{"id":21300,"date":"2012-09-19T00:00:00","date_gmt":"2012-09-18T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/chi-parla-per-lislam\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:35","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:35","slug":"chi-parla-per-lislam","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/09\/chi-parla-per-lislam\/","title":{"rendered":"Chi parla per l\u2019Islam"},"content":{"rendered":"<p>Chi parler\u00e0 a nome dell\u2019islam, e non solo dell\u2019islam politico? \u00c8 la domanda \u2013 a prima vista singolare \u2013 che ci si pone in quei paesi arabi attraversati dalle rivolte e dalle rivoluzioni del 2011, palcoscenico nei giorni recenti dell\u2019ultima fiammata di violenza di strada. Chi, insomma, si erger\u00e0 a \u201ctutore\u201d del messaggio di fede cos\u00ec come della sua traduzione politica, in una fase in cui l\u2019onda dell\u2019islamismo largamente inteso si sta mostrando con forza? <\/p>\n<p><b>Credibilit\u00e0 religiosa<\/b><br \/>Pu\u00f2 sembrare a prima vista fuorviante, parlare di una battaglia tutta interna al fronte islamista, proprio negli stessi giorni in cui lo scontro visibile \u00e8 stato tra una parte dell\u2019islam politico \u2013 il salafismo genericamente inteso \u2013 e, in termini altrettanto generici, gli Stati Uniti. Eppure il nodo \u00e8 proprio questo. Chi si assumer\u00e0 l\u2019onere e il diritto di difendere la fede, e dunque \u2013 per certi versi \u2013 l\u2019identit\u00e0 nei paesi arabi nel pieno della transizione democratica. Chi sar\u00e0 il <i>guardiano<\/i>? <\/p>\n<p>A confermare il profondo scontro in corso all\u2019interno della galassia islamista \u00e8 uno degli intellettuali musulmani di punta (se non il pi\u00f9 importante) in Europa. \u00c8 stato infatti Tariq Ramadan, professore di studi islamici a Oxford, in una intervista televisiva a <i>Democracy Now!<\/i>, a spiegare la battaglia politica reale che sottende alle manifestazioni contro le ambasciate non solo americane, ma anche quelle di paesi occidentali. <\/p>\n<p>La sfida pi\u00f9 importante nel mondo musulmano di oggi, e nei paesi a maggioranza musulmana della regione araba, \u00e8 \u2013 dice Ramadan \u2013 quella della \u201ccredibilit\u00e0 religiosa\u201d. La Fratellanza musulmana, spiega meglio, sta subendo la pressione salafita, in Libia, in Egitto, nello Yemen: una pressione per decidere chi avr\u00e0 in mano lo scettro della credibilit\u00e0, da spendere nel consenso interno e nella gestione del potere. Lo scontro tra i \u201cletteralisti\u201d, i salafiti genericamente intesi, da una parte, e dall\u2019altra gli islamisti o riformisti \u201c\u00e8 qualcosa che dovremo affrontare\u201d perch\u00e9 riguarda lo stesso \u201cfuturo di questi paesi\u201d.<\/p>\n<p><b>Pressione salafita<\/b><br \/>Se l\u2019analisi \u00e8 verosimile \u2013 e a mio parere lo \u00e8 -, la questione del rapporto tra i paesi arabi in transizione e la <i>controparte <\/i>occidentale viene sminuita a favore della dimensione interna. Il confronto tra <i>loro <\/i>e <i>noi<\/i>, tra la <i>loro<\/i> transizione e il <i>nostro <\/i>ruolo \u00e8 solo strumentale. Cos\u00ec si spiega la posizione a tratti ambigua, e comunque indebolita, dei partiti espressione del riformismo, e dunque della Fratellanza musulmana, nella crisi derivata dal video islamofobo prodotto dai settori pi\u00f9 oltranzisti della diaspora egiziano-copta negli Stati Uniti. <\/p>\n<p>I salafiti, insomma, sono stati i primi a scendere in piazza, facendo scoppiare la crisi, e hanno poi mostrato diverse facce, da quella