{"id":2130,"date":"2006-10-17T00:00:00","date_gmt":"2006-10-16T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-rebus-della-bosnia-erzegovina\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:15","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:15","slug":"il-rebus-della-bosnia-erzegovina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/10\/il-rebus-della-bosnia-erzegovina\/","title":{"rendered":"Il rebus della Bosnia-Erzegovina"},"content":{"rendered":"<p>Lo scorso 1\u00b0 ottobre si sono tenute in Bosnia-Erzegovina le elezioni per il rinnovo delle presidenze e dei parlamenti ai vari livelli istituzionali. Per la prima volta dal 1995 esse sono state organizzate e gestite autonomamente dai bosniaci senza l\u2019intervento della comunit\u00e0 internazionale. I risultati del voto hanno segnato il declino dei partiti nazionalisti tradizionali e l\u2019affermazione netta dei due principali nuovi partiti, uno serbo e l\u2019altro bosniaco musulmano, e della Sdp, il partito socialdemocratico, l\u2019unico senza forti connotazioni \u201cetniche\u201d. Alla presidenza sono stati eletti due nazionalisti di nuova generazione, il serbo Nebojsa Radmanovic e il bosniaco musulmano Haris Siljdzic, e un politico nuovo, Zeljko Komsic, slegato dagli schemi di ripartizione \u201cetnica\u201d creati con l\u2019accordo di Dayton che nel novembre 1995 pose fine alla guerra.<\/p>\n<p><b>Il potere finalmente a portata di mano<\/b><br \/>Il voto acquista questa volta un significato particolarmente importante: per la prima volta a essere in gioco \u00e8 stato il potere, quello vero. Dal 30 giugno 2007, infatti, la Bosnia-Erzegovina cesser\u00e0 di essere un protettorato di fatto delle Nazioni Unite e dell\u2019Unione Europea e gran parte dei poteri ora in capo all\u2019Alto Rappresentante verranno rimessi alle istituzioni centrali. <\/p>\n<p>A scatenare ulteriormente appetiti e ambizioni e a far crescere la tensione hanno inoltre contribuito altri tre fattori: l\u2019esito del referendum per l\u2019indipendenza del Montenegro, che ha sancito la separazione definitiva dalla Serbia; l\u2019ormai quasi certa e sempre pi\u00f9 vicina indipendenza o quasi-indipendenza del Kosovo; il naufragare in aprile dei progetti di riforma costituzionale che avrebbero dovuto segnare il passaggio di una serie di competenze dalle due entit\u00e0 che compongono la Bosnia-Erzegovina, la Repubblica Srpska e la Federazione della Bosnia-Erzegovina, allo stato centrale. <\/p>\n<p>L\u2019importanza della posta in gioco \u00e8 stata ben evidenziata dalla virulenza della campagna elettorale che ha raggiunto toni inediti dalla fine della guerra. Proclami secessionisti dei serbi, che, appoggiati da Belgrado, minacciano l\u2019indizione di un referendum per sancire la secessione dalla Bosnia e l\u2019annessione alla Serbia, politica temporeggiatrice dei croati e forte difesa dello stato unitario dei bosniaci musulmani. <\/p>\n<p>Siamo dunque sull\u2019orlo di una nuova crisi e forse di nuovi scontri? E come \u00e8 possibile che a quasi undici anni dalla pax americana imposta nella base aerea di Wright-Paterson in Ohio ci si trovi ancora in queste condizioni?