{"id":21310,"date":"2012-09-21T00:00:00","date_gmt":"2012-09-20T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/fattore-israele-nelle-presidenziali-usa\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:34","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:34","slug":"fattore-israele-nelle-presidenziali-usa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/09\/fattore-israele-nelle-presidenziali-usa\/","title":{"rendered":"Fattore Israele nelle presidenziali Usa"},"content":{"rendered":"<p>Quando si parla di lobby ebraica, negli Stati Uniti, bisogna innanzitutto distinguere la lobby filo-Israele da quella ebraica vera e propria. \u00c8 la prima che occupa molto spazio, compresa l&#8217; Aipac, un <i>Public Action Committee<\/i>, che fa del sostegno a Israele il suo obiettivo principale. L\u2019Aipac tuttavia non \u00e8 esattamente una lobby ebraica, sia perch\u00e9 ne fanno parte molti non ebrei (ambienti politici, industriali, commerciali, etc.) sia perch\u00e9 non si occupa di temi che invece interessano le associazioni ebraiche vere e proprie.<\/p>\n<p>Un esempio per tutti: di recente si \u00e8 scatenata una furibonda polemica, in ambienti ebraici religiosi e laici, sia sulle modalit\u00e0 sia sul significato stesso della circoncisione dei neonati. Tema religioso, quindi ebraico, di importanza vitale \u2013 ma non interviene certo l&#8217;Aipac. Inoltre, mentre il singolare \u201clobby\u201d \u00e8 di uso quasi istintivo, andrebbe pensato come un plurale, articolato, che si allinea solo su grandi temi e in modo generale: appena i temi si precisano, le posizioni si distinguono e dividono.<\/p>\n<p>Di assai difficile collocazione, ad esempio, \u00e8 la relativamente giovane <i>J Street<\/i>, che non \u00e8 esattamente una lobby ebraica (\u00e8 molto laica) ma \u00e8 filo-israeliana in modo diverso, anzi antitetico, alla corazzata Aipac. E questo crea mille dinamiche.<\/p>\n<p>Altri organismi filo-Israele, come la <i>Zionist Organization of America<\/i>, affiancano istituzioni come la<i> Jewish Council for Public Affairs<\/i>, che \u00e8 di matrice religiosa ma con estrema attenzione alla politica verso Israele. O la assai attiva <i>Anti-Defamation League<\/i>. Parte importante della lobby filo-Israele sono anche organizzazioni come la <i>Christians United for Israel<\/i>. Insomma i termini si sovrappongono, nei temi e nelle iniziative, ma non vanno mai confusi, perch\u00e9 partono da matrici diverse.<\/p>\n<p><b>Ebrei democratici<\/b><br \/>Obama \u00e8 partito da Chicago ed arrivato alla Casa Bianca affiancato da una schiera molto articolata  di personalit\u00e0 di origine ebraica, incluso il suo ex capo di gabinetto e attuale sindaco di Chicago Rahm Emanuel , che aveva rinunciato alla doppia cittadinanza israeliana. <\/p>\n<p>Obama, che ha una famiglia assai variegata, conta anche un cugino di Michelle rabbino (invitato all&#8217;insediamento) e un fratello ebreo. Tiene regolarmente un <i>seder<\/i> (cena rituale) di Pasqua: cominci\u00f2 in campagna elettorale proprio perch\u00e9 aveva vari collaboratori che ci tenevano e da allora lo ripete, per tradizione, anche alla Casa Bianca. Si potrebbe quindi parafrasare la famosa definizione di Bill Clinton come il pi\u00f9 nero dei presidenti americani: Barack Hussein \u00e8 il presidente pi\u00f9 ebreo che si sia mai visto nello Studio Ovale. Ed \u00e8 democratico, come tradizionalmente gran parte degli ebrei americani. Ma qui il discorso si complica.<\/p>\n<p>Nel 2008, Obama ha ottenuto una netta maggioranza tra gli ebrei americani, e invece ha perso tra i relativamente pochi americani ebrei che hanno votato per posta da Israele: dettaglio che d\u00e0 da pensare. In casa vinse anche per il lavoro di molti giovani ebrei, con il \u201cgrande schlepping\u201d: nipoti che andavano a trovare nonni poco convinti in distretti chiave, come la Florida, e li persuadevano a votare Obama.<\/p>\n<p>Gli anni di governo e il cattivo rapporto con Netanyahu si stanno per\u00f2 facendo sentire. Non tanto sul mancato traguardo di una pace con i palestinesi, ma per le paure che un Iran nucleare suscita anche tra gli ebrei americani e il timore che una rielezione darebbe a Obama le mani libere per costringere Israele a politiche che non vuole.<\/p>\n<p>Timore logico, \u00e8 l&#8217;unica finestra per un vero negoziato con i palestinesi, ma anche speranza dei molti ebrei americani che considerano insostenibile la politica di occupazione, insediamenti e annessione strisciante che va avanti da pi\u00f9 di 40 anni. E che temono l&#8217;isolamento e la delegittimazione di Israele molto di pi\u00f9 di un negoziato doloroso, nonch\u00e9 le conseguenze di lungo periodo su tutto il mondo ebraico.<\/p>\n<p>Sforzo costante del repubblicano Romney \u00e8 stato invece di sfruttare tutti gli argomenti \u201cebraici\u201d in chiave anti-Obama, compreso un assai discusso viaggio a Gerusalemme, dove nessun presidente americano &#8210; nessuno &#8210; ha mai collocato l&#8217;Ambasciata, che rimane fissa a Tel Aviv al fianco di tutte le altre.