{"id":21070,"date":"2012-08-08T00:00:00","date_gmt":"2012-08-07T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lestate-di-fuoco-del-nagorno-karabakh\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:40","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:40","slug":"lestate-di-fuoco-del-nagorno-karabakh","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/08\/lestate-di-fuoco-del-nagorno-karabakh\/","title":{"rendered":"L\u2019estate di fuoco del Nagorno-Karabakh"},"content":{"rendered":"<p>La crisi del Nagorno-Karabakh (NK), iniziata alla fine degli anni ottanta, \u00e8 tutt\u2019oggi irrisolta. Il conflitto si inserisce nel contesto delle rivendicazioni territoriali-identitarie che si acuirono con la crisi dell\u2019Urss. Caduto il collante dell\u2019internazionalismo sovietico, levarono le proprie voci (e le proprie armi) gruppi etno-linguistici concentrati in aree amministrative autonome &#8211; come gli armeni del NK \u2013 che ambivano a un proprio stato nazionale. Dopo il conflitto, il NK rimane uno stato non riconosciuto e il cessate il fuoco che ne garantisce la de facto pacifica esistenza vacilla sotto la pressione di violazioni quotidiane.<\/p>\n<p><b>Tensioni inter-etniche<\/b><br \/>La Russia \u00e8 stata protagonista nella gestione della crisi, sia per quanto riguarda la fase del raggiungimento del cessate il fuoco, sia nella negoziazione che ne \u00e8 seguita, con due ruoli differenti: da un lato come mediatore diretto attraverso le periodiche iniziative del presidente, dall\u2019altro come co-presidente con un rappresentante delegato su base permanente nel Minsk Group. <\/p>\n<p>Nato fra il 1994 e il 1995 sotto l\u2019egida dell\u2019Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione europea (Osce), il Minsk Group ha una presidenza tripartita (Francia, Stati Uniti e Russia) ed ha lo scopo di fornire un forum per la risoluzione del conflitto del NK. Il progetto originale era di far convenire le parti su un accordo di non belligeranza che rendesse possibile la negoziazione di un trattato di pace attraverso una Conferenza di Minsk e, nel quadro della promozione del processo di pace, contribuire allo stanziamento di un contingente di pace Osce.<\/p>\n<p>L\u2019efficacia del Minsk Group rispetto a queste finalit\u00e0 \u00e8 rimasta limitata a causa delle forti resistenze sia delle parti coinvolte sia degli attori regionali. Armenia e NK non vogliono rinunciare a quanto conquistato con le armi, l\u2019Azerbaijan sente dalla propria il diritto internazionale che riconosce l\u2019inviolabilit\u00e0 dell\u2019integrit\u00e0 territoriale e il diritto di esercizio della sovranit\u00e0, nonch\u00e9 i diritti di propriet\u00e0, di residenza, di movimento e alla sicurezza degli sfollati.<\/p>\n<p>La presenza militare internazionale \u00e8 osteggiata dall\u2019Iran e &#8211; in modo meno plateale &#8211; dalla Russia, che non vedono di buon occhio forze esterne in un\u2019area di proprio interesse e a ridosso dei propri confini. Come conseguenza gli eserciti indipendentista e nazionale azerbaijano sono schierati l\u2019uno di fronte all\u2019altro senza forze di interposizione da quasi vent\u2019anni, in trincee a distanze variabili ma in alcuni punti assai prossime. <\/p>\n<p>\u00c8 uno scenario giocato sul filo di lama di un esasperante conflitto latente e di logoramento, che mette a dura prova la disciplina dei soldati da ambo le parti e che crea  spirali potenzialmente incontrollabili degli scambi di fuoco, che dall\u2019estate del 2011 ad oggi sono ormai quotidiani.<\/p>\n<p>Incidenti si registrano nelle trincee fra commilitoni, lungo il confine amministrativo fra karabakhi e azerbaijani, e lungo il confine di stato fra Armenia e Azerbaijan. Il bollettino di guerra del ministero della difesa dichiara 744 violazioni nel 2011 e il quadro \u00e8 peggiorato: 146 dichiarate violazioni nel solo mese di giugno. Le autorit\u00e0 <i>de facto <\/i>del Karabakh accusano l\u2019Azerbaijan di oltre 250 violazioni a settimana, nello stesso periodo.