{"id":21330,"date":"2012-09-24T00:00:00","date_gmt":"2012-09-23T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/litalia-nelle-missioni-internazionali\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:34","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:34","slug":"litalia-nelle-missioni-internazionali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/09\/litalia-nelle-missioni-internazionali\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia nelle missioni internazionali"},"content":{"rendered":"<p>La partecipazione dell\u2019Italia alle missioni internazionali \u00e8 un elemento importante per il sistema-paese, che va valutato e gestito alla luce del nesso con gli interessi nazionali in gioco in un contesto europeo e mondiale in rapido cambiamento. <\/p>\n<p>\t\t<b>Rapida evoluzione<\/b><br \/>\u00c8 utile capire quale siano i nessi di fondo tra la partecipazione dell\u2019Italia alle missioni internazionali e gli interessi nazionali italiani, nonch\u00e9 le implicazioni per la politica interna, la politica estera e di difesa, e le Forze armate. Un<a href= \"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/DocIAI\/iai1205.pdf\" target= \"blank\"><b><u> Documento IAI<\/u><\/b><\/a>  elaborato in occasione del convegno IAI-ISPI &#8220;Il ruolo dell\u2019Italia nelle missioni internazionali&#8221; analizza questo aspetto importante per il sistema-paese, che si \u00e8 evoluto nel corso degli ultimi due decenni.<\/p>\n<p>\tNon molti sanno che l\u2019Italia ha partecipato a oltre 130 missioni militari all\u2019estero, di cui 30 tuttora in corso. Alcune hanno visto il dispiegamento nel teatro operativo di un contingente numeroso, ad esempio in Afghanistan, Libano, nei Balcani occidentali, e negli anni \u201990 in Somalia. Altre missioni hanno coinvolto un numero ridotto di unit\u00e0, spesso esperti, osservatori o addestratori, oppure hanno avuto una forte connotazione marittima come le operazioni anti-pirateria tra Mar Rosso e Oceano Indiano. <\/p>\n<p>La stragrande maggioranza delle missioni internazionali cui l\u2019Italia ha partecipato si \u00e8 svolta in ambito Nato, Ue oppure Onu. Attualmente, sono circa 6.500 i militari italiani all\u2019estero, per un costo annuale di 1,25 miliardi di euro di cui circa il 10% destinato alla cooperazione allo sviluppo e alla ricostruzione in loco.<\/p>\n<p>\t<b>Interessi nazionali <\/b><br \/>\tPerch\u00e9 l\u2019Italia si \u00e8 cos\u00ec impegnata su questo fronte? Negli ultimi venti anni, gli interessi nazionali tutelati o promossi dalla partecipazione dell\u2019Italia alle missioni internazionali possono essere ricompresi in tre grandi categorie: contrasto o prevenzione di minacce alla sicurezza nazionale, minacce anche di natura non-convenzionale o asimmetriche come il terrorismo e la pirateria internazionale; stabilizzazione militare e politica di aree geograficamente e\/o funzionalmente importanti per gli interessi nazionali di sicurezza, economici, energetici e di contrasto all\u2019immigrazione clandestina; contributo agli sforzi internazionali di assistenza umanitaria e\/o a protezione dei diritti umani.<\/p>\n<p>Quale interesse nazionale fosse legato alla partecipazione ad una determinata missione, e quanto esso sia stato in effetti tutelato dalla partecipazione italiana, \u00e8 discutibile. Da un lato tale valutazione dipende dal successo di una missione, ad esempio nel contribuire alla stabilizzazione di un\u2019area come i Balcani occidentali che negli anni \u201990 era teatro di guerre civili e fonte di instabilit\u00e0, traffici illeciti e immigrazione clandestina: se oggi questa regione appena oltre l\u2019Adriatico non solo non \u00e8 pi\u00f9 in quella situazione, ma si \u00e8 avviata verso l\u2019integrazione in Europa e presenta importanti opportunit\u00e0 economiche per l\u2019Italia, \u00e8 anche grazie all\u2019impegno militare italiano nelle relative missioni internazionali.<\/p>\n<p>Nel valutare quanto la partecipazione italiana a una missione abbia tutelato un determinato interesse nazionale occorre anche considerare cosa sarebbe accaduto, verosimilmente, in caso l\u2019Italia avesse dato <i>forfait <\/i>allo scoppiare di una crisi. Gli approvvigionamenti energetici fondamentali per l\u2019economia nazionale &#8211; a differenza di altri grandi paesi europei l\u2019Italia ha rinunciato volontariamente all\u2019energia nucleare aumentando la propria dipendenza dall\u2019estero &#8211; sarebbero oggi meno sicuri se l\u2019Italia non avesse partecipato alle missioni internazionali in Medio Oriente e Nord Africa?<\/p>\n<p><b>\u201cCe lo chiede\u2026.