{"id":21250,"date":"2012-09-13T00:00:00","date_gmt":"2012-09-12T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/oltraggio-allamerica\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:36","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:36","slug":"oltraggio-allamerica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/09\/oltraggio-allamerica\/","title":{"rendered":"Oltraggio all\u2019America"},"content":{"rendered":"<p>L\u201911 settembre \u00e8 decisamente una data infausta, per gli Stati Uniti e per tutti noi. Mentre il Presidente Obama \u2013 sottraendo un attimo di attenzione alla campagna elettorale \u2013 tra commossi silenzi, letture dei nomi delle vittime e rintocchi di campana, celebrava un evento che ha cambiato la Storia, a Bengasi gli estremisti salafiti, affrancati, anche grazie agli Stati Uniti, dal giogo di Gheddafi, erano finalmente liberi di assaltare il <i>compound <\/i>del consolato americano, farne scempio bruciando la bandiera a stelle e strisce e di assassinare il suo ambasciatore. Assieme al ministro Giulio Terzi, in questo momento siamo tutti emotivamente e razionalmente vicini all\u2019America e condanniamo questa azione, vile ed esecrabile. Questo \u00e8 il minimo dovuto, e viene dal profondo dei nostri cuori. <\/p>\n<p><b>C\u2019\u00e8 chi pesca nel torbido <\/b><br \/>Qualche commento, dando per noti i fatti. Almeno coloro che avevano espresso qualche dubbio o serie perplessit\u00e0 sul come era maturata la decisione di attaccare la Libia e sul perch\u00e9 \u00e8 stato fatto, non possono nascondersi che ci\u00f2 che sta ora accadendo, e ancora accadr\u00e0, era ampiamente previsto. Ed \u00e8 assai arduo affermare che anche i promotori della campagna non ne avessero consapevolezza. Sarebbe assai triste dover pensare il contrario. <\/p>\n<p>Lasciamo da parte, in questo tentativo di analisi, la questione della pellicola americana sul Profeta e famiglia. \u00c8 cosa grave, ma solo un pretesto. Come pure pretesto sono state le pagine di Corano forse strappate dalla bambina pakistana, i Corani bruciati nella caserma americana in Afghanistan, le vignette danesi e la famosa maglietta \u201cblasfema\u201d incautamente \u2013 ma direi anche scioccamente \u2013 indossata nel 2006 dal nostro ministro Calderoli. Fu proprio a Bengasi che, in quell\u2019occasione, contro il nostro Consolato scoppi\u00f2 una protesta degli estremisti, poi repressa nel sangue dalla polizia e dalle truppe del famigerato Gheddafi.<\/p>\n<p>In Cirenaica, dietro il pretesto che \u00e8 servito solo come occasione per gettare benzina su un braciere che da sempre cova sotto la cenere, esiste una situazione in cui i cirenaici cercano di dimostrare in tutti i modi e in ogni occasione che dell\u2019unit\u00e0 del paese non ne vogliono sapere. <\/p>\n<p><b>Incompatibilit\u00e0 etnico-culturali<\/b><br \/>I risultati delle elezioni di luglio, dove hanno avuto successo i moderati nonostante il boicottaggio dei separatisti, sorretti dagli islamisti, stanno invece portando proprio in questa direzione. Tra le due entit\u00e0, Cirenaica e Tripolitania, non \u00e8 mai corso buon sangue, n\u00e9 prima n\u00e9 dopo l\u2019unificazione voluta dall\u2019Italia nel 1934: gli estremisti non si sono mai lasciati domare e, storicamente, ogni pretesto \u00e8 sempre stato colto per passare dal malcontento contro il governo centrale alla guerriglia. <\/p>\n<p>Nemmeno Gheddafi era stato risparmiato dalla loro insofferenza all\u2019unit\u00e0, e percorrendo le cronache si scopre che le sedizioni, seguite da repressioni puntuali e violente, sono state e, come si vede, sono ancora un fatto endemico. La \u201cprimavera araba\u201d \u00e8 stata un\u2019altra occasione per i bengasini di agitare le acque e per i salafiti di pescare