{"id":21180,"date":"2012-09-10T00:00:00","date_gmt":"2012-09-09T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-dilemma-di-assange\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:37","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:37","slug":"il-dilemma-di-assange","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/09\/il-dilemma-di-assange\/","title":{"rendered":"Il dilemma di Assange"},"content":{"rendered":"<p>Dopo 58 giorni di trepidante attesa tra le mura dell\u2019ambasciata ecuadoriana a Londra, Julian Assange pu\u00f2 tirare il primo sospiro di sollievo. Il 16 agosto il paese sudamericano gli ha concesso l\u2019asilo politico chiesto per evitare l\u2019estradizione in Svezia, dove due donne lo accusano di presunti abusi sessuali. Il grande timore per il cofondatore di Wikileaks era per\u00f2 la successiva e possibile estradizione verso gli Stati Uniti, dove sarebbe incriminabile (ad oggi non lo \u00e8 ancora) per spionaggio, reato per il quale rischia fino alla pena capitale.<\/p>\n<p>La momentanea salvezza di Assange \u00e8 arrivata grazie all\u2019aiuto di uno stato al centro di aspre critiche per i limiti imposti alla libert\u00e0 di stampa dal suo presidente, Rafael Correa. La figura di Assange quale paladino della trasparenza dell\u2019informazione e nemico dell\u2019America \u201cimperialista\u201d, sembra piacere a diversi paesi fuori dal coro occidentale. Le strumentalizzazioni politiche in odor di propaganda a cui si presterebbe Assange per salvaguardare la propria libert\u00e0, rischiano tuttavia di fargli perdere qualcosa di altrettanto importante per la propria missione da attivista: la credibilit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Rebus<\/b><br \/>La concessione dell\u2019asilo politico da parte dell\u2019Ecuador non ha risolto l\u2019<i>impasse<\/i> diplomatico causato da Assange. Semmai lo ha aggravato. Il Regno Unito, che reputa Assange non un perseguitato politico ma un semplice indagato reo di aver infranto le disposizioni sulla libert\u00e0 vigilata, ha risposto prontamente e con fermezza. La possibilit\u00e0 di un salvacondotto inglese, che permetta all\u2019attivista di lasciare l\u2019ambasciata e raggiungere l\u2019aeroporto per volare in Sud America, \u00e8 da escludere.<\/p>\n<p>Il <i>Foreign Office <\/i>britannico ha persino paventato, in un primo momento, la possibilit\u00e0 di un\u2019irruzione militare nella sede ecuadoriana per catturalo. Un\u2019azione eclatante, in pieno contrasto con le norme pattizie che tutelano l\u2019inviolabilit\u00e0 delle sedi diplomatiche (art. 22 della Convenzione sulle relazioni diplomatiche di Vienna del 1961). Le avventante e subito ritrattate dichiarazioni britanniche &#8211; seguite dalle ufficiali proteste svedesi nei confronti del paese sudamericano &#8211; hanno messo in luce due aspetti politici di rilievo. Il primo riguarda l\u2019uso delle ambasciate, sempre pi\u00f9 spesso diventate rifugi dell\u2019ultima speranza per attivisti, dissidenti o criminali (dipende da che stato li si guardi), in cerca di una salvezza extra-giudiziaria via asilo politico. La Cina con i casi Chen Guangcheng e Wang Lijun lo sa molto bene. Una tendenza che il Regno Unito non vuole contribuire ad alimentare.<\/p>\n<p>Il secondo aspetto riguarda l\u2019acuirsi dei contrasti tra Londra e alcuni paesi latinoamericani, primo tra tutti l\u2019Argentina del ringalluzzito nazionalismo del presidente Kirchner. La solidariet\u00e0 mostrata all\u2019Argentina da Ecuador e Venezuela per il mai risolto caso Falkland\/Malvinas, e le loro solidali prese di posizione sul caso Assange, sembrano rientrare nella classica propaganda anti-imperialista adottata da molti governi latinoamericani, che alla prova dei fatti (nazionalizzazioni escluse) non ha mai intaccato pi\u00f9 di tanto le ottime relazioni economiche con i paesi occidentali.