{"id":21290,"date":"2012-09-18T00:00:00","date_gmt":"2012-09-17T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/italia-cenerentola-o-principessa\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:35","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:35","slug":"italia-cenerentola-o-principessa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/09\/italia-cenerentola-o-principessa\/","title":{"rendered":"Italia, cenerentola o principessa?"},"content":{"rendered":"<p>Dove va la politica estera italiana in un mondo che continua inesorabilmente a cambiare? A questo interrogativo ha cercato di rispondere un <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/italia-in-un-mondo-che-cambia.pdf\" target= \"blank\"><b><u> Rapporto<\/u><\/b><\/a> redatto da Iai, Ispi e Nomisma per conto dell\u2019ufficio studi di Finmeccanica. Parlare di politica estera in Italia non \u00e8 mai stato agevole. Il tema viene considerato o troppo distante dagli interessi concreti della gente o troppo complicato per divenire oggetto di dibattiti politici o giornalistici. Si \u00e8 spesso detto che la politica estera ha una posizione \u201cancillare\u201d rispetto alle altre politiche pubbliche ed \u00e8 quindi da trattare in subordine ad altre priorit\u00e0. <\/p>\n<p>A dire il vero questa considerazione vale anche per altri paesi, perfino per una grande potenza come gli Usa, dove le elezioni notoriamente si vincono su temi economici o di politica interna. Solo di fronte ad avvenimenti traumatici come la recente uccisione dell\u2019ambasciatore americano in Libia le questioni internazionali tornano in primo piano, magari solo per il tempo strettamente necessario a fare passare l\u2019emozione del momento. Ma una cosa \u00e8 l\u2019impatto della politica estera sulle opinioni pubbliche, l\u2019altra \u00e8 la responsabilit\u00e0 e la priorit\u00e0 che i governi devono attribuire alle relazioni internazionali.<\/p>\n<p><b>Priorit\u00e0 geostrategiche <\/b><br \/>Paradossalmente per un paese non-grande-potenza come l\u2019Italia la politica estera dovrebbe rivestire un ruolo ben maggiore di quello che anche una superpotenza pu\u00f2 permettersi: il nostro paese, infatti, dipende strutturalmente dall\u2019estero sia per la sua debolezza economica, energetica e perfino politica, sia per la sua collocazione geostrategica, allo snodo di un\u2019area di straordinaria complessit\u00e0.<\/p>\n<p>Sono tre i livelli verso cui \u00e8 necessario rivolgere un impegno prioritario.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 ovviamente quello dell\u2019Unione europea. Che l\u2019Italia dipenda direttamente da ci\u00f2 che si decide a Bruxelles, e magari a Berlino, non ha bisogno di dimostrazione. La maggiore parte di attivit\u00e0 \u201cestera\u201d del governo Monti si \u00e8 concentrata proprio in questa direzione ed \u00e8 su di essa che sar\u00e0 valutato anche il suo successo \u201cinterno\u201d. Mai come in questo periodo si \u00e8 misurato appieno lo strettissimo legame fra politiche europee e risultati domestici.<\/p>\n<p>Il secondo livello \u00e8 quello nei confronti del Vicinato, il grande arco di crisi e di sviluppi politici ed economici che circondano da Est a Sud il nostro paese. L\u2019esperienza della guerra in Libia ha dimostrato ancora una volta, se mai ce ne fosse stato bisogno, l\u2019estrema vulnerabilit\u00e0 e dipendenza dell\u2019Italia dagli accadimenti esterni e la necessit\u00e0 di approntare politiche e posizioni negoziali che non ci trovino pi\u00f9 impreparati.<\/p>\n<p>Nella terza dimensione, quella mondiale, ci troviamo oggi alle prese con un multipolarismo sempre pi\u00f9 aggressivo e competitivo, nei confronti del quale le nostre passate rendite di posizione vengono continuamente messe in discussione e necessitano di risposte immediate e altrettanto aggressive.<\/p>\n<p><b>Diverso approccio<\/b><br \/>Di fronte a questi scenari in continua evoluzione possiamo permetterci il lusso di considerare la politica estera come un oggetto secondario della nostra attivit\u00e0 politica, imprenditoriale e di sicurezza? La risposta che viene data nel rapporto \u00e8 ovviamente negativa ed \u00e8 anzi corredata da alcuni suggerimenti di riforma e di metodo. In particolare:<\/p>\n<p><b>Compiti a casa<\/b>. La progressiva marginalizzazione del paese si combatte innanzitutto sul fronte interno. Il vincolo esterno tradizionalmente rappresentato dall\u2019Ue non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente, come dimostrato dal mancato rispetto dell\u2019Italia dei criteri di convergenza macroeconomica di Maastricht. Per di pi\u00f9, in una Ue sempre pi\u00f9 intergovernativa (malgrado l\u2019esistenza dei trattati) \u00e8 necessario tenere presente che un gruppo di paesi forti pu\u00f2 decidere di fare anche a meno dell\u2019Italia. Con cooperazioni rafforzate interne o esterne ai trattati \u00e8 sempre possibile procedere senza il nostro paese. Gli sforzi verso le riforme strutturali interne (comprese quelle istituzionali) devono quindi essere promossi innanzitutto da noi. \u00c8 anche l\u2019unico modo per riguadagnare credibilit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Legame interno\/esterno<\/b>. Un criterio da adottare con maggiore chiarezza nelle azioni e decisioni politiche \u00e8 quello di legare sempre pi\u00f9 strettamente politica interna e politica estera (in particolare europea). I due termini dell\u2019equazione devono essere fra loro compatibili. Sar\u00e0 in base a tale criterio che dovr\u00e0 anche essere valutato il nostro interesse a partecipare alle iniziative politiche e alle azioni promosse sia in ambito Ue che al di fuori di essa (vedi il caso delle missioni militari).<\/p>\n<p><b>Capacit\u00e0 di iniziativa<\/b>. In un sistema sempre pi\u00f9 multipolare e intergovernativo gli interessi nazionali si difendono con proposte e iniziative su temi e politiche sia in ambito Ue che nei rapporti bilaterali con i partner. Le iniziative, per di pi\u00f9, vanno prese con largo anticipo rispetto agli eventuali accadimenti: il richiedere interventi da parte dell\u2019Ue e dei nostri partner quando il fatto \u00e8 gi\u00e0 accaduto, o nel pieno della crisi, inibisce il valore della proposta (vedi la ritardata richiesta alla Ue di una politica comune dell\u2019immigrazione quando la crisi era ormai al culmine).<\/p>\n<p><b>Coalition building<\/b>. Per essere pi\u00f9 credibili ed efficaci, le proposte e iniziative in ambito multilaterale devono essere preferibilmente sostenute da un gruppo di paesi mossi dagli stessi interessi e capaci di farsi ascoltare dagli altri partner. All\u2019interno dell\u2019Ue, in particolare, non si tratta solamente di privilegiare il rapporto con Francia e Germania (anche se quest\u2019ultima rimane per l\u2019Italia un partner fondamentale), ma di coinvolgere altri paesi, grandi e piccoli, purch\u00e9 orientati a condividere le nostre scelte. Questa tattica \u00e8 spesso mancata all\u2019Italia.<\/p>\n<p><b>Strumenti<\/b>. Il discorso deve poi spostarsi sugli strumenti e le risorse che la politica estera e di difesa deve avere a propria disposizione per essere efficace e credibile. La questione non riguarda semplicemente le risorse finanziarie, ma soprattutto la loro ottimizzazione e a una struttura che ne favorisca il migliore impiego. Temi come il coordinamento fra il servizio diplomatico nazionale e l\u2019appena costituito Servizio diplomatico europeo, o quello mai completamente risolto fra le nostre amministrazioni competenti; il ruolo di impulso della Presidenza del Consiglio e la costituzione di organismi tipo il <i>National Security Council <\/i>americano, devono essere ripresi e rilanciati nell\u2019ottica di una maggiore coerenza fra aspetti interni ed esterni dell\u2019azione europea e internazionale dell\u2019Italia.<\/p>\n<p><b>Think Tanks<\/b>. In un tale quadro sarebbe anche utile istituire procedure per favorire la cooperazione con gli istituti di ricerca nazionali per l\u2019analisi delle politiche e delle prospettive e la discussione di possibili scenari, nonch\u00e9 l\u2019elaborazione di proposte che arricchiscano sia il lavoro dell\u2019amministrazione sia il dibattito pubblico sulle politiche proposte.<\/p>\n<p>Questi obiettivi non riguardano ovviamente solo il governo Monti, che ha fatto del suo meglio per seguirli, ma sono diretti alle forze politiche e ai governi che seguiranno. Va fatto uno sforzo particolare per sprovincializzare il dibattito e le azioni dell\u2019Italia , considerando che quello che succede intorno al paese non pu\u00f2 essere sub\u00ecto con la passivit\u00e0 di una politica estera in gran parte reattiva e quasi mai propositiva.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dove va la politica estera italiana in un mondo che continua inesorabilmente a cambiare? 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