<\/p>\n<p><b>Il doppio scenario<\/b><br \/>Se la situazione sicuramente non \u00e8 delle migliori, non \u00e8 detto che sia funesta come appare. Parte degli eccessi degli ultimi mesi sono dovuti alla campagna elettorale e in particolare al fatto che mai la posta in gioco \u00e8 stata cos\u00ec alta e che ogni partito e ogni leader gioca la sua partita solo all\u2019interno della propria comunit\u00e0. L\u2019architettura istituzionale concepita a Dayton, infatti, determina un meccanismo perverso per cui ogni leader o partito ha interesse a rialzare sempre pi\u00f9 il tono dello scontro con le altre comunit\u00e0 che compongono la Bosnia-Erzegovina per raccogliere quanti pi\u00f9 voti possibili tra la sua gente. <\/p>\n<p>Inoltre, se \u00e8 vero che la cosiddetta comunit\u00e0 internazionale e i suoi rappresentanti non brillano per capacit\u00e0 di intervento nei Balcani, \u00e8 anche tuttavia vero che appare inimmaginabile che si lasci scivolare la situazione fino al punto di rischiare nuovi scontri ed eventualmente un nuovo conflitto. Se non altro perch\u00e9 in Bosnia al momento vi sono circa 6.000 soldati europei. <\/p>\n<p>\u00c8 vero che, come discusso dai ministri della difesa Ue lo scorso 2 ottobre a Levi in Finlandia, prossimamente saranno probabilmente ridotti a 1.500 per poi lasciare il passo a forze di polizia e amministrativi, ma \u00e8 anche vero che se il barometro dovesse segnare brutto tempo o tempesta i programmi cambierebbero. L\u2019Europa non si pu\u00f2 permettere un nuovo conflitto in Bosnia. O almeno cos\u00ec si spera.<\/p>\n<p>E allora? Allora, vi \u00e8 di certo che nel lungo periodo, e forse nemmeno nel medio, la situazione attuale non pu\u00f2 reggere. L\u2019attuale configurazione istituzionale \u00e8 poco pi\u00f9 che una fotografia di quella che era la situazione sul campo alla fine del 1995. Essa era stata pensata per far tacere le armi, porre fine a tre anni di massacri e deportazioni e siglare finalmente la pace sperando in tempi migliori nei quali sarebbe stato possibile costruire uno stato federale vero. Insomma, era transitoria e come tale era stata costruita.<\/p>\n<p>Purtroppo, come spesso accade, non c\u2019\u00e8 nulla di pi\u00f9 definitivo del transitorio. Tempi migliori non ne sono venuti e ci\u00f2 in parte anche a causa dell\u2019accordo del 1995 che pur avendo avuto successo nel garantire la pace ha tuttavia impedito che si creassero le condizioni per la nascita di una nuova architettura istituzionale. Una volta sancita la separazione, gli interessi contrapposti hanno impedito che essa potesse essere superata.<\/p>\n<p><b>Soluzioni alternative<\/b><br \/>Le possibilit\u00e0 a questo punto sono due: la dissoluzione della Bosnia-Erzegovina o la creazione di uno stato unitario federale su basi completamente nuove. La prima, come accennato sopra, \u00e8 gi\u00e0 stata prefigurata dai serbi e non viene sostanzialmente osteggiata dai croati. \u00c8 vero che per ora ci si limita alle parole e che probabilmente nei mesi scorsi i toni sono stati caricati a posta. Ma \u00e8 anche vero che in quella parte dei Balcani can che abbaia morde, eccome. E la storia purtroppo lo ha gi\u00e0 dimostrato. Ed \u00e8 altres\u00ec vero che la situazione tende a evolvere per inerzia in quella direzione. <\/p>\n<p>Lo scenario che si prefigurerebbe nel caso sarebbe: l\u2019indipendenza del Kosovo, la secessione della Repubblica Srpska dalla Bosnia-Erzegovina e la sua annessione alla Serbia, la creazione di una Bosnia croato-bosniaca pi\u00f9 piccola che, dopo scontri tra croati e musulmani, potrebbe ridursi ad una Bosnia ancora pi\u00f9 piccola caratterizzata da una maggioranza bosniaco musulmana, mentre i croati potrebbero ambire a ottenere uno status simile a quello del Kosovo, in attesa di riunirsi anche loro alla madre patria. <\/p>\n<p>In sostanza sarebbe la vittoria delle logiche che portarono alla guerra dei primi anni \u201990 e delle politiche dei massacri e della pulizia etnica. Ognuno a casa propria e tanti saluti all\u2019idea utopica di uno stato multiculturale e multireligioso. Ed \u00e8 una soluzione che, se ottenuta pacificamente, probabilmente non dispiacerebbe alle cancellerie occidentali. Renderebbe tutto pi\u00f9 facile e lineare. Ma proprio il fatto che possa essere ottenuto pacificamente appare quanto mai improbabile.