\u201d<\/b><br \/>Il dibattito politico italiano spesso ha evitato di porsi simili domande, e di valutare in modo strategico tanto la presenza dell\u2019Italia in un singolo teatro operativo quanto la partecipazione all\u2019insieme delle missioni internazionali. Piuttosto, si \u00e8 spesso \u00e8 ricorso all\u2019argomento <i>\u201cCe lo chiede\u2026\u201d<\/i>\u2026qualcuno dall\u2019estero, sia esso la Nato, l\u2019Onu o l\u2019Ue. Tale argomento ha un fondo di verit\u00e0, nel senso che essere membri di un\u2019alleanza come la Nato o di un\u2019entit\u00e0 sempre pi\u00f9 integrata come l\u2019Unione comporta un certo vincolo di solidariet\u00e0 con gli altri paesi, e conseguenze politiche importanti e negative per ogni passo indietro dell\u2019Italia. <\/p>\n<p>Ad esempio, \u00e8 pi\u00f9 difficile chiedere all\u2019Ue di fornire risorse per il contrasto all\u2019immigrazione clandestina nel Mediterraneo se ci si tira indietro dalle missioni dell\u2019Unione che cercano di stabilizzare le regioni da cui provengono o transitano gli immigrati. Cos\u00ec come \u00e8 pi\u00f9 difficile avere voce in capitolo sui rapporti Nato-Russia, o in generale sulle priorit\u00e0 dell\u2019Alleanza, se si abbandona in modo unilaterale l\u2019Afghanistan che resta, almeno fino al 2014, la priorit\u00e0 per la Nato.<\/p>\n<p>Tuttavia, tale rapporto tra l\u2019Italia e le organizzazioni multilaterali di riferimento non pu\u00f2 costituire un alibi, e non significa che l\u2019Italia debba automaticamente essere presente in ogni missione decisa a Bruxelles. Piuttosto, si pu\u00f2 e si deve valutare per ogni missione se, quanto, e come contribuire, in modo strategicamente collegato agli interessi nazionali in gioco e alle dinamiche europee e transatlantiche. <\/p>\n<p>Inoltre, si pu\u00f2 e si deve cercare di influenzare in modo propositivo l\u2019avvio e la gestione delle missioni nelle regioni dove sono pi\u00f9 forti gli interessi italiani. Come \u00e8 stato fatto, in parte e tardivamente, quando di fronte ormai all\u2019inevitabilit\u00e0 di un intervento militare in Libia si \u00e8 almeno spinto per gestirlo tramite la Nato e non attraverso un comando militare <i>\u00e0 la carte<\/i>. <\/p>\n<p>Infine, si pu\u00f2 e si deve far valere nelle organizzazioni multilaterali di riferimento ci\u00f2 che l\u2019Italia ha fatto e fa nelle missioni internazionali, per contribuire a promuovere o almeno a tutelare la posizione italiana nei vari dossier sui tavoli Ue, Nato ed Onu.<\/p>\n<p><b>Forze armate e missioni <\/b><br \/>La partecipazione alle missioni internazionali ha richiesto uno sforzo significativo alle Forze armate italiane. Ma \u00e8 stato anche un fattore importante di crescita e adattamento al nuovo contesto strategico, per essere in grado di svolgere i compiti &#8211; in parte nuovi &#8211; assegnati allo strumento militare nel mondo post-Guerra Fredda.<\/p>\n<p>Crescita e adattamento in primo luogo culturale, con il passaggio da forze \u201cin potenza\u201d, necessarie per la Guerra Fredda, a forze \u201cin essere\u201d che in teatro cooperano con la componente civile &#8211; diplomatica, politica, sociale ed economica &#8211;  nelle varie fasi della missione. Passaggio che ha imposto una maggiore professionalizzazione, una forte interoperabilit\u00e0 con gli alleati, una nuova dimensione internazionale per le attivit\u00e0 militari, nonch\u00e9 ovviamente un adeguamento dei mezzi alla luce dei nuovi requisiti per poter operare in teatri distanti e diversi tra loro.<\/p>\n<p>Le capacit\u00e0 militari italiane maturate anche attraverso vent\u2019anni di missioni sono oggi ampiamente riconosciute all\u2019estero, e costituiscono uno strumento importante non solo per la politica di difesa ma anche per la politica estera. Anche per questo motivo, la razionalizzazione dello strumento militare, e in particolare del bilancio della difesa, dovrebbe puntare a mantenere le capacit\u00e0 operative nell\u2019ambito dei limiti di bilancio dati dalla congiuntura economica. <\/p>\n<p>Oggi il fenomeno delle missioni internazionali sta cambiando insieme al contesto internazionale, e l\u2019esperienza maturata dall\u2019Italia deve servire per orientare, in futuro, scelte consapevoli ed efficaci.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La partecipazione dell\u2019Italia alle missioni internazionali \u00e8 un elemento importante per il sistema-paese, che va valutato e gestito alla luce del nesso con gli interessi nazionali in gioco in un contesto europeo e mondiale in rapido cambiamento. Rapida evoluzione\u00c8 utile capire quale siano i nessi di fondo tra la partecipazione dell\u2019Italia alle missioni internazionali e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[96,116,132,100],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21330"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=21330"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21330\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":61761,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21330\/revisions\/61761"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=21330"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=21330"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=21330"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}