<\/p>\n<p>Intanto, se il Regno Unito \u00e8 caparbiamente intenzionato ad arrestare Assange ed estradarlo appena prover\u00e0 ad abbandonare l\u2019Ambasciata, la Svezia non sembra propensa, come suggerito da Correa, ad interrogarlo all\u2019interno della sede diplomatica. Un soluzione poco convenzionale che darebbe adito alle parole del ministro degli Esteri ecuadoriano Ricardo Pati\u00f1o, per il quale in Svezia non ci sono le garanzie per celebrare un equo processo. Parole che, <i>mutatis mutandis<\/i>, ricordano le motivazioni brasiliane sulla mancata estradizione di Cesare Battisti.<\/p>\n<p>Le mosse possibili non si esauriscono per\u00f2 qui. Assange avrebbe ancora una carta da giocare: il ricorso alla Corte europea dei diritti dell\u2019uomo. Si tratterebbe di un \u201cpiano B\u201d, un ricorso da presentare nel solo caso la Svezia decida per l\u2019estradizione oltreoceano, opzione che, almeno a parole, Stoccolma ha recentemente dichiarato di non considerare.<\/p>\n<p><b>Prezzo della libert\u00e0<\/b><br \/>La richiesta di asilo ha generato non solo una delicata situazione diplomatica, ma anche critiche dirette al capo di <i>Wikileaks<\/i>. L\u2019Ecuador nella classifica mondiale sulla libert\u00e0 di stampa stilata dalla Ong Freedom House, nel 2011, occupa il 106\u00b0 posto, e la Commissione interamericana dei diritti dell\u2019uomo ha pi\u00f9 volte criticato gli attacchi rivolti da Correa a parte della stampa ecuadoriana, da egli considerata ingiuriosa e pericolosa per la democrazia.<\/p>\n<p>Tra giornalisti condannati alla reclusione o a risarcimenti milionari, stazioni radiotelevisive chiuse, divieti di interviste per i media privati, ed un largo uso della pratica delle <i>cadenas<\/i> &#8211; con la quale i discorsi del presidente vengono trasmessi a rete unificate per ore &#8211; i dubbi sul rispetto della libert\u00e0 d\u2019informazione appaiono pi\u00f9 che legittimi. Dubbi che non sembrano aver toccato, almeno in apparenza, l\u2019hacker australiano, che ha conosciuto il presidente Correa durante il programma da lui condotto su <i>Russia Today<\/i>, canale televisivo internazionale finanziato dal governo russo. A chiudere il gruppo degli scomodi difensori di Assange ci pensano Cuba e Venezuela, tramite una dichiarazione congiunta di tutta l\u2019Alba (l\u2019Alleanza bolivariana per le Americhe) a supporto della protezione offerta dall\u2019Ecuador.<\/p>\n<p><i>Wikileaks <\/i>ha sicuramente avuto il merito di mettere a nudo molte delle contraddizioni e ipocrisie che hanno caratterizzato la politica estera americana, ma la difesa del suo fondatore da parte di stati coinvolti in palesi violazioni delle stesse libert\u00e0 da questi rivendicate, suggerisce il ricorso a strumentalizzazioni da parte di chi, nonostante tutto, trova utile difendere un personaggio scomodo a molti paesi occidentali. In che modo \u00e8 possibile conciliare l\u2019attivismo globale per la trasparenza dell\u2019informazione, con la vicinanza (politica o economica) a stati che in questo campo giocano sul fronte opposto? La domanda per Assange \u00e8 divenuta oggi un pi\u00f9 ostico dilemma tra la sua libert\u00e0 e la personale credibilit\u00e0. Una scelta comunque destinata a procurargli nuovi problemi.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo 58 giorni di trepidante attesa tra le mura dell\u2019ambasciata ecuadoriana a Londra, Julian Assange pu\u00f2 tirare il primo sospiro di sollievo. Il 16 agosto il paese sudamericano gli ha concesso l\u2019asilo politico chiesto per evitare l\u2019estradizione in Svezia, dove due donne lo accusano di presunti abusi sessuali. 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