<\/p>\n<p>L\u2019altro scenario possibile \u00e8 quello della creazione finalmente di uno stato unitario e federale nel quale i confini amministrativi interni vengano tracciati non su base \u201cetnica\u201d, ma su base geografica. Insomma, rimescolare le carte per demolire il principio etnico e creare uno stato moderno in cui i diritti non siano legati alla comunit\u00e0 di appartenenza, ma al fatto di essere cittadino di uno stato. In breve, la sconfitta delle logiche nazionaliste che hanno portato alla guerra e agli orrori del 1992-1995. Utopico forse. Sicuramente un disegno che ha scarse probabilit\u00e0 di essere coronato dal successo, ma che rappresenta l\u2019unica alternativa alla dissoluzione della Bosnia e che forse potrebbe essere sostenuto dal nuovo membro della presidenza Komsic. <i>Tertium non datur.<\/i><\/p>\n<p><b>Uno scatto di reni<\/b><br \/>Se questo \u00e8 il contesto, e se \u00e8 vero che, a meno di interventi forti e prolungati, la Bosnia si avvia per inerzia alla sua dissoluzione, sta alla cosiddetta comunit\u00e0 internazionale, e in particolar modo all\u2019Europa decidere cosa fare. Accettare la soluzione di default oppure agire in modo deciso per favorire lo scenario \u201cutopico\u201d. Gli strumenti per fare pressione ci sono e non sono di poco conto. Si va dai finanziamenti, la cui entit\u00e0 \u00e8 rilevante, alla presenza di ancora 6.000 soldati, al ruolo internazionalmente riconosciuto dell\u2019Alto Rappresentante e del suo Ufficio. Soldati e rappresentante sono in via di smobilitazione, ma nulla vieta di rimandare quella dell\u2019uno o dell\u2019altro al fine di perseguire uno scenario finalmente nuovo non solo per la Bosnia, ma per tutta la penisola Balcanica. <\/p>\n<p>Agli strumenti d pressione diretta si aggiungono poi quelli meno immediati, ma comunque efficaci, ovvero quelli legati alla prospettiva europea. Oggi gli unici Paesi del continente europeo non membri Ue a non avere almeno un accordo di associazione e stabilizzazione sono proprio Bosnia-Erzegovina e Serbia. Persino l\u2019Albania ha un accordo di questo tipo. E nel contesto che si va profilando, l\u2019esclusione dallo scacchiere europeo potrebbe divenire un prezzo troppo alto da pagare. La nascente zona di libero scambio dell\u2019Europa centrale (Cefta), aggiungerebbe il carico da novanta. Albania e Montenegro sarebbero fortemente avvantaggiati potendo divenire la meta dove gli investitori esteri potrebbero dirigersi per servire l\u2019intero mercato balcanico, mentre la Bosnia, ma soprattutto la Serbia sarebbero costrette a rimanere a guardare. <\/p>\n<p>Far s\u00ec che il prezzo delle ambizioni nazionaliste divenga effettivamente troppo alto \u00e8 un compito che l\u2019Unione Europea pu\u00f2 e deve svolgere, usando sia il bastone che la carota. E soprattutto pensando in termini strategici e non di convenienza immediata, come troppe volte ha fatto sinora. Il passato non lascia troppo ben sperare, ma uno scatto di reni \u00e8 ancora possibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo scorso 1\u00b0 ottobre si sono tenute in Bosnia-Erzegovina le elezioni per il rinnovo delle presidenze e dei parlamenti ai vari livelli istituzionali. 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