{"id":21230,"date":"2012-09-12T00:00:00","date_gmt":"2012-09-11T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-crepa-trasversale-tra-usa-e-ue\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:37","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:37","slug":"la-crepa-trasversale-tra-usa-e-ue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/09\/la-crepa-trasversale-tra-usa-e-ue\/","title":{"rendered":"La crepa trasversale tra Usa e Ue"},"content":{"rendered":"<p>\u201cTransatlantic Trends\u201d \u00e8 da tempo uno strumento indispensabile per capire le tendenze dell\u2019opinione pubblica in Europa e negli Stati Uniti. Il <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/Documenti\/TT12_ITA.pdf\" target= \"blank\"><b><u> Rapporto 2012<\/u><\/b><\/a> non fa eccezione. Anzi, la sua importanza \u00e8 accresciuta sia dall\u2019allargamento dell\u2019indagine alla Russia che dal fatto che l\u2019indagine sia stata condotta nel contesto di una crisi economica che non ha precedenti (per gravit\u00e0, estensione e lunghezza) nel secondo dopo-guerra. Sebbene il Rapporto 2012 tratti molti temi (e merita di essere letto interamente e con attenzione), qui mi concentrer\u00f2 su tre aspetti: l\u2019opinione di europei e americani sui legami transatlantici, sull\u2019Unione europea (Ue) e sugli Stati Uniti (Usa).<\/p>\n<p><b>Convergenze di fondo <\/b><br \/>La crisi economica ha accentuato la percezione che l\u2019Ue e gli Usa sono reciprocamente necessari. Maggioranze di 2\/3 di americani ed europei ritengono che la cooperazione tra le due sponde dell\u2019Atlantico sia indispensabile per gestire con successo i problemi internazionali. Lo sguardo americano non \u00e8 pi\u00f9 rivolto verso l\u2019Asia, ma \u00e8 ritornato a guardare principalmente l\u2019Europa. <\/p>\n<p>Allo stesso tempo, maggioranze di americani e di europei ritengono che la crisi abbia accentuato le diseguaglianze nei rispettivi paesi, a vantaggio di minoranze economiche e finanziarie privilegiate. E una larga maggioranza di americani guarda favorevolmente all\u2019Ue e ad un suo maggiore ruolo internazionale. <\/p>\n<p>Contemporaneamente, una maggioranza assoluta di europei ha una visione favorevole degli Usa del presidente Obama ritenendo desiderabile la leadership americana negli affari mondiali. Fanno eccezione, per\u00f2, i paesi dell\u2019Europa del Centro e dell\u2019Est, le cui opinioni pubbliche sembrano essere diffidenti verso presidenti americani troppo multilaterali o dialoganti. <\/p>\n<p>Continua ad esserci, inoltre, un sostegno maggioritario, seppure declinante, su entrambe le sponde dell\u2019Atlantico, nei confronti della Nato. Infine, pur rimanendo la divergenza tra americani ed europei sull\u2019opportunit\u00e0 dell\u2019intervento militare in Iraq e in Afghanistan, entrambe le opinioni pubbliche sembrano aver maturato visioni convergenti sugli attuali <i>issues<\/i> internazionali, come la necessit\u00e0 di intervenire in Libia, di ritirarsi dall\u2019Afghanistan, di utilizzare strumenti economici per condizionare l\u2019Iran.<\/p>\n<p><b>Meno moneta, pi\u00f9 politica<\/b><br \/>L\u2019opinione degli europei sull\u2019Ue continua a rimanere positiva, nonostante la crisi economica ne abbia scosso non poco le fondamenta. Tale opinione favorevole non \u00e8 condivisa da quasi la met\u00e0 dei cittadini britannici e, sia pure pi\u00f9 limitatamente, svedesi. \u00c8 singolare per\u00f2 che l\u2019opinione favorevole nei confronti dell\u2019Ue non includa l\u2019euro, nei cui confronti (anzi) sta montando (con la sola eccezione della Germania) un sentimento di sfiducia. <\/p>\n<p>Nello stesso