{"id":21260,"date":"2012-09-14T00:00:00","date_gmt":"2012-09-13T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/medioriente-sullorlo-del-fondamentalismo\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:36","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:36","slug":"medioriente-sullorlo-del-fondamentalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/09\/medioriente-sullorlo-del-fondamentalismo\/","title":{"rendered":"Medioriente sull&#8217;orlo del fondamentalismo"},"content":{"rendered":"<p>Per la seconda volta ci sono state a Bengasi violente manifestazioni di protesta per blasfemie occidentali riguardanti il Profeta. Anni fa furono contro il consolato italiano per la maglietta satirica sul Profeta che l\u2019allora ministro Calderoli provocatoriamente indoss\u00f2 e mostr\u00f2 in pubblico. <\/p>\n<p>Le manifestazioni dell\u201911 settembre scorso si riferiscono a un grossolano filmetto privato che \u00e8 circolato in rete e la cui origine \u00e8 meno chiara dei fumetti danesi da cui scatur\u00ec la manifestazione anti-italiana. Inoltre, la nuova manifestazione \u00e8 stata un vero e proprio attacco militare contro il consolato americano, a seguito del quale ci sono state vittime fra cui l\u2019ambasciatore degli Stati Uniti a Tripoli. Anche le manifestazioni anti-italiane furono estremamente violente, ma il regime di Gaddafi aveva delle forze di sicurezza che la Libia rivoluzionaria invece non ha, e che quindi non sono intervenute.<\/p>\n<p><b>Cause e pretesti<\/b><br \/>L\u2019attacco di Bengasi \u00e8 stato preceduto da manifestazioni al Cairo nel corso delle quali l\u2019ambasciata americana \u00e8 stata attaccata e penetrata, anche se da azioni meno organizzate militarmente di quelle di Bengasi e senza conseguenze altrettanto micidiali. Mentre in Libia la sicurezza manca, al Cairo esiste ed era ben presente, ma ha platealmente mancato di intervenire in modo adeguato.<\/p>\n<p>A Bengasi, infine, Al Qaida ha rivendicato l\u2019attacco come vendetta per la recente uccisione di Al-Libi in Afghanistan, un alto leader dell\u2019organizzazione di origine libica. In effetti, le circostanze dell\u2019attacco e il suo carattere fanno ritenere che il filmetto blasfemo sia stato un pretesto. Ci si trova invece davanti ad un\u2019azione politicamente pi\u00f9 complessa, sicuramente condotta dai salafiti radicali libici, tanto pi\u00f9 adirati in quanto, a differenza dei salafiti politici di Egitto, sono stati sonoramente battuti nelle elezioni dello scorso luglio. <\/p>\n<p>I salafiti libici sono dei dichiarati jahadisti reduci dall\u2019Afghanistan, raccolti nella citt\u00e0 di Derna, Cirenaica orientale. Il legame con Al Qaida potr\u00e0 essere pi\u00f9 o meno strutturato dal punto di vista organizzativo, ma comunque esiste e si \u00e8 manifestato.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 il significato politico di questi dati? Come al solito la Libia resta un caso isolato e diverso dalle tendenze che attraversano il mondo arabo. Sebbene l\u2019attacco di Bengasi sia ben pi\u00f9 grave di quello del Cairo, le reazioni delle autorit\u00e0 libiche sono state per l\u2019Occidente assai pi\u00f9 tranquillizanti di quelle egiziane. C\u2019\u00e8 stato da parte libica sincero rammarico, mentre c\u2019\u00e8 stata evidente reticenza da parte egiziana. In realt\u00e0, se questi incidenti sono rapportati all\u2019evoluzione regionale, \u00e8 evidente che le preoccupazioni nascono dall\u2019Egitto e dalla Tunisia pi\u00f9 che dalla Libia.