{"id":21130,"date":"2012-08-28T00:00:00","date_gmt":"2012-08-27T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-bomba-degli-ayatollah\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:39","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:39","slug":"la-bomba-degli-ayatollah","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/08\/la-bomba-degli-ayatollah\/","title":{"rendered":"La  bomba degli Ayatollah"},"content":{"rendered":"<p>Mentre noi cercavamo di combattere sotto docce e ombrelloni la calura ferragostana, in Medioriente riprendevano tra Gerusalemme e Teheran le periodiche schermaglie sulla bomba. <\/p>\n<p>Con la \u201ccerniera\u201d siriana che scricchiola, l\u2019Egitto di Fratello Morsi in accelerazione verso l\u2019ignoto, il nord del Libano sempre pi\u00f9 incline a fungere da santuario per i guerriglieri islamisti e qaedisti che hanno gi\u00e0 inquinato il significato iniziale della rivolta popolare siriana, il Consiglio di sicurezza dell\u2019Onu bloccato da Russia e Cina e un\u2019Assemblea che le \u00e8 da sempre sfavorevole, era naturale che le preoccupazioni di Israele ritornassero in primo piano. <\/p>\n<p>Anche la strana solidariet\u00e0 tra l\u2019 Occidente e le monarchie del Golfo, rapporto che sembra andare oltre quello economico per espandersi in ambito politico, per Gerusalemme non \u00e8 certo rassicurante.<\/p>\n<p>Ed ecco che, con un tempismo per nulla strano, il sito israeliano Debka, specializzato in <i>intelligence<\/i>, a met\u00e0 agosto si dice certo che la bomba iraniana potr\u00e0 essere pronta entro ottobre. All\u2019agenzia fa subito eco Benyamin Nethanyahu, il quale, spiegando che il mondo non pu\u00f2 consentire all\u2019Iran di divenire potenza nucleare, fa capire che, in assenza di consenso, Israele \u00e8 in grado di intervenire anche da sola. <\/p>\n<p>Venti di guerra, quindi, che sinora solo la riluttanza degli Stati Uniti e, in una qualche misura, il parere poco entusiasta dei militari israeliani sono riusciti ad attenuare. Ma, ora che il <i>count-down <\/i>secondo alcuni sembrerebbe davvero iniziato, \u00e8 bene non farsi influenzare troppo da ci\u00f2 che si vede e si sente e tentare di approfondire almeno un po\u2019 anche qualche altro ragionamento.<\/p>\n<p><b>La sicurezza dello Stato ebraico<\/b><br \/>\u00c8 probabile che, lo abbiamo gi\u00e0 affermato altre volte, un Israele \u201cfai-da-te\u201d abbia davvero la possibilit\u00e0 di ritardare, se non di eliminare, la capacit\u00e0 nucleare iraniana. \u00c8 anche probabile che, con il mondo cos\u00ec distratto, l\u2019Iran abbia effettivamente la possibilit\u00e0 tecnica di disporre nel breve termine di qualche testata, e che abbia anche la capacit\u00e0 di installarne un paio sui missili a lungo raggio Shabab-3, di progetto nord-coreano. <\/p>\n<p>Le elezioni negli Usa sono ormai vicine, ed \u00e8 quindi possibile che un Obama alle corde, per accattivarsi qualche voto che altrimenti andrebbe ai repubblicani, possa anche pubblicizzare non tanto di unirsi a Israele operativamente, ma di essere disponibile a fornire comunque un supporto di un certo spessore. Come stanno gi\u00e0 facendo i cugini francesi, al solito, senza averlo concordato con nessuno. Detto ci\u00f2, secondo alcuni analisti non \u00e8 affatto da dare per scontato, in termini strategici, che debilitare l\u2019Iran sotto il profilo nucleare risulti davvero conveniente, o migliori decisamente la sicurezza dello Stato ebraico. Proviamo a scambiare, solo per un istante, le posizioni.<\/p>\n<p>La crisi sul nucleare iraniano potrebbe risolversi solo in tre modi. Primo, una seria insistenza della diplomazia su sanzioni severissime, molto al di l\u00e0 di quelle attuali. Un esito positivo tuttavia \u00e8 assai improbabile, e lo dimostra ci\u00f2 che \u00e8 successo con la Corea del Nord, che alla fine, con quasi tutto il mondo contro, \u00e8 riuscita ad avere la sua bomba ed i suoi missili. <\/p>\n<p>Una seconda ipotesi \u00e8 che l\u2019Iran fermi scientemente i suoi programmi ad un passo dal conseguimento del risultato &#8211; attualmente parrebbe essere in queste condizioni &#8211; accontentandosi dell\u2019effetto deterrente della possibilit\u00e0 di completare l\u2019opera in poche settimane. Il Giappone, per esempio, ha seguito la stessa strada nei confronti dei nord-coreani. Una simile certezza, tuttavia, potrebbe forse accontentare Europa e Stati