{"id":21110,"date":"2012-08-23T00:00:00","date_gmt":"2012-08-22T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-difesa-delle-attivita-strategiche\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:39","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:39","slug":"la-difesa-delle-attivita-strategiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/08\/la-difesa-delle-attivita-strategiche\/","title":{"rendered":"La difesa delle attivit\u00e0 strategiche"},"content":{"rendered":"<p>Il Consiglio dei ministri ha approvato il 10 agosto, su proposta del ministro della Difesa, il Decreto che individua le \u201cattivit\u00e0 strategiche\u201d, come previsto dalla Legge 56\/2012. Dopo il parere del Consiglio di Stato e la comunicazione al Parlamento diventer\u00e0 cos\u00ec operativa la nuova normativa italiana per il controllo della propriet\u00e0 delle imprese impegnate in attivit\u00e0 strategiche nel campo della difesa. Per completare il sistema servir\u00e0 un ulteriore tassello, il regolamento che dovr\u00e0 definire organismi coinvolti e procedure (e anche chi dovr\u00e0 coordinare all\u2019interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri l\u2019esame delle acquisizioni). <\/p>\n<p>Nel frattempo, la legge prevede che la competenza faccia capo al Ministero dell\u2019Economia e Finanze per le imprese partecipate dallo Stato e a quello della Difesa per le altre. Considerando le numerose partecipazioni pubbliche (anche se a volte limitate) a quest\u2019ultimo resteranno solo le piccole e medie imprese, le controllate da gruppi esteri e l\u2019Iveco del gruppo Fiat Industrial.<\/p>\n<p> Questo conferma quanto \u00e8 estesa nel nostro paese la partecipazione pubblica al settore industriale della difesa. Alle imprese storicamente controllate dall\u2019Iri si sono, infatti, aggiunte nel dopoguerra quelle controllate dalla finanziaria Ernesto Breda e quelle finite poi nel calderone dell\u2019Efim. E, successivamente (anche nell\u2019ultimo decennio), quelle abbandonate dai privati a volte perch\u00e9 in condizioni disastrose, a volte per monetizzare le loro partecipazioni. Si stima che circa l\u201980% delle attivit\u00e0 industriali siano oggi controllate\/partecipate dallo Stato.<\/p>\n<p>Anche di questo bisogna tener conto quando si esaminano i possibili cambiamenti della struttura industriale italiana perch\u00e9 trovare investitori privati nazionali nel campo della difesa \u00e8 stato fino ad ora un esercizio quasi impossibile. Di qui, molto pi\u00f9 probabilmente, la trasformazione di alcune imprese (le maggiori) in <i>public compagnie<\/i> (quando le condizioni del mercato finanziario lo consentiranno) o l\u2019acquisizione di altre (quelle che non hanno una dimensione tale da poter affrontare autonomamente la competizione internazionale) da parte di gruppi esteri. <\/p>\n<p>\u00c8 soprattutto quest\u2019ultimo il processo di ristrutturazione e riorganizzazione che, attraverso la nuova normativa, bisogner\u00e0 cercare di gestire.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo non \u00e8, quindi, quello di impedire acquisizioni estere, come semplicisticamente hanno sostenuto alcuni giornali, ma di renderlo possibile, limitando le potenziali conseguenze negative per gli interessi nazionali.<\/p>\n<p><b>Capacit\u00e0 tecnologiche e industriali<\/b><br \/>Quali sono i rischi? Sostanzialmente quelli legati alla sicurezza degli approvvigionamenti. L\u2019operativit\u00e0 delle Forze Armate dipende dal mantenimento in efficienza e dall\u2019aggiornamento dei mezzi in servizio e la loro efficienza dipende anche dalla capacit\u00e0 di padroneggiare l\u2019evoluzione tecnologica. Un livello minimo di sovranit\u00e0 operativa dipende, a sua volta, dalla possibilit\u00e0 di veder soddisfatte alcune esigenze. <\/p>\n<p>In altri termini, il mantenimento di determinate capacit\u00e0 tecnologiche e industriali \u00e8 un fattore indispensabile per mantenere un minimo di capacit\u00e0 militari. A questo si aggiunge una considerazione che riguarda il livello tecnologico dell\u2019industria nazionale: dopo aver via via perso pezzi importanti nel settore delle tecnologie di punta (informatica, comunicazioni, chimica, farmaceutica, nucleare, ecc.), l\u2019aerospazio-sicurezza-difesa resta una delle poche aree ancora presidiate. <\/p>\n<p>L\u2019inevitabile processo di ristrutturazione che si sta profilando a livello europeo ed internazionale non deve, quindi, trasformarsi nell\u2019ennesimo arretramento italiano. Per questo le capacit\u00e0, cos\u00ec faticosamente sviluppate (oltretutto con ingenti finanziamenti pubblici), devono essere mantenute, al di l\u00e0 della loro propriet\u00e0.