nel torbido, probabilmente a loro volta fomentati da alcuni dei promotori degli interventi aerei. Proprio contro le bande armate di questo tipo di estremismo, della stessa specie e natura di quelli che hanno dato il via al tumulto in cui \u00e8 rimasto ucciso l\u2019ambasciatore americano, si stavano dirigendo le colonne dell\u2019esercito di Gheddafi fermate nella prima giornata di bombardamenti dai caccia-bombardieri francesi, gi\u00e0 pronti al decollo un secondo dopo il voto della Risoluzione 1973. Certo, i guerriglieri si sarebbero annidati nelle abitazioni e molti civili sarebbero rimasti uccisi. Come in Siria. <\/p>\n<p><b>Responsabilit\u00e0 di proteggere?<\/b><br \/>Guardando a Bengasi \u2013 assassinio del povero ambasciatore incluso \u2013 viene da pensare che, se sono questi i risultati della \u201cresponsabilit\u00e0 di proteggere\u201d, mantra dei nostri tempi, allora \u00e8 meglio lasciarla nel dimenticatoio, dove \u00e8 rimasta fino all\u2019operazione sulla Libia dai tempi degli eccidi in Ruanda, e dove sta sommessamente ritornando in occasione della guerriglia urbana in Siria. Meno male, a questo punto c\u2019\u00e8 da augurarselo. \u00c8 meno falso ed ipocrita cos\u00ec, lasciando che ognuno si sbrighi da s\u00e9 i propri affari interni, piuttosto che ricorrere ancora a questa foglia di fico sotto la quale \u00e8 assai facile nascondere \u2013 accampando questioni umanitarie \u2013 interessi assai meno nobili. <\/p>\n<p>Libia<i> docet<\/i>, l\u2019ultima riprova l\u2019abbiamo avuta ieri, ma \u00e8 soprattutto necessario che impari la lezione chi la deve imparare. Altrimenti, specie quando c\u2019\u00e8 di mezzo il mondo islamico, prima o poi ricadremo nella trappola. Al-Qaeda, i salafiti e gli estremisti, comunque si chiamino o si facciano chiamare, sono sempre all\u2019erta e, dopo undici anni di guerra al terrorismo, si stanno riorganizzando in attesa dei prossimi errori dell\u2019Occidente. E dei suoi alleati economici \u2013 ma ormai anche innaturalmente politici \u2013 delle monarchie del Golfo. Un\u2019analisi in questa chiave di ci\u00f2 che sta accadendo in Iraq, in Libia, in Libano , nello Yemen, in Siria e perfino in Egitto potrebbe essere molto istruttiva. E potrebbe consentirci di estrapolare qualcosa sul futuro che ci attende, se continuiamo su questa strada.<\/p>\n<p><b>Quale linea di condotta?<\/b><br \/>Ma torniamo all\u2019America, tra tutti noi la pi\u00f9 forte, ma anche la pi\u00f9 esposta al ricatto. L\u2019assassinio dell\u2019ambasciatore \u2013 fatto gi\u00e0 in s\u00e9 doloroso \u2013 non fa bene alla credibilit\u00e0 dell\u2019Occidente, n\u00e9 al processo elettorale in atto negli Stati Uniti, che ne sar\u00e0 compromesso. Troppo presto abbiamo inneggiato \u2013 Obama in testa, ma seguito da gran parte degli europei \u2013 all\u2019abbattimento delle dittature arabe, che tuttavia erano l\u2019unico argine interno verso l\u2019estremismo confessionale islamista. Troppe volte abbiamo inneggiato all\u2019avvento della democrazia dove nessuno la vuole e nessuno sa cosa sia, senza tener conto del buio che viene dopo. Troppe volte ci siamo complimentati con i vincitori delle elezioni, anche se non sapevamo di preciso neppure chi erano.<\/p>\n<p>Il punto \u00e8 sempre il medesimo, non sappiamo cosa scegliere tra ideologia e interessi. In altre parole, se sostenere la stabilit\u00e0 o la democrazia, che, in alcuni paesi, non sono affatto grandezze omogenee. Continuando cos\u00ec, stiamo facendo male l\u2019una e l\u2019altra cosa. E rischiamo di farci molto male noi stessi.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u201911 settembre \u00e8 decisamente una data infausta, per gli Stati Uniti e per tutti noi. 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