<\/p>\n<p><b>Sfrangiamento<\/b><br \/>Nel groviglio di interessi e settori che sono le elezioni americane alcuni dati sono costanti, altri stanno cambiando. Gli ebrei <i>made in Usa <\/i>di solito votano democratico, anche se non sempre se sono ultraortodossi. Hanno un&#8217;et\u00e0 media pi\u00f9 alta, soprattutto in stati chiave come la Florida che accoglie tanti pensionati, e sono quindi attenti a temi come l\u2019assistenza sanitaria di <i>Medicare<\/i>. Gli ultraortodossi hanno invece famiglie numerose e sono statisticamente pi\u00f9 giovani, molto vigili su questioni come la separazione tra chiesa e stato, garantita dalla costituzione, e contemporaneamente difendono uno stile di vita che pu\u00f2 entrare in conflitto con norme varie (scuole, macellazione etc.).<\/p>\n<p>Sicuramente la comunit\u00e0 ebraica, nella sua componente non ultraortodossa, sta cambiando: cresce l&#8217;assimilazione, muta il rapporto delle giovani generazioni con Israele, c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 attenzione alle questioni comunitarie interne, e relativa allocazione di fondi, a scapito di istituzioni e soggetti in Israele, dove molto, specie nel settore istruzione, cultura e anche sanit\u00e0 \u00e8 stato finanziato dagli ebrei americani.<\/p>\n<p>La crisi prosciuga i fondi e le scelte diventano inconciliabili: spendere per aiutare in Israele o per mantenere la vita ebraica in casa? Gli ortodossi e ultraortodossi si assimilano meno, saranno loro il nucleo determinante di una comunit\u00e0 in evoluzione? E con quali conseguenze?<\/p>\n<p>Insomma, una \u201clobby\u201d che si sfrangia, non solo israeliana o ebraica, ma dando a questi termini significati diversi, rispetto ad anni fa: ebraico non vuol dire automaticamente filo-Israele e ogni questione va vista in s\u00e9.<\/p>\n<p>Gli ebrei americani sono inoltre molto sensibili a qualunque cosa possa anche lontanamente essere configurata come <i>double loyalty<\/i>. Si considerano prima americani e poi ebrei &#8210; con la consueta eccezione degli ultraortodossi, che si considerano soprattutto ebrei dovunque, anche in Israele. Per questi ultimi le norme religiose sono infatti pi\u00f9 importanti delle leggi dello stato, concepito come istituzione transeunte in attesa del Regno del Messia.<\/p>\n<p>Terreno di perenne e sotterraneo scontro tra le due grandi comunit\u00e0 \u00e8 il virtuale monopolio degli ultraortodossi in Israele sulle conversioni, sui matrimoni, e sull&#8217;immigrazione in Israele di ebrei americani i quali, in base a questi rigidi criteri, possono essere considerati non abbastanza ebrei. Con enorme irritazione di molti ebrei della diaspora, che si sentono di serie B, chiamati a sostenere un paese che sembra non riconoscerli nemmeno.<\/p>\n<p><b>Scivoloni<\/b><br \/>Un episodio che \u00e8 stato contenuto ma che \u00e8 di per s\u00e9 esplosivo si \u00e8 verificato pochi giorni fa. Netanyahu ha incontrato l&#8217;ambasciatore americano Shapiro e lo ha investito con collera sulla questione Iran, alla presenza di un esponente repubblicano che ha detto di non aver mai visto una scena del genere.<\/p>\n<p>Tutti possono perdere le staffe, ma in scenario elettorale, alla vigilia di importanti decisioni e contro un ambasciatore che per di pi\u00f9 \u00e8 un ebreo nominato da un democratico, potrebbe sembrare un autogol. Molti ebrei americani si saranno sentiti stretti tra la lealt\u00e0 al proprio stato e i legami con un paese, dove il governo fa spesso uso strumentale di questo delicatissimo aspetto. L\u2019Ambasciatore Shapiro ha smentito tutto e se l&#8217;\u00e8 cavata benissimo, ma l&#8217;incidente \u00e8 grave, confonde religione e politica, affari personali e pubblici, che in America vanno tenuti separati, sempre.<\/p>\n<p>Ogni elezione americana serve sia a designare un presidente, con un meccanismo farraginoso e per niente matematico, ma anche a ristudiare le mappe elettorali, distretto per distretto, marcando le evoluzioni demografiche, economiche, culturali, delle varie componenti della grande societ\u00e0 americana.<\/p>\n<p>A novembre sapremo chi sar\u00e0 alla Casa Bianca nel 2013-16. Poco dopo sapremo come ha votato la comunit\u00e0 ebraica, se si pu\u00f2 ancora parlare di \u201clobby\u201d (ebraica, israeliana, quel che \u00e8) o se bisogna parlare di gruppi con dinamiche diverse, sempre pi\u00f9 articolate, ma non necessariamente imprevedibili. Cio\u00e8 di<i> lobbies<\/i>, preferibilmente al plurale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando si parla di lobby ebraica, negli Stati Uniti, bisogna innanzitutto distinguere la lobby filo-Israele da quella ebraica vera e propria. \u00c8 la prima che occupa molto spazio, compresa l&#8217; Aipac, un Public Action Committee, che fa del sostegno a Israele il suo obiettivo principale. 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