{"id":21040,"date":"2012-08-06T00:00:00","date_gmt":"2012-08-05T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/matrioska-siria\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:42","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:42","slug":"matrioska-siria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/08\/matrioska-siria\/","title":{"rendered":"Matrioska Siria"},"content":{"rendered":"<p>La principale e apparente ragione per cui la crisi siriana \u00e8 cos\u00ec lunga, travagliata e sanguinosa \u00e8 che il paese \u00e8 diviso tra etnie, religioni, gruppi di potere, interessi vecchi e nuovi, che hanno bisogno di un estenuante processo per scomporsi e, prima o poi, ricomporsi.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 nella recente, post-ottomana, storia della Siria, quello degli Assad \u00e8 stato l&#8217;unico periodo di spietata stabilit\u00e0, giunto dopo un turbinoso periodo di amministrazione francese, che ha volutamente accentuato le divisioni  &#8211; in particolare il ruolo degli alawiti &#8211; e il caos postbellico, culminato in un vortice di colpi di stato tra il 1949 e il 1954.<\/p>\n<p><b>Mappa etnico-religiosa<\/b><br \/>La rivolta contro Assad \u00e8 durata cos\u00ec a lungo, e continuer\u00e0, perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 intesa sul dopo. Aspetto paradossale per un paese povero, con poco petrolio. Basta fare un confronto tra la relativa rapidit\u00e0 della crisi libica e le estenuanti divisioni che continuano a lacerare la comunit\u00e0 internazionale sulla soluzione siriana . Ci\u00f2 \u00e8 dovuto alla particolare posizione del paese, incastonato tra realt\u00e0 arabe e non arabe (Turchia, Israele), ma soprattutto con un tratto di costa sul Mediterraneo dove c&#8217;\u00e8 il porto di Tartous, l&#8217;unica base navale russa fuori dal territorio dell&#8217;ex Urss <\/p>\n<p>Il regime di Assad \u00e8 l&#8217;ultimo baluardo della presenza russa nel Medio oriente arabo e Mosca fa di tutto per rifornirlo di armi e sostenerlo. Lo sforzo di trovare una soluzione in sede Onu \u00e8 ormai in pratica cessato con le amare dimissioni dell&#8217;inviato speciale Kofi Annan.<\/p>\n<p>I vicini arabi temono il caos siriano: il Libano ne risentire direttamente a causa dei legami tra Hezbollah e il regime di Assad, la Giordania perch\u00e9 \u00e8 una monarchia strutturalmente fragile, l&#8217;Iraq perch\u00e9 ha i suoi problemi e non ne vuole altri. La Turchia, in cerca di rilancio nel mondo arabo, vede la guerra civile siriana come un masso nel gi\u00e0 rissoso stagno mediorientale; Israele, che si concentrava sul nucleare dell&#8217;Iran, scopre con orrore che il regime di Assad, vecchio e irriducibile nemico con cui non si voleva nemmeno parlare di Golan, \u00e8 pur sempre meglio di un guazzabuglio dove circolano armi chimiche che possono finire in chiss\u00e0 quali mani.<\/p>\n<p>E anche la mappa etnico-religiosa del paese, complessa e antica, viene deformata dai profughi che fuggono dalle battaglie o dal terrore del regime, o che cercano sicurezza in zone etnicamente affini, come gli alawiti che affluiscono sulla costa. Chi fugge nei paesi vicini difficilmente torner\u00e0 nella zona di provenienza, nelle stesse condizioni. Se si somma alle perdite umane questa semplificazione forzata, la Siria di domani, comunque sia, sar\u00e0 ben diversa, e non in termini positivi. Questo \u00e8 gi\u00e0 accaduto in Libano, paese che ha spesso anticipato o partecipato delle crisi siriane, e in Iraq.<\/p>\n<p>Una cosa per\u00f2 \u00e8 sicura: ogni minoranza ne sar\u00e0 danneggiata, e la maggioranza sunnita pagher\u00e0 il prezzo delle tensioni di tutti. Soprattutto gli alawiti, sciiti eclettici, che dal mandato francese al regime degli Assad, hanno avuto un ruolo privilegiato: il loro dramma attraversa anche i confini e coinvolge pesantemente quelli che sono in Turchia. Poi minoranze come i cristiani, sempre pi\u00f9 impauriti in un Medio Oriente che ne vede ridursi la presenza. Curdi e drusi hanno la relativa fortuna di una localizzazione in regioni periferiche, ma la tensione lungo i confini danneggia anche loro e un nuovo assetto dei curdi siriani avrebbe ripercussioni nello stato che non c&#8217;\u00e8, coinvolgendo anche Turchia, Iran e il gi\u00e0 reale Kurdistan iracheno. Minoranza assai particolare sono i palestinesi, ufficialmente neutrali ma ora anch&#8217;essi bombardati dal regime.<\/p>\n<p><b>Ombre del Golfo<\/b><br \/>Nella crisi siriana arrivano inoltre, per aiutare i ribelli &#8211; elementi teoricamente innovatori e libertari &#8211; paesi ultraconservatori come l&#8217;Arabia Saudita. Assieme al Qatar fornisce armi agli insorti, ma in realt\u00e0 copre un ruolo americano e soprattutto vuole che sparisca l&#8217;unico regime arabo amico dell&#8217;Iran. Argomento che andrebbe discusso con cura: qui basta sottolineare come il gioco dei sauditi, sulla carta a favore della maggioranza sunnita della Siria, in funzione anti-Assad, anti-sciita e quindi anti-Iran, \u00e8 di estrema contraddizione.