<\/p>\n<p><b>Rischio deriva<\/b><br \/>Le ultime evoluzioni della \u201cprimavera araba\u201d dicono che i regimi islamisti di centro che l\u2019Occidente ha riconosciuto, legittimato e talvolta anche appoggiato, sono ora in difficolt\u00e0 e rischiano di abbandonare la posizione mediana che hanno subito occupato come islamisti democratici a seguito delle rivoluzioni. In Tunisia, la coalizione di governo fra islamisti e non islamisti mostra segni di cedimento, e il partito islamista di maggioranza relativa \u00e8 molto diviso fra coloro che vorrebbero continuare una politica di collaborazione al centro e mantenere lo stato come spazio secolare neutrale e coloro che vorrebbero un programma pi\u00f9 francamente islamico. <\/p>\n<p>In Egitto, i Fratelli musulmani hanno trovato fra i militari degli interlocutori che hanno consentito il defenestramento di Tantawi e del suo gruppo ormai chiaramente orientato in senso reazionario. Per ora non \u00e8 possibile per\u00f2 sapere se i nuovi militari sono stati leali alla costituzione oppure saranno leali ai Fratelli musulmani, i quali potrebbero facilmente trasformarsi, dopo aver liquidato l\u2019autoritarismo secolarista, in un regime autoritario islamista. In effetti, i Fratelli musulmani invece di essere parte del processo bilanciato immaginato all\u2019inizio, in cui gli islamisti avevano il potere legislativo e il presidente era un non islamista, hanno ora tutto in mano.<\/p>\n<p>La situazione \u00e8 molto diversa nei due paesi, ma in entrambi i regimi islamisti nati centristi rischiano di evolvere verso posizioni estreme &#8211; in cui non avrebbe pi\u00f9 nessun senso il loro progetto democratico &#8211; o perch\u00e9 non hanno trovato partner secolari adeguati o perch\u00e9 non riescono a resistere alle pressioni che vengono dalla pi\u00f9 ampia platea di islamisti che spingono verso indirizzi fondamentalisti o jihadisti.<\/p>\n<p><b>Dilemma occidentale<\/b><br \/>L\u2019attacco di Bengasi e le manifestazioni del Cairo sono espressione di questa debolezza dei partiti islamisti centristi su cui l\u2019Occidente ha puntato per un\u2019evoluzione moderata e democratica della regione. Essi mettono gli Stati Uniti e gli europei (che in realt\u00e0 non si sono spesi un granch\u00e9 sul piano politico) di fronte a un dilemma: impegnarsi ancora di pi\u00f9 verso gli islamisti di centro per impedire la loro deriva, o cominciare a pensare che nel Medio Oriente stanno spuntando dei nuovi nemici? <\/p>\n<p>Questo dilemma \u00e8 particolarmente spinoso per il presidente degli Stati Uniti che ha mostrato in vario modo la volont\u00e0 di ritirare gli Usa dalla regione su una posizione non interventista e collaborativa. Ma Obama si trova ora stretto fra il radicalismo israeliano e una possibile nuova ondata di antiamericanismo e radicalismo in Nord Africa, a appena due mesi dalle elezioni.<\/p>\n<p>L\u2019opinione pubblica degli Stati Uniti, inoltre, sar\u00e0 inevitabilmente molto colpita dal vedere il loro paese preso nuovamente di mira da Al Qaida nell\u2019anniversario delle Torri Gemelle. Gi\u00e0 prima dell\u2019uccisione di Bin Laden, la presidenza Obama aveva chiuso la guerra al terrorismo nei termini paranoici in cui l\u2019aveva lanciata la presidenza Bush. Il terrorismo, tuttavia, non sembra ancora sconfitto. <\/p>\n<p>Non si pu\u00f2, d\u2019altra parte, non collegare questo sviluppo con quello dell\u2019occupazione del Mali settentrionale da parte della coalizione fra il movimento islamista dei tuareg, Ansar el Din, e Al Qaida nel Maghreb. Non che ci sia un collegamento organico, ma c\u2019\u00e8 l\u2019emergere di una prospettiva conflittuale e violenta che la politica di Obama doveva far declinare e che invece sembra indomabile. Tutto ci\u00f2 mette certamente in imbarazzo Obama, anche se l\u2019opinione pubblica americana desidera la pace e, almeno su questo punto, appoggia la sua rielezione. <\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per la seconda volta ci sono state a Bengasi violente manifestazioni di protesta per blasfemie occidentali riguardanti il Profeta. Anni fa furono contro il consolato italiano per la maglietta satirica sul Profeta che l\u2019allora ministro Calderoli provocatoriamente indoss\u00f2 e mostr\u00f2 in pubblico. 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