u00e8 estremamente delicato per una concomitanza di tre fattori. Il primo \u00e8 costituito dalla crescita della domanda globale &#8211; stimata dal <a href= \"http:\/\/www.fas.org\/sgp\/crs\/natsec\/R41347.pdf\" target= \"blank\"><b><u> Congresso Usa<\/u><\/b><\/a> in circa 136.000 tonnellate, a fronte delle 133.600 prodotte nel 2010, con relativo assottigliamento delle riserve in vari paesi. Il secondo riguarda i tempi molto dilatati con cui possono entrare nel circuito economico nuove produzioni, data la complessit\u00e0 di attivare (o ri-attivare) miniere che, specialmente nei paesi avanzati, richiedono speciali accorgimenti per la tutela dell\u2019ambiente. <\/p>\n<p>Ma \u00e8 soprattutto il terzo fattore &#8211; la nuova politica cinese sulle terre rare &#8211; ad aver suscitato allarme nelle maggiori cancellerie e industrie del mondo. Divenuta il primo consumatore al mondo di terre rare nel 1989, nel 1990 la Rpc ha dichiarato strategico questo settore minerario, vincolando l\u2019ingresso di imprese straniere nel settore. <\/p>\n<p>Successivamente, a partire dalla seconda met\u00e0 degli anni 2000, il governo cinese ha imposto crescenti restrizioni all\u2019estrazione di terre rare, citando &#8211; come riportato dal Libro bianco &#8211; l\u2019eccessiva riduzione delle riserve nazionali, drammatici danni ambientali e un rapporto costi-benefici non adeguato, vista la relativa stagnazione dei prezzi sino al 2006 (particolarmente evidente se confrontata con la dinamica dei prezzi di minerali come ferro, oro e platino). Infine, per poter rispondere alla domanda interna e sfruttare al meglio la propria condizione di temporaneo monopolista, Pechino ha fissato una quota annuale massima per l\u2019esportazione di terre rare e, nel 2011, incrementato fortemente la loro tassazione. <\/p>\n<p>Secondo dati della <a href= \"http:\/\/europa.eu\/rapid\/pressReleasesAction.do?reference=MEMO\/12\/182&#038;format=HTML&#038;aged=0&#038;language=EN&#038;guiLanguage=en\" target= \"blank\"><b><u> Commissione europea<\/u><\/b><\/a>, le restrizioni imposte dalla Rpc hanno impedito di rispondere alla domanda internazionale (nel 2010 pari a 50-60.000 tonnellate, a fronte di una quota-limite di 30.000 tonnellate), provocando una spirale nei prezzi che ha toccato il picco nella prima met\u00e0 del 2011 (tra +500% e +1.000% per tutti gli elementi). Altrettanto significativo \u00e8 che i prezzi delle terre rare per gli acquirenti stranieri siano anche il doppio di quelli sostenuti dalle controparti cinesi, un fenomeno che ha forzato una serie di imprese a reinsediarsi in territorio cinese per non perdere di competitivit\u00e0. <\/p>\n<p><b>Contenzioso con la Cina presso Omc<\/b><br \/>Sebbene il Libro bianco del governo cinese sottolinei la determinazione di Pechino a rispettare le normative Omc e auspichi la non politicizzazione della politica cinese delle terre rare, Giappone, Stati Uniti e Unione europea hanno per la prima volta optato per <a href= \"http:\/\/www.wto.org\/english\/news_e\/news12_e\/dsrfc_13mar12_e.htm\" target= \"blank\"><b><u> un\u2019azione concertata<\/u><\/b><\/a> a tre presso l\u2019Omc, avviando il 13 marzo scorso consultazioni con la Rpc in merito alle restrizioni da questa imposte sull\u2019esportazione di varie terre rare, tungsteno e molibdeno. Il successivo 26 marzo il Canada si \u00e8 unito alla procedura di consultazione, che costituisce il primo passo in una disputa presso l\u2019Omc. <\/p>\n<p>I quattro paesi si avvarranno delle argomentazioni che lo scorso 30 gennaio hanno consentito a Stati Uniti, Unione europea e Messico di vincere presso l\u2019organo di appello dell\u2019Omc un cruciale contenzioso con la Rpc su un tema analogo, riguardante l\u2019imposizione di restrizioni all\u2019esportazione di determinate materie prime. In quel caso le tariffe imposte da Pechino furono giudicate illegali perch\u00e9 imposte su prodotti non appartenenti alla lista degli 84 ammessi a norma del Protocollo di accesso della Rpc all\u2019Omc. <\/p>\n<p>Analogo giudizio \u00e8 stato espresso sulle quote fissate per l\u2019esportazione dei medesimi prodotti, che, secondo Pechino, sono necessarie per ragioni ambientali: l\u2019organo di appello dell\u2019Omc ha precisato come, a norma dell\u2019articolo XX (commi B e G) del General Agreement on Tariffs and Trade (Gatt), qualsiasi restrizione all\u2019esportazione per motivi di tutela dell\u2019ambiente e conservazione di risorse deperibili deve accompagnarsi a effettive riduzioni o restrizioni della produzione e del consumo all\u2019interno del paese. Considerato il costante aumento dei consumi di terre rare in Cina (+400% tra il 2000 e il 2010) non sar\u00e0 quindi semplice per gli avvocati della Rpc tenere il punto. <\/p>\n<p>Al contempo, la diplomazia cinese dovr\u00e0 andare ben oltre i contenuti del Libro bianco se vorr\u00e0 convincere l\u2019opinione pubblica e la stampa internazionale, gi\u00e0 sollecitate negli ultimi due anni da una serie di articoli del  <a href= \"http:\/\/topics.nytimes.com\/top\/reference\/timestopics\/subjects\/r\/rare_earths\/index.html?scp=1-spot&#038;sq=rare%20earth&#038;st=Search\" target= \"blank\"><b><u> New York Times<\/u><\/b><\/a> su un presunto \u201cembargo informale\u201d attuato dalla Rpc ai danni del Giappone come ritorsione per un incidente navale di lieve entit\u00e0 nel Mar della Cina orientale, nei pressi dell\u2019arcipelago conteso delle Senkaku \/ Diaoyu. <\/p>\n<p><i><font size=\"1\"> Articolo pubblicato su <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/PDF\/OrizzonteCina\/OrizzonteCina_12-06.pdf\" target= \"blank\"><b><u> OrizzonteCina<\/u><\/b><\/a>, rivista online sulla Cina contemporanea a cura di Torino World Affairs Institute e Istituto Affari Internazionali. <\/i><\/font><\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei primi sei mesi del 2012 si \u00e8 sviluppato un silenzioso ma durissimo confronto tra Giappone, Stati Uniti, Unione europea e Repubblica popolare cinese (Rpc) sul commercio internazionale delle cosiddette \u201cterre rare\u201d. 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