<\/p>\n<p>La Siria, con o senza gli Assad, ha sempre avuto un Islam lontano dalle chiusure wahabite, e l&#8217;opposizione, dove gi\u00e0 si sono infiltrate forze che vengono definite, pi\u00f9 o meno accuratamente, vicine ad Al Qaeda (nota avversaria dei sauditi), \u00e8 il terreno del tutti contro tutti. Si naviga a vista, tutto \u00e8 imprevedibile, ogni mossa rischia di ritorcersi contro chi la compie.<\/p>\n<p>L&#8217;Iran non vuole perdere l&#8217;unico regime arabo amico e voci insistenti parlano di migliaia di iraniani che combattono a sostegno di Assad, volontari o magari pellegrini, come quelli appena catturati dai ribelli.<\/p>\n<p>\u00c8 notevole invece l&#8217;assenza dell&#8217;Egitto, paese che con la Siria ha avuto complessi rapporti ma al momento molto preso dalla proprie questioni interne. Quando l&#8217;Egitto si riaffaccer\u00e0 sulla scena regionale e internazionale sar\u00e0 un bene per tutti.<\/p>\n<p>Sul fronte militare, molte voci riferiscono di crisi dei rifornimenti per le forze di governo, ma finch\u00e9 i russi metteranno il regime in grado di far volare gli elicotteri da combattimento armati di missili e finch\u00e9 gli insorti non saranno in grado di abbatterli, Assad potr\u00e0 perdere sul terreno ma mantenere la capacit\u00e0 di ritorsione sulla popolazione civile. In questi giorni si combatte per Aleppo, la capitale economica del paese, rimasta a lungo quasi indenne. Perdere Aleppo significa per Assad la fuga o l&#8217;arroccamento, e la battaglia per l&#8217;antica citt\u00e0, concordano tutti, sar\u00e0 decisiva.<\/p>\n<p><b>Libanizzazione<\/b><br \/>Ma appunto \u00e8 il dopo Assad che angoscia. Un dittatore che non rappresenta solo una dinastia durata mezzo secolo, ma soprattutto un sistema di potere nato 60 anni fa, con il partito Baath, dove fasce sunnite si incrociano con i sostenitori alawiti o cristiani. Nato con ambizioni socialiste e transazionali, il Baath \u00e8 poi  divenuto poi macchina di potere di cui Bashar Assad, di cui oggi sembra il maggior prigioniero. Il che, certo, ne riduce le gravi responsabilit\u00e0 per il punto cui si \u00e8 giunti.<\/p>\n<p>Una perfetta rappresentazione del caos prossimo venturo, dopo la fine o quasi della guerra civile, viene dal ricordo di quel che \u00e8 stato il Libano e soprattutto di quel che oggi \u00e8 l&#8217;Iraq. Negli stessi giorni in cui si contavano centinaia di vittime in Siria, di pi\u00f9 &#8211; e senza l&#8217;enfasi della prima pagina &#8211; se ne vedevano in Iraq, in dozzine di attentati. \u00c8 impossibile che la Siria esca dalla guerra civile e trovi presto un assetto che assomigli alla pace, perch\u00e9 la catena delle vendette incrociate e la guerra diffusa continueranno a lungo, come in Iraq.<\/p>\n<p>All&#8217;impossibile composizione degli interessi degli stati coinvolti, si sovrappone la impossibile definizione di una leadership siriana alternativa. Della cosiddetta opposizione, Aron Lund ha ricostruito una mappa (1) per l&#8217;Unione europea, da cui risultano protagonisti spesso fuoriusciti di lungo corso e assai divisi tra loro. <\/p>\n<p>Ma fattore determinante \u00e8 l&#8217;opposizione armata sul campo, che per le naturali dinamiche di una guerra civile ha metodi e aspettative ben diversi da quelli dei politici, nonch\u00e9 una composizione e un peso che cambia di battaglia in battaglia, assolutamente imprevedibile. Mentre i ribelli sul terreno accumulano perdite ma anche conquiste e sostegno, all&#8217;estero si tenta di creare una futura leadership, che unisca i tanti gruppi. I sauditi hanno da poco mandato in scena un giovane generale fuggito dalla Siria, Manaf Tlass, di famiglia sunnita a lungo sodale degli Assad. \u00c8 per\u00f2 difficile che una persona con questo profilo abbia credibilit\u00e0 all&#8217;interno del paese, e la manovra saudita appare goffa e indice dell&#8217;estrema incertezza del momento.<\/p>\n<p>La guerra civile siriana va quindi vista come un confronto regionale, del Medio Oriente asiatico e delle grandi potenze vecchie e nuove, Cina compresa, con imprevedibili ripercussioni di lungo periodo, ma che andranno oltre le varie crisi dal dopoguerra ad oggi, guerre di Israele e del Golfo comprese. E i siriani rischiano di pagarne il prezzo pi\u00f9 alto.<\/p>\n<p><font size=\"1\">(1) vedi http:\/\/palmecenter.se\/en\/Our-thoughts\/News-Articles-Front-Page\/120705-New-booklet-about-the-Syrian-opposition\/<\/font>.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La principale e apparente ragione per cui la crisi siriana \u00e8 cos\u00ec lunga, travagliata e sanguinosa \u00e8 che il paese \u00e8 diviso tra etnie, religioni, gruppi di potere, interessi vecchi e nuovi, che hanno bisogno di un estenuante processo per scomporsi e, prima o poi, ricomporsi. 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