{"id":21120,"date":"2012-08-27T00:00:00","date_gmt":"2012-08-26T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/italia-germania-vinca-leuropa\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:39","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:39","slug":"italia-germania-vinca-leuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/08\/italia-germania-vinca-leuropa\/","title":{"rendered":"Italia-Germania? Vinca l\u2019Europa"},"content":{"rendered":"<p>Il dibattito sui rapporti fra Italia e Germania \u00e8 di lunga data, con il suo non inevitabile corollario di pregiudizi, semplificazioni e grossolanit\u00e0, da ambo le parti. Ma, al di l\u00e0 di effimere polemiche agostane, pu\u00f2 essere una utile bussola per chiarire passaggi fondamentali per il futuro dell\u2019euro e dell\u2019Unione europea. \u00c8 infatti sempre pi\u00f9 evidente che quello cui stiamo assistendo \u00e8 il prevedibile cortocircuito fra il livello di (ormai residuo) governo nazionale e il livello di (ancora debole) governo europeo.<\/p>\n<p><b>Dibattito tedesco<\/b><br \/>Chi si \u00e8 sforzato di seguire il dibattito in Germania in questi mesi, non \u00e8 stupito della pluralit\u00e0 di indicazioni e anche dell\u2019intensit\u00e0 delle divergenze che stanno emergendo. Allo stato pi\u00f9 grande e all\u2019economia pi\u00f9 robusta dell\u2019Unione si imputano, a giorni alterni, mancanza di leadership o tentazioni egemoniche. Ma in entrambi gli schieramenti politici e nelle forze economiche e sociali \u00e8 ormai forte la consapevolezza che non \u00e8 pi\u00f9 possibile eludere scelte di fondo.<\/p>\n<p>Il problema che viene sollevato in Germania \u00e8 al cuore della costruzione europea: come dare vita a un\u2019Unione pienamente democratica, in cui una effettiva condivisione di sovranit\u00e0 europea in materia economica, fiscale e anche politica avvenga con il sostegno consapevole da parte delle istituzioni e dei cittadini dei paesi membri.<\/p>\n<p>Mentre aspettiamo la sentenza della Corte costituzionale federale sull\u2019Esm e il Fiscal Compact, gi\u00e0 approvati con maggioranza<i> bipartisan<\/i> dal Bundestag, in Germania prende corpo, a sinistra come a destra, l\u2019ipotesi di un non meglio definito referendum che affronti alla radice il rapporto fra Legge Fondamentale tedesca (il <i>Grundgesetz<\/i>) e poteri dell\u2019Unione europea, che potrebbe condurre all\u2019adozione di una nuova Costituzione.<\/p>\n<p>Si tratterebbe di un passaggio con enormi implicazioni per tutta l\u2019Ue: un\u2019opportunit\u00e0 per un dibattito chiarificatore sui grandi benefici che la Germania ha avuto dall\u2019Ue e dall\u2019euro e sul suo ruolo in un mondo globalizzato, ma con tempi lunghi e tutti i rischi dei referendum nazionali, spesso strozzati dall\u2019agenda e dalle polemiche interne, tanto pi\u00f9 a un anno dalle elezioni politiche, previste nel settembre-ottobre 2013.<\/p>\n<p><b>Priorit\u00e0 italiane<\/b><br \/>Stupisce che in Italia alcuni politici e commentatori, nel confrontarsi con il dibattito tedesco ed europeo, ripropongano argomenti quali la difesa di un non meglio definito \u201cinteresse nazionale\u201d o di una monolitica \u201csovranit\u00e0 nazionale\u201d \u2013 nonostante un sessantennio d\u2019integrazione, un ventennio di mercato unico e un decennio di moneta unica \u2013, o addirittura astratti scenari di una catastrofica \u201cuscita dall\u2019euro\u201d.