<\/p>\n<p>A questo servir\u00e0 la nuova normativa, consentendo di conoscere e valutare la strategia industriale dell\u2019investitore e fissando, se del caso e caso per caso, condizioni e impegni per approvare il suo intervento. Anche in questo campo governo e amministrazione dovranno muoversi con cautela (per non \u201cingessare\u201d il mercato) e con competenza (adeguando le richieste alle reali esigenze). Non esiste in Italia una tradizione in questo campo e non sar\u00e0, quindi, facile sviluppare un approccio pragmatico (basato su competenze economiche e industriali), evitando le trappole del formalismo giuridico e della burocratizzazione dei processi decisionali, di cui siamo maestri. <\/p>\n<p>Buoni esempi potranno venire dall\u2019esperienza inglese e americana, ma bisogner\u00e0 adattarli al nostro sistema giuridico e amministrativo. Infine, bisogner\u00e0 monitorare nel tempo gli impegni sottoscritti dagli investitori, verificando che non restino sulla carta e dimostrando che all\u2019identificazione delle attivit\u00e0 strategiche corrisponde un reale interesse al loro mantenimento e sviluppo. Le strutture preposte dovranno, quindi, essere capaci di esercitare un controllo sistematico e prolungato nel tempo.<\/p>\n<p><b>Alcune considerazioni<\/b><br \/>Vi sono, per\u00f2, tre aspetti generali che sembrano essere stati sottovalutati:<br \/>1)\tLo Stato deve essere coerente e credibile. Se definisce un\u2019attivit\u00e0 \u201cstrategica\u201d o, ancor pi\u00f9 \u201cstrategica chiave\u201d, deve tenerlo presente nel definire la sua politica industriale, della ricerca, delle acquisizioni e del supporto alle esportazioni. Lo Stato si \u00e8 assunto una precisa e grande responsabilit\u00e0 nel momento in cui ha ritenuto di definire una normativa specifica per il controllo degli investimenti nell\u2019industria della difesa e della sicurezza. Non basta e non pu\u00f2 solo intervenire sull\u2019assetto proprietario. Se vi \u00e8 un interesse generale a tutelare il mantenimento di determinate capacit\u00e0 tecnologiche e industriali sul territorio nazionale, questo stesso interesse deve pesare anche nelle attivit\u00e0 di governo coinvolte. <\/p>\n<p>2)\tPer quanto perfetta nessuna normativa pu\u00f2 imporre di mantenere un\u2019attivit\u00e0 economica in perdita. Le imprese restano e crescono se sono efficienti e competitive. Questo significa che devono poter operare in condizioni di parit\u00e0 con i concorrenti. In termini generali \u00e8 riconosciuto da tutti che il mercato italiano \u00e8 ancora lontano dal livello di efficienza dei principali paesi europei. Nel caso della difesa e sicurezza il distacco \u00e8 ancora maggiore: basti pensare alla nostra normativa sul controllo delle esportazioni o alla mancanza di una pianificazione a lungo termine delle spese per la difesa o ai ritardi nei pagamenti delle commesse militari.<\/p>\n<p>3)\tPoich\u00e9 questo settore \u00e8 fortemente condizionato dai finanziamenti pubblici (acquisizioni e partecipazione ai programmi internazionali di armamento da parte della Difesa e sostegno alla Ricerca e Tecnologia da parte di Difesa, Sviluppo economico e Ricerca), solo la certezza di un livello adeguato di spese per la difesa e, in particolare, per gli equipaggiamenti pu\u00f2 rassicurare gli investitori e garantire il mantenimento delle imprese. Le stesse possibilit\u00e0 di esportazione ne sono condizionate perch\u00e9 \u00e8 l\u2019utilizzo da parte delle Forze Armate che qualifica i prodotti italiani di fronte ai potenziali clienti esteri. Solo se la Difesa potr\u00e0 continuare a finanziare i suoi programmi di ammodernamento, le imprese resteranno, indipendentemente dalla bandiera. <\/p>\n<p>Di tutto questo \u00e8 bene essere consapevoli per non cadere nell\u2019illusione che la regolamentazione della propriet\u00e0 nel mercato della difesa rappresenti la soluzione di tutti problemi.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Consiglio dei ministri ha approvato il 10 agosto, su proposta del ministro della Difesa, il Decreto che individua le \u201cattivit\u00e0 strategiche\u201d, come previsto dalla Legge 56\/2012. 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