{"id":21200,"date":"2012-09-11T00:00:00","date_gmt":"2012-09-10T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lunione-politica-che-piace-al-golfo\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:37","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:37","slug":"lunione-politica-che-piace-al-golfo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/09\/lunione-politica-che-piace-al-golfo\/","title":{"rendered":"L\u2019Unione politica che piace al Golfo"},"content":{"rendered":"<p>A inizio agosto il segretario generale del consiglio di cooperazione del Golfo (Gcc) Abdulatif bin Rashid al-Zayani ha annunciato che entro settembre verr\u00e0 discussa la proposta di maggiore integrazione dei membri dell&#8217;organizzazione. <\/p>\n<p>La proposta \u00e8 seguita a mesi di intenso dibattito sull\u2019idea saudita di realizzare un\u2019Unione del Golfo, sul modello dell&#8217;Unione europea. Avanzata lo scorso dicembre da re Abdullah, l\u2019idea ha infatti suscitato notevoli polemiche: i suoi critici pi\u00f9 feroci temono infatti che possa diventare uno strumento per consolidare l\u2019egemonia regionale di Riyadh.<\/p>\n<p>A prescindere dalle valutazioni di merito, la rinnovata vitalit\u00e0 del Gcc nell\u2019area non pu\u00f2 essere sottaciuta, anche in contrasto con l&#8217;immobilismo delle strutture politico-sociali dei paesi interessati. Ne sono prova, negli ultimi mesi, l&#8217;intervento delle forze militari del Gcc per reprimere la rivolta in Bahrain o anche  l&#8217;accordo di transizione ai vertici in Yemen, ottenuto proprio grazie all\u2019impegno del Gcc. Ma una pi\u00f9 attenta analisi della situazione fa capire perch\u00e9 la contraddizione tra attivismo regionale e immobilismo statuale \u00e8, in realt\u00e0, soltanto apparente.<\/p>\n<p><b>Petrolio, gas e integrazione economica<\/b><br \/>La percorribilit\u00e0 della proposta saudita di trasformare il Gcc in un\u2019unione politico-economica sul modello dell&#8217;Ue pu\u00f2 essere valutata dal punto di vista economico, politico e militare. Per quanto riguarda l\u2019economia, le strutture produttive dei paesi del Gcc sono senz&#8217;altro molto simili, essendo basate soprattutto sull&#8217;esportazione di idrocarburi. Nella regione sono presenti i pi\u00f9 importanti giacimenti di petrolio e gas del mondo (secondo i dati della BP nel 2011 il 54,2% delle riserve mondiali di petrolio e il 40% delle riserve di gas si trovano nell&#8217;area del Golfo Persico).<\/p>\n<p>Sotto questo profilo, il progetto di unione potrebbe avere buone possibilit\u00e0 di successo: secondo la teoria dell&#8217;integrazione economica un\u2019unione pu\u00f2 funzionare quando i paesi membri hanno una struttura produttiva simile, in grado di massimizzare i benefici comuni. In ambito energetico, tuttavia, la parte del leone la fa l&#8217;Arabia Saudita (primo produttore mondiale di petrolio), con Riyadh principale centro d\u2019interessi economico-politici nella regione.<\/p>\n<p><b>Conservatorismo politico<\/b><br \/>Non \u00e8 un caso che la proposta di unione provenga proprio dai sauditi. Gli eventi della primavera araba hanno spinto infatti le monarchie del Golfo a cercare risposte per evitare di essere travolte. Nella regione non si sono registrate crisi tali da minacciare la stabilit\u00e0 delle istituzioni. L&#8217;unico caso eclatante \u00e8 stato quello dello Yemen, dove il presidente Saleh ha abbandonato il potere in seguito ad un accordo di transizione firmato proprio sotto gli auspici del Gcc. Ma lo stesso accordo non ha sostanzialmente contribuito a risolvere la crisi nel paese, anche a causa della perdurante influenza di Saleh e dei membri della sua famiglia a Sana\u2019a.<\/p>\n<p>\u00c8 del tutto evidente che l&#8217;intervento del Gcc in Yemen \u00e8 avvenuto all&#8217;insegna del conservatorismo politico, al solo fine di evitare che la crisi yemenita potesse avere ripercussioni sul gi\u00e0 fragile quadro regionale. <\/p>\n<p>E sempre all&#8217;insegna del conservatorismo si \u00e8 svolta la prima e unica operazione militare condotta dalle forze del Gcc nella loro storia: la repressione della rivolta del Bahrain del 14 marzo 2011. La ribellione sciita contro il dominio della monarchia sunnita degli al-Khalifa \u00e8 stata sedata grazie all&#8217;intervento delle truppe dell&#8217;Arabia Saudita e degli Emirati arabi uniti (Eau), in seguito ad una espressa richiesta del governo del Bahrain. Ed \u00e8 stato proprio il governo di Manama ad aver accolto in maniera pi\u00f9 entusiasta la proposta di unione che, secondo il piano presentato da Riyadh, dovrebbe iniziare proprio dall\u2019unione tra Arabia Saudita e Baharin.<\/p>\n<p><b>L\u2019ombra di Teheran <\/b><br \/>Sullo sfondo rimane il braccio di ferro con l\u2019Iran per l\u2019egemonia regionale. L&#8217;uso delle truppe della <i>Peninsula Shield Force <\/i>nella repressione della rivolta sciita a Manama ha causato le immediate critiche da parte di Teheran, la cui rivalit\u00e0 con l&#8217;Arabia Saudita, che segue la frattura religiosa tra sunniti e sciiti, \u00e8 sempre pi\u00f9 accesa.<\/p>\n<p>I piani di riarmo in cui sono coinvolti i diversi paesi membri del Gcc continuano: Arabia Saudita ed Oman hanno recentemente concluso acquisti di jet da compagnie occidentali, mentre gli Stati Uniti che appoggiano il piano di unione del Gcc, sembrano intenzionati a dispiegare un imprecisato numero di F-22 nella base di al-Dahfra negli Eau. Un recente rapporto del Senato americano suggerisce inoltre di mantenere o incrementare la presenza militare Usa in Kuwait. <\/p>\n<p>Oltre a sottolineare l\u2019interesse degli Stati Uniti per una maggiore integrazione regionale in chiave anti iraniana, questo quadro suggerisce un nuovo termine di paragone per l\u2019integrazione dei membri del Gcc: non pi\u00f9, soltanto, l\u2019integrazione economica dell\u2019Ue, ma anche, e forse soprattutto, quella militare della Nato.<\/p>\n<p>.  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A inizio agosto il segretario generale del consiglio di cooperazione del Golfo (Gcc) Abdulatif bin Rashid al-Zayani ha annunciato che entro settembre verr\u00e0 discussa la proposta di maggiore integrazione dei membri dell&#8217;organizzazione. La proposta \u00e8 seguita a mesi di intenso dibattito sull\u2019idea saudita di realizzare un\u2019Unione del Golfo, sul modello dell&#8217;Unione europea. 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