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, ci muoviamo in un contesto europeo interdipendente, rafforzato dalle recenti decisioni su \u201csemestre europeo\u201d, \u201csix pack\u201d e Fiscal Compact. Il vero cantiere aperto \u00e8 quello \u201cfederale\u201d, della effettiva messa in comune della sovranit\u00e0, anzitutto nell\u2019eurozona. Mentre i partiti italiani si preparano all\u2019appuntamento elettorale (al pi\u00f9 tardi) nella primavera del 2013, in un quadro di incertezza sugli scenari politici futuri, due sono i temi su cui governo e Parlamento dovrebbero agire in sinergia: definire un credibile orizzonte a medio termine per l\u2019economia italiana, che inglobi l\u2019obiettivo (costituzionale e inter-generazionale) dell\u2019equilibrio di bilancio in termini strutturali; giocare un ruolo attivo in tutte le sedi europee nel processo di costruzione dell\u2019Unione \u201cfiscale e di bilancio\u201d e di quella politica.<\/p>\n<p>Non possiamo essere spettatori passivi di fronte alle proposte che gi\u00e0 a settembre la Commissione presenter\u00e0 sull\u2019Unione bancaria e agli sviluppi del mandato per costruire \u201cun\u2019autentica Unione economica e monetaria\u201d, affidato dal Consiglio europeo del 28-29 giugno scorsi ai presidenti di Ce, Commissione, Eurogruppo e Bce. In particolare, va evitato il rischio che la dimensione dell\u2019Unione politica sia considerata meramente residuale e che il Parlamento europeo non ne sia un soggetto chiave.<\/p>\n<p><b>Agenda europea<\/b><br \/>In un contesto in cui, in Europa, dobbiamo compiere scelte strategiche che plasmeranno i decenni a venire, \u00e8 auspicabile che su di esse si cerchi un consenso il pi\u00f9 possibile <i>bipartisan<\/i>. A destra come a sinistra, in molti paesi, vediamo crescere forze populistiche interessate pi\u00f9 a distruggere la costruzione europea che a proporne riforme. Per questo \u00e8 importante che le forze pro-integrazione sappiano identificare, a livello nazionale e nel Parlamento europeo, alcuni punti fermi condivisi sull\u2019Europa di domani.<\/p>\n<p>Ma non possono bastare generiche affermazioni o slogan altisonanti: si devono indicare tempi e modi, passaggi istituzionali e costituzionali. Il discrimine tra le forze politiche europee, prima ancora che fra destra e sinistra, \u00e8 stato spesso fra anti-europeisti e filo-europeisti. Purtroppo, come hanno mostrato (anche) i referendum del 2005 sulla Costituzione europea, chi \u00e8 \u201ccontro\u201d pu\u00f2 fare ricorso agli argomenti pi\u00f9 demagogici. Chi \u00e8 \u201cpro\u201d oggi pi\u00f9 che mai deve argomentare con chiarezza le proprie priorit\u00e0 europee.<\/p>\n<p>Una scadenza decisiva sar\u00e0 quella delle elezioni europee del 2014. Se il Parlamento europeo vuole giocare un ruolo fattivo quale legittimo rappresentante democratico del \u201cpopolo europeo\u201d, la campagna elettorale sar\u00e0 un\u2019occasione irripetibile per ribadire quali siano le fondamenta della nostra \u201ccomunit\u00e0 di destino\u201d europea e su quali scelte economiche e politiche possiamo confrontarci e anche dividerci.<\/p>\n<p>La richiesta, avanzata da pi\u00f9 parti, di un mandato costituente al Parlamento europeo che uscir\u00e0 dalle urne del 2014 \u2013 o di una Convenzione costituente, che coinvolga una pluralit\u00e0 di soggetti europei e nazionali \u2013 \u00e8 sia un obiettivo degno di essere perseguito sia un impegno che deve obbligare tutte le forze politiche a mettere in chiaro quale Unione economica e politica vogliono costruire.<\/p>\n<p>I governi, i parlamenti e le forze politiche e sociali di Italia e Germania \u2013 di concerto con la Francia \u2013 hanno di fronte una grande opportunit\u00e0 per un confronto franco e aperto sul nostro comune futuro in un\u2019Unione federale, anzitutto a beneficio delle nuove generazioni di europei. <\/p>\n<p> .<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il dibattito sui rapporti fra Italia e Germania \u00e8 di lunga data, con il suo non inevitabile corollario di pregiudizi, semplificazioni e grossolanit\u00e0, da ambo le parti. 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