{"id":21050,"date":"2012-08-07T00:00:00","date_gmt":"2012-08-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/obama-a-passi-di-gambero-sul-disarmo\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:41","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:41","slug":"obama-a-passi-di-gambero-sul-disarmo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/08\/obama-a-passi-di-gambero-sul-disarmo\/","title":{"rendered":"Obama a passi di gambero sul disarmo"},"content":{"rendered":"<p>Sorprendentemente, e nonostante una lunga preparazione, non \u00e8 andato in porto, all&#8217;ultimo momento, il negoziato sul Trattato sul commercio degli armamenti (<i>Arms Trade Treaty<\/i> &#8211; Att). Ad assumersene la responsabilit\u00e0 sono stati gli Stati Uniti. Al termine di quattro settimane di febbrili negoziati a New York, il vice sottosegretario di Stato per gli affari politico-militari, Tom Countryman (ben conosciuto in Italia per esser stato responsabile degli affari politici presso l&#8217;Ambasciata americana a Roma) ha invocato la mancanza di tempo quale motivo per chiedere il rinvio <i>sine die <\/i>della conclusione della trattativa.<\/p>\n<p>In un periodo in cui languono i fori negoziali sul disarmo, tutti puntavano sull&#8217;Att per una boccata di ossigeno. La delusione \u00e8 grande e pu\u00f2 apparire singolare che sia stata proprio l&#8217;amministrazione Obama, tradizionale paladina del disarmo e della non-proliferazione, ad assumersi apertamente questa responsabilit\u00e0 levando le castagne dal fuoco ad altre delegazioni che pi\u00f9 degli Stati Uniti avevano difficolt\u00e0 con il nuovo trattato.<\/p>\n<p><b>Logica umanitaria<\/b><br \/>L&#8217;Att non \u00e8 propriamente un accordo di disarmo; da esso non dovrebbe scaturire alcuna vera e propria riduzione degli armamenti. Esso rientra invece nella categoria del controllo degli armamenti, nel senso che mira a stabilire regole universali nel settore del commercio delle armi laddove sinora vigono solo autolimitazioni unilaterali o stipulate tra gruppi di paesi <i>likeminded<\/i>. \u00c8 questo, ad esempio, il caso della legge 185 del 1990, che disciplina le esportazioni italiane di materiale bellico, considerata una delle pi\u00f9 avanzate a livello mondiale.<\/p>\n<p>Il trattato si riferisce esclusivamente alle armi convenzionali; sono pertanto escluse in partenza le armi nucleari, chimiche e biologiche che rientrano nella categoria delle armi di distruzione di massa e sono sottoposte a normative diverse.La ratio di fondo del nuovo accordo \u00e8 umanitaria: le armi convenzionali sono quelle che oggi causano il maggior numero di vittime e di sofferenze (la stima approssimativa \u00e8 di 300.000 vittime all&#8217;anno&#8230; il doppio, ogni anno, delle vittime di Hiroshima!!!).<\/p>\n<p>Ma sussistono anche importanti motivazioni strategiche collegate con la natura prevalentemente offensiva delle armi contemplate (veicoli blindati, artiglieria pesante, velivoli da attacco, navi da guerra e missili) e con l&#8217; esigenza di impedire la destabilizzante esportazione di tali armi verso zone di conflitto, paesi sotto embargo delle Nazioni Unite, situazioni di violazioni di diritti umani e genocidio.<\/p>\n<p><b>Societ\u00e0 civile<\/b><br \/>\u00c8 rimasta nell&#8217;incertezza, sino all&#8217;ultima ora, l&#8217;inclusione delle armi piccole e leggere (<i>Small and light weapons <\/i>&#8211; Salw,) forse meno rilevanti sotto il piano militare ma certamente molto significative sul piano umanitario. Arrivare ad un passo dall&#8217;intesa su una materia cosi sensibile non era stato facile poich\u00e9 le esportazioni ed importazioni di armi costituiscono un terreno custodito gelosamente nella sfera di sovranit\u00e0 degli stati.<\/p>\n<p>Aveva agevolato la trattativa il fatto che alcuni tra principali stati esportatori (soprattutto occidentali) gi\u00e0 sottopongono a stretta disciplina le proprie forniture ed hanno interesse ad allargare al resto del mondo le restrizioni cui si sono sottoposti. Non si pu\u00f2 sottacere il ruolo crescente della societ\u00e0 civile e organizzazioni non governative attive soprattutto sul piano umanitario. La possibile inclusione delle armi piccole e leggere aveva alimentato l&#8217;interesse dei paesi africani, afflitti dalla piaga di tali armamenti.<\/p>\n<p>La principale preoccupazione degli americani era che non venisse scalfita dall&#8217;Att la disposizione costituzionale sul diritto dei cittadini Usa al porto delle armi. Nessuno si sognava di toccare questo noto tab\u00f9 statunitense. Ciononostante, la logica elettoralistica ha evidentemente prevalso sugli ideali e la mancanza di tempo, in parte dovuta all&#8217;avvio della sessione ritardato da una controversia sullo status palestinese, ha suggerito all&#8217; amministrazione Obama di non correre il rischio di farsi crocifiggere dall&#8217; opposizione.<\/p>\n<p><b>Continuit\u00e0 <\/b><br \/>Un accordo affrettato avrebbe infatti offerto il destro ai conservatori, ossessionati, nonostante il ripetersi degli eccidi, dall&#8217; intangibilit\u00e0 del secondo emendamento, di mettere in difficolt\u00e0 Obama durante la campagna. L&#8217;amministrazione si dichiara pronta a riprendere la trattativa il prossimo anno. Ma tutto dipende ormai dall&#8217;esito delle elezioni americane. Un&#8217;amministrazione repubblicana sicuramente farebbe naufragare l&#8217;Att. La migliore chance per una sopravvivenza del negoziato si fonda dunque proprio sulla sopravvivenza dell&#8217;amministrazione che lo ha oggi affossato. E senza gli americani molti dei principali esportatori non verrebbero a bordo ed un accordo Att non avrebbe pi\u00f9 senso.<\/p>\n<p>.  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sorprendentemente, e nonostante una lunga preparazione, non \u00e8 andato in porto, all&#8217;ultimo momento, il negoziato sul Trattato sul commercio degli armamenti (Arms Trade Treaty &#8211; Att). Ad assumersene la responsabilit\u00e0 sono stati gli Stati Uniti. 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