tutto sommato meno pericolosa in Egitto, e la deriva violenta del salafismo tunisino, gi\u00e0 espressa negli attacchi alle libert\u00e0 individuali degli scorsi mesi. <\/p>\n<p>I partiti legati alla Fratellanza musulmana, al potere sia a Tunisi sia al Cairo, si sono trovati a fronteggiare la pressione salafita, cercando di non ricoprire lo stesso ruolo che i regimi precedenti avevano rivestito. A non sembrare, dunque, appiattiti sulle posizioni occidentali, sacrificando la loro identit\u00e0 \u2013 nazionale prima ancora che islamista \u2013 sull\u2019altare delle buone relazioni con gli Stati Uniti <i>in primis<\/i>, e anche con l\u2019Europa. <\/p>\n<p>Questa \u00e8 la ragione per la quale, soprattutto nei primi due giorni di manifestazioni di fronte alle ambasciate americane, le forze dell\u2019ordine in Tunisia e in Egitto non hanno avuto il mandato di reprimere duramente. Un po\u2019 per lasciare aperto il canale di sfogo, un po\u2019 per non farsi erodere il consenso popolare alla destra della galassia islamista.<\/p>\n<p><b>Resa dei conti<\/b><br \/>Il risultato \u00e8 stato quello che sappiamo. Una reazione confusa, alla quale i due governi hanno cercato di rimediare nei giorni successivi. Soprattutto con le dichiarazioni del presidente egiziano, Mohammed Morsi, che ha mostrato ancora una volta una capacit\u00e0 politica per molti versi inattesa. <\/p>\n<p>Da questo quadro, Yemen e ancor di pi\u00f9 Libia sono messe ai margini. Non perch\u00e9 siano meno rilevanti, soprattutto dopo l\u2019attacco, forse preparato in anticipo, al consolato americano a Benghazi e la morte di un ambasciatore come Chris Stevens, che nel Secondo Risveglio arabo ci aveva creduto. Yemen e Libia, per\u00f2, sembrano fuori da questo confronto binario tra salafiti e Fratelli musulmani. Vuoi perch\u00e9 le dinamiche nazionali fanno storia a s\u00e9. Vuoi perch\u00e9 in entrambi i casi il ruolo del jihadismo qaedista \u00e8 una variabile che non sembra essere presente n\u00e9 in Egitto n\u00e9 in Tunisia, dove l\u2019influenza \u00e8 invece tutta quella wahhabita. Un\u2019influenza che fa emergere la forte presenza del Golfo, e soprattutto dell\u2019Arabia Saudita, con l\u2019obiettivo di sminuire le istanze del Secondo Risveglio arabo favorendo la presenza salafita.<\/p>\n<p>Il nuovo capitolo aperto dalla crisi di <i>The Innocence of the Muslims<\/i> fa presagire una resa dei conti tra le due componenti pi\u00f9 importanti della galassia islamista. Una resa dei conti tra riformisti e letteralisti che fa parte di una parte della storia ideologica e culturale araba che ormai ha oltre un secolo, e che ora si gioca sul parterre della politica e della gestione del potere. <\/p>\n<p>La differenza, rispetto al prima, non \u00e8 soltanto il fatto che i Fratelli musulmani abbiano conquistato il consenso bastante per governare. Ma che i salafiti, a differenza degli anni e dei mesi precedenti alla stagione rivoluzionaria del 2011, abbiano deciso di entrare nel gioco parlamentare. E di sfidare i riformisti anche su un terreno, come quello della partecipazione politica, che veniva considerato inusuale, lontano dagli stessi fondamenti del pensiero salafita.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi parler\u00e0 a nome dell\u2019islam, e non solo dell\u2019islam politico? \u00c8 la domanda \u2013 a prima vista singolare \u2013 che ci si pone in quei paesi arabi attraversati dalle rivolte e dalle rivoluzioni del 2011, palcoscenico nei giorni recenti dell\u2019ultima fiammata di violenza di strada. 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