<\/p>\n<p><b>Soluzione politica<\/b><br \/>Sotto la pressione del ritorno delle armi, lo stesso <i>focus <\/i>del Minsk Group si sposta dalle proposte di soluzione politica alla prevenzione di conflitto su larga scala. Un percorso di pace appare impraticabile allo stato attuale. Nonostante le parti ribadiscano la volont\u00e0 a procedere sulla strada della mediazione, negli  ultimi due decenni le posizioni si sono, se possibile, ulteriormente radicalizzate. Le opinioni pubbliche non danno segno di poter accettare concessioni, tappa dolorosa ma necessaria per il raggiungimento di una pace duratura.<\/p>\n<p>Inseguendo il consenso e il calcolo politico, le tre classi dirigenti mantengono la stessa inflessibilit\u00e0, e questo non fa che incrementare le aspettative massimaliste. Una nuova generazione di cittadini elettori \u00e8 nata dopo la secessione <i>de facto<\/i>, e non ha memoria del passato di coabitazione pacifica. Una miscela di propaganda di odio, di risentimento e di oggettiva pericolosit\u00e0 lungo la linea di separazione delle forze rende i contatti fra le comunit\u00e0 impossibili.<\/p>\n<p>Questa la situazione sul terreno, mentre in sede negoziale si sono vagliate tutte le variabili possibili rispetto ai diktat incrociati. Si \u00e8 pensato a un pacchetto di misure (proposta della presidenza russa, poi ripresa nel 1997 dal Minsk Group), un processo a tappe, o un\u2019erosione di distanze prima affrontando le questioni meno complesse (proposta del mediatore russo, 2003). Dall\u2019idea di un \u201cPatto di stabilit\u00e0\u201d era maturata l\u2019ipotesi di un sistema di garanzie di sicurezza esteso e inclusivo di attori regionali e internazionali (2001).<\/p>\n<p>\u00c8 stato invocato il \u201cmetodo Dayton\u201d, di soluzione imposta dall\u2019esterno o la variante Dartmouth (elaborata dal 2002 al 2006), che viceversa riporta la capacit\u00e0 decisionale in mano alle parti coinvolte. Sono stati richiamati vari modelli per la fattispecie politico-amministrativa del NK: la variante Cecena (fra le due guerre), quella cipriota, quella di Andorra, a \u201cStato comune\u201d&#8230; Ma \u00e8 ben difficile trovare qualcosa <i>di pi\u00f9 dell\u2019indipendenza <\/i>che possa motivare la comunit\u00e0 armena a mettere in discussione quanto ottenuto con la forza. Nodo che nemmeno una soluzione militare, che \u00e8 caldeggiata da vari settori della societ\u00e0 azerbaijana, risolverebbe. Nemmeno una rovinosa sconfitta dell\u2019esercito secessionista potrebbe ri-fidelizzare gli attuali residenti del NK a Baku.<\/p>\n<p><b>Speranza e fiducia <\/b><br \/>Si scalda la situazione sul terreno e si raffredda quella negoziale. La totale mancanza di fiducia reciproca si palesa anche attraverso episodi marginali ma significativi. L\u2019Armenia non ha partecipato al festival musicale Eurovision per reazione a uno scambio di fuoco con l\u2019esercito azerbaijano\u2026 che non \u00e8 avvenuto! <\/p>\n<p>Il 24 febbraio pi\u00f9 di venti artisti armeni hanno firmato una lettera di protesta, dichiarando che non volevano partecipare alla gara musicale nel paese che aveva appena causato la morte del diciannovenne soldato di leva Albert Adibekyan. Il ministro della difesa armeno ha reso poi noto che quest\u2019ultimo era effettivamente stato ucciso da un commilitone. L\u2019accertamento della verit\u00e0 non ha sortito alcun effetto e l\u2019avvicinamento armeno-azerbaijano non \u00e8\u2019 stato possibile nemmeno per l\u2019evento musicale.<\/p>\n<p>Difficile immaginarlo legato a situazioni ben meno amene, come la crisi regionale, la prossima apertura di un aeroporto in NK, le esercitazioni militari dell\u2019Organizzazione del Trattato per la Sicurezza Collettiva a settembre, in Armenia.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi del Nagorno-Karabakh (NK), iniziata alla fine degli anni ottanta, \u00e8 tutt\u2019oggi irrisolta. Il conflitto si inserisce nel contesto delle rivendicazioni territoriali-identitarie che si acuirono con la crisi dell\u2019Urss. 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