Uniti, ma lascerebbe senza dubbio totalmente insoddisfatta Israele. <\/p>\n<p>Una terza ipotesi \u00e8 che l\u2019Iran continui le sue attivit\u00e0 ed entri pubblicamente nel club delle potenze nucleari con uno scoppio dimostrativo, in mare o sotterraneo. Ci\u00f2 \u00e8 gi\u00e0 stato dichiarato non accettabile, ma questo \u00e8 il linguaggio di sempre delle potenze nucleari ogni volta che qualcuno \u00e8 entrato di prepotenza nel club: \u00e8 gi\u00e0 successo con l\u2019India, il Pakistan e la Corea del Nord. Poi, per\u00f2, non \u00e8 mai accaduto nulla di serio se, dopo tanto clamore, gli altri membri \u201clegittimi\u201d del club hanno cambiato atteggiamento nei fatti, decidendo &#8211; pur tra periodiche convulsioni &#8211; di convivere con i nuovi arrivati.<\/p>\n<p><b>La politica iraniana \u00e8 irrazionale?<\/b><br \/>Perch\u00e9, nel caso dell\u2019Iran, il comportamento dovrebbe essere cos\u00ec diverso, tanto da intervenire militarmente? Qui i motivi sono almeno due: la presenza di Israele tra gli interessati diretti e il tipo di reputazione di cui gode &#8211; o non gode &#8211; Teheran in un certo ambito del consesso internazionale. <\/p>\n<p>Si pu\u00f2 ben comprendere come Israele, che si sente ed \u00e8, anche se oggi solo verbalmente, minacciata in termini esistenziali, desideri rimanere l\u2019unica potenza nucleare regionale (non dichiarata) e perch\u00e9 sia sempre stata incline ad usare la forza pur di mantenere questo stato. Lo aveva fatto nel 1981 bombardando il sito di Osirak in Iraq e nel 2007 distruggendo alcune presunte capacit\u00e0 iniziali siriane. Ma ora si tratta dell\u2019Iran, che \u00e8 cosa assai diversa anche in termini di equilibri globali non solo militari, ma anche economici.<\/p>\n<p>L\u2019altro motivo \u00e8 la ragione per cui si stia di fatto accettando che la bomba sia in molte mani, ma non debba assolutamente cadere in quelle iraniane: la politica iraniana \u00e8 irrazionale, si dice, perch\u00e9 \u00e8 in mano a dei \u201cpazzi mullah\u201d, o ad altri fanatici. Le intemperanze verbali di Ahmadinejad, che tuttavia con le elezioni del 2013 dovrebbe sparire dal panorama politico mediorientale, sembrerebbero convalidare questo assunto. <\/p>\n<p>Ma le questioni strategiche di ampio respiro sono invece ben salde nelle mani di ayatollah totalmente sani di mente, che al di l\u00e0 delle esagerazioni declaratorie dell\u2019attuale Presidente desiderano per se stessi ed il proprio paese quanto meno la sopravvivenza. E non una sicura e totale distruzione, come accadrebbe nel caso usassero davvero la bomba. Ecco che il tutto si tradurrebbe allora in termini di equilibri regionali, come in qualsiasi altra parte del mondo.<\/p>\n<p><b>L\u2019avvocato del diavolo<\/b><br \/>Ponendo cos\u00ec la questione, il solito avvocato del diavolo potrebbe anche azzardare che in Medioriente l\u2019instabilit\u00e0 sia data non solo dall\u2019innegabile turbolenza dei vari attori e da altri fattori ben noti, ma anche dal fatto che Israele ha il monopolio regionale della bomba, e questo significa squilibrio. Ricordo questa tesi sostenuta efficacemente da numerosi rappresentanti arabi \u201cmoderati\u201d (giordani, egiziani, libanesi) durante un seminario organizzato qualche anno or sono in Egitto dall\u2019Istituto cairota di relazioni internazionali e sicurezza <i>al-Ahram<\/i>. Cos\u00ec come era stato serenamente sviscerato il problema, la proposizione non era sembrata del tutto assurda.<\/p>\n<p>Non \u00e8 escluso che l\u2019attuale amministrazione Usa, nelle fondate angosce pre-elettorali del momento, abbia sposato proprio quest\u2019idea. In fondo, l\u2019equilibrio nucleare ai tempi della guerra fredda aveva assicurato quarant\u2019anni di pace. L\u2019instabilit\u00e0 \u00e8 venuta dopo, nel senso che la stabilit\u00e0 esiste solo se, dove e quando ci siano equilibrio e capacit\u00e0 di deterrenza. Concetti superati? Forse. Mi rendo conto che, per noi benpensanti, l\u2019idea pu\u00f2 benissimo essere considerata scandalosa. Ma perch\u00e9, un domani, la \u201cdottrina degli equilibri\u201d non potrebbe valere anche per il Medioriente? <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre noi cercavamo di combattere sotto docce e ombrelloni la calura ferragostana, in Medioriente riprendevano tra Gerusalemme e Teheran le periodiche schermaglie sulla bomba. 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