tempo, minoranze considerevoli di europei, con l\u2019eccezione della Germania, sono contrarie ad una centralizzazione comunitaria delle decisioni sulle politiche fiscali e di bilancio. Se la cancelliera tedesca Angela Merkel \u00e8 emersa come il principale leader europeo nel contesto della crisi economica, le sue capacit\u00e0 di <i>crisis management <\/i>sono valutate differentemente dai diversi pubblici europei. In media, la sua linea del rigore di bilancio \u00e8 sostenuta dalla maggioranza assoluta degli europei, anche se il sostegno \u00e8 alto nei paesi del Nord e basso in quelli del Sud Europa. <\/p>\n<p>Probabilmente, la divisione Nord-Sud del continente \u00e8 dovuta non tanto alla natura delle politiche adottate, ma al fatto che queste ultime non sono emerse da scelte delle istituzioni comunitarie bens\u00ec dalle pressioni dello stato membro pi\u00f9 forte dell\u2019Unione. Tant\u2019\u00e8 che ben la met\u00e0 degli europei \u00e8 favorevole a ulteriori tagli nella spesa pubblica e pi\u00f9 della met\u00e0 (con l\u2019eccezione, questa volta, in negativo della Germania) \u00e8 favorevole ad aiutare gli stati membri in difficolt\u00e0 con il fondo salva-stati. Si pu\u00f2 dire che il progetto di integrazione europea \u00e8 sopravvissuto alla crisi economica, mentre lo stesso non pu\u00f2 dirsi per il sistema di <i>governance<\/i> della moneta comune.<\/p>\n<p><b>Cuneo infra-atlantico <\/b><br \/>Il Rapporto 2012 fornisce anche una radiografia sullo stato dell\u2019opinione pubblica americana in un anno elettorale. Naturalmente l\u2019elezione presidenziale \u00e8 al centro dell\u2019attenzione (e continua ad essere percepita in Europa come l\u2019unica elezione con una valenza globale). Se gli europei potessero votare, ben i 2\/3 sceglierebbero il presidente in carica, con un sostegno minore da parte dell\u2019Europa centrale e orientale e nonostante un singolare raffreddamento britannico nei confronti sia degli Usa che del suo presidente. <\/p>\n<p>Quest\u2019ultimo continua ad avere anche il sostegno di una maggioranza di cittadini americani, anche se si tratta di una maggioranza risicata e comunque ridotta rispetto a quella del passato. Una maggioranza che potrebbe ulteriormente ridimensionarsi nel corso della campagna elettorale, vista la polarizzazione politica senza precedenti del paese. Naturalmente, ci\u00f2 \u00e8 dovuto al fatto che gli europei guardano esclusivamente alla politica estera degli Usa, mentre i cittadini americani guardano principalmente alle politiche interne. <\/p>\n<p>Il Rapporto 2012 sembra quindi confermare quella singolare divisione che era emersa con la crisi irachena del 2003: da un lato, gli europei di destra e di sinistra e gli americani che votano Democratico, dall\u2019altro lato gli americani che votano Repubblicano. Si tratter\u00e0 di vedere, nei prossimi Rapporti, se le opinioni dei cittadini dell\u2019Europa centrale e orientale evolveranno verso posizioni simili a quelli degli americani che votano Repubblicano, creando cos\u00ec un <i>cleavage<\/i> infra-atlantico piuttosto che trans-atlantico. Questa struttura delle divisioni va seguita con attenzione in quanto avr\u00e0 conseguenze di rilievo sulle politiche di sicurezza delle due sponde dell\u2019Atlantico e pi\u00f9 generalmente sulle scelte internazionali sia degli Usa che dell\u2019Ue. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cTransatlantic Trends\u201d \u00e8 da tempo uno strumento indispensabile per capire le tendenze dell\u2019opinione pubblica in Europa e negli Stati Uniti. Il Rapporto 2012 non fa eccezione. 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