{"id":21030,"date":"2012-08-03T00:00:00","date_gmt":"2012-08-02T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/libia-in-cerca-di-trasparenza\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:42","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:42","slug":"libia-in-cerca-di-trasparenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/08\/libia-in-cerca-di-trasparenza\/","title":{"rendered":"Libia in cerca di trasparenza"},"content":{"rendered":"<p>Lo svolgimento regolare e pacifico delle recenti elezioni politiche in Libia \u00e8 stato salutato dai media occidentali come un grande successo. Il fatto che esse siano state vinte dalla coalizione guidata dall\u2019ex primo ministro Mahmoud Jibril, ritenuto laico e liberale, aggiunge al successo una nota politica.<\/p>\n<p>La Nato ha acquisito un ampio credito tra la popolazione libica per il suo sostegno alla rivoluzione e alla battaglia che ha rovesciato il regime di Muammar Gheddafi. Per mantenere tale sostegno, i paesi dell\u2019Alleanza Atlantica devono affrontare un caso che ha suscitato molta sensazione in Libia: l\u2019assassinio del Generale Abdel Fattah Younes, il 28 luglio 2011.<\/p>\n<p><b>Insinuazioni<\/b><br \/>\nIl Generale \u00e8 stato un alleato di lungo corso di Gheddafi, del cui governo era stato ministro dell\u2019Interno e, fino alla defezione nel febbraio 2011, Comandante delle forze speciali lealiste libiche. Da allora la sua figura \u00e8 divenuta fondamentale per la rivoluzione, per la sicurezza della citt\u00e0 di Bengasi e per la credibilit\u00e0 della forza militare dei ribelli. Younes aveva ottenuto un sostegno immediato da parte delle forze occidentali per la sua leadership militare sul campo, a fianco del leader politico Mustafa Abd el-Jalil.<\/p>\n<p>La popolarit\u00e0 e il ruolo ricoperto nella rivoluzione dal Generale Younes spiegano il sentimento di disperazione provato dai rivoluzionari nell\u2019apprendere del suo assassinio, attribuito a una presunta milizia islamista. Tale milizia faceva parte del contingente inviato dal ministro del Consiglio nazionale di transizione Ali Issawi, per arrestare Younes con l\u2019accusa di essere un agente legato al vecchio regime a scapito dell\u2019azione dei ribelli.<\/p>\n<p>In un programma televisivo andato in onda recentemente e molto seguito in Libia, dedicato all\u2019omicidio di Younes e all\u2019assenza di un\u2019indagine seria, molti libici \u2013 tramite Twitter ed e-mail \u2013 hanno sostenuto che dietro l\u2019omicidio del Generale ci sia stata la Nato. La ragione addotta si fonda sulla convinzione che i paesi occidentali temevano la leadership militare del Generale in quanto quest\u2019ultimo si poteva schierare contro i loro interessi e il loro protetto, Mustafa Abd el-Jalil.<\/p>\n<p><b>Trasparenza<\/b><br \/>\nPoich\u00e9 le voci sono facili da diffondere, \u00e8 fondamentale che questa assurda teoria venga immediatamente rigettata. I paesi della Nato sono stati probabilmente i primi a rammaricarsi per l\u2019assassinio, in quanto \u2013 contrariamente alla teoria della cospirazione \u2013 erano a favore di un esercito dei ribelli unito che potesse non solo sconfiggere il regime di Gheddafi, ma mantenere l\u2019ordine nel paese dopo la vittoria ed evitasse frammentazione in dozzine di milizie cui invece si assiste oggi.<\/p>\n<p>I colpevoli sono certamente altri, da ricercare sia in Libia, in particolare tra coloro che sono stati avvantaggiati dalla scomparsa di questa figura carismatica, sia all\u2019estero, tra quegli stati che desideravano l\u2019egemonia nella rivoluzione libica a spese dei paesi occidentali.<\/p>\n<p>Il sistema giudiziario libico, come dimostra l\u2019anno di ritardi e rinvii, non \u00e8 in grado di condurre un\u2019indagine rigorosa e indipendente. Tuttavia, per ragioni di giustizia e politica, far luce su questo caso rimane una priorit\u00e0. Dato lo stato attuale delle cose, il solo modo di procedere per ottenere giustizia \u00e8 istituire una commissione indipendente con il sostegno internazionale e pieni poteri di indagine.<\/p>\n<p>Senza andare troppo lontano, basterebbe prendere ad esempio la <i>International Independent Investigations Commission <\/i>istituita per indagare l\u2019assassinio di Rafik Hariri in Libano. Tale strumento costituirebbe un passo nella giusta direzione della collaborazione tra le nuove istituzioni libiche e la comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p><b>Ritorsioni<\/b><br \/>\nIl tema acquista inoltre ulteriore rilevanza alla luce dei disordini e dei preoccupanti sviluppi emersi recentemente nelle regioni orientali del paese. Nelle scorse settimane sono stati uccisi molti ex ufficiali del regime di Gheddafi, tra i quali Suleiman Buzraidah, veterano e funzionario dei servizi di <i>intelligence <\/i>militare tra i primi a collaborare con il National Transitional Council (Ntc), ucciso il 28 luglio.<\/p>\n<p>Inoltre, il 29 luglio un gruppo di uomini ha fatto fuoco sul convoglio su cui viaggiava il generale Khalifa Hafter, comandante delle forze libiche di terra. Contrariamente a Buzraidah, il Generale Hafter \u00e8 rimasto illeso. Contemporaneamente una bomba di 60 kg \u00e8 stata ritrovata nelle cantine del Tibesti Hotel di Benghazi. Voci attribuiscono la paternit\u00e0 a un gruppo islamista sconosciuto che avrebbe una lista di 106 obiettivi tra i nomi dell\u2019era Gheddafi.<\/p>\n<p>A questa ipotesi \u00e8 stato obiettato che il generale Hafter ha abbandonato il regime di Gheddafi da pi\u00f9 di 26 anni. Mentre questo potrebbe essere vero, rimane il fatto che molti libici lo considerano responsabile della morte di centinaia di cittadini che furono reclutati con la forza per combattere in Ciad la guerra scatenata da Gheddafi negli anni Ottanta, nella quale Hafter era comandante in capo.<\/p>\n<p>Inoltre si vocifera in Libia che, negli ultimi anni, Hafter sia stato in contatto con il precedente regime da cui avrebbe ricevuto sostegno economico su base mensile. Che tutto ci\u00f2 sia vero o no, non vi \u00e8 dubbio che il tentativo di ucciderlo sia coerente con la teoria in questione. Un\u2019altra ipotesi vedrebbe gli esuli del regime organizzare gli omicidi per disseminare panico e incertezza. Giacch\u00e9 sia gli islamisti sia i seguaci di Gheddafi condividono i medesimi obiettivi nel breve periodo, ossia la vendetta e la destabilizzazione del paese, vi \u00e8 la possibilit\u00e0 \u00e8 che entrambe le ipotesi siano reali.<\/p>\n<p>In ogni caso, questi sviluppi richiedono accertamenti trasparenti. Il deterioramento piuttosto rapido della sicurezza in Libia \u00e8 un rischio per il proseguimento della transizione democratica. La formazione di una commissione internazionale d\u2019inchiesta sull\u2019omicidio del generale Younes rappresenterebbe un segnale forte sulla ferma volont\u00e0 della comunit\u00e0 internazionale di sostenere il processo di transizione in Libia e la ferma opposizione alla violenza e al terrorismo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo svolgimento regolare e pacifico delle recenti elezioni politiche in Libia \u00e8 stato salutato dai